Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

.

Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

venerdì 29 ottobre 2010

Cuore di Silvio

fonte: blog Marco Bracconi

29 ottobre 2010


Nei prossimo giorni si capirà meglio quanto di vero c’è nei racconti dell’ultima arrivata nel cerchio magico del potere berlusconiano. Ma intanto già sappiamo che il Cavaliere si è attivato per aiutarla, perché lui “è un uomo di buon cuore”.

E allora, al di là di ogni rilevanza penale o etica di quanto accade dalle parti del premier, c’è da chiedersi cosa è successo in Italia al concetto di “buon cuore”.

Almeno io devo essere rimasto indietro.

Pensavo che nel caso di specie essere di “buon cuore” significasse per prima cosa chiamare Lele Mora e dirgli di stare lontano da quella ragazzina, che a diciassette anni scappare di casa e fare la cubista non è esattamente il massimo. Poi, continuando ad essere di “buon cuore”, si poteva combinarle un incontro con i genitori, provando a rimetterli in qualche modo d’accordo. Magari, se proprio col “buon cuore” si voleva esagerare, le si poteva mettere in mano una borsa di studio e darle in usufrutto un monolocale a Milano2 con la minaccia di toglierglielo se i voti non fossero stati almeno sufficienti.

Ma io, ripeto, devo essermi perso qualcosa.

Per questo mi ostino a pensare che il “buon cuore” di Silvio Berlusconi è una specialità di bontà che nessun padre di famiglia decente (o nonno, nel caso del capo del governo), vorrebbe per sua figlia e sua nipote.


mercoledì 27 ottobre 2010

Il contraddittorio perfetto - di Michele Santoro

di Michele Santoro, dal sito AnnoZero del 19 ottobre 2010

Vaf (Valutazioni a freddo)

Dopo aver cercato di bloccare Annozero infliggendomi una sanzione disciplinare abnorme, il direttore Masi, preso atto del fallimento di questo tentativo, ha dichiarato di volere attendere il responso della magistratura ma, nel contempo, ha usato due trasmissioni televisive della Rai per rilanciare le sue accuse nei miei confronti. In tutte e due queste circostanze i miei argomenti difensivi sono stati ignorati e perfino la mia frase “incriminata” non è stata fatta ascoltare così come da me pronunciata. In Porta a Porta Maurizio Belpietro ha potuto affermare indisturbato che io sarei stato sospeso per quindici giorni dal direttore Generale Gianni Pasquarelli 15 anni fa, circostanza completamente inventata. L’Onorevole Maurizio Gasparri ha addirittura potuto indicarmi come il responsabile del suicidio del maresciallo Lombardo senza che nessuno facesse notare che le inchieste aperte dalla magistratura si sono concluse con archiviazioni, che non sono mai stato nemmeno indagato, che la Rai non mi ha mosso contestazioni di sorta. Invece giornali e trasmissioni televisive sono stati condannati per aver riportato gli stessi giudizi nei miei confronti.

Si è fatto anche riferimento a una sanzione che l’AGCOM ha comminato alla RAI senza riferire che la stessa RAI la ha impugnata per manifesta ingiustizia riconoscendo che avevo correttamente esercitato il diritto di cronaca riportando le dichiarazioni di Grillo.

Ma si è dimenticato l’unico precedente effettivamente significativo: la sanzione disciplinare di quattro giorni di sospensione applicatami otto anni fa per avere affrontato, nel mio programma, il tema scottante dell’editto di Sofia emesso da Silvio Berlusconi per ottenere che io fossi messo al bando insieme a Biagi e a Luttazzi. L’azienda, ieri come oggi, ritenne di potermi punire con l’accusa di avere fatto uso personale del mezzo televisivo. Ma quella sanzione fu annullata dal Tribunale di Roma che mi diede atto di avere doverosamente informato il pubblico su un tema di interesse generale.

Nulla di nuovo sotto il sole. Anche questa volta l’intervento punitivo contro di me è stato preceduto da una scomunica impartita da Silvio Berlusconi. Anche questa volta sarà fatta giustizia. In sede civile ( e sono molto contento della scelta fatta da Masi di non accettare l’arbitrato interno e di affidarsi al giudice ordinario ) e in sede penale.

Michele Santoro
Roma 19 ottobre 2010


CORRUZIONE Italia peggio del Rwanda

di Luca De Carolis, da Il Fatto Quotidiano del 27 ottobre 2010

http://www.transparency.it/upload_doc/CPI_map.JPG


Peggio del Rwanda e delle isole Samoa, appena un gradino sopra la Georgia. Nella classifica annuale dell’associazione Transparency International sulla corruzione percepita nella Pubblica amministrazione, l’Italia sprofonda al 67° posto su 178 nazioni. Un dato da allarme rosso, che conferma quanto sia torbido il rapporto tra affari e cosa pubblica nel Paese del governo Berlusconi. Quello che da mesi promette un ddl anti-corruzione, testo che cambia forma di continuo e non viene mai approvato. La trasparenza e le nuove misure per difenderla sono lontane. Almeno quanto il vertice della graduatoria, stilata in base alla percezione della corruzione che manager, imprenditori e analisti politici si fanno riguardo a ogni nazione, soprattutto in base alle notizie dei media. A guidare la classifica sono Danimarca, Nuova Zelanda e Singapore, tutte a 9,3 punti. Subito dietro Finlandia e Svezia, poi il Canada. L’Italia è 67°, quattro posti più in basso del 2009. In Europa, precede solo Romania, Bulgaria e Grecia. Sulla cartina di Ti, la Penisola ha un colore rosso vivo, segno cromatico dell’alto grado di corruzione. L’associazione infierisce: “Il punteggio dell’Italia non sorprende più di tanto, in considerazione di 12 mesi caratterizzati dal riemergere di fatti corruttivi a vari livelli di governo”. Sta di fatto che il Rwanda, passato attraverso un genocidio, guarda da sopra, a 4 punti. All’ultimo posto c’è la Somalia con 1,1 punti, preceduta da Afghanistan e Myanmar (l’ex Birmania). Un fondo classifica che per l’Italia è più vicino della vetta. “Sono amareggiata” dice la presidente di Ti Italia, Maria Teresa Brassiolo. “La classifica certifica il disastro italiano, serve subito una legge anti-corruzione” tuona Massimo Donadi dell’Idv. Amaro Orazio Licandro del Pdci-Fds: “L’Italia di Berlusconi è peggio del Rwanda, purtroppo non è più una battuta”. Mentre Andrea Orlando del Pd propone: “Dobbiamo ratificare al più presto la Convenzione di Strasburgo, che affronta le cause della corruzione”.

Luca De Carolis

lunedì 25 ottobre 2010

Una barzelletta su Berlusconi

da La Lima e La Raspa del 1 ottobre 2010

ridere

Berlusconi porta in campagna due illustri ospiti: il 1° Ministro indiano ed il 1° Ministro turco. Dopo un po’ si accorgono di aver perso l’orientamento, e vista l’ora tarda, Silvio prende in mano la situazione.
- Consentitemi cari colleghi, ho intravisto una fattoria dove troveremo un rifugio sicuro.

TOC TOC…
- Chi è? - chiede la voce del proprietario.
- Sono Berlusconi, e ci siamo persi! Ci ospiterebbe per una notte?
- Volentieri, ma ho solo 2 posti, uno dovrebbe andare a dormire nella stalla.
- Nessun problema, andrò io - si offre il ministro indiano.
- Buonanotte…

TOC TOC…
- Chi è?
- Sono il Ministro indiano, nella stalla c’è una mucca ed io non sono degno di dormire nello stesso luogo dove dorme un animale considerato sacro dalla nostra religione.
- Nessun problema, andrò io, dice il Premier turco.
- Buonanotte…

TOC TOC…
- Chi è?
- Sono il Ministro turco, nella stalla c’è un maiale e la nostra religione vieta di stare nella stesso luogo di un animale inpuro.
- E va bene, andrò io - si fa avanti Berlusconi.

TOC TOC…
- Chi è?

- Siamo la mucca e il maiale …………………….

:D

Marchionne MAVAFFANFIAT!

dal blog di Beppe Grillo del 24 ottobre 2010

Marchionne.jpg

"La Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l'Italia", lo ha detto Marchionne, senza neppure un balbettio, un minimo rossore, senza vergognarsi. E' l'Italia che avrebbe potuto fare di più se avesse tagliato da tempo la Fiat che ha succhiato per decenni contributi statali, casse integrazioni, l'attività di decine di migliaia di operai, impiegati, ingegneri. Senza lo Stato italiano e senza il lavoro degli italiani, compreso tutti coloro che hanno acquistato le auto degli Agnelli, la Fiat non varrebbe nulla. Meno di nulla. Un soldo bucato. L'Italia dovrebbe rilevare tutte le strutture produttive della Fiat al valore simbolico di un euro e riconvertirle oppure farsi restituire i miliardi di euro di agevolazioni. Dopo, ma solo dopo, lo svizzero Marchionne, il metalmeccanico Marchionne, potrà andare a produrre dove gli pare, agli stipendi di fame che gli pare. Nel frattempo, caro Marchionne: MAVAFFANFIAT!

mercoledì 20 ottobre 2010

Libertà di stampa, l’Italia come nel 2009, 49° posto a pari merito con il Burkina Faso

di Elena Rosselli, da Il Fatto Quotidiano del 20 ottobre 2010

Esce la nona classifica dell'organizzazione che difende i diritti dei giornalisti: "L’Europa scende dal suo piedistallo, nessuna tregua nelle dittature"

Un altro anno da paese parzialmente libero. Nella classifica annuale di Reporters sans frontières l’Italia mantiene il 49° posto a pari merito con il Burkina Faso e in leggero vantaggio su El Salvador. Nelle motivazioni del rapporto, pubblicato oggi, si legge: “Non c’è stato alcun progresso in vari paesi dove Rsf ha evidenziato problemi. Tra questi, soprattutto, Francia e Italia, dove gli eventi dello scorso anno – le violazioni della tutela delle fonti dei giornalisti, la continua concentrazione della proprietà dei media, le dimostrazioni di disprezzo e di impazienza da parte di esponenti governativi nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro, le convocazioni giudiziarie – hanno confermato la loro incapacità di invertire questa tendenza.

È inquietante vedere come molti paesi membri dell’Unione Europea continuino a scendere nella classifica – ha dichiarato oggi Jean-François Julliard, segretario generale di Rsf – Se non si marcia insieme, l’Unione Europea rischia di perdere la sua posizione di leader mondiale nel rispetto dei diritti umani. Se ciò dovesse accadere, come potrebbe essere convincente quando chiede ai regimi autoritari miglioramenti nel rispetto dei diritti umani? C’è bisogno urgente per i paesi europei di recuperare un comportamento esemplare”.

Il Nord Europa sempre in testa – Al primo posto, a pari merito, si trovano Finlandia, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera. Tutti hanno già avuto quest’onore da quando la classifica è stato creata nove anni fa, tranne che nel 2006 (Norvegia) e 2009 (Islanda). Si tratta di sei nazioni in cui il rispetto per i giornalisti e in generale per il lavoro dei mass-media è considerato un valore intoccabile così come la necessità di proteggerli da abusi giudiziari.

Dieci paesi in cui essere giornalisti è pericoloso – Fino al 2009, nelle otto edizioni precedenti della classifica, le ultime tre posizioni della classifica erano sempre occupate da Eritrea, Corea del Nord e Turkmenistan. Quest’anno, il “gruppo delle peggiori” si è allargato a dieci paesi, caratterizzati dalla persecuzione ai danni dei media e da una completa mancanza di notizie e informazioni: oltre ai 3 già citati, Laos, Rwanda, Yemen, Cina, Sudan, Syria, Birmania e Iran. In paesi apertamente in guerra o dove sono presenti conflitti interni, come l’Afghanistan, Pakistan, Somalia e Messico, “una cultura di violenza e impunità – spiega il comunicato di Rsf che accompagna la classifica – rende la stampa il bersaglio preferito”. I giornalisti vengono spesso sequestrati. Basti pensare a Stéphane Taponier e Hervé Ghesquière, giornalisti della TV francese in ostaggio in Afghanistan da 300 giorni.

La crescita economica non significa libertà di stampa – I paesi del cosiddetto “BRIC” – Brasile, Russia, India e Cina – hanno avuto una fase di sviluppo economico abbastanza simile, ma le differenze nel campo della libertà di stampa per il 2010 sono notevoli. Grazie a positive modifiche legislative, il Brasile (58°) è salito di 12 postazioni rispetto all’anno scorso, mentre l’India (122°) è scesa di 171. La Russia è classificata molto in basso, al 140° posto. Il caso di Anna Politkovskaya, la giornalista russa assassinata il 7 ottobre del 2006 davanti all’androne della propria abitazione, che ha avuto grande risonanza in Europa, non è un caso isolato. Il 19 gennaio dello scorso anno Anastasia Baburova, giornalista 25enne russa che scriveva nello stesso giornale della Politkovskaya, è stata uccisa nel pieno centro di Mosca con un colpo di pistola alla nuca. Infine, la Cina, che come testimoniano le reazioni al premio Nobel assegnato a Liu Xiabo, condannato a 11 anni di carcere continua a censurare e incarcerare i dissidenti. Unica nota positiva del panorama cinese, una blogosfera molto attiva e vivace che continua, con grande fatica, a “bucare” il muro della censura.


domenica 17 ottobre 2010

Adesso contateci - di Paolo Flores d'Arcais

dal BLOG di Paolo Flores d'Arcais, su Il Fatto Quotidiano del 17 ottobre 2010

E ora? I problemi – paradossalmente – nascono dalle dimensioni impressionanti e impensabili (anche per i più ottimisti) del successo realizzato dalla Fiom con la manifestazione di ieri. Un successo “scandaloso”. Quando in piazza san Giovanni – colma come un uovo – da oltre un’ora si seguivano gli interventi, una parte del corteo era ancora a piazza Esedra. Ieri, perciò, a essere gremita non era la grande piazza tradizionale del sindacato e della sinistra, erano tre interi quartieri della capitale. Un dirigente Fiom ha chiesto scusa per “aver sbagliato piazza”, perché ci voleva il Circo Massimo. Ma non sarebbe bastato neppure quello a contenere il mare di lavoratori e cittadini che ieri ha invaso la città.

Detto molto sobriamente, quella realizzata ieri dalla Fiom è stata una delle più grandi manifestazioni degli ultimi anni. Per i numeri, che in politica sono fondamentali. E per la capacità di realizzare alleanze sociali, che la lungimiranza dei dirigenti Fiom ha dimostrato. Ieri, a fianco e in sinergia con i metalmeccanici di Maurizio Landini, c’erano tutte le lotte in corso nel paese: le lotte sindacali, dalle tessili della Omsa agli operai della Indesit, ai precari della scuola e della ricerca, e quelle civili, dalle associazioni contro le mafie al referendum per l’acqua pubblica, da Emergency agli studenti dell’Onda. E c’erano decine di migliaia di cittadini moderati, mossi da un elementare bisogno di “legge eguale per tutti”, che volevano “fuori Berlusconi, realizziamo la Costituzione” come ineludibile corollario della dignità del lavoro.

Una alleanza sociale e civile straordinariamente ampia, realizzata grazie a posizioni – quelle della Fiom – che vengono etichettate come “radicali”, e che nessun centro-sinistra che guarda a Casini (o – non scherziamo – a Montezemolo) potrebbe nemmeno lontanamente sognarsi. La lezione è perciò inequivocabile: c’è una maggioranza del paese che può essere unita solo nella coerenza della difesa repubblicana e costituzionale che ha trovato nella Fiom ieri l’interprete e la punta di diamante.

Ma questa forza maggioritaria non riuscirà a cristallizzarsi come alternativa al regime se non diventerà anche ipotesi politica ed elettorale. Come? Il futuro, grazie alla Fiom, è già cominciato ieri, perciò da oggi nessuno può sottrarsi: la discussione deve cominciare subito, non saranno i politici a trovare la soluzione, bisogna che la cerchino le organizzazioni della società civile, le testate giornalistiche, i siti web. I politici seguiranno, si spera.


sabato 16 ottobre 2010

Nell'indifferenza totale di tutti i mezzi di comunicazione è stato chiuso lo Zoo di 105: salviamo lo Zoo, firma la petizione

dal blog di Beppe Grillo del 15 ottobre 2010


SALVIAMO LO ZOO DI 105. FIRMA LA PETIZIONE

Se hanno chiuso per turpiloquio "Lo zoo di 105" devono immediatamente chiudere il Parlamento e tutti i talk show dei politici.

"Nell’indifferenza totale di tutti i mezzi di comunicazione, il garante dell’editoria, ha multato e sospeso dall'etere “LO ZOO DI 105”, il programma più seguito in assoluto della radio. Il motivo ufficiale è quello delle troppe parolacce pronunciate da Mazzoli e Company. Il fatto strano infatti sta proprio in questo e cioè che solo oggi il garante si accorge delle parolacce dopo 10 anni che il programma è in onda sempre allo stesso modo. Ma più probabilmente si tratta dell’ennesimo attacco gretto e fascista alla libertà di espressione da parte di questi politici (molto punzecchiati dallo ZOO) che ci vogliono tutti buoni buoni e omologati alla tv delle tette e dei culi (culi, in senso lato). Perché infatti non ci si ricorda di provvedimenti analoghi precedenti da parte del garante in merito ai puttanai televisivi propinati ad ogni ora del giorno e della notte indistintamente ad adulti, ma soprattutto a bambini, specialmente in quelle fasce orarie che prima erano tutelate e solo a loro dedicate. Insomma, la storia puzza lontano un miglio.
SALVIAMO LO ZOO DI 105. FIRMA LA PETIZIONE". Tonj Coccjo


Cinquanta euro a voto

dal BLOG di Bruno Tinti, su Il Fatto Quotidiano.it del 15 ottobre 2010

Tre settimane fa Giustizia e libertà mi ha invitato a Lucera per parlare di legalità e di Costituzione. Io vado sempre quando mi invitano, aGiustificanche se la prospettiva è di parlare a 10 persone (è capitato). Ma è andata bene, la sala teneva 100 posti e c’era molta gente in piedi. Forse qualcuno ha appreso qualcosa che ignorava; tra questi certamente io. Perché, prima dell’incontro, siamo andati a prendere un caffè. I 3 rappresentanti locali di Giustizia e libertà, Antonio, consigliere comunale eletto in una lista indipendente, e io. E abbiamo chiacchierato. Mi hanno spiegato che lì, a Lucera e in tutto il profondo Sud, i voti si comprano.

Ma va? – ho detto – lo so già: promesse di variazioni del piano regolatore, di appalti etc.”.
Ma no – mi hanno detto – è molto più miserabile. Qui un voto costa 50 euro. In piazza, nelle vie del centro, c’è sempre una massa di giovani: disoccupati, privi di interesse, depressi. Il candidato li avvicina uno per uno (bisogna andare presto, come quando si va a pesca, perché se no ti precedono) e offre 50 euro a chi lo vota; la prova è una fotografia della scheda fatta con il cellulare”.
Ma non si può portare il cellulare in cabina!”.
Si sono messi a ridere. “Poi - mi hanno detto – ci sono altri mezzi. Per ogni elezione c’è un numero spropositato di rappresentanti di lista, 100 euro l’uno. Io ti nomino e ti pago però tu voti per me. E poi ci sono gli scrutatori. Sono nominati dalla Commissione elettorale con il sistema proporzionale, ogni candidato ha diritto a un certo numero di nomine. 500, 600 euro, mica male per un disoccupato. Io ti faccio nominare ma tu mi voti. Alla fine – mi hanno detto – a Lucera, per farsi eleggere servono da 200 a 300 voti, con 15.000 euro te la cavi”.

Il sistema naturalmente vale anche per le elezioni di grado superiore: provinciali, regionali, politiche. Solo che lì si va a pacchetti. Il candidato arriva con una valigia piena di soldi, si rivolge al politico locale che gli passa i suoi elettori: naturalmente bisogna pagarli. Un’elezione regionale costa 50.000, 60.000 euro.

Ma lo sai che comprano i voti dei Rom? Un campo nomadi costa 4.000 o 5000 euro”.

E tutto questo, hanno concluso, è trasversale: tutti agiscono così.

Ma non li potete denunciare?”, ho chiesto io. E mi sono beccato la mia lezione di diritto.
Sì, ci abbiamo pensato; abbiamo anche parlato con qualche avvocato. Metti che li becchiamo in flagranza: facciamo intervenire i Carabinieri mentre il candidato dà al ragazzotto 50 euro. Vergogna, voto di scambio!. Ma che dici, gli ho chiesto di comprarmi le sigarette”.
L’ho tradotto in giuridichese: il fatto non sussiste (oppure, secondo altra giurisprudenza, il fatto non costituisce reato). “Servirebbero un po’ di pentiti”, ho detto.
Sì come no, a Lucera e dintorni. Il disoccupato che denuncia il candidato che, oltre ai soldi, gli ha promesso un lavoro. Perché di promesse così, prima delle elezioni, ce n’è una nuvola; poi, come ha detto Antonio, cambiano la sim del cellulare.

Non è che, alla fine, fossi molto in forma. Antonio mi ha letto nel pensiero.
Ma tu ci pensi – mi ha detto – che a piazza Tien an Men sono morti per avere un diritto che qui si vende a 50 euro”.


venerdì 15 ottobre 2010

Annozero deve continuare: l'appello di Michele Santoro



di Michele Santoro, dal sito di AnnoZero
Annozero deve continuare

Cari amici, vi ringrazio per le adesioni al mio appello che sono già migliaia, ma dobbiamo ottenere il massimo del risultato. Quindi vi chiedo di raccogliere anche le firme di chi non usa internet inviandole contemporaneamente a questi indirizzi:

annozerodevecontinuare@yahoo.it
segreteriapresidenza@rai.it

Il primo indirizzo è molto importante per avere il quadro completo delle adesioni raccolte. Potete utilizzare la formula seguente o un'altra con le stesse caratteristiche:

"Gentile presidente Paolo Garimberti, i sottoscritti abbonati Rai chiedono di non essere puniti al posto di Santoro e che Annozero continui ad andare in onda regolarmente."

Vi prego di seguire queste semplici raccomandazioni e di far girare la nostra sottoscrizione usando la rete perché è l'unica opportunità che possiamo gestire con le nostre forze.

Un abbraccio

Michele Santoro


mercoledì 13 ottobre 2010

"Michele Santoro sospeso 10 giorni dalla Rai per un Vaffanbicchiere" è una notizia magnifica perché significa che AnnoZero fa informazione di qualità

dal blog non leggere questo blog del 13 ottobre 2010



Scherzate? Oggi è una giornata bellissima per la nostra democrazia! Se un sicario papale come Mauro Masi ha dovuto aggrapparsi a questa stupidaggine del "Vaffanbicchiere" per far fuori Michele Santoro dalla Rai, ciò significa una cosa sola: che Anno Zero in tutti questi anni ha fatto informazione di qualità, che centinaia di servizi e reportage e riflessioni e ricostruzioni e interviste ed editoriali su malapolitica menzogne mafia criminalità collusioni corruzione e disinformazione si sono dimostrati inattaccabili, materiale di pregiata fattura, nonostante gli infiniti tentativi di delegittimazione, nonostante tutto il bla bla bla sulla faziosità del conduttore e delle inchieste e degli ospiti e del pubblico e di tutto il resto. E ora qualcuno dovrebbe correre a nascondersi, perché questo, adesso, è sotto gli occhi di tutti.

Due anni di governo (remake)

di http://ipercritico.blogspot.com - 11 ottobre 2010 (tratto da liberacittadinanza)

Il libro che Berlusconi manderà a tutti gli italiani in versione originale e corretta. Ve lo consiglio a tutti.

Il testo e la grafica è del blog Ipercritico (http://ipercritico.blogspot.com) a cui tutti i diritti sono riservati.

L'ipercritico in esclusiva è in grado di fornirvi il vero e unico volantino che arriverà sui COMPUTER di tutti gli italiani.

Purtroppo non siamo in grado di spendere miliardi per spedirvelo anche a casa ma sarà sufficiente cliccare sull'anteprima sottostante per leggerlo in tutto il suo splendore.

Nel caso vogliate confrontarlo, l'originale del PDL lo trovate qui . E' possibile scaricare e distribuire ovunque il file cliccando qui o visionarlo in flash cliccando qui,

Per maggiori informazioni scrivimi

Tutti i diritti di riservati a Ipercritico e Barbara Pearl Rose.

Fonte: http://ipercritico.blogspot.com/2010/10/due-anni-di-governo-remake.html

La scomparsa delle pensioni dei parasubordinati

dal sito di Beppe Grillo del 12 ottobre 2010

pensioni_parlamentari.jpg

Sei un lavoratore parasubordinato? Vuoi sapere se andrai in pensione? Chiedilo al presidente dell'INPS Antonio Mastrapasqua che ha detto "Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parsubordinati rischieremmo un sommovimento sociale".
"Da qualche giorno circola sul web questa notizia (riportata da varie testate minori: AGORA VOX, INTRAGE, ...) secondo la quale il presidente dell'INPS Antonio Mastrapasqua ha dichiarato ad una intervista al Corriere, che i lavoratori parasubordinati non avranno la pensione pur versando i contributi. La questione sembra essere passata in sordina sui principali media. Il mio auspicio e' che una voce autorevole come la vostra, dopo aver accertato la credibilità delle fonti, sia in grado di divulgare la notizia al resto del Paese che non si informa attraverso il web. Se quanto sostenuto dall'articolo fosse vero, i cittadini hanno il diritto di sapere. Con quale fiducia un giovane lavoratore dovrebbe contnuare a versare i contributi all'INPS ?!?" Nicholas B.

Dopo Attila è arrivato Bondi

di Tommaso Cerno, da l'Espresso on-line del 13 ottobre 2010

Il Colosseo sta cadendo a pezzi, ma lui fa spallucce e non molla un euro. Come per tutto il resto del patrimonio culturale italiano: teatri, biblioteche, archivi, cinema. Tanto quel che conta è la tivù

qui l'articolo completo su L'Espresso on-line

Dopo Attila è arrivato Bondi



Annozero censurato per due puntate

da Il Fatto Quotidiano del 13 ottobre 2010

Il Trani-gate colpisce ancora: il dg della Rai sospende Santoro per dieci giorni. Per far scattare la sanzione è stato preso a pretesto il monologo del 23 settembre. Il conduttore: "E' repressione"




Berlusconi a Masi lo aveva detto chiaro chiaro: o fermi la trasmissione o ti sostituisco con Verro (Antonio, ex dirigente Edilnord e attuale membro del Cda Rai). Così, per salvare la poltrona, il direttore generale del servizio pubblico gioca il tutto per tutto. Prima cerca di trovare consensi nel consiglio di amministrazione per licenziare Santoro per giusta causa. Poi, di fronte al coro di no, ripiega sulla sanzione più dura che ha il potere di comminare: la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. La colpa del conduttore? Una lunga metafora sulla fabbrica dei bicchieri andata in onda durante la prima puntata e chiusa con un "vaffan..bicchiere". La federazione nazionale della stampa accusa: un sasso in bocca all'informazione. Il prudentissimo presidente della Rai Garimberti parla di "sanzione sproporzionata". Tutta l'opposizione protesta. E in attesa del ricorso presentato dai legali di Santoro, un fatto è certo: il premier sta cercando di realizzare il piano per imbavagliare definitivamente la Rai portato alla luce un anno fa dalle intercettazioni della procura di Trani

articolo di Carlo Tecce, da Il Fatto Quotidiano del 13 ottobre 2010:

Non scotta più la poltrona di Mauro Masi: brucia, ormai. E in preda a una crisi di nervi, in cerca di una via d’uscita, il direttore generale della Rai è pronto a forzare leggi e regolamenti: ora pensa addirittura di licenziare Michele Santoro. Intanto, la lettera è stata consegnata stamattina, il conduttore di Annozero è stato sospeso per dieci giorni lavorativi, a partire dal 18 ottobre. Retribuzione a parte, significa due settimane di stop per il programma.

Il copione Rai è di seconda mano, eppure sempre con strategie diverse, nuove, a volte bizzarre. Masi ha dedicato le ultime ore a un sondaggio, personale e aziendale insieme, in vista del Cda di stamani. Il dg ha chiamato uno a uno i consiglieri di maggioranza per una domandina che pesa milioni di euro, svariate denunce, una lotta politica: io propongo di licenziare Santoro per giusta causa, ricordando i suoi insulti in diretta (in realtà si tratta dell’ormai celebre metafora del bicchiere, rivolta alle autorità in genere, ndr), voi che fate?

Prima di svelare i risultati (e anticipiamo, la sconfitta di Masi), suona divertente la risposta di un vicedirettore generale: “Due di picche, tanti. Quanti ne ha raccolti…”. Sul tabellone di viale Mazzini segnamo i contrari, nemmeno interpellati: Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten (Pd), Rodolfo De Laurentiis (Udc) e il presidente Paolo Garimberti. Postilla su Garimberti, a mo’ di scheda tecnica: spesso lascia l’opposizione per un’astensione o addirittura un aiutino a Masi, dunque va inserito tra i ‘no’ con beneficio d’inventario e tanto ottimismo. Correnti nel Pdl: Alessio Gorla e Antonio Verro detestano Santoro al pari di Masi, ma trovano l’idea di fare un dispetto al dg troppo appetitosa; l’ex finiano (?) Guglielmo Rositani è critico. Come la leghista Giovanna Bianchi Clerici e Angelo Maria Petroni, l’ambasciatore di Giulio Tremonti in Rai. Totale: 2 sì, 3 forse, 4 no.

La tattica di Masi
Il dg gioca per il pareggio, adesso: all’Ordine del giorno del Cda ha fissato un punto ambiguo, “sanzioni Santoro”. Stabilirle è competenza del direttore, quindi Masi si limiterà a comunicarle al cda che ne prenderà atto. E’ il provvedimento più grave che si possa prendere appena dopo il licenziamento. Ed è la tattica Masi, bellezza: dico, non dico, faccio, non faccio. Pochi dubbi sul sondaggio per licenziare Santoro: lui ci credeva davvero e, per guadagnare tempo, aveva chiesto una proroga per convocare il Consiglio. La presenza di un giudice della Corte dei Conti nel Cda, osservatore silenzioso e influente, avrà dissuaso i berlusconiani duri e puri perché, senza un fondato motivo e senza le pratiche burocratiche, cacciare il conduttore del programma di approfondimento più visto e più redditizio dell’intera televisione italiana significherebbe condannare l’azienda e condannarsi a un risarcimento milionario. Il giornalista potrebbe compilare all’istante la memoria difensiva, anche citando una parte di una lunga storia: la matricola che arriva in ritardo, i contratti di Marco Travaglio e Vauro mai pervenuti, i veti e divieti su scenografia, studio, luci. E il piano svelato dall’inchiesta di Trani: pressioni dal presidente del Consiglio, ostruzionismo dell’azienda, esposti all’Autorità di garanzia. E guarda un po’, sostituito Giancarlo Innocenzi (dimissionario per Trani) con il fedele Martusciello, i tre coordinatori del Pdl hanno scritto l’ennesima lettera all’Agcom contro Annozero.

Fallito il colpo grosso, anzi il colpo di mano, resta la “contestazione”: due settimane fa, proprio al debutto di Annozero, Masi ha avviato la procedura disciplinare per Santoro, l’accusa ha sparato, la difesa ha replicato. Ora tocca al dg che, già nel Cda di oggi, annuncerà la punizione per Santoro: sospeso dal lavoro per dieci giorni, da concordare con il direttore di rete, nel caso specifico Massimo Liofredi. Il dipendente ha venti giorni per ricorrere alla Commissione paritetica di viale Mazzini, assistito dal sindacato Usigrai, e poi fare causa all’azienda.

L’anticamera del licenziamento
Loris Mazzetti (capostruttura di Raitre) ha esperienza in materia: “Di ricente mi hanno sospeso per otto giorni per i miei articoli sul Fatto. Arrivare a dieci, per Santoro, significa transitare per l’anticamera del licenziamento”.

Soltanto una censura contro Annozero può salvare il soldato Masi, già di fatto liquidato da Silvio Berlusconi: l’ultimo contatto a voce tra il direttore generale e il presidente del Consiglio è vecchio di un mese. Non è casuale la freddezza di Verro, l’amministratore più berlusconiano della Rai, nei confronti di Masi: “Sono a casa influenzato. In collegamento telefonico con il Cda, ascolterò le proposte del dg sul caso di Santoro e poi farò le mie valutazioni”. Il sondaggio sul licenziamento di Santoro – confermato da un paio di vicedirettori generali e due consiglieri – diventa un sondaggio sul potere di Masi: vanno male entrambi. E nei pronostici per il Cda, seppur quotato al minimo, va contemplata una provocazione del direttore generale. Porre ai voti il licenziamento di Santoro per dimostrare a Berlusconi due cose: ho fatto la mia parte, i tuoi uomini no, chi è di troppo? Sin dai primi capricci con le direttive e le circolari, i mandati sul pluralismo, il contraddittorio e infine il contratto di servizio, Masi tenta di annullare il Cda. L’ha fatto per esautorare Carlo Freccero a Rai4 con una lettera che va oltre le sue competenze dirigenziali e, sempre nel Cda di oggi, sarà rimproverato dal Collegio dei sindaci e i suoi atti saranno carta straccia.

lunedì 4 ottobre 2010

C’è il Papa, il regime della bestemmia censura il vangelo e sospende la Costituzione



da micromega-online del 4 ottobre 2010


di Paolo Flores d'Arcais

Che il ducetto bestemmiatore sia disposto a tutto per riconquistarsi l’omertà della Chiesa gerarchica può apparire scontato. Che il suo ministro degli interni – di un partito che celebrava i riti pagani celtici! - fosse pronto, con analogo bacio della pantofola clericale, a calpestare i diritti costituzionali più elementari dei cittadini di Palermo, sarà solo l’ennesimo “stupro della Costituzione” che giustamente Di Pietro ha addebitato a questo regime ogni giorno più infame.

Ma che di fronte a tanta enormità i giornali che si definiscono “indipendenti” non facciano titoli di scatola, che i loro editorialisti sempre pronti a sbandierare i “valori liberali” facciano spallucce, che le opposizioni Pd e altri Casini neppure si accorgano dello scempio compiuto, che il Capo dello Stato, che rappresenta l’unità della nazione sotto il vincolo della Costituzione, faccia lo gnorri, tutto questo lascia esterrefatti e agghiacciati.

Ieri, infatti, a Palermo sono state sospese le libertà costituzionali, e tranne il sito ilfattoquotidiano.it non ha ancora protestato nessuno. Eppure è un vero e proprio “stupro della Costituzione” che venga rimosso uno striscione con cui dei cittadini volevano “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altri mezzo di diffusione” (articolo 21 della Costituzione italiana, teoricamente non ancora abrogato). Quello striscione sarebbe stato un diritto anche qualora vi fosse stato scritto “Abbasso Ratzinger!” in tutte le sue articolazioni e varianti, sia chiaro. Invece riportava semplicemente una frase del vangelo di Matteo, 21,13: “La mia casa è casa di preghiera ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri”, parole che per Ratzinger dovrebbero essere le parole stesse di Dio, ma che solerti funzionari del governo del bestemmiatore e del celtico hanno fatto rimuovere, facendo intervenire addirittura i vigili del fuoco.

E non basta: nella libreria “Altroquando”, una delle librerie storiche di Palermo, di quelle poche librerie (vale per tutta l’Italia) che sono ancora centri di vita culturale anziché meri supermarket del libro, era affisso un ironico cartello che diceva “I love Milingo” [vedi video sotto]. La polizia lo ha tolto, senza alcun mandato di alcun magistrato, violando non solo l’articolo 21 ma anche l’articolo 14, della Costituzione, che recita: “Il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale”.

Di fronte a tutto questo non è accettabile il silenzio, i furbi “distinguo”, le tiepide “prese di distanza”. E se gli intellettuali corrivi tacciono, lanciamo dai siti web una raccolta di firme.

Non solo. Chi ha ordinato di togliere striscioni e cartelli ha commesso un reato. E in Italia l’azione penale è obbligatoria. Ci domandiamo cosa aspetti la procura di Palermo ad aprire una inchiesta per individuare i responsabili di tali prevaricazioni, i mandanti – in tutta la loro catena gerarchica, perché i poliziotti obbediscono ai prefetti e i prefetti al ministro dell’interno e al primo ministro bestemmiatore – di questa inammissibile violazioni delle nostre libertà più elementari.



Il comunicato della libreria Altroquando

Stamani, Domenica 3 Ottobre 2010, alle ore 11,30, numerosi agenti della polizia di stato in divisa e agenti della Digos hanno intimato la rimozione di uno striscione posto all'interno della vetrina della libreria AltroQuando in via Vittorio Emanuele 143 a Palermo. Lo striscione recitava la frase: I LOVE MILINGO. Gli agenti lo hanno sequestrato assieme alle locandine della mostra “La Papamobile del futuro” da tre giorni allestita presso la stessa libreria. La motivazione addotta al provvedimento è stata quella di ritenere offensiva una simile frase proprio nel momento in cui il corteo del pontefice sarebbe passato da corso Vittorio Emanuele.

Riteniamo che questo provvedimento mini fortemente i diritti costituzionali sulla libertà di manifestazione del proprio pensiero, sia attraverso la critica che la satira. Riteniamo che il messaggio in questione non offendeva nessuno, né tantomeno istigava a comportamenti violenti.

Al contrario era un segno di quella politica dell'Amore che tanto ha fatto strada ultimamente in Italia. Perché un messaggio d'amore e riconciliazione dovrebbe essere offensivo? Perché Papa Benedetto XVI dovrebbe ignorare la regola del perdono su cui si fonda la dottrina cristiana? Veramente Milingo non merita di essere amato? Palermo si merita davvero questo miracolo alla rovescia?

E i parlanti diventarono muti... Così. Per miracolo.

Palermo, 3 Ottobre 2010

http://www.scomunicazione.it/

(4 ottobre 2010)