di Loris Mazzetti, da Il Fatto Quotidiano del 4 aprile 2012
Su B. si può dire tutto ma che non capisca di tv, no. Sua Emittenza è sicuramente uno dei più profondi conoscitori – se non addirittura il numero uno – del linguaggio e dell’uso della tv per creare consenso. L’ordine di mettere sottosopra il servizio pubblico (eliminando Santoro, Saviano e Dandini) aveva più di un obiettivo: il primo quello di non avere in onda voci sgradite e non allineate al pensiero unico, il secondo di impedire all’approfondimento informativo di creare opinione pubblica. Eliminando Vieni via con me e soprattutto Annozero, B. ha fatto tombola.
Nella tv italiana non c’è una sola trasmissione che riesca a creare dibattito, che faccia discutere i giornali e i cittadini nei bar il giorno dopo. Michele Santoro con Servizio pubblico, distribuito su piattaforma multimediale, ha raggiunto, nonostante la concorrenza delle tv generaliste, un buonissimo risultato (l’ultima puntata ha totalizzato il 6,28% di share con 1.558.000 telespettatori), ma per l’opinione pubblica questo Santoro è “invisibile”, parla a un target che ha già idee precise senza sollevare quel dibattito critico che Annozero, con i suoi 5 milioni di telespettatori, riusciva a creare. È inspiegabile come l’ultima puntata dedicata alla riforma del lavoro non abbia prodotto un pubblico dibattito. Se è “invisibile” Santoro figuriamoci gli altri programmi di approfondimento in particolare quelli che vanno in onda sulle tv emergenti. L’unico che ha una certa visibilità per l’ascolto è Otto e mezzo di Lilli Gruber che ha una media del 5-6% di share. Lo stesso Mentana dopo il 4% del suo speciale con Roberto Saviano ha desistito, sicuramente non per mancanza di argomenti. Ballarò merita un discorso a parte. Giovanni Floris è professionalmente ineccepibile, la trasmissione molto gradita, sempre sopra al 15% di share, ma i commenti del giorno dopo riguardano la satira di Crozza irriverente verso il politico di turno. Anno-zero affrontava temi che gli altri spesso sorvolavano (i bombardamenti israeliani a Gaza; Dell’Utri e la mafia; le intercettazioni telefoniche di B. con Saccà, ecc.), creava polemiche, i partiti si confrontavano, produceva opinione pubblica capace di influenzare la decisione della politica.
Questo è il danno vero (oltre alla perdita di pubblicità e al tracollo degli ascolti di Rai2), creato da chi, operando contro il ruolo della Rai di servizio pubblico, ha fatto il possibile perché Santoro se ne andasse. Non ci crede nessuno alla versione di comodo che lui era d’accordo a uscire, non c’erano più le condizioni perché rimanesse. La conseguenza è di aver tolto al Paese uno strumento di democrazia.