Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

domenica 30 gennaio 2011

La “confessione” di una toga

dal: blog Toghe di Liana Milella del 29 gennaio 2011
Piero Calamandrei

Piero Calamandrei

Nelle maling list i magistrati se lo rilanciano l’un l’altro sotto la stringa “Tasto canc per chi non si sente chiamato in causa dalla confessione”. Ha già raggiunto centinaia di colleghi. E’ l’intervento che il pm di Trento Pasquale Profiti, da presidente dell’Anm, ha pronunciato all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Eccolo.

“Sono un magistrato italiano e oggi rappresento molti altri magistrati come me. A nome mio e a nome loro, oggi, finalmente, confessiamo.

Confessiamo di essere effettivamente degli eversori, come qualcuno ritiene. Applichiamo, infatti, le regole della nostra Costituzione e delle nostre leggi con la stessa imparzialità e impegno agli immigrati clandestini e ai potenti, agli emarginati e a coloro che gestiscono le leve della finanza, della politica, dell’informazione. E’ vero, siamo degli eversori perché, insieme a CALAMANDREI, riteniamo la Costituzione e la Corte Costituzionale una “garanzia con cui il singolo è messo in grado di difendere il suo diritto contro gli attentati dello stesso legislatore o del governo”. Questo, oggi, vuol dire essere eversori.

Confessiamo di essere veramente, come è stato sostenuto, disturbati mentali, perché solo chi è tale continua a credere nel servizio giustizia, quando non sai se il giorno dopo ci sarà qualcuno che presterà assistenza al tuo computer, quando vedi che gli indispensabili collaboratori che vanno in pensione non sono sostituiti, quando per poter lavorare condividi stanze anguste con colleghi o assistenti, quando in ferie scrivi sentenze o prepari provvedimenti, quando, nonostante ciò, sei accusato di protagonismo e di perder tempo in conferenze o convegni.

Confessiamo di non poter sempre soddisfare l’opinione pubblica se la Costituzione e le leggi ce lo vietano, perché assolviamo chi riteniamo innocente anche se ciò non porta consensi, condanniamo chi riteniamo colpevole sulla base della rigorosa valutazione delle prove anche quando i sondaggi, veri o falsi che siano, non ci confortano, e valutiamo la responsabilità dei singoli anche quando chi governa vorrebbe una risposta dura, anche a scapito del singolo, a fenomeni di violenza collettiva.

Confessiamo, è vero, di sovvertire il voto degli italiani perché avendo giurato sulla Costituzione Repubblicana, riteniamo, con EINAUDI, che quella Costituzione imponga ai magistrati di utilizzare i freni che “hanno per iscopo di limitare la libertà di legiferare e di operare dei ceti politici governanti, scelti dalla maggioranza degli elettori. Quei freni che “tutelano la maggioranza contro la tirannia di chi altrimenti agirebbe in suo nome”, quei freni che impongono la disapplicazione delle leggi in contrasto con le norme europee o l’incostituzionalità quando violano norme di diritto internazionale.

Confessiamo di essere politicizzati e non vogliamo essere apolitici come dichiaravano di esserlo la maggioranza dei magistrati fascisti o i magistrati iscritti alla P2 o i magistrati che per avere qualche posto direttivo o semidirettivo si appoggiano a potenti o faccendieri di turno, frequentano salotti buoni, fanno la telefonata agli amici o utilizzano il loro ruolo per avere sconti, gadget, ingressi o servizi gratuiti. Siamo politicizzati e vogliamo esserlo perché applichiamo la legge con il giusto rigore anche a chi governa, a chi potrebbe favorirci, consapevoli che saremmo apolitici solo se non disturbassimo le classi dirigenti, le élite al potere che vogliono essere al di sopra delle regole.

Confessiamo anche di fare proselitismo della nostra eversione, raccontando in Italia ed all’estero le ragioni della nostra autonomia e della nostra indipendenza, i motivi per cui riteniamo che nel nostro paese, oggi più di ieri, quell’assetto costituzionale della magistratura sia essenziale per evitare che gli interessi di parte prevalgano sempre e comunque sugli interessi della collettività, perché l’Italia non possa permettersi un diverso assetto della magistratura quando tra i suoi rappresentanti in Parlamento o negli enti locali siedono condannati per reati gravissimi e la giustizia sia terreno di aggressioni inimmaginabili per gli altri paesi democratici.

Confessiamo, una volta per tutte, di essere toghe rosse; siamo rossi, rubando ancora una volta le parole a Piero CALAMANDREI, “perché sempre, tra le tante sofferenze che attendono il giudice giusto, vi è anche quella di sentirsi accusare, quando non è disposto a servire una fazione, di essere al servizio della fazione contraria”; siamo rossi anche se non sappiamo cosa ciò esattamente significhi, perché per noi il rosso è principalmente il sangue dei colleghi uccisi per il loro lavoro.

Confessiamo anche di avere dei correi, il personale amministrativo senza il quale non potremmo commettere da soli le nostro colpe; molti di loro condividono la nostra eversione e i nostri disturbi mentali se è vero che accettano di svolgere lavori superiori alle loro mansioni e al loro stipendio, condividono le nostre stesse stanze anguste, le nostre incertezze sul futuro dei progetti organizzativi ministeriali.

Ci spiace confessare che anche numerosi appartenenti alle forze dell’ordine, incredibilmente, ritengono, come noi, che nessuno sia sopra la legge e vedendoci lavorare quotidianamente si rendono conto che l’eversione di molti di noi è uguale alla loro: rendere alla collettività il servizio per il quale siamo pagati, senza concedere che qualcuno possa stare al di sopra delle regole.

Confessiamo, infine, che per noi il 29 gennaio è la data in cui ricordiamo Emilio Alessandrini, pubblico ministero a Milano che oggi, 32 anni fa, veniva ucciso dagli eversori, quelli veri, quelli che al posto della nostra arma, la Costituzione, utilizzavano le pistole. Mi piacerebbe, signor presidente, che al termine del mio intervento non vi fossero applausi, rituali o spontanei, formali o calorosi che siano, ma il silenzio, magari in piedi, dedicato al collega ucciso dai terroristi, affinché la sua memoria ci illumini oggi e, ancor di più, da domani”.

E tutti, quando Profiti ha finito di parlare, si sono alzati in piedi in silenzio.

sabato 29 gennaio 2011

Di squillo in squillo

Ormai le telefonate che piovono a metà delle trasmissioni televisive sono continue. Fra telefonate e video conferenze Berlusconi sta invadendo ogni spazio televisivo possibile, sottraendosi sempre e comunque a domande e confronti. Adesso cominciano a telefonare anche i suoi supporters e davvero non se ne può più

E’ stato il cavaliere a inaugurare la stagione delle “comparsate telefoniche”, già dal lontano 2006 quando chiamò ad Annozero e Santoro minacciò di chiudere la telefonata. Poi è stato a Porta a Porta per insultare la Bindi, quindi ha fatto diverse incursioni a Ballarò, l’ultima delle quali andata buca, perché Floris non ha risposto alla telefonata.

Noi ce lo possiamo immaginare il cavaliere, seduto su una poltrona che ascolta le trasmissioni TV e se c’è qualcosa che non gli piace, prende il telefono e chiama. Urla, insulta, fa comizi e poi chiude la comunicazione. Non è interessato a conoscere l’opinione altrui, o quello che hanno da replicare ai suoi insulti e ai suoi anatemi, perché non gliene frega niente di quello che pensano gli altri, tutti gli altri, nessuno escluso. Soprattutto poi se la pensano diversamente da lui. Perché non si devono proprio permettere di pensare diversamente: lui pensa per tutti “ghe pensa lù”.

Ormai non fa nemmeno niente per nascondere il fastidio di un pensiero dissociato: sbatte giù la cornetta in faccia a tutti i partecipanti alla trasmissione! L’ultima volta che gli ha risposto a Ballarò Floris aveva del resto stigmatizzato questo comportamento dicendo ironicamente: “non si può chiamare, insultare e attaccare il telefono, lo facevo quando ero ragazzino, a casa con gli amici“.

Forse nella sua egotistica protervia il cavaliere non ci pensa nemmeno che quando sbatte giù la cornetta lo fa anche alla faccia di tutto il pubblico a casa e a chi guarda la TV potrebbe non fare un bell’effetto la sua maleducazione. Ma forse sa bene che il popolo bue che lo vota ormai ha perso da tempo non solo la capacità di indignarsi, ma anche quella di pensare.

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Ma per quelli di noi che invece non l’hanno persa affatto la capacità di pensare e di indignarsi, queste continue ingerenze sono diventate davvero un fastidio intollerabile. Anche perché quello che il cavaliere ha da dire è sempre lo stesso: un cumulo di falsità e di improperi, che siamo davvero stufi di sentire. Così come siamo stufi delle sue storie di escort e minorenni e dei suoi problemi con la giustizia, ma ormai è chiaro a tutti che finchè in qualche modo non se ne andrà, noi non potremo occuparci d’altro e dovremo sopportare i suoi squilli telefonici e le sue squillo scodinzolanti.

Ora però che la rete dello scandalo si infittisce di dati e si stringe attorno al premier, lui comincia a saltare e contorcersi come un pesce fuor d’acqua in preda al panico e così le telefonate alle trasmissioni e alle riunioni di partito non gli bastano più e come un fiume in piena ha cominciato a mandare lunghissimi videomessaggi: sono già quattro nel giro di circa una settimana. E naturalmente i TG li mandano in onda per intero e senza nessun contraddittorio. Meno male che il TG de “la7” invece l’ultimo lo ha riassunto, come fosse una conferenza stampa, anche se di quelle che piacciono a lui: senza domande vere.

L’uomo è arrabbiato ed anche spaventato: sente che la fine è vicina, ma non ci pensa a farsi da parte, anzi è disposto a distruggere tutto, anche mettendo a ferro e fuoco il paese, pur di prolungare anche di poco la sua agonia politica. Ma non vuol morire solo: gli piacciono le ammucchiate, così raccoglie intorno a sè i suoi e li lancia all’assalto, li manda allo sbaraglio: giornalisti, ministri, deputati, e quelli come mastini addestrati a mordere attaccano tutto e tutti, in modo acritico. E intanto ripetono pedissequamente le cose che lui sostiene, mentono, insultano, urlano come tanti replicanti. Per difenderlo? Anche, ma soprattutto per difendere sé stessi e i loro lucrosi e comodi posti. Perché come ha detto la Minetti “ se cade lui cadiamo anche noi...”. Ed ora sentono che la capitolazione è vicina e hanno perso ogni senso della misura e del pudore, ogni distacco, ogni dignità personale. La parola d’ordine è colpire senza regole, “do cojo cojo”, dove fa più male e non importa che si dicano menzogne e si rovinino reputazioni, camminando con le scarpe chiodate sugli altri, senza un pensiero. Il cinismo e la spregiudicatezza, l’inganno e la corruzione sono all’ordine del giorno. E si vedono cose che in altri paesi sarebbero impensabili.

Compreso un ministro della giustizia che fa riunioni con gli avvocati di Berlusconi per creare una strategia non solo politica, ma anche giuridica e salvarlo dai processi, anche andando contro la stessa magistratura. Ma che razza di ministro è? Quale autonomia ha? E’ solo una pedina nella tattica del cavaliere, uno che fa quello che lui gli dice di fare, come tutti gli altri, del resto. Come Frattini che scrive a Santa Lucia per sapere della casa a Montecarlo e cercare di far fuori Fini. Tutti mobilitati nella guerra personale del cavaliere contro il resto del mondo. Questo fa sì che nessuno di costoro abbia una figura distinta, una statura autorevole e credibile. Sono solo suoi clientes, creature sue senza autonomia di giudizio. E adesso appaiono in questo squallore politico, in questo contesto degradato, corrotto e privo di valori, in tutta la loro desolante pochezza.

Non era mai successo, nemmeno negli anni più bui di questa repubblica. Perché i ministri non dipendevano da un uomo solo, ma rendevano conto tutt’al più al partito in cui militavano e agli elettori che avevano contribuito col voto alla loro elezione.

Ma questo partito unico che occupa quasi tutto il potere al governo è una sorta di setta, di cui il santone è proprietario, guida e padrone e può decidere anche il suicidio collettivo. E forse siamo davanti a uno di quei casi. Ma non c’è niente di eroico in questo, c’è solo la paura di perdere il potere, il denaro, la posizione e questa ansia di possesso è più forte della dignità, del decoro e perfino della ragione, dell’opportunità e del buon senso, scatenando azioni e reazioni scomposte, grottesche e controproducenti.

Un esempio è quello di ieri sera: Masi, direttore generale della Rai nominato dal cavaliere, ha chiamato Santoro ad Annozero, per dissociarsi e dissociare l’azienda dalla linea della trasmissione, che non era nemmeno incominciata. Santoro glielo ha fatto notare, così Masi è scivolato in una serie di contraddizioni, per cui la sua dissociazione è diventata comicamente “preventiva”... una cosa mai vista, fra il patetico e il grottesco.

E si vedeva chiaramente che dietro a quella telefonata così infelicemente ridicola c’era il pungolo del padrone, accecato dall’odio e dalla rabbia. Il padrone con la bava alla bocca contro quelli che lo criticano, lo sbugiardano e lo mostrano per quello che è, ma soprattutto contro i magistrati che lo sbatteranno in galera, prima o poi, e lui lo sa. E per questo la sua corsa contro il tempo, per imbavagliare, indebolire e annientare la magistratura è diventata irrimandabile, essenziale, vitale. Nel frattempo è necessario zittire ogni voce contraria, distruggere ogni forma alternativa di informazione, magari scaricandole addosso fango, liquami e bugie. Perché questo governo si porta dietro una scia di fango e melma mefitica che sarà difficle cancellare, come se tutto il resto non bastasse.

tempo controlla

Adesso il cavaliere ha deciso che il 13 febbraio porterà in piazza un po’ di gente contro la magistratura. Non si se lo farà davvero: La Russa non sembrava che prendesse la cosa troppo sul serio, mentre Bossi è sembrato del tutto contrario. Ed è comprensibile: diventerebbe una conta delle presenze, non si sa quanto favorevole al cavaliere, nonostante le comparse prezzolate.

Per il 13 è fissata anche una manifestazione delle donne contro lo svilimento del ruolo femminile, una contro-manifestazione di Di Pietro al cavaliere e quella di Santoro per la libertà di informazione e a supporto della magistratura. Tre iniziative tutte nello stesso giorno. La sinistra non si smentisce mai: sempre dispersiva e contraddittoria, proprio nei momenti in cui dovrebbe essere solidale e compatta.

Del resto l’abbiamo già detto mille volte: senza questa sinistra inetta, imprevidente, superficiale, divisa e addormentata non avremmo mai avuto un Berlusconi al governo, o comunque non sarebbe durato a lungo.

C’è solo da sperare che tutti questi squilli riescano a svegliarla...


vuoto a sinistra

Barbara Fois

Approfondimenti

Per chi volesse vedere i filmati di tutte le “incursioni” del cavaliere nelle trasmissioni TV:

http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150090220109756

Azioni

giovedì 27 gennaio 2011

ASCANIO CELESTINI - Tony Mafioso si fa processare - Parla con me 26/01/2011

Il governo che toglie ai poveri per dare ai ricchi

dal: blog di Paolo Berdini, su Il Fatto Quotidiano.it del 27 gennaio 2011

Ci dicono ogni giorno che anche gli ultimi scandali non hanno riflessi sul consenso del Pdl. Forse non è più così vero, ma è indubbio che i poteri forti che hanno sostenuto il centrodestra alle elezioni sono sempre più convinti di continuare a sostenerli perché non si contano i provvedimenti che li favoriscono. Il governo che come un disco rotto recita il mantra del “non ci sono soldi” sta infatti per vararne uno che farà arricchire ulteriormente la grande proprietà immobiliare.

All’interno dei primi provvedimenti applicativi del federalismo è prevista infatti l’istituzione della“cedolare secca” e cioè un’aliquota fissa che tassa i guadagni provenienti dalle locazioni immobiliari. La nuova aliquota sarà con ogni probabilità del 23% ma forse la porteranno al 20%: le tasse le paga solo chi non fa parte del circolo dei furbi.

Uno studio della Confedilizia, e cioè dell’associazione confindustriale dei grandi proprietari immobiliari, ha fatto un po’ di luce sugli effetti. Oggi i contratti fino a 15 mila euro vengono tassati per un’aliquota del 19,55% e fino a 28 mila si paga il 23%. Per gli affitti superiori si paga tra il 35 e il 37% circa. Facciamo un esempio. Un esercizio commerciale di media grandezza paga un affitto non minore di 15 mila euro mensili, 180 mila ogni anno. Un ufficio di media dimensione può arrivare a pagare 20 mila euro, 240 mila all’anno. I due proprietari pagavano oggi rispettivamente 66 e 88 mila euro. Con la riforma fortemente sponsorizzata dalla Lega e da Tremonti pagherebbero 41 e 55 mila euro. Il primo proprietario si mette in tasca 25 mila euro. Il secondo 33 mila. I piccoli proprietari che affittano un piccolo alloggio acquistato a prezzo di sacrifici pagheranno invece di più, seppure di poco (dall’attuale 20 al 23%).

La sempre attendibile Cgia di Mestre ha calcolato che lo Stato perderà 1 miliardo di euro ogni anno. Non ci sono i soldi? E’ vero perché li danno ai grandi proprietari immobiliari! Ecco ad esempio cosa sostiene Solo Affitti, società di franchising immobiliare specializzato nelle locazioni: con l’introduzione della cedolare secca l’Italia diventerà il Paese europeo più conveniente in materia di tassazione sui redditi da locazione, sorpassando Ungheria, Finlandia e Olanda, dove sono vigenti imposte con aliquota fissa, rispettivamente pari al 25%, 28% e 30%. Del resto lo stesso presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani afferma che la cedolare sugli affitti diventa conveniente solo per i locatori con reddito superiore a 28.000 euro.

Di fronte a questo scempio, in un paese normale ci aspetteremmo che l’opposizione parlamentare facesse una battaglia radicale e di principio per sconfiggere questa vergognosa iniquità. Non è purtroppo vero. Singoli parlamentari si oppongono ma la vicenda non diventa insomma un tema su cui costruire consenso attraverso la denuncia e la diffusione di proposte alternative. I vertici dei partiti pensano ad altro e la vicenda passa in secondo piano.

Insomma, il governo favorisce la rendita immobiliare mentre le opposizioni parlamentari non danno battaglia. Eppure sarebbe facile dimostrare che questo governo favorisce gli interessi di pochi a danno di tutti gli altri cittadini. I sondaggi elettorali del Pdl sono dunque stabili perché non c’è opposizione.

mercoledì 26 gennaio 2011

Ora Londra ci vede così: Video Satira

tratto da L'Espresso del 25 gennaio 2011

Berlusconi che tenta di corrompere il premier inglese. Per coprire una notte di sesso con una meteorina. E si vende anche le partite della Nazionale. Ecco il famoso "prestigio dell'Italia all'estero", secondo la Bbc


"Harry and Paul" è il programma satirico di punta della Bbc che ha vinto numerosi premi in Gran Bretagna e all'estero. E' ideato e condotto da Harry Enfield e Paul Whitehouse. Questo l'ultimo sketch dedicato al nostro presidente del Consiglio


martedì 25 gennaio 2011

CAMILLERI RACCONTA IL TRIONFO DELL’ HOMO BERLUSCONENSIS “Con la Tv il premier ha creato una specie a sua immagine”

La copertina del numero di MicroMega in edicola con l’illustrazione di Altan

Lo scrittore Andrea Camilleri (FOTO LAPRESSE)

Di seguito un estratto dell’articolo di Andrea Camilleri, pubblicato sul numero di MicroMega in edicola da oggi, che racconta l’involuzione antropologica che ha segnato l’uomo nella società berlusconizzata
di Andrea Camilleri, da Il Fatto Quotidiano del 25 gennaio 2011
Ci sono due statuine che non mancano mai in ogni presepe che si rispetti. La prima è quella del contadino che davanti alla grotta col bambinello appena nato, alza, meravigliato e stupito, le braccia al cielo. In Sicilia è chiamato “‘u spavintatu do presepiu”, perché la meraviglia che esprime è tale da sfiorare lo spavento.

La seconda è quella di un altro contadino che, poco lontano dalla grotta, se ne sta beatamente a dormire disteso per terra, dopo avere assistito al grande evento. Dalle mie parti è detto “l’addrummisciutu do presepiu”.

Queste due statuine le prendo a prestito perché plasticamente raffigurano due diffusissimi tipi di homo berlusconensis.

Il primo è sempre pronto ad esprimere, con partecipata emozione, alte meraviglie qualsiasi cosa faccia il suo Idolo, sia che mostri le corna in una foto ufficiale di gruppo (“come sa fare le corna lui, nessun altro!”) sia che racconti una barzelletta stantia (“nessuno è capace di raccontarle come lui!”) sia che presieda una riunione di governo (“nemmeno il mio preside a scuola”). Tutto quello che Egli fa viene definito dall’entusiasta con superlativi assoluti e un sorriso beato sulla faccia. Questo tipo d’homo berlusconensis è trasversale, nel senso che va dal beota puro al docente universitario proposto per il Nobel.

A ben considerare, l’homo berlusconensis sempre e comunque acclamante, insomma colui che pratica il culto cieco della personalità, è la clonazione più borghese e sciamannata del fascista osannante, in prima fila sotto il balcone di Palazzo Venezia.

A PROPOSITO. L’entusiasta ascolta il Verbo rapito, ad occhi chiusi, in stato di trance. Se è a casa, pretende il silenzio assoluto dai familiari. Al bar, fa lo stesso. Insomma, non vuole perdersi una parola. Ma attenzione: dopo, è assolutamente incapace di riferire quanto ha sentito. Al massimo, esclamerà, balbettando sconvolto dal piacere: “Ha parlato per quattro ore e mezzo filate!”. Per lui conta la quantità delle parole, non la qualità.

Il secondo tipo, il dormiente, può abbandonarsi al sonno perché Egli è nato alla politica, anzi, come ama dire, è disceso in campo. Quello è stato il suo Natale. Probabilmente ha dovuto sloggiare da quella grotta che era la sua abitazione per far posto all’evento, ma in compenso gli è stato promesso un villino munito di tutti i comfort. Al risveglio, ne è certo, quel villino sarà suo. Intanto, dorme (...)

Il barone di Münchhausen, il personaggio creato alla fine del Settecento dallo scrittore tedesco Raspe, raccontava d’aver compiuto imprese mirabolanti come salire al volo sopra una palla di cannone e viaggiare con essa o come aver sentito crescere l’erba poggiando l’orecchio a terra. La nota più caratteristica del personaggio era che credeva alle storie che raccontava pur sapendo di essersele inventate di sana pianta. Vi ricorda qualcuno?

ATTENZIONE però. Mentre il barone non raccontava le sue storie mirando a un fine pratico e immediato, ma solo per il gusto di stupire, le storie del nostro piccolo Münchhausen sono tutte finalizzate a un unico scopo: creare consenso.

Quindi egli non racconterà d’avere camminato sulle acque, ma di essere il miglior capo di governo mai avutosi in Italia, il più amato (“io, quando cammino per strada, blocco la circolazione”), il più presente negli eventi tragici da L’Aquila a Viareggio, magnificherà d’essere uno statista che dà consigli indifferentemente a Putin e a Bush e via di questo passo. Nel suo piccolo, l’homo berlusconensis si considera e vuole che gli altri lo considerino come il meglio in tutto: il miglior padre di famiglia (anche se ha tre amanti), il miglior cliente della banca (anche se ha firmato assegni a vuoto), il miglior amico (anche se è pronto a tradire l’amicizia se ci trova un tornaconto) eccetera. E tale profondamente si crede.

L’homo berlusconensis quale sottoprodotto del piccolo Münchhausen vive e opera in una fittizia realtà di comodo. In ogni paese d’Italia da sempre c’è un personaggio locale, che si chiami Gigetto, Toni, Efisio, Pippuzzu, Carlìn, non importa, soprannominato “il pallonaro”. È quello che le spara grosse per il gusto di farlo. Non ne può fare a meno, fa parte della sua natura. Mentre della sua natura non fa parte la verità, anche quella più piccola, più insignificante. Il pallonaro costituisce una sottocategoria della precedente. L’homo berlusconensis è naturaliter pallonaro sempre e comunque. Sottocategoria collaterale è quella di colui che mente sempre sapendo di mentire. La menzogna in Italia è stata istituzionalizzata. Il più recente esempio è costituito dalla mendace affermazione del premier che un’extracomunitaria minorenne senza documenti, accusata di furto, già frequentatrice di festini presidenziali, era in realtà la nipote del presidente egiziano Mubarak e che perciò andava liberata subito e affidata a una consigliera regionale che altri non era che la bella ex igienista dentale del premier stesso. Un intrigo da operetta da Belle époque nel quale l’homo berlusconensis si è immediatamente riconosciuto e immedesimato, invidiandone il protagonista. Ah, che uomo furbo! Come sa cavarsela sempre! Ah, poter fare lo stesso! (...)



lunedì 24 gennaio 2011

Gli indifferenti

fonte: beppe grillo.it del 23 gennaio 2011


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Quando vedi quello sguardo senti subito che ti compatiscono. Non capiscono perché lo fai, cosa ci guadagni a cercare di cambiare le cose. Rifiutano il volantino che gli dai. Non firmano per l'acqua pubblica o per l'aria pulita o per la salvezza di un parco cittadino. Se denunci i guasti italiani non ti ascoltano, i loro occhi ti trapassano come un laser. Hanno fretta, hanno sempre fretta. Passano oltre come se fossi un mendicante molesto.Ti dicono graziegraziegrazie (i più gentili) senza neppure ricambiare lo sguardo. Domani, per loro, è sempre un altro giorno che DEVE essere uguale agli altri. Nulla deve turbare la loro pace, qualunque cosa significhi pace, anche pace eterna. Hanno accettato tutto, da Andreotti a Craxi a Berlusconi passando per D'Alema e Bossi. Hanno preso la pillola blu, forse per sbaglio, forse per bisogno di sicurezza. Ma quanti sono gli indifferenti in questo dannato Paese? E come è possibile smuoverli? Talvolta mi chiedo chi me lo fa fare e, tra le tante ottime ragioni, una è quella di non diventare come loro.

domenica 23 gennaio 2011

Napoli, ombra di brogli sulle primarie Pd

da Repubblica.it del 23 gennaio 2011


Anch'io, come il giornalista Luca Telese, non avrei mai pensato di provare un sentimento di rispetto per Totò Cuffaro

Elogio di Totò Cuffaro

articolo di Luca Telese, da Il Fatto Quotidiano del 23 gennaio 2011

So che qualcuno storcerà il naso, ma non me ne frega nulla, è un pensiero che voglio condividere con chi vorrà farlo. Non avrei mai pensato che avrei provato un incredibile sentimento di rispetto per Totò Cuffaro. Così come è stato un pericoloso fiancheggiatore della mafia, pasticcione, ambiguo, pericolosamente losco nella sua carriera politica, Cuffaro ha saputo trovare ieri una misura di grande dignità nel momento della condanna: “Accetto il verdetto, vado a costituirmi”.

C’era intorno a lui il suo staff in lacrime, c’era la consapevolezza di una grave malattia che affligge sua figlia, c’era la cannula di ossigeno che spesso lo insegue, e non è certo simulazione. Forse è vero che siamo mitridatizzati e assuefatti a tutto, forse è vero che sono giorni incredibili, ma la pacatezza con cui Cuffaro ha accettato la sua condanna senza contestare la sentenza e senza inveire contro i giudici, di questi tempi è un gesto eversivo.

So che in questo paese la cultura del nemico ha avvelenato ogni cosa. So che qualcuno si divertirà a gioire al pensiero di saperlo in carcere. Eppure io credo che proprio nel momento in cui scatta la pena, e l’accettazione della pena, sia necessario riconoscere che questo atteggiamento porta Cuffaro dieci spanne sopra quei politici che, accusati di reati apparentemente meno infamanti, contestano le istituzioni, accusano la magistratura di eversione, mettono in campo ogni mezzo pur di sottrarsi alla legge. Forse è proprio vero che la cultura democristiana, in Italia, malgrado la vertigine inquietante dei suoi lati oscuri, è diversa da quella eversiva dei piccoli autocratici che gridano al colpo di Stato, e intanto provano a metterlo in atto.


sabato 22 gennaio 2011

Il padrone dello Stato

dal: Blog di Bruno Tinti, su Il Fatto Quotidiano.it del 22 gennaio 2011

Alla fine questa storia di B. e delle sue puttane mi fa rabbia. E mi dà anche da pensare.
Rabbia. B. ha commesso frodi fiscali, corruzioni e falsi in bilancio. Non è finito in prigione perché, con leggi apposite, ha fatto prescrivere i reati, che alla fine si sono estinti. È un uomo pericoloso come tutti quelli che commettono reati contro l’economia. Si appropria di risorse che non gli competono, sottraendole al Paese; altera le regole della concorrenza a suo vantaggio, impedendo ad altri di avere le stesse opportunità; corrompe pubblici ufficiali per evitare che i reati che ha commesso siano scoperti e anche per farsi riconoscere diritti che non ha. Insomma è una sciagura per lo Stato non solo come uomo politico ma come persona che viola reiteratamente la legge nel settore più delicato per uno Stato: l’economia. E tuttavia il consenso che lo portò al potere nel 1994 non è mai venuto meno; la costante illegalità in cui è vissuto non gli ha alienato le simpatie di quella parte di cittadini che lo votano. E adesso forse l’Italia riuscirà a liberarsi di lui per una storia di puttane.

Ma in che razza di paese viviamo? Che valori coltiviamo? Uno che ha calpestato la legge per decenni incontra finalmente il suo destino quando si scopa una puttana minorenne? Il fatto è che siamo un paese furbastro e bigotto, in cui le assoluzioni si sprecano quando si tratta di soldi malguadagnati e (pare, stiamo a vedere) vengono sdegnosamente rifiutate quando si tratta di sesso, anche se, bisogna ammettere, praticato al vertice dello squallore.

Pensare. B. è vecchio ma non pare rincoglionito; credo che si renda conto di quello che fa. Ammettiamo che si sia convinto che può commettere tutti i reati che vuole (economici; se comincia ad ammazzare, forse potrebbe andargli male); e che quindi, se gli capita, continuerà a commetterli: i soldi son soldi. Ma è impossibile che non capisca che minorenni, puttane e orge, in un paese dove c’è il Vaticano, lo mettono in pericolo. È impossibile che non si renda conto che concutere un funzionario di polizia per far uscire dalla questura una puttana minorenne, rivelando a tutto il paese, al di là dei reati commessi, i suoi rapporti con lei e quindi il genere di frequentazioni che predilige, è una cosa che lo danneggia oltre ogni possibile recupero. Come può fare cose del genere?
Io credo che la risposta sia nella convinzione di B. di essere il proprietario dello Stato. Lui non capisce che il leader di una collettività è il primo dei servitori di essa; che i poteri che gli sono attribuiti sono funzionali solo all’amministrazione del paese; che lui, come persona, non è nessuno. Lui pensa che la Questura di Milano sia sua; che il paese coincida con la sua casa; e che, nella sua casa, può fare quello che gli pare. Lui pensa, alla fine, che la legge non lo riguarda perché, come i suoi avvocati (!) hanno spiegato alla Corte costituzionale, lui non è uguale agli altri.
Se mai si arrivasse al processo; e se il tribunale decidesse di sottoporre B. a perizia psichiatrica, un vizio parziale di mente (credo, in questo caso, delirio d’onnipotenza) magari salterebbe fuori.

Da Il Fatto quotidiano del 21 gennaio 2011

E parliamo di sesso, dai

dal: Blog di Bruno Ballardini, su Il Fatto Quotidiano.it del 21 gennaio 2011

Ad Annozero, il 20 gennaio 2011, abbiamo ammirato la Santanchè, vestita in un elegante abito firmato Volta & Gabbana ingaggiare un’eroica difesa del nostro trombeur de femmesnazionale, sola contro il nemico, a fronte alta, impavida. Mentre tempo fa esortava: «Vorrei fare un appello a tutte le donne italiane. Non date il voto a Silvio Berlusconi, perché Silvio Berlusconi ci vede solo orizzontali, non ci vede mai verticali» e ancora «non ha rispetto per le donne, lo dimostra la sua vita giorno dopo giorno» (fonte: Corriere della Sera 26/03/2008).

Ma, cosa ancora più ammirevole, abbiamo visto lo scetticismo di un direttore di giornale nazionale,Maurizio Belpietro, di fronte al dettagliatissimo racconto fatto dalla escort Nadia Macrì, racconto secondo il quale Berlusconi avrebbe convocato nella sua stanza, una fila di fanciulle che varcavano la soglia una ad una e poi ne uscivano dopo cinque minuti mentre da dentro si sentiva chiamare: «Avanti un’altra!». Per Belpietro questo sarebbe improbabile se non impossibile: «Ha 75 anni, non è Superman!». Ebbene, si parla tanto di disinformazione, ma spesso non si capisce dove sia. Qui invece è evidente: la disinformazione consiste nel dare per scontato che quella roba non si possa fare. Ma come, Belpie’! Certo che si può, basta trattenersi! Si chiama coitus reservatus ed è noto dai tempi dei romani. Chiedilo a Bondi che di antichità romane se ne intende. E poi non è importante come fare a mantenere l’erezione a una certa età, tutti i testi antichi sostengono che già la varietà di per sé, cioè la variazione, sia un fattore energizzante. Dopo un’eiaculazione non c’è pompetta che tenga ma, nel caso, basta trattenersi.

La cosa più interessante però, che si guardano bene dal raccontarvi, è perché il Presidente pratichi eventualmente questo genere di cose. Da vecchio studioso di cultura orientale, e dirigendo una collana di testi antichi per una nota casa editrice, posso spiegarlo: in Cina esistono tecniche sessuali basate sulla ritenzione del seme che consentirebbero non solo di allungare la vita ma addirittura di ottenere l’immortalità. La versione indiana di queste tecniche è praticata con profitto dal cantanteSting che non ne ha mai fatto mistero, e infatti si vede che gran figo è rimasto negli anni. Berlusconi evidentemente deve aver sbagliato qualcosa, oppure non gliele devono aver spiegate bene, perché gli effetti risultano assai blandi. Intendiamoci, queste tecniche si sono ormai perse, ci sono in giro solo due o tre “maestri” in grado di insegnarle e i principi “tecnici” che insegnano sono abbastanza in contraddizione fra loro. Forse non consentiranno di raggiungere l’immortalità, però comunque non si è mai lamentato nessuno.

Resta una considerazione generale da fare: l’ignoranza sessuale della cultura di destra è abissale almeno quanto la loro ignoranza in tanti altri campi. Ignoranza da cui fiorisce spontanea l’arroganza della volgarità. E comunque, rassegnati Belpie’, scopiamo meglio noi. E prima o poi fotteremo anche voi.