Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

.

Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

lunedì 28 febbraio 2011

Avercene evasori di questo tipo

La tassa sulla carità

di Beppe Grillo del 27 febbraio 2011

Vauro_Scudo_Fiscale.jpg
Nella Patria dello Scudo Fiscale, che ha premiato a rigor di legge gli evasori totali e i patrimoni mafiosi, non si possono regalare dei biscotti a un barbone senza finire nei guai.

"Un negoziante regala biscotti ad un clochard: multato per evasione fiscale. L’altro ieri un clochard si è presentato nella pasticceria di vico dei Notari, in centro storico, e ha chiesto del cibo. Il pasticcere si è impietosito e gli ha regalato tre canestrelli. Erano rotti, non avrebbe potuto venderli e ha pensato di fare una buona azione piuttosto che buttarli nel cestino. Ma fuori dal negozio c’erano i finanzieri. E lo scontrino, per quei biscotti, non era stato rilasciato. Il titolare della pasticceria ha pagato a caro prezzo il suo gesto. Le Fiamme Gialle gli hanno elevato un verbale per mancata emissione di scontrino. [..]." Emissione di scontrino che avrebbe comunque dovuto essere di valore ZERO. Avercene evasori di questo tipo." silvanetta

Il processo Mediaset in 3 minuti: video

domenica 27 febbraio 2011

"Nelle inchieste sulla malasanità pugliese,Vendola è stato archiviato e D’Alema non è neppure indagato.Tutto è bene quel che finisce bene?Non proprio"

Abbiamo una barca
di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano del 27 febbraio 2011

Nelle inchieste sulla malasanità pugliese, Vendola è stato archiviato e D’Alema non è neppure indagato. Tutto è bene quel che finisce bene? Non proprio. Non basta non commettere reati per essere buoni politici e amministratori. Intendiamoci. C’è una bella differenza tra la giunta Vendola - che caccia l’assessore alla Sanità Alberto Tedesco appena indagato e azzera la giunta quando viene arrestato il vicepresidente Nicola Frisullo - e il governo B. che fa ministro l’ex governatore Fitto pluriindagato per tangenti. Ma la pietra di paragone per giudicare i politici non può essere il governo più malavitoso della storia d’Europa, al cui confronto Al Capone pare una dama di carità. Né ci si può difendere con la modica quantità di conflitti d’interessi. Da ieri sono pubblici gli atti delle due indagini della Procura di Bari: quella che ha portato alla richiesta di arresto per il senatore Tedesco; e quella che s’è chiusa con l’archiviazione di Vendola. Carte che vanno lette con attenzione da chi pensa che Vendola sia l’alfiere della Nuova Politica e D’Alema la testa più fine del Pd. Si è molto malignato, a torto, sulla frase intercettata del governatore che vuole cambiare una legge regionale per nominare un suo uomo: non si trattava di abolire un reato, ma di rimuovere un ostacolo burocratico alla nomina (discrezionale, ma legittima) di un elemento ritenuto valido. Il guaio è un’altra nomina: quella dell’ex craxiano e poi dalemiano Tedesco, i cui figli posseggono società fornitrici di protesi ortopediche alle Asl. Un conflitto d’interessi gigantesco che, anziché un handicap, diventa un requisito per diventare assessore proprio alla Sanità. D’Alema lo raccomanda, Vendola esegue. Questa si chiama “culpa in eligendo” e “in vigilando”. E Vendola non può nascondersi dietro al fatto che – come dice al nostro giornale – “Tedesco mi era stato rappresentato come l’unico profilo di alta competenza sulla sanità pugliese… era apprezzato in ambienti sanitari”. Ma certo che era competente e apprezzato: le ditte dei figli lavorano da una vita per la sanità pugliese! Quando poi Vendola aggiunge che “a inizio mandato Tedesco mi garantì che avrebbe sciolto il conflitto d’interessi”, vien da domandarsi se ci è o ci fa: non ci voleva la Cia per scoprire se la famiglia del neoassessore avesse venduto le aziende o no. Naturalmente non lo fece, anzi risulta dagli atti che fece man bassa di appalti. Se ne accorse il principale concorrente, Gianpi Tarantini, che racconta ai pm come tentò di restare nel giro delle protesi: appoggiando i dalemiani e, grazie a Roberto De Santis, imprenditore amico e “socio di barca” di D’Alema, agganciando lo stesso Max. “Due week-end in barca nel 2007, uno a Ponza l’altro in Salento” e la famosa cena elettorale del 2008 pagata a D’Alema e a tutti i vertici regionali della sanità pugliese: “La finalità della cena era per noi quella di invitare i primi dirigenti delle Asl, i primari, e fare bella figura facendo vedere che c'era il Presidente D’Alema… Volevo sponsorizzare il Pd… per essere accreditato… a lavorare nella sanità”. C’era anche il sindaco Emiliano, che dice (ma Gianpi smentisce) di aver subito consigliato a D’Alema di allontanarsi, visto chi pagava il conto. Lo stesso Tarantini, sentendosi boicottato dal “concorrente” Tedesco, mise a disposizione il suo harem di squillo (le stesse di Palazzo Grazioli) al vicegovernatore Frisullo, pure lui dalemiano, pure lui arrestato. Frisullo e Tedesco (uno finito in carcere, l’altro latitante in Parlamento) ingrossano la lunga lista delle imbarazzanti frequentazioni di D’Alema. Ma pure Vendola dimostra scarsa capacità nella scelta dei collaboratori, e proprio in un settore cruciale come la sanità. Entrambi manifestano una drammatica insensibilità ai conflitti d’interessi che, diversamente dai reati, erano lampanti fin da subito. Sarà mica per questo che la sinistra non ha mai risolto quello di Berlusconi? Difficile attaccare, se sei attaccabile.


giovedì 24 febbraio 2011

Era un film, diventa realtà: i ragazzi della scuola di Catanzaro colgono “L’Attimo fuggente”



di Alessandro Camilli













Articolo di Alessandro Camilli, tratto da Blitz Quotidiano del 24 febbraio 2011

CATANZARO – C’è una scuola, e nella scuola c’è una classe dove una ventina di ragazzi tredicenni hanno preso coraggio e coscienza e si sono uniti per ribellarsi a quella che ai loro occhi sembrava un’ingiustizia, e lo era. C’era in ballo una gita scolastica e, quando la preside ha chiesto ai ragazzi di dire una bugia ad un loro compagno down per nascondergli che sarebbero andati in gita, in modo da poterlo lasciare a casa perché lui fuori scuola combina troppi guai, prima uno e poi gli altri si sono alzati in piedi per dire: “Se non viene lui non veniamo neanche noi”. Hanno preso coscienza, hanno sfidato l’autorità dei loro insegnanti anche a costo di rinunciare ad un loro diritto e ad un loro divertimento. Non è successo nel Vermont, i ragazzi non hanno difeso il loro professore di lettere al grido di “capitano o mio capitano” come nel film “L’attimo fuggente” quando salgono sui banchi a rendergli onore, omaggio e a diventare anche loro in quel momento adulti. E’ successo a Catanzaro, i ragazzi hanno difeso un compagno di classe che veniva discriminato perché down. “E’ una gita di formazione, tanto lui che capisce..” sembra sia stata la frase sfuggita alla preside. Forse, se è stata davvero pronunciata, è stata la frase per cui quei tredicenni sono anche loro “saliti sui banchi”.

E’ Ida Mendicino, responsabile del coordinamento regionale per l’integrazione, a raccontare la vicenda: “In un primo momento la dirigente della scuola si era rifiutata di far partecipare lo studente alla gita”. I genitori hanno interessato del fatto la Polizia perché c’è una norma che riconosce le gite scolastiche come “un’opportunità fondamentale per la promozione dello sviluppo relazionale e formativo di ciascun alunno”. E anche per “l’attuazione del processo di integrazione scolastica dello studente diversamente abile, nel pieno esercizio del diritto allo studio”. Nonostante la normativa però la dirigente continua ad opporsi. Prosegue Mendicino: “La dirigente ha espresso ai docenti l’intenzione di non autorizzare in futuro alcuna uscita dello studente affetto da sindrome di Down. Ha anche chiesto ai compagni di classe di non portare a conoscenza del ragazzo le date delle gite in programmazione”. Con quale motivazione? La “Scarsa capacità dello stesso ad apprendere a causa della sua infermità genetica”. L’invito è stato immediatamente declinato dai compagni, ragazzi di terza media, 13 anni quindi, che hanno dichiarato che avrebbero preferito rinunciare “tutti alle gite, pur di non veder discriminato il loro compagno”.

Tutto ha inizio qualche tempo fa quando la classe di Andrea (il nome è di fantasia) va in visita ad un istituto alberghiero ad una trentina di chilometri da Catanzaro. Nonostante la legge preveda che ci sia sempre un insegnante di sostegno ad accompagnare gli studenti “diversi” quando questi escono dall’edificio della scuola per qualsivoglia motivo inerente allo studio, Andrea quel giorno è solo. Dai racconti pare che per lui non sia stata una giornata facile, nervoso, irascibile, avrebbe rotto qualche piatto o bicchiere. Da qui sarebbe poi nata la decisone del dirigente scolastico di impedire ad Andrea future uscite con i compagni. Decisione discutibile, oltre che illegale. Di fronte poi alle proteste dei genitori di Andrea la dirigente, vista l’impossibilità di lasciare a casa il ragazzo nei giorni di gita, ha chiesto ai suoi studenti di mentire, di non dire ad Andrea quando c’è una gita in programma. Così facendo, avrà pensato “l’educatrice”, Andrea non parlerà ai genitori di nessuna gita, loro sulla base della legge non mi obbligheranno a portarlo, ergo problema risolto. Non si aspettava certo che a rovinare i suoi piani potessero intervenire dei ragazzini, magari in cuor suo avrà temuto che qualche insegnante si opponesse , invece sono stati proprio i tredicenni a dare una lezione di vita.

“Racconto volentieri l’episodio – dice la Mendicino – in quanto segnale importante di cambiamento in una generazione spesso tacciata di eccesso di individualismo e di scarso senso di solidarietà. Un plauso ai ragazzi dell’istituto comprensivo di Catanzaro che si sono dimostrati vera speranza di maturazione del tessuto sociale rispetto agli esempi che spesso provengono dal mondo dei grandi”. “La voce del cuore”, la definisce Gramellini su La Stampa, “voce che parla a tutti, a tutte le latitudini, a tutte le età. Dal Veneto alla Calabria, in una scuola di Catanzaro dove la preside impugna il regolamento come un batacchio e vieta a uno studente disabile di partecipare alla gita di classe. Ordina addirittura ai suoi compagni di tacergli la data del viaggio. Ma uno di loro sente la voce pulsare dentro di sé e risponde alla preside: se lui non può andare in gita, allora non ci vado nemmeno io. Uno dopo l’altro, i compagni gli fanno eco: nemmeno io, nemmeno io, nemmeno io”. O capitano, mio capitano.

24 febbraio 2011 | 15:27

Una dittatura di minoranza


Buffone! Farai la fine di Ceausescu!. Bah. Intanto, Gheddafi rischia di farla davvero, la fine di Ceaucescu. Chi gliel’avrebbe detto quest’estate, ai tempi delle tende beduine (a Roma) e del bungabunga? Io, che sono un uomo prudente, al posto di Berlusconi mi fionderei nella più vicina caserma dei carabinieri, mi chiuderei in cella da me e come favore personale chiederei di essere messo nella camera di sicurezza più interna: non si sa mai. Ma lui è un tipo avventuroso, come Ceaucescu e come Gheddafi. Speriamo che, a differenza di Gheddafi, non sia anche – quando verrà il momento suo – un pazzo sanguinario, di quelli che buttano bombe sulla folla. Da noi tutto sommato si usa poco: Brescia, piazza Fontana, Italicus, Bologna… ma erano altri tempi, si dice, è cambiato tutto; persino al G8 di Genova, dove pure c’era da stangare un bel po’ di sovversivi, un po’ di torture magari, ma di bombe niente.

In compenso siamo azionisti di un bel po’ delle bombe di Gheddafi: Fiat, Berlusconi, Unicredit, Eni, Ansaldo, Impregilo, hanno tiranneggiato la Libia (e i poveri emigranti che ci passavano) con Gheddafi. Non a caso in queste ore a Milano la borsa trema. Ma che importa: domani è un altro giorno. Obama ricostruisce l’America, cerca di riportarla, di riffe e di raffe, dalla parte dei popoli, dov’era un tempo. Perché Obama è un patriota, al suo paese ci tiene. Qua, per salvare l’Italia – di cui onestamente non ce ne frega niente – ci affidiamo non dico a Fini ma a Luca Barbareschi. Va bene. Gli operai non esistevano, e invece ci sono eccome, e nelle piazze s’è visto. Non c’erano le donne, buonine fra tv e chiesa, e invece sono state proprio loro a dare il primo scossone decisivo. Nemmeno il popolo c’è più, contanò solo i mille Vip che “Io so’ io e voi nun siete un cazzo”.

Vedremo. Lo vedremo il giorno dello sciopero generale. Ché ormai la strada chiarissimamente è questa: bloccare ogni trattativa (bene Flores e Camilleri: fermare il Parlamento) e fare, come la Cgil farà, lo sciopero generale. Contro Mubarak (cioè Berlusconi), contro i suoi finanzieri (cioè Marchionne), contro i suoi sgherri e mercenari, cioè i mafiosi. Questo non è più regime di massa, nessuno dei suoi gerarchi è più un interlocutore. E’ una dittatura di minoranza, sempre più impaurita: trattiamola come tale.

Per conoscere meglio Riccardo Orioles visita Ucuntu.org


martedì 22 febbraio 2011

APPELLO ALLE OPPOSIZIONI: BLOCCATE IL PARLAMENTO!!! SE NON ORA, QUANDO???

da Il Fatto Quotidiano del 22 febbraio 2011

Il governo Berlusconi, e la sua maggioranza parlamentare obbediente “perinde ac cadaver”, è entrato in un crescendo di eversione che mira apertamente a distruggere i fondamenti della Costituzione repubblicana e perfino un principio onorato da tre secoli: la divisione dei poteri. Di fronte a questo conclamato progetto di dispotismo proprietario chiediamo alle opposizione (all’Idv che si riunisce domani, al Pd che dell’opposizione è il partito maggiore, ma anche all’Udc e a Fl, che ormai riconoscono l’emergenza democratica che il permanere di Berlusconi al governo configura) di reagire secondo una irrinunciabile e improcrastinabile legittima difesa repubblicana, proclamando solennemente e subito il blocco sistematico e permanente del Parlamento su qualsiasi provvedimento e con tutti i mezzi che la legge e i regolamenti mettono a disposizione, fino alle dimissioni di Berlusconi e conseguenti elezioni anticipate. Se non ora, quando?

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Dario Fo, Margherita Hack, Franca Rame, Barbara Spinelli, Antonio Tabucchi, Furio Colombo, Roberta De Monticelli e Marco Travaglio



lunedì 21 febbraio 2011

Struttura Delta: I primi frutti del "fischio"

da Repubblica.it del 21 febbraio 2011


La "strategia del fischio" dà i primi frutti. Nei giorni scorsi la Struttura Delta aveva lanciato i suoi segnali in campo avverso, sulle cose da fare subito per fermare l'assalto dei "pm rossi" al Palazzo d'inverno berlusconiano. Decreto sulle intercettazioni, ripristino dell'articolo 68 della Costituzione sull'immunità parlamentare. Su questo, il gabinetto di guerra del premier aveva attivato una raffica di "chiamate" all'indirizzo di quell'area del centrosinistra che in passato, dalla Bicamerale in poi, si è distinta per una certa disponibilità al "dialogo". Sembravano richiami isolati, estemporanei, casuali. Ora cominciano invece ad arrivare le "risposte". Le cronache politiche di ieri riferiscono che "personaggi come Violante, Latorre, Sircana e Ceccanti avevano aperto qualche spiraglio sull'immunità. Poi quello spiraglio si è richiuso in maniera brusca, ma forse non definitiva". E' il segno che qualcosa si può muovere, a dispetto della netta contrarietà del segretario del Pd. Non a caso, sul Giornale, Giuliano Ferrara lo blandisce e lo invita a "non farsi risucchiare nell'harem puritano". E' l'ennesimo trucco: l'immunità parlamentare non serve a "salvare il soldato Bersani", ma a proteggere il Cavalier Berlusconi.

m.giannini@repubblica.it

(21 febbraio 2011)


La giustizia riformata dagli imputati

saviano

di Carmine Saviano, del 21 febbraio 2011

Ossessioni. Una macroscopica anomalia. Un atto improprio. La riforma della giustizia sbandierata da Silvio Berlusconi è solo “presunta”, non “interessa tutti i cittadini ma è rivolta esclusivamente a lenire le ossessioni del premier”. Parte da qui l’appello che Libertà e Giustizia rivolge ai cittadini italiani. “Con stupefacente impudenza, un presidente del Consiglio, imputato in quattro processi per reati comuni, pretende di far ingoiare al paese l’introduzione di nuove leggi a suo uso e consumo, pomposamente etichettate come riforma della giustizia”.

L’appello. Gli attacchi ai magistrati, alla Corte Costituzionale. L’occultamento dei veri problemi della giustizia italiana. LeG lancia una raccolta di firme. Perchè “spetta ai cittadini italiani far sentire la loro voce e chiedere che il governo e il parlamento, memori delle loro funzioni istituzionali di organi che devono operare nell’esclusivo interesse del Paese, rifiutino di farsi asservire all’utilità e al potere di un singolo imputato”.

Qui la pagina per firmare.

Le donne dimenticate della Calabria

dal blog di Beppe Grillo, 20 febbraio 2011

barbara_balcone.jpg

"Ciao Barbara,
ti scrivo mentre il medico legale sta sezionando il tuo cadavere. Un'autopsia che non serve a niente, che è solo prassi. Ci diranno se il piombo ha disintegrato il tuo polmone destro, se ha preso il fegato, se sei morta in 10 o in 20 secondi. Dettagli inutili, che non possono lenire il dolore. Ho appreso della tua morte mentre ero a casa di amici, a Milano. Al Tg della notte il giornalista ha dato la notizia in modo fugace, senza servizio: "Due donne sono state uccise a San Lorenzo del Vallo, in provincia di Cosenza. Si tratta di un delitto di 'ndrangheta". Sono schizzato dalla sedia, stupendo gli amici presenti che della nostra Calabria non sanno niente. E' stata una fitta in petto. Ho sferrato un pugno contro il monitor quando hanno cambiato argomento. Poi ho preso le mie cose e sono tornato a casa, a piedi, sotto a un temporale. Non mi andava di sentire le solite storie su chi muore in Calabria. In Tv non hanno detto della tua innocenza. Cosa c'entravi tu con la 'ndrangheta? Niente. Niente, come tua madre Rosellina, 45 anni (19 più di te), caduta al tuo fianco in una maledetta sera di febbraio. I killer sono entrati in casa, tuo padre già dormiva. Chissà di cosa stavi parlando con tua madre. Forse del tuo futuro, di farti una famiglia, avere dei figli. Magari crescerli lontani da qui, lontani da quel posto, dal solito bar. Chissà se il giorno che tuo zio Aldo, dopo l'ennesimo litigio, uccise il figlio del boss del tuo paese, hai pensato che la vendetta potesse riguardarti.

Vi hanno colto di sorpresa, senza fare rumore. Poi hanno scaricato i caricatori sui vostri corpi, senza pietà alcuna. Perché nella nostra Calabria, Barbara, al sangue si risponde col sangue. E non importa essere innocenti. Un po' colpevoli, dalle nostre parti, lo siamo tutti. Colpevoli di essere nati al Sud, in una delle regioni con più morti ammazzati d'Europa. Chi muore in Calabria per mano mafiosa non sarà mai un innocente a tutti gli effetti. Fra due o tre giorni, quando i giornali non parleranno più di te, né di tua madre, sarete ricordate come due vittime dei clan. E le vittime dei clan non sono mai vittime normali. La loro morte vale meno di altre morti. Quando la mano armata è quella della 'ndrangheta il sangue si sbiadisce, un omicidio diventa quasi prassi, appartiene alla routine di alcuni posti. Forse domani ti seppelliranno. Ti porteranno in Chiesa, per l'ultimo viaggio. Poi al cimitero del tuo paese, dove riposerai per sempre accanto a tua madre. Non ci sarò al tuo funerale, Barbara. Non sono abbastanza forte, in certe occasioni. Ti ho scritto, anche se non ci conosciamo. Scrivere è l'unica cosa che riesce a chetarmi. E quasi mi fa pensare che sei ancora viva.
Sono in treno, binari distanti dai nostri posti. Sul giornale continuo ad osservare la tua foto. Il tuo sorriso innocente, i tuoi capelli neri. Uguale e diversa a mille altre ragazze della mia terra. Con quella magliettina grigia e gialla sai di freschezza.
Cos'hai pensato quando i killer sono entranti in cucina? L'immagine di te in balcone, con la testa riversa e i capelli che coprono il volto è un flash che mi perseguita. L'ha pubblicata il giornale per il quale ho lavorato fino a un anno fa, prima di mollare tutto e partire. E tu, Barbara? Anche tu volevi andartene?
Fai buon viaggio, Bà. Ti scriverò ancora."

Biagio Simonetta

domenica 20 febbraio 2011

Riforme 2011: “Difendiamo la Costituzione, sempre e dovunque, contro l'ennesimo attacco”


articolo di Ferdinando Imposimato, del 19 febbraio 2011

“Difendiamo la Costituzione, sempre e dovunque, contro l'ennesimo attacco”

“No alla riforma liberticida della Costituzione”

“CSM e Consulta non si toccano: sono garanzia dei cittadini e non privilegi dei magistrati”


In passato il passaggio dalla democrazia al fascismo avvenne con la cosiddetta Costituzione fascista, che conferiva al primo ministro poteri eccezionali, e con una legge elettorale impersonale, la legge Acerbo, che eliminava il voto di preferenza. E fu per un ventennio tirannide da cui ci liberammo grazie alla sconfitta dell'asse e alla Resistenza.

Erodoto ricorda “Anche il migliore degli uomini, una volta salito a tale autorità, il potere lo allontana dal suo solito modo di pensare, per l'arroganza che deriva dal potere e l'invidia verso coloro che eccellono in qualche campo”. (Erodoto III, Le storie). E' la fotografia del premier.

L'uomo, - dice Aristotele,- è la migliore delle creature, ma quando si stacca dalla legge (Costituzione) e dalla giustizia, è la peggiore di tutte. Senza virtù, è l'essere più sfrontato e selvaggio e il più volgarmente proclive ai piaceri d'amore e del mangiare. La giustizia è elemento fondamentale dello Stato, il principio ordinatore della comunità statale, e l'attacco ad essa è attacco allo Stato”. Ed è quello che sta accadendo in Italia, ove il premier si stacca dalla Costituzione, minacciando di distruggere l'indipendenza della magistratura, la nostra democrazia e la nostra libertà. (La politica Aristotele Laterza)

E' un errore sottovalutare ciò che accade. Oggi la situazione è peggiore: il Premier è multimiliardario, ha l'appoggio della mafia, controlla TV pubbliche e private. In Italia si è instaurata una specie di “monarchia assoluta”, in cui il sovrano è il premier. Che pretende di governare ogni cosa a sua volontà. Questo va contro la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini e della democrazia, il cui destino è legato indissolubilmente a quello della Costituzione. Se muore la Costituzione repubblicana, muore la democrazia.

Ma nella Costituzione e per la sua salvezza, “si deve badare che non si violino i principi fondamentali” ma anche che “si osservi il piccolo perchè le trasgressioni si insinuano senza che ce se ne accorga”. Poi “occorre non prestare fede agli argomenti messi insieme per ingannare la massa, giacchè sono confutati dalla realtà”: così il tema del cosiddetto “processo breve” è un inganno perchè il premier vuole la distruzione dei vari processi contro di lui- per corruzione, esportazione illecita di capitali e prostituzione minorile-, cioè nessun processo per lui, e non il processo veloce per tutti.

Ritengo ingiusta anche la proposta del PD e del PDL, che vuole ripristinare l'autorizzazione a procedere per qualunque reato commesso dai parlamentari. Dietro questa proposta c'è sicuramente la mano di D'Alema. E' un' ingiustizia salva premier, frutto del solito inciucio insopportabile, che ci riporta al peggiore passato, quando veniva invocato il fumus persecutionis per qualunque reato commesso dai parlamentari. E si era creata una specie di immunità anche per reati che nulla avevano a che vedere con l'attività parlamentare. Questa legge farebbe immediatamente cadere il processo per concussione e prostituzione contro il premier. E sconfesserebbe l'operato della magistratura. Ma sarebbero giudicabili solo Lele Mora e Emilio Fede con la violazione del principio della uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.

Così come è ingannevole il tentativo di stravolgimento della Consulta, accusata dal premier di essere giudice di parte. Non è così. E' il premier uomo di parte, la sua e dei suoi amici leghisti. La Consulta è il Giudice che difende la Costituzione e boccia le leggi incostituzionali da qualunque parte siano approvate; è il giudice delle leggi emanate dal Parlamento, il massimo custode della Costituzione. Guai se si dovesse stravolgere la composizione della Consulta per sottoporla alla volontà delle Lega, per violare il principio della unità e indivisibilità, o del premier, per violare il principio delle eguaglianza dei cittadini. O se si dovesse cambiare il quorum per la validità delle sue decisioni: 2/3, anziché la maggioranza.

Se mi si chiede perchè intervengo a parlare ancora di Costituzione, io rispondo con le parole di Aristotele, “coloro che si danno pensiero della Costituzione, e della sua salvezza , devono procurare motivi di timore in modo che i cittadini stiano in guardia e non allentino la vigilanza intorno alla Costituzione, e rendere vicino quel che è lontano” (Aristotele la politca V). “Ma certo conoscere un male all'inizio non è di uno qualunque, bensì di un vero politico”.

Ed io credo di essere un vero politico, perchè pur essendo un uomo modesto e che spesso sbaglia,sono al servizio solo della Costituzione e non dei partiti, che ignorano i pericoli che corre la nostra bella Costituzione e tacciono , lasciando che la disinformazione, messa in atto dal premier, dilaghi e cosi' i cittadini non possono fare valere i loro diritti.

Il mio obiettivo è uno solo: informare, senza arroganza ma in umiltà, il maggior numero di cittadini di quello che accade e che può accadere. E di invitarli a informare gli altri, con un semplice passaparola, dicendo loro che l'ANPI di Roma, sotto la Presidenza del partigianoMassimo Rendina, si farà promotrice di iniziative in difesa della Costituzione, dovunque sia possibile. Io lo farò nelle scuole anche elementari, con grande gioia. Andrò a Cerignola, il paese di Giuseppe Di Vittorio, in quelle scuole elementari, l'11 aprile 2011, e nei liceo Ettore Majorana di Roma, e nelle scuole di Velletri, e nelle scuole liceali della borgata Gordiani a Roma. Oggi e sempre Resistenza!

Il Parlamento sta perdendo la sua libertà per la compravendita di parlamentari che proteggono se stessi e non gli interessi di lavoratori, disoccupati e giovani.

Il premier ricatta e corrompe molti parlamentari con la minaccia di non ricandidarli o la promessa di confermarli. Pretende il processo breve, anzi brevissimo, per fruire della prescrizione dei reati di corruzione e di prostituzione minorile, commessi fuori dall'esercizio delle funzioni parlamentari. Minaccia la indipendenza della magistratura modificando la struttura del CSM con l'inserimento di membri laici prevalenti su quelli togati. In tal modo spetterebbe a lui e non al CSM la selezione, nomina e carriera dei magistrati , con l’attribuzione di questi poteri a commissioni controllate dall’esecutivo, con la lesione di indipendenza e autonomia della magistratura.

Il Governo nominerebbe capi di uffici giudiziari amici, giudici subalterni al potere politico, come ai tempi della strage di piazza Fontana e di Portella delle Ginestre.

Il Premier vuole sottomettere anche la Consulta, pretendendo la maggioranza dei due terzi di componenti per la abrogazione delle leggi incostituzionali. In passato il PDL e la lega tentarono l'assalto alla Consulta con una nuova composizione che prevedeva che due giudici fossero sottratti al Capo dello Stato ed alla Cassazione, attribuendo alle camere la scelta di 7 anziché di 5 giudici. La Corte non sarebbe più l’estrema barriera contro il tentativo di attentare all’essenza della democrazia.

Ferdinando Imposimato

ANPI - Associazione Nazionale Partigiani d'Italia

http://www.anpi.it/

Interdizione dai pubblici uffici

Gaetano Di Vaio

articolo di Luigi de Magistris, 20 febbraio 2011


Ho conosciuto Gaetano Di Vaio otto anni fa a Catanzaro. Ero pubblico ministero, svolgevo indagini delicate, soprattutto contro la criminalità organizzata dei colletti bianchi. Venne a trovarmi con altri amici di Napoli. Non era un magistrato, un poliziotto, un politico, una persona importante, non apparteneva ai salotti che alcuni magistrati frequentano. Era un pregiudicato, un condannato in via definitiva, un rifiuto sociale secondo molti, interdetto dai pubblici uffici. Immaginatevi se il capo degli ispettori del ministero della giustizia, Miller, quello della P3 (che frequenta il pregiudicato della P2 Flavio Carboni), che mi ha ispezionato per quattro anni fermandosi solo quando mi hanno fermato nel mio lavoro (sulla nuova P2), avesse scoperto che parlavo con un pregiudicato: altro procedimento disciplinare. La pena è punizione per un reato commesso, è deterrenza per evitare che il colpevole o altri possano commettere reati, deve anche essere umana e servire a rieducare il condannato, aiutarlo a inserirsi nella società. Il detenuto, se recuperato alla vita, può essere seme di amore. L’altro giorno un minorenne detenuto nel carcere di Nisida mi ha detto che sogna il carcere quale culla di legalità. Lo stato di salute democratico di un Paese si misura anche dalla capacità di tutelare coloro che hanno meno diritti. Da noi si tutela spesso chi viola diritti e leggi, si fanno leggi illegittime, chi detiene il potere abusa del diritto. Chi è Gaetano? Per il casellario giudiziario è un pregiudicato, caduto nella spirale della droga. E’ anche presidente dell’associazione Figli del Bronx che opera per la legalità nel quartiere Scampia di Napoli, è documentarista e regista, autore di un film con Abel Ferrara, di un altro in cui narra le storie delle donne dei carcerati di Poggioreale, di un altro ancora sulla strage camorrista degli immigrati a Castelvolturno. I suoi lavori sono belli, presentati al Festival di Venezia, raccontati nella trasmissione di Iacona. E’ un testimone di vita, un operatore sociale, un costruttore di diritti e di legalità. Ma è interdetto dai pubblici uffici, è indegno di rappresentare pubblicamente il Paese che, invece, è rappresentato da chi dovrebbe essere interdetto e non lo è per le tante leggi ad personas che servono ad evitare ai potenti di essere giudicati come lo sono le tante non-persone per le quali le chiavi delle celle possono anche spezzarsi. Alle elezioni voterei Gaetano, ma non posso è interdetto, non certo voterei per chi detiene il potere, ha la fedina penale pulita ma opera per consolidare le disuguaglianze sociali e impugnare l’arma della legge solo quando serve per colpire chi non gode delle protezioni del potere. La giustizia deve essere uguale per tutti. Certo Gaetano ha sbagliato nella vita e per questo ha pagato, ma oggi è ancora di più un uomo perché ha conosciuto la durezza dell’inferno e ha scoperto la via dell’amore.

Luigi de Magistris


da Agenda Rossa de l'Unità del 20 febbraio 2011


http://www.demagistris.it/index.php?t=P1998



Berlusconi e il “bluff” della “riforma” della Giustizia

22c7e0b344aced0869fa3663b229dd11 M Berlusconi e il “bluff” della “riforma” della Giustizia

ROMA – Lo sa benissimo anche lui, il Caimano, che un disegno costituzionale in materia di giustizia ha bassissime probabilità di trovare una realizzazione fattiva, cioè di diventare legge costituzionale ed avere efficacia. Oggi come oggi, la campagna di compravendita di deputati (mai vista nel nostro Parlamento dal 1948 ad oggi) gli consente forse di approvare una legge ordinaria, pur fra mille difficoltà, con una maggioranza raccogliticcia che si regge grazie a deputati eletti fra le fila dell’opposizione (ma non è un “ribaltone” perché è tale, nella sua strabica ottica, soltanto quando i deputati passano dalla maggioranza all’opposizione) ma non certo una legge che modifica la Costituzione, che ha bisogno, oltre che di una doppia lettura, di una maggioranza di due terzi per essere approvata senza un referendum confermativo.

Ed allora ci si chiede come mai si imbarchi in un’impresa del genere che tiene occupato non soltanto il Consiglio dei ministri ma anche Commissioni e Aula in discussioni infinite e contrapposizioni violente. La ragione è sempre la stessa: propaganda, voglia di punire i suoi nemici storici, i magistrati.

Dal 1994 non è in atto, in Italia, una”persecuzione giudiziaria” contro un leader politico vincente ma, drammaticamente, una battaglia fra un individuo indagato per una serie nutritissima di reati e coloro che, per legge, hanno il dovere di perseguirlo con tutte le garanzie e tutele che l’ordinamento italiano prevede. Dalla primavera dello scorso anno è in atto, drammaticamente, un’indagine non condotta da “spioni di Stato” o da “moralisti giacobini”, come sostengono ipocritamente Sallusti e Ferrara, ma da onesti magistrati che, doverosamente, hanno iniziato ad indagare su un giro di prostituzione in cui erano coinvolte ragazze minorenni, prospettando un reato (“induzione alla prostituzione minorile”) la cui sanzione penale la stessa maggioranza di centro-destra aveva inasprito nel suo furore giustizialista, prima che apparisse comicamente che lo stesso Capo ne era personalmente coinvolto.

Reati infamanti per qualsiasi persona ma soprattutto per chi rappresenta tutti i cittadini ed è responsabile addirittura del Governo della Nazione. Ora, dopo aver raccolto quei deputati desiderosi di una pensione parlamentare o di prebende non meglio quantificabili, l’indagato ha bisogno di mostrare i suoi muscoli (peraltro non individuati nella percezione visiva di alcune sue prezzolate amiche nelle stanze da letto di Arcore) e di mostrare al Paese che il “governo del fare” sta facendo. Ecco allora il “Consiglio dei ministri straordinario” per modificare l’articolo 41 della Costituzione, forse una delle decisioni più risibili nella storia politica italiana, degna di un comico di “Zelig”, mentre la disoccupazione giovanile raggiunge livelli mai sperimentati e la crescita economica italiana mette al palo l’Italia fra tutti i Paesi dell’area Ocse.

Il giorno in cui l’Italia si sarà liberata dal Caimano e dei suoi principali gerarchi e trascorso il tempo necessario per le commemorazioni, sarà festeggiato come il 25 aprile. Gli storici ricorderanno che, dopo l’esperienza mussoliniana, l’Italia sperimentò un altro regime – di tipo mediatico, senza violenze apparenti, senza prigione per gli oppositori, ma con una dittatura altrettanto selvaggia da parte del potere economico – durato anch’esso più o meno 20 anni, durante il quale le libertà civili furono fortemente limitate nelle televisioni e la magistratura imbavagliata da leggi restrittive del suo raggio di azione. Un regime politico che gettò nel più infamante discredito internazionale il nostro Paese, relegandolo nelle ultime posizioni della considerazione europea e impedendo a nostri rappresentanti di ricoprire incarichi prestigiosi negli organismi internazionali. Tutto questo, fra 50 anni, sarà considerata come l’ennesima conseguenza di un elettorato ancora, in parte, fascista, facilmente stregato dal desiderio di avere un “leader per grazia di Dio” e incapace di autogovernarsi con gli strumenti di una democrazia avanzata. Quando tutto sarà soltanto un ricordo, i documenti degli storici saranno l’ennesimo atto di accusa contro un Paese immaturo. Un Paese minorenne.

Fonte:http://www.dazebaonews.it/primo-piano/item/1971-berlusconi-e-il-%E2%80%9Cbluff%E2%80%9D-della-%E2%80%9Criforma%E2%80%9D-della-giustizia (tratto da informare per resistere)

Tutta la Costituzione è sotto scacco (estratto intervento del magistrato antimafia Dott.Roberto Scarpinato)


Un estratto dell'intervento pronunciato dal magistrato antimafia Dott. Roberto Scarpinato al convegno "La seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino". Palermo, 18 luglio 2008

Uccidere i blog con la monotonia

Fonte: Blog Metilparaben - 18 febbraio 2011

Di questi tempi fare il blogger è diventata un'impresa improba.
Uno si sveglia, fa colazione, si lava, si veste, poi decide di controllare quello che è successo in Italia aprendo la homepage di un qualsiasi quotidiano online: e là trova, nove volte su dieci, lo stesso titolo di due o tre giorni prima.
Sono di sei o sette macrocategorie diverse, quei titoli, e si alternano periodicamente con una regolarità sconcertante: in testa ci sono le testimonianze della D'Addario, di Ruby, di Noemi e compagnia cantando, con annesse intercettazioni piene zeppe di culi flaccidi, kappa scritte negli sms al posto delle c, feste in perizoma e ambizioni di ingresso in liste bloccate o di assegnazione di immobili in zone residenziali più o meno immerse nel verde; va per la maggiore anche Berlusconi che dice di voler "andare avanti" perché la maggioranza è solida come una colonna di granito e loro sono il governo del fare prova ne sia che i sondaggi lo danno primo tra i leader mondiali con una percentuale variabile tra il 48 e il 51%, a seconda delle giornate; poi c'è Bossi che dice elezioni subito, anzi in primavera, anzi mai, vedremo, se la maggioranza c'è il governo non cade e se invece non c'è sì, il tutto mostrando il dito medio ai giornalisti più o meno una volta a bimestre, tanto per tenersi in allenamento; le proteste dell'opposizione, generalmente rappresentate da un vivamaria di "si dimetta", con rare eccezioni consistenti in non troppo convinti "vogliamo le elezioni", si attestano saldamente in quarta posizione; poi c'è la giustizia, come la chiamano loro, con tutta un'ampia gamma di lodi, controlodi, lodi di riserva, lodi rettificativi di altri lodi cassati dalla Corte Costituzionale, lodi collaterali, subordinati, di emergenza, per decreto; quindi la saga delle telefonate di qualcuno durante le trasmissioni di qualcun altro, con relativi insulti, polemiche, smentite e ricorsi ad assortiti e improbabili organismi di garanzia, e infine le esortazioni di Napolitano che dice viva la concordia, basta con le divisioni, comportatevi bene e il gatto è un animale indipendente.
Poi basta.
Ecco, voi capirete che fare il blogger in queste condizioni è pressoché impossibile, perché un povero cristo si ritrova a dover commentare ciclicamente sempre la stessa roba, con l'ovvia conseguenza che per quanta inventiva possa metterci finisce inevitabilmente per diventare un tantino monotono pure lui.
Oggi, per esempio, abbiamo ricominciato con la legge bavaglio: che per farti incazzare ti fa incazzare, e pure di brutto, però avvertiresti l'esigenza, come dire, di manifestare il tuo dissenso in un modo un po' diverso rispetto alla volta prima, e a quella prima ancora, e a quella prima ancora ancora, finché non ti accorgi che hai praticamente esaurito i mezzi espressivi a tua disposizione -post serio già fatto, video già fatto, canzone già fatta, generatore automatico già fatto- e finisci per desistere, tanto quello che stai per scrivere l'hanno già letto tutti un paio di mesi fa e fare un bel copiaincolla sarebbe un cazzo e tutt'uno.
Insomma, questi hanno trovato il modo di neutralizzare i protagonisti della cosiddetta "informazione dal basso" senza prendersi neanche la briga di censurarli, di perseguitarli, di denunciarli, di metterli in carcere: semplicemente, li ammazzano di noia, avvolgendoli in una cappa di ammorbante monotonia e costringendoli a diventare più pallosi di loro.
Altro che rimbambiti: questi sono dei geni, e noi non ce n'eravamo accorti.