Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

giovedì 25 aprile 2013

L'ultimo comunista, Achille Occhetto: "Altro che 101, l'inciucio arriva da lontano"




articolo di Enrico Fierro, tratto da Il Fatto Quotidiano del 25 aprile 2013

Ha ragione Michele Serra: i nemici della sinistra sono dentro la sinistra. Solo così si spiegano gli eventi di questi giorni, il tradimento di cui è stato vittima Romano Prodi, il no assurdo a Stefano Rodotà, la rielezione di Napolitano, il governo che chiamano delle larghe intese e la resurrezione politica di Silvio Berlusconi”. Parla Achille Occhetto, l’ultimo segretario del Partito comunista italiano, il regista della Bolognina, “un grande processo storico, altro che le cosette di questi giorni, il tentativo di uscire da sinistra dal crollo dell’impero sovietico e dalla crisi del comunismo” .

Onorevole, lei parla di resurrezione di Berlusconi, ma il potere del Cavaliere nasce nel 1994, quando sconfisse la sua“gioiosa macchina da guerra”.
Storicamente sbagliato, quella fu una vittoria di Pirro, il vero potere di Berlusconi nasce quando dall’interno dell’Ulivo viene distrutto l’Ulivo e inizia l’inciucio. Sono stanco di questa semplificazione. Presto leggerete tutta la verità su quei giorni in un mio libro, il titolo sarà proprio La gioiosa macchina da guerra.

Ma l’inciucio si materializza oggi.
Sì, ma viene coltivato da ampi settori del Pd. Quello che è avvenuto in queste settimane non è frutto del caso. Vista l’evoluzione degli eventi, posso dire che il tutto era preparato da tempo. Bersani riceve l’incarico ma ha un mandato limitato e non può sperimentare anche per il governo il metodo che ha portato all’elezione di Piero Grasso alla presidenza del Senato. Il secondo passaggio è la proposta di Franco Marini per il Quirinale, la personalità più adatta per arrivare a un governo col Pdl. Fallisce e spunta la soluzione Prodi, subito impallinato da 101 franchi tiratori del Pd. Non si tratta di cani sciolti, Bersani sbaglia quando denuncia l’anarchia dentro il suo partito, quei 101 sono il frutto di una organizzazione forte e con un obiettivo preciso: il governo con Berlusconi.

Praticamente il suicidio del Pd.
Chi ha innescato questi processi non ha affatto a cuore le sorti del Pd, della sinistra e del centrosinistra. Chi ha manovrato per un governo con Berlusconi sa che il Pd è destinato a perdere e a perdersi, ma non è preoccupato di questo. Perché ci sono interessi superiori, la conservazione di quote di potere personali o di corrente, lo stare dentro un sistema di potere forte.

C’è una parte del Pd ricattabile, ci faccia dei nomi?
I nomi me li tengo per me, diciamo che sono le stesse figure che storicamente hanno impedito, dopo la fine del Pci e la svolta della Bolognina, la creazione di un grande partito di sinistra. Gli stessi che nello scontro col
vecchio sistema hanno fatto da freno alla trasformazione dei partiti e della politica. É il male oscuro che ha accompagnato la storia della trasformazione del Pci.

Qualcuno paragona questa fase con quella del compromesso storico berlingueriano.
Ma mi faccia il piacere! Quello era un compromesso tra forze e culture diverse in una fase drammatica della vita del Paese, ma era limpido trasparente, chiaro, qui siamo all’opacità totale, al compromesso sotto banco.

Un nome, Beppe Grillo.
Grillo è la febbre del sistema, chi si lamenta della febbre dovrebbe curare la malattia. Noto che molti dei giovani che ha portato in Parlamento avrebbero potuto militare a sinistra, si battono per la giustizia, per l’equità sociale, per la pulizia della politica, temi nostri.

Altro nome, Matteo Renzi.
Lo vedo bene per la voglia di cambiare radicalmente i gruppi dirigenti, sono diffidente sulla sua visione politica tendenzialmente moderata.

Il Pd è finito?
Diciamo che è nato malissimo. Perché è stato il frutto della fusione di due apparati e non la contaminazione di
culture diverse.

E adesso Barca, Vendola, Cofferati, la sinistra riparte da qui?
Adesso si apra una fase costituente, facciamo le primarie sulle idee, confrontiamoci su quali devono essere i
pilastri di una nuova aggregazione politica. Solo così daremo una speranza a questo Paese. Per non affondare nell’inciucio e per non morire berlusconiani.

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