Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

giovedì 30 settembre 2010

La violenta ipocrisia di chi vuole schiacciare il Grillo

30-09-2010

di Norberto Lenzi,da domani.arcoiris.tv

“Taci grillaccio del malaugurio” gridò Pinocchio schiacciandolo sul muro con un martello. Era esasperato dalle sue noiose prediche e di suoi faticosi consigli. Oggi i burattini del teatrino della politica sembrano animati dalla stessa furiosa insofferenza. Non ne possono più di questi strattoni populisti e dilettanteschi di un comico che pretende di attentare addirittura alla loro sopravvivenza.

Le attenzioni e le riflessioni indotte dal primo V-Day si sono trasformate nella ripulsa a volte aristocratica, a volte irridente ma anche violenta di quanto è stato detto nell’ultima manifestazione di Cesena. Vendola ha parlato di eccesso di semplificazione e quindi di atteggiamento sbagliato, essendo a tutti noto che non esistono soluzioni semplici per problemi complessi e ha rivendicato il produttivo realismo del compromesso. Di Pietro ha detto che non è più il momento della protesta ma quello della proposta.

Ho citato i commenti più affabili, tralasciando quelli sprezzanti e quelli offensivi pur essendo questi più numerosi. Osservo che la semplificazione (praticata a larghe mani da molti) è pur sempre un passo avanti rispetto alla falsificazione quotidiana della realtà che ci viene propinata da politici e opinionisti più composti e (dicono) più autorevoli. I quali ci hanno detto che la soluzione del problema dei rifiuti a Napoli e la gestione del dopo-terremoto in Abruzzo debbono essere considerati i fiori all’occhiello di Berlusconi. Ci hanno detto che l’Italia è uscita dalla crisi prima e meglio degli altri paesi. Che le difficoltà a governare nascono solo dall’attacco dei magistrati che vogliono sovvertire il risultato elettorale. Si potrebbe continuare.

Quanto alle proposte ricordo che Grillo ha parlato di energie rinnovabili vent’anni prima di Obama; che la ineleggibilità dei condannati e la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sono state sostenute da lui per primo; che la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua lo ha visto in prima linea accanto a Padre Alex Zanotelli quando ancora i politici erano assenti.

È stato il primo a segnalare la truffa della Parmalat e lo spoglio dei beni della Telecom, le cui ossa biancheggiano al sole dopo l’abbandono di Tronchetti Provera (vi ricordate il Tronchetto dell’infelicità?). Questi non erano problemi complessi e non spettava a lui la proposta dopo le segnalazioni. Chi altro si è mosso prima, durante e dopo?
Quando Grillo sbertucciò Craxi in diretta TV, l’uomo era un potente Presidente del Consiglio e i giovani D’Alema e Veltroni facevano anticamera davanti al suo camper al congresso di Rimini (con le fastose costruzioni dell’architetto Panseca pagate con i soldi delle tangenti) postulando una benevola accoglienza. Bossi stava ancora sudando sulle dispense di Radio Elettra per imparare i primi rudimenti di italiano. Anche quando questi campioni del coraggio e della proposta si decisero ad infierire sul Craxi caduto Grillo non venne riammesso in TV.

Ma il rinnovamento della classe politica, preteso come immediato ed effettivo, e non come un rituale generico e volutamente inconcludente, non è una proposta? Grillo non è la causa dei mali della politica ma l’effetto. Una politica onesta, seria e moderna farebbe rifugiare Grillo nel suo buco a contare palanche, con soddisfazione e tranquillità sue e nostre. Mi rendo conto che la mia è una opinione isolata (e forse mi fa velo la partecipazione sul palco del primo V-Day) però, rovesciando l’aforisma di Oscar Wilde, quando troppe persone mi danno torto ho l’impressione di avere ragione.

Auguri Beppe e attento alle martellate.

LECTIO MAGISTRALIS DI OPPOSIZIONE DI UN GRANDE DI PIETRO:""Fuori da qui c’è un Paese reale che sta morendo di fame, di legalità e di democrazia"

"Sig. Presidente del Consiglio,
Lei è uno spregiudicato illusionista, anzi un pregiudicato illusionista che, anche oggi, ha raccontato un sacco di frottole agli italiani, descrivendo un’Italia che non c’è e proponendo azioni del Governo del tutto inesistenti e lontane dalla realtà."

"Fuori da qui c’è un Paese reale che sta morendo di fame, di legalità e di democrazia e Lei è venuto qui in Parlamento a suonarci l’arpa della felicità come fece il suo predecessore Nerone mentre Roma bruciava."

"Un’altra cosa lei è stato ed è bravissimo a fare, e lo ha dimostrato ancora una volta in questi giorni: comprare il consenso dei suoi alleati ed anche dei suoi avversari. I primi pagandoli letteralmente con moneta sonante, con incarichi istituzionali, con candidature e ricandidature di favore; i secondi ricattandoli con sistematiche azioni di dossieraggio e di killeraggio politico di cui lei è maestro.
Sì, perché Lei, sig. Berlusconi è un vero “maestro”: intendo dire un maestro della massoneria deviata, un piduista di primo e lungo corso, un precursore della collusione e della corruzione di Stato."

"Lei, sig. Berlusconi, non è un presidente del Consiglio ma è uno “stupratore della democrazia” che, dopo lo stupro, si è fatto una legge, anzi una ventina di leggi ad personam per non rispondere di stupro!
Lei non è, come alcuni l’hanno definito, uno dei tanti tentacoli della piovra.
Lei è la testa della piovra politica che in questi ultimi vent’anni si è appropriata delle istituzioni in modo antidemocratico e criminale per piegarle agli interessi personali suoi e dei suoi complici della setta massonica deviata di cui fa parte."

e questa è la reazione che ha avuto Berlusconi mentre Di Pietro parlava in Parlamento, foto tratte da Repubblica.it:


domenica 26 settembre 2010

l'ultima "battuta" di Minzolini....Festa del Pdl a Milano, Minzolini: “In Rai prevale la cultura della sinistra”


vignetta tratta da fenjus.spaces.live


da Il Fatto Quotidiano del 26 settembre 2010

Augusto Minzolini, direttore del Tg1, fa la parte della ‘vittima’ alla festa del Pdl a Milano: “In Rai la cultura prevalente è a sinistra. Basta vedere Annozero – ha detto il giornalista – se hai quella linea puoi dire molto di più di quello che ho detto io. Se hai una posizione diversa non è consentito”. Minzolini, chiamato alla seconda edizione della festa della Libertà per intervistare il ministro della Giustizia Alfano, ha poi aggiunto: “La cosa importante è non lasciarsi intimidire. Io non voglio prevaricare e non voglio essere prevaricato”.

sabato 25 settembre 2010

Quando il governo di B. dava milioni a Saint Lucia

dal blog di Guido Scorza, da Il Fatto Quotidiano del 25 settembre 2010



Nel corso della conferenza stampa di ieri sull’ormai nota vicenda relativa all’autenticità del documento proveniente dalla piccola isola caraibica, il ministro della Giustizia Rudolph Francis, nel confermare di averlo scritto di suo pugno, riferisce di non sapersi ancora spiegare come una lettera riservata tra lui ed il primo ministro sia finita nelle mani della stampa italiana ma ipotizza una falla nella sicurezza del sistema di comunicazione elettronica dell’isola (qui sopra il video in esclusiva de Il Fatto Quotidiano).

Si tratterà, naturalmente, solo di un caso, ma nel luglio del 2004, il nostro Governo – era il II Governo Berlusconi – ha investito 9 milioni di dollari nei caraibi, ivi inclusa Santa Lucia, per lo sviluppo dell’ICT locale.

9 milioni di dollari in ICT nel 2004, per un Paese come il nostro che nel 2010 continua ad essere refrattario ad investire 100 milioni di euro in banda larga ed il fanalino di coda in termini ICT in Europa, sono, davvero, una bella cifra.

I rapporti tra il Governo Berlusconi e la piccola perla dei Caraibi, peraltro, sono sempre stati ottimi come nel luglio del 2005, l’ex primo ministro dell’isola, confermava all’on. Giampaolo Bettamio (Pdl) all’epoca sottosegretario del Ministero degli affari esteri, nel corso di una sua visita di cortesia.

Kenny Anthony, peraltro, in quell’occasione, sottolineava anche come lo stesso Premier, Silvio Berlusconi, in passato, fosse stato gradito ospite dell’isola.

Con una punta di malizia, si può ipotizzare che un investimento di 9 milioni di dollari in ICT abbia garantito a qualche impresa italiana la possibilità di sviluppare reti, software e sistemi di comunicazione al sole dei caraibi e che, magari, qualcuno abbia conservato qualche buon amico tra chi gestisce i sistemi di comunicazione locali o, piuttosto, si ricordi ancora una password…

Se quel documento fosse vero, questa potrebbe essere la strada per risolvere il mistero del ministro della giustizia di Santa Lucia: come un documento riservato e confidenziale rivolto al suo primo ministro sia finito nelle mani della stampa italiana.

Come dice un vecchio proverbio – non so quanto condivisibile – “A pensar male non si fa peccato”.


Seconda Repubblica al veleno

di Peter Gomez, da Il Fatto Quotidiano del 24 settembre 2010

Seconda Repubblica al veleno Adesso che il tappo è saltato, diventa chiaro a tutti perché Silvio Berlusconi premier non conviene. Mai prima d’ora, nella storia della Repubblica, si era assistito a una simile guerra di dossier. E soprattutto, mai all’interno della stessa maggioranza parlamentare si erano sentiti volare simili scambi di accuse. Mentre l’esecutivo non governa, i berluscones chiedono nuovamente le dimissioni del presidente della Camera, Gianfranco Fini. E lo fanno sulla base di una presunta lettera segreta del governo di Santa Lucia che inchioderebbe suo cognato Giancarlo Tulliani per l’affaire di Montecarlo. Una lettera di cui nessuno in Italia ha mai visto l’originale.

I finiani rispondono ringhiando. Secondo loro, dietro il documento lanciato da un sito Internet di Santo Domingo e ripreso senza se e senza ma da Il Giornale e da Libero, ci sarebbe un’operazione orchestrata da Valter Lavitola. Un editore amico di Berlusconi e soprattutto proprietario de L’Avanti già nel periodo in cui (1997) l’ex glorioso quotidiano socialista pubblicava, sotto la direzione dell’attuale senatore Pdl Sergio De Gregorio, falsi dossier sulla supertestimone Stefania Ariosto. Il panorama, insomma, è disgustoso. Ma, bisogna ricordarlo, non è un’assoluta novità. Alle prove generali si era già assistito prima, nel 1995 quando Berlusconi e Cesare Previti producevano personalmente in tribunale registrazioni taglia e cuci di testimoni per mandare sotto processo Antonio Di Pietro. E poi, nel ‘96, quando ad Arcore veniva ricevuto un maresciallo dei carabinieri che poco dopo avrebbe calunniato l’intero pool di Mani Pulite. Oggi, però, è stato fatto un passo avanti. La tecnica del veleno si internazionalizza. Così accade che non appena la stamperia di Stato di Santa Lucia dice che l’intestazione della presunta lettera anti-Tulliani non corrisponde all’originale e invita i giornalisti de Il Fatto a contattare il ministero della Giustizia, il ministro della Giustizia in persona, dopo tre giorni di silenzio, accetta di parlare: “Il documento è vero”, afferma. Aggiungendo però che i chiarimenti arriveranno lunedì. E così altre due cose diventano chiare: mai prima d’ora il governo di un paese off-shore aveva parlato pubblicamente della sua clientela. Mai prima d’ora l’Italia era stata vicina non ai paradisi fiscali, ma alle vecchie dittature centro-americane.

sabato 18 settembre 2010

Giovedì 23 riparte il talk di Michele Santoro ma la Rai continua a non mandare in onda gli spot che annunciano la ripartenza.

Santoro si appella al popolo di Internet: "Fate circolare la voce che giovedì prossimo ripartiamo col programma"

da Il Fatto Quotidiano del 18 settembre 2010


C’è una nuova legge in Rai che va oltre qualsiasi legge: non si muove foglia che Mauro Masi non voglia. Il direttore generale l’ha comunicato nella circolare del 24 agosto, poi affossata in consiglio di amministrazione, e insiste sulla linea editoriale dettata da un solo ufficio, il suo, e da una sola persona, se stesso. E così Masi continua a disseminare ostacoli e buche lungo il percorso, ormai ridotto, che porterà giovedì Michele Santoro in onda su Raidue.
Stavolta ha bloccato le pubblicità che annunciano il ritorno della trasmissione, uno spot di pochi secondi copiato – è quasi uguale – dalla prima stagione di Annozero proprio per evitare obiezioni. E invece Masi l’ha stoppato senza dire perché e dire cosa cambiare. E restano fermi i contratti di Marco Travaglio e di Vauro, nel frattempo la redazione ha cominciato a preparare la puntata del debutto. In una situazione d’emergenza, oscurati sino all’ultimo secondo, Santoro cerca di recuperare l’effetto Raiperunanotte, il passaparola che, nell’oscurità dell’informazione sospesa in campagna elettorale, accese il Paladozza di Bologna e migliaia di case collegate sul digitale, sul satellite e in Rete per sei milioni di persone.

Fu un Annozero in trasferta organizzato in poche settimane e con decine di appelli. E Santoro chiama a raccolta il suo pubblico con un emblematico “aiuto!” sul sito della trasmissione: “Cari amici, sono di nuovo costretto a chiedere il vostro aiuto. Giovedì 23 settembre alle ore 21 è prevista la partenza di Annozero, ma la redazione è tornata al lavoro da poche ore e con grande ritardo, i contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del Direttore generale. Tuttavia, se non ci sarà impedito di farlo, noi saremo comunque in onda giovedì prossimo e con me ci saranno come sempre Marco e Vauro. Vi prego, come avete fatto con Rai per una Notte, di far circolare tra i vostri amici e tra le persone con cui siete in contatto questo mio messaggio avvertendoli della data d’inizio del programma. Nelle prossime ore vi terrò puntualmente informati di quanto avviene”. Perché le ore che mancano sono incerte. Dalla direzione di Raidue allargano le braccia: niente sappiamo, niente diciamo. E un po’ hanno ragione perché Masi ha commissariato i responsabili di rete, ormai s’arroga il diritto di selezionare ospiti e argomenti: ferma Carlo Lucarelli a Raitre, Filippo Rossi a Raidue e pratica ostruzionismo ovunque, almeno per altri due programmi sempre della terza rete.

A Raidue annunciano la conferenza stampa di Santoro per mercoledì mattina, la consueta presentazione ai giornalisti: per il momento hanno prenotato la sala di viale Mazzini, ma festeggiare un programma senza contratti, oscurato e sabotato sembra un paradosso. Santoro è pronto per l’attraversata dell’ultimo deserto, pieno di trucchetti ideati da Masi, ben spalleggiato da un’azienda che non protesta e da un presidente Garimberti che, silente sul tema, addirittura segnala al direttore generale il “turpiloquio” di Maurizio Crozza a Ballarò. La cronaca è una riedizione aggiornata, e mica tanto diversa, dai dubbi dell’anno scorso: il contratto di Travaglio sì, forse, no e le scalette di Annozero (ospiti compresi) girati al mittente con strani pareri dell’ufficio legale. Contro l’ostruzionismo di Masi, e le tensioni da consumare sino al via, Santoro cerca l’attenzione del suo pubblico, la mobilitazione e la voglia di Annozero che tradussero l’idea di Raiperunanotte in un esperimento di televisione del futuro.
E Travaglio aspetta: “Sono fortemente in imbarazzo, tutti i giorni qualcuno mi chiama per avere notizie, ma io non so ancora nulla. Non sono preoccupato, ma incuriosito, anche perché domani volerò a New York per alcune conferenze e tornerò solo mercoledì”.

venerdì 17 settembre 2010

“Cittadini salvate la Costituzione”

Federalismo, legge elettorale, norme ad personam, questione morale, sistema fiscale: Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Consulta, racconta come stanno smontando la nostra carta.

di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano.it del 16 settembre 2010

lunedì 13 settembre 2010

Il bordello di Montecitorio

dal blog di Beppe Grillo del 13 settembre 2010

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Dopo la denuncia di Angela Napoli sulle prostitute in Parlamento, Stracquadanio ne difende la legittimità: vendersi non è peccato. Ma allora chi è la maitresse?
"Stracquadanio: Legittimo prostituirsi se si vuole fare carriera. ROMA - "E' assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quel che ha, l'intelligenza o la bellezza che siano. E' invece sbagliato pensare che chi è dotato di un bel corpo sia necessariamente un cretino. Oggi la politica ha anche una dimensione pubblica. Ci si presenta anche fisicamente agli elettori. Dire il contrario è stupido moralismo". Così Giorgio Stracquadanio, deputato Pdl, ospite del programma Klauscondicio commenta le affermazioni fatte qualche giorno fa dalla deputata Fli Angela Napoli, che aveva denunciato la "prostituzione" di alcune colleghe in cambio di nomine politiche. "Se anche una deputata o un deputato facessero coming out e ammettessero di essersi venduti per fare carriera o per un posto in lizza - insiste Stracquadanio - non sarebbe una ragione sufficiente per lasciare la Camera o il Senato"." Lalla M., Arezzo

Marchiare il territorio

dal blog di Beppe Grillo del 13 settembre 2010

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La marchiatura del territorio è un retaggio atavico. Circoscrivere il proprio habitat è ancora usuale per molte specie animali, di solito attraverso le secrezioni. Un comportamento che è stato trasmesso (forse da qualche mucca da alpeggio) anche all'uomo padano. Costui, infatti, per dimostrare l'esistenza della Padania, ha bisogno di piazzare simboli a destra e a sinistra da sempre sui cartelli stradali del Nord Italia. L'inaugurazione della scuola di Adro con tatuaggi, graffiti e marchi padani doc è la chiara evidenza di un ulteriore processo degenerativo in atto. Ogni sgabello, scrivania, lavagna, water e insegnante (?) della scuola ha il simbolo del "Sole delle Alpi". E' una scuola a a denominazione padana garantita. Se trovate un marchio della Lega sul portone di casa non preoccupatevi, ma chiamate subito la disinfestazione. E' contagioso per i deboli di mente.

E il Cavaliere racconta (in Russia) la sua storia d’Italia

13-09-2010

di Raniero La Valle,da domani.arcoiris.tv

Spiega che non funziona niente perché ogni decisione deve passare dalle Camere e dal Capo dello Stato. Ma aggiunge (fra i sorrisi di chi ascolta) che l’Italia ha vissuto 60 anni di democrazia “fortificata” dalla sua legge elettorale che esclude i cittadini dalla scelta dei candidati. Povero Paese…

Nel suo discorso di Yaroslavl Berlusconi ha riscritto (o meglio, raccontato) la nostra storia a modo suo. Secondo lui i costituenti, preoccupati di non ricadere nel fascismo, invece di dare il potere al governo e al capo del governo lo ripartirono tra le assemblee parlamentari, il capo dello Stato e la Corte costituzionale; per tale ragione il governo non ha la possibilità “immediata” (dimenticati i decreti legge) di intervento, ma “deve far passare tutta la sua attività attraverso l’approvazione delle Camere”. Le Camere sono dunque il difetto del sistema.

Nel racconto di Berlusconi c’è tuttavia una contraddizione: perché da un lato dice che “abbiamo avuto sessant’anni di vita democratica con il governo nelle mani dei partiti democratici occidentali che con alcuni difetti hanno consentito che l’Italia crescesse nel benessere in un sistema di democrazia e libertà”, dall’altro dice che niente funzionava perché c’erano stati 55 o 56 governi prima del suo che in media avevano governato per undici mesi, spazio di tempo troppo piccolo per fare alcunché. Questo difetto del sistema sarebbe stato ora rimosso dallo stesso Berlusconi con l’avvento dei suoi governi e il cambio della legge elettorale; tant’è che anche gli attuali sommovimenti nella maggioranza sono piccole questioni di professionisti della politica che vogliono farsi la loro aziendina: ma di sicuro il governo durerà per tutta la legislatura.

La storia raccontata da Berlusconi comprende naturalmente il capitolo magistratura la quale nel 1993, essendo politicizzata e di sinistra, aprì la strada del potere a un partito comunista italiano non ancora democratico; per fortuna la gente chiamò lui, che era un imprenditore di fama e con il Milan aveva vinto il maggior numero di trofei della storia del calcio, e così in tre mesi l’Italia fu salva. Resta ora il fatto che la magistratura insidia la governabilità e insiste nel voler “issare la sinistra al potere”; anche a questa oppressione giudiziaria si deve porre rimedio, stabilendo che la magistratura “non deve essere un potere ma un ordine dello Stato”.

L’annuncio dato da Berlusconi in Russia è dunque molto chiaro: l’errore fatto dalla Costituente è stato rimosso, c’è stato, con il suo governo e la legge elettorale, un cambiamento della Costituzione di fatto, grazie al quale c’è ormai un potere, il suo, sovrastante ogni altro potere.

Questo significa che con le prossime elezioni non solo Berlusconi cercherà la conferma del suo potere come sovrastante ogni altro potere, ma certamente cercherà di trasformare questo cambiamento istituzionale di fatto in un cambiamento costituzionale di diritto, tale per cui anche incidenti come quello provocato nella sua stessa maggioranza da Fini, non siano più possibili.

Ciò trasforma le prossime elezioni, prossime o lontane che siano, in un referendum costituzionale. Se Berlusconi di fatto indice un tale referendum, sarebbe assurdo che i suoi avversari lo disertassero, gli astenuti continuassero ad astenersi e i partiti pensassero solo a raccogliere voti per sé come se si trattasse di un normale turno elettorale. Come nel 1946, quando si votò con spirito costituente, sia per scegliere tra monarchia e repubblica sia per eleggere i membri del Parlamento-costituente, così ora si dovrà votare per scegliere tra una democrazia rappresentativa con divisione dei poteri, e una democrazia monocratica con un solo potere, ridotti gli altri a “funzioni” o ordini al servizio di questo. L’analogia col 1946 è chiara, e il CLN non c’entra. Nel 46 non si votò per decidere tra fascismo e democrazia, perché il fascismo era già stato sconfitto, ma si votò per due concezioni e due forme di democrazia, monarchica o repubblicana, autoritaria o garantista, piramidale o rappresentativa; così anche ora si tratta di scegliere tra una democrazia aziendale e una democrazia parlamentare, in cui però i parlamentari non si ingaggino e non si comprino.

Di conseguenza le prossime elezioni, se non potrà essere cambiata la legge elettorale (e faranno di tutto per impedirlo) dovranno essere affrontate in modo che la trappola predisposta dalla legge Calderoli non possa scattare. Perciò dovrebbe formarsi una coalizione costituzionale di cui facciano parte tutte le forze che, in una logica referendaria, si oppongono alla revoca della democrazia parlamentare e repubblicana. Essa dovrebbe, senza bisogno di usufruire del premio di maggioranza, ottenere complessivamente una maggioranza superiore al 55 per cento dei voti, sicché il sistema non sarebbe forzato a rappresentare quello che non c’è. È in questo spirito che Fini e Casini dovrebbero scegliere da che parte stare. Entro questa più larga coalizione (che potrebbe chiamarsi, semplicemente, “democrazia”) dovrebbe essere stipulata una alleanza di governo tra i partiti convergenti non solo in una scelta di sistema, ma anche su un programma per l’esecutivo; e sarebbero questi che dovrebbero indicare quello che la legge chiama “il capo della coalizione”. Si riprodurrebbe così, come nella fase nascente della nostra repubblica, una doppia e per larga parte coincidente investitura, una di tipo costituente, come quella che si realizzò nell’Assemblea costituente del 46-47, e una di tipo esecutivo, come quella che si concretò con la fiducia, accordata con diverse maggioranze, ai governi De Gasperi.

In tal modo la democrazia costituzionale verrebbe salvaguardata e rinvigorita, e potrebbe nel contempo essere ripresa una normale, efficiente e sobria attività di governo per gli interessi e i bisogni degli Italiani tutti, e il ripristino del loro ruolo nel mondo.

sabato 11 settembre 2010

La Terra Desolata

dal blog di Beppe Grillo del 11 settembre 2010

La Gelmini e le ballerine brasiliane a Bologna
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Cosa sei disposto a perdere? E cosa hai già perso? Qual è il limite a cui dovrai arrivare per poter cambiare, rischiare qualcosa? Ed esiste per te un limite? Cosa potrà, se lo potrà, cambiare la tua vita che gira a vuoto senza mai fermarsi? Gli schiavi migliori sono quelli inconsapevoli, che pensano di essere liberi di scegliere, che sopravvivono credendo di vivere. Forse tu sei uno di loro.
Ogni tanto un tratto di corda, un diritto in meno, un minor grado di consapevolezza, la luce che diventa più flebile. La fine dei sogni. Il significato (cos'è la tua vita senza un significato?) annullato dalle necessità quotidiane, dalla produzione del superfluo, dalle luci sfavillanti del nulla sociale. L'affanno del vivere, proprio dello schiavo, ha creato il pensiero dello schiavo, di chi lotta per un posto di lavoro, per pagare il mutuo, la macchina, la scuola per i figli e le tasse, le bollette per ogni aspetto del vivere, dall'acqua, all'energia, al riscaldamento, ai rifiuti, al loro smaltimento.
La vita è merce, chi paga può permettersela, ma anche i più fortunati comprano solo merce, non sogni. L'italiano ha smesso di sognare, di rischiare, di cercare un significato come persona e come comunità. I più consapevoli si sono spesso ritirati come gli stiliti antichi su una colonna e da lassù contemplano e compatiscono i loro simili. Molti hanno scelto la fuga verso Nuovi Mondi, alla ricerca di un significato e di una libertà sociale qui inimmaginabile, Barcellona, Melbourne, Londra, Parigi, Berlino sono la loro meta, mai nella Storia recente tanti giovani, quasi tutti laureati, hanno lasciato il nostro Paese. Altri gridano come una voce nel deserto, tollerati, ignorati, spesso sbeffeggiati. Sono minoranza da così tanto tempo che cominciano ad avere dei dubbi. Che siano loro a sbagliare, che il Sistema sia l'unico possibile e una vita da schiavi non sia così disprezzabile. Annullarsi ha i suoi vantaggi. Eviti di vedere la tua terra massacrata, la scomparsa di ogni valore, la perdita della democrazia, le mafie, la fine dell'orgoglio di essere italiano, le nuove povertà, l'assassinio continuo dei migliori come Vassallo e Ambrosoli (ucciso anche dopo morto). Tiri a campare per non tirare le cuoia come disse Andreotti, il simbolo vivente (e marcescente) insieme a mille altri della Terra Desolata che è oggi l'Italia. Cambiare si può, sognare si può,attraversare la Terra Desolata per arrivare al significato, al Graal si può, ma ognuno deve prendersi il suo rischio, grande o piccolo che sia. La gabbia è sempre rimasta aperta, ora bisogna provare a volare. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

P.s. - Sondaggio su Il Fatto Quotidiano: ci dicono che siamo un MoVimento di "Proteste e non proposte"...e allora votate e facciamogli vedere...

mercoledì 8 settembre 2010

Erezioni e elezioni

dal blog di Beppe Grillo, 8 settembre 2010

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"Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite. Purtroppo può essere vero e questo porta alla necessità di cambiare l'attuale legge elettorale. E' chiaro che, essendo nominati, se non si punta sulla scelta meritocratica, la donna spesso è costretta, per avere una determinata posizione in lista, anche a prostituirsi o comunque ad assecondare quelle che sono le volontà del padrone di turno". Non lo ho detto io, ma la deputata Angela Napoli, una delle firmatarie delle 19 querele presentate contro di me da deputate e senatrici attraverso lo Studio Legale Bongiorno e respinte dal Tribunale di Roma per aver pronunciato la frase: "Sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato o senatore, Hanno scelto 993 amici, avvocati e, scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti". Incredible Italy!"
"La finiana Angela Napoli: "Deputate prostitute". Bufera sulle parole della deputata di Fli: "Non escludo che senatrici o deputate siano state elette dopo essersi prostituite". Durissime le reazioni delle sue ex colleghe del Pdl. Poi interviene Fini: "Accuse non dimostrabili. Chieda scusa". Lei lo fa. Ma precisa: "Ce l'avevo con la legge elettorale". Enrico Visconti.

Angelo Vassallo

8 settembre 2010 - di Tonio Dell'Olio, da Mosaico di Pace

Adesso la priorità assoluta di ogni coscienza responsabile e avvertita è di non dimenticare. Perché le parole sembrano essersi consunte nelle celebrazioni e nei ricordi. Ma non bastano ai familiari e nemmeno a questa nostra democrazia che ha bisogno piuttosto di nutrirsi di gente onesta, capace di resistere alle lusinghe del denaro e del potere. Come Angelo Vassallo. I funerali non sono stati ancora celebrati e già la foto e i commenti sono stati retrocessi nelle pagine più interne dei quotidiani. Ma per noi diventa essenziale non dimenticare. Piuttosto passare il suo nome e la sua passione per la bellezza e per il bene della comunità come una consegna solenne ai più giovani. Senza retorica. Chi muore ucciso non ha retorica. Senza illusioni. Il cammino da compiere è ancora lungo. Senza usi strumentali. È patrimonio dell’umanità. Angelo Vassallo ci lascia una traccia da seguire e pro-seguire nell’interesse di tutti. Non di pochi. Non di uno solo. Perché è di tutti la bellezza e l’aria pulita. Gli alberi e il mare. Fatelo sapere.


Fondata sul lavoro

7 settembre 2010 - di Tonio Dell'Olio, da Mosaico di Pace

Da 194 giorni alcuni la-vo-ra-to-ri sono volontariamente reclusi in quello che è stato il peggiore dei penitenziari italiani. All’Asinara. L’hanno battezzata “L’isola dei cassintegrati”. È un gruppo di dipendenti della Vinyls, ex Enichem, industria chimica di Porto Torres. "C'è l'Italia dei famosi e quella di chi sta perdendo il posto di lavoro - dice uno di loro, Andrea Spanu - noi rappresentiamo quest'ultima e ci fa un po' rabbia che per avere visibilità ci siamo dovuti inventare una parodia della televisione e affidare la nostra iniziativa a Facebook". Vergogna tutta italiana. Questo paradosso si materializza nella nazione in cui sul valore del lavoro è fondata la carta costituzionale. Non sul benessere, sulla libertà, sulla giustizia come avviene per la Carta degli USA. Nemmeno sui diritti umani com’è quella francese o sulla dignità umana com’è in quella tedesca. Sul lavoro che è segno di quella dignità. Scrigno della realizzazione di ogni essere umano. Motore e garanzia di ogni diritto. Ci piacerebbe vedere riconosciuto il dramma di quelle famiglie dalle prime pagine dei giornali e dell’agenda politica. Così non è. Ed è sotto gli occhi di tutti. Ci tocca andare da Mirabello ad Arcore senza deviare per l’Asinara.

lunedì 6 settembre 2010

Lessico del populismo e della volgarità

da LibertàGiustizia del 5 luglio 2010

Gustavo Zagrebelsky

Apriamo ai navigatori la rubrica ideata dal professor Zagrebelsky. L’intenzione è quella di raccogliere parole, espressioni, modi di dire usati in maniera difforme, a volte persino contraria al loro significato. Vi proproniamo dunque un’analisi di quelle espressioni che una volta significavano una cosa, o niente, ma che nell’attuale temperie politica vengono usate con tutt’altra connotazione. La raccolta darà come risultato il Dizionario del populismo.

Ecco, di seguito, le voci raccolte fin qui. Affidate ai commenti a questo articolo le vostre proposte. Oppure mandatele alla mail redazione@libertaegiustizia.it

Mettere (non mettere) le mani nelle tasche degli italiani di Gustavo Zagrebelsky

Condividere la memoria storica, di Sandra Bonsanti

Essere radicati nel territorio di Giuseppe Volpe

Esporre alla gogna mediatica di Giuseppe Volpe

Scendere in campo di Maria Grimaldi

La magistratura vuole sovvertire il voto di Elisabetta Rubini

Il presidente del Consiglio non ha poteri di Filippo di Robilant

Gli italiani non sono così cretini da non capire... di Valentino Casali

Vogliono sovvertire il voto degli italiani di Andrea Spanu

Siamo contrastati dai poteri forti di Andrea Spanu

Ghe pensi mì, lunedì di Citizen Journalist

Parlare il linguaggio della gente di Franco Bertini

Si è dimesso per senso di responsabilità di Filippo di Robilant

Non fare una macelleria sociale di Fernando Fratta

Teatrino della politica – basta con il di Santi Di Bella


Mai più alle urne con questa legge

da LibertàGiustizia - 21 giugno 2010

Qui per firmare l'appello

La presidenza di Libertà e Giustizia lancia un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento affinché si impegnino a restituire al cittadino il potere previsto dalla Costituzione di eleggere propri rappresentanti alla Camera e al Senato. E’ infatti unanimemente riconosciuto che con l’attuale legge elettorale detta “porcellum” questo potere è stato totalmente sottratto all’elettore e depositato nelle mani di pochi capi partito.
L’attuale Parlamento è dunque composto da parlamentari “nominati” e non eletti: è questo il più grave vulnus alla Repubblica parlamentare disegnata nella nostra Carta costituzionale.
LeG chiede che se non fosse possibile trovare un accordo in tempi rapidi su una legge elettorale realmente rispettosa delle scelte del popolo, i partiti si impegnassero almeno a ripristinare la legge elettorale in vigore fino al 2005, nota come “Mattarellum”, basato su un sistema misto, maggioritario e proporzionale.
Una democrazia non può vivere in un regime in cui deputati e senatori “nominati” sono sostanzialmente sotto perenne “ricatto” dei pochi capi partito cui è attribuito il potere di nomina. Il presidente onorario di LeG, Gustavo Zagrebelsky e tutto l’ufficio di presidenza dell’associazione si impegnano a promuovere al più presto una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare composta di soli due articoli: il primo che dichiara abrogata l’attuale legge elettorale, il secondo che stabilisce il ritorno alla legge precedentemente in vigore.
Nel frattempo vi chiediamo di firmare quest’appello e di aiutarci a diffonderlo .

Se cade l'Imperatore Televisivo: intervista a Sergio Rizzo

da Enzo di Frenna Blog del 5 settembre 2010



NUOVO VIDEO - Così ieri il "traditore" Gianfranco Fini, a Mirabello, ha detto chiaramente a Berlusconi che "governare non è comandare" e che "in democrazia non esistono sudditi, ma cittadini". Dunque esisteva un imperatore: non aveva eserciti di soldati, ma battaglioni di schermi e giornalisti ben pagati. Quest'uomo si chiama Silvio Berlusconi e il suo impero televisivo è ormai al tramonto. Ci siamo. Da settembre il Pdl non esiste più e Fini lo ha detto chiaramente. Inizia la guerra senza esclusione di colpi e sarà molto più aspra di quella combattuta negli ultimi mesi.

Cari navigatori: il Potere ha una psicologia. E' prevedibile. Se questo potere è fondato sul comando, la sopraffazione, le manganellate mediatiche, si può tranquillamente immaginare il finale. Come tutti gli "imperatori" che hanno osato dominare il mondo, arriva il momento del tradimento, della lotta spietata per l'assalto alla poltrona, la fine tragica.

L'intervista che ho realizzato a Sergio Rizzo, giornalista del Corriere della Sera, co-autore del best seller "La Casta", è uan sorta di profezia. Luglio 2009: attico del Corriere a Roma. Si parla della possibile caduta dell'impero televisivo e del ruolo di Fini. Un anno dopo: luglio 2010. Inizia la guerra nel Pdl e Fini viene "cacciato" e accusato di "tradimento". Quando studiate psicologia e comunicazione, vi rendete conto la mente umana è come un computer: programmata e prevedibile. Anche il Potere - in mano a uomini che pensano con abilità - quindi lo è.

Sergio lo conosco dal 1992, quando scrivevamo per lo stesso giornale: il settimanale economico Il Mondo. E' una mente raffinata. Un giornalista davvero in gamba, da cui ho imparato la passione per la notizia e la metodicità nel cercare cifre e dati. Nell'intervista che ho realizzato, la frase che mi ha colpito di più è stata: «Siamo stati fiaccati da 15 anni in cui hanno distrutto la scuola, ci hanno imbambolato con la televisione e con modelli e valori che hanno fiaccato...»

Il resto ascoltatelo direttamente da lui.


Per non dimenticare: la reazione di Schifani ai fischi per Prodi

di WilNonleggerlo, da Agoravox del 5 settembre 2010

Per non dimenticare: la reazione di Schifani ai fischi per Prodi




Motorshow, dieci dicembre duemilaesei. Il Premier Romano Prodi viene pesantemente contestato dal pubblico bolognese, tra fischi e urla: "Scemo!", "Buffone!", "Diventiamo come gli albanesi!", "Mortadella!", "Silvio! Silvio!", "Viva il Duce!", eccetera eccetera.

La reazione dell’opposizione è compatta. Bonaiuti si chiede: "Ma perché Prodi si arrabbia tanto? ... che Prodi si scandalizzi ancora dopo i fischi di Mirafiori e dopo le sfilate in piazza di tutte le categorie, è sconcertante". Ironizza Gasparri: "L’organizzatore della contestazione è proprio di Romano Prodi". Calderoli ci va giù ancora più duro: "I contestatori non erano venti, erano qualche migliaio. Prodi non faccia l’ errore di Ceausescu, Lenin, Pinochet e Mao che zittivano e passavano per frange i tanti ostili al loro regime". Il Giornale nel frattempo minimizza, "E’ lui che insulta l’Italia", mentre Mario Giordano affonda il coltello nella piaga, "Caro Prodi, la gente non ne può più di te". E Berlusconi, eh? Che dice Berlusconi? "Prodi è arrivato a dire che quei fischi erano organizzati. Ha ragione, erano organizzati da lui. Prodi quei fischi se li è voluti, con quello che fa s’è messo la maggioranza degli italiani contro il suo governo".

Ecco, come sapete ieri il Presidente Renato Schifani è stato contestato alla festa del Partito Democratico, a Torino. Di solidarietà ne ha ricevuta molta, e dalla maggior parte delle forze politiche sono arrivati messagi di dura condanna nei confronti degli "squadristi rossi" che stavano in piazza. "Siete un esempio di antidemocraticità", ha sbottato lo stesso Presidente del Senato. Io con questo post non voglio entrare nel merito della vicenda, voglio solamente mostrarvi cosa diceva Renato Schifani (o forse un suo omonimo) quando era il Premier Romano Prodi ad essere subissato da fischi ed insulti.
Troppo semplicistico affermare che chi ha contestato Prodi a Bologna è solo un gruppo di propagandisti. Il professore chiude gli occhi di fronte ad una realtà che non gli piace e che ha colpevolmente determinato. I fischi al Motor Show sono l’ennesimo segnale della protesta diffusa in tutto il Paese, il Premier vada in strada tra la gente comune!
Per dire.


domenica 5 settembre 2010

Il comune sciolto per la raccolta diffenziata virtuosa: il sindaco destituito da un decreto del ministero dell'Interno.

di Nello Trocchia, da Il Fatto Quotidiano del 5 settembre 2010

Il sindaco del comune casertano è stato destituito da un decreto del ministero dell'Interno. Il motivo? Si oppone alla provincializzazione della gestione dei rifiuti

E’ successo a Camigliano, provincia di Caserta quando lo scorso 3 agosto il primo cittadino, Vincenzo Cenname, è stato destituito da un decreto del ministero dell’Interno. La scure di Bobo Maroni questa volta non è andata a colpire un comune colluso con la mafia, ma un’amministrazione che ha fatto della raccolta differenziata la sua missione, arrivando a riciclare quasi il 70% della spazzatura.
L’unica colpa quella di essersi opposto alla provincializzazione della gestione dei rifiuti che, visto il curriculum del consorzio Napoli-Caserta da cui la nuova società nasce, significa clientela, sprechi e tasse per i cittadini.
La legge 26 (quella che sanciva la fine dell’emergenza immondizia in Campania), impone ai comuni di farsi da parte e di lasciare la gestione dei rifiuti, compresa la riscossione delle tasse, al nuovo ente provinciale.
Ma l’ormai ex sindaco non vuole cedere: “ Mi sono sempre opposto alla gestione del consorzio e ora lo faccio con la società provinciale. Preferisco usare uomini e mezzi del comune, imposte all’ente locale in cambio di un servizio efficiente”. Ma Maroni non ci sente e in piena estate fa firmare il decreto di scioglimento al presidente della Repubblica. Peccato perché la raccolta differenziata di Camigliano e delle sue 17 provincie è così avanzata da fare invidia ai paesi dell’Alto Adige. Raccolta degli oli esausti, distribuzione di pannolini lavabili alle neo mamme e i bambini che portano la plastica a scuola vengono premiati con ecoeuro per comprare materiale didattico. Questi sono solo alcuni esempi e i numeri danno ragione all’ormai ex primo cittadino: costi contenuti, bilancio in ordine. “ Se i comuni – continua Cenname – escono dalla gestione, la nuova società provinciale con l’ingresso dei privati, ereditando i disastri finanziari del consorzio, avrà un solo modo per ripianare i buchi: aumentare la tariffa. Una logica che rigetto, tra l’altro sulla legge 26 c’è una proposta di modifica, avanzata dalla provincia di Caserta, guidata dal centro-destra”. La nuova società provinciale eredita la gestione allegra del consorzio unico Napoli-Caserta, guidato fino all’aprile scorso dal plurindagato Antonio Scialdone, e ancor prima l’esperienza dei consorzi di bacino, tra cui il famigerato Ce4, retto da Giuseppe Valente, l’uomo di Cosentino, già condannato due volte.
La rimozione di Cenname è avvenuta in soli 7 giorni. Ingegnere ambientale, under 40, preparato e competente. Troppo per la provincia casertana dove si contano 28 comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Ma l’ex sindaco promette battaglia: “ Valuteremo i prossimi passi. Nei giorni scorsi c’erano i ragazzi di Libera, venivano da Padova, non sono riuscito a spiegare perché mi hanno cacciato, sono rimasti allibiti”. Poco distante da Camigliano, le notizie raccontano di nuovi scioperi dei lavoratori degli ex consorzi, rifiuti in strada e raccolta a rilento. Mentre l’emergenza torna protagonista, il governo manda a casa i sindaci modello.

Di Nello Trocchia




Tomizawa, morire nell’indifferenza

Fonte: Motori Blog di Vincenzo Borgomeo su Repubblica.it del 5 settembre 2010:

borgomeo

Ma che sport è quello che davanti a un incidente gravissimo non ferma la corsa per soccorrere al meglio chi lotta per la vita? Ma che sport è quello dove nemmeno la notizia della morte di un pilota regala un minuto di silenzio a chi sta correndo?

Il dubbio rimane perché la morte di Tomizawa in Moto2, investito da due piloti, è avvenuta nella più totale indifferenza. Prima con i soccorsi che sono dovuti intevenire mentre la gara andava avanti, poi con la MotoGp che è andata avanti come se nulla fosse dopo l’arrivo della notizia della morte di un pilota

Impennate di gioia per la vittoria di Pedrosa (chissene frega), giubilo dei meccanici e piloti che salutano il pubblico dopo la bandiera a scacchi. Una vergogna perché pur non fermando la gara gli organizzatori potevano segnalare ai piloti (di segnalazioni ne fanno a decine) del grave lutto ed evitare così almeno i festeggiamenti.


La reazione degli onesti

dal sito di Antonio Di Pietro - 5 settembre 2010

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Rispetto ai fischi riservati al presidente del Senato Schifani, ospite ieri alla festa del Pd a Torino, pubblico una mia intervista rilasciata al quotidiano "La Repubblica"

Antonio Di Pietro: "Contestatori? Ma questi sono difensori della legalità, resistenti, altro che contestatori".

La Repubblica: Antonio Di Pietro, lei non condanna i fischi a Schifani?
Antonio Di Pietro: "Siamo alla fiera dell'ipocrisia, del perbenismo e dell'inciucio".

La Repubblica: Dentro il Parlamento è l'unico che difende la contestazione al presidente del Senato.
Antonio Di Pietro: "E questo è deprimente. La cosa peggiore è prendere atto che abbiamo a che fare con una classe politica lontana dal popolo che se la prende con chi interpreta la voce del popolo".

La Repubblica: E anche con chi zittisce alcune voci, come hanno provato a fare a Torino con Schifani.
Antonio Di Pietro: "Ma quando un cittadino si può ribellare? In uno Stato di diritto ci dev'essere un luogo per far sentire la propria voce. E dove se non in un comizio pubblico? Solo nei regimi è vietato contestare. Solo Gheddafi, quando è venuto ha preteso incontri blindati".

La Repubblica: Libero fischio in libero Stato, dunque?
Antonio Di Pietro: "Sembra che in questo Paese non stia succedendo niente. Facciamo finta che non ci sia una cricca piduista e fascista che ha occupato le istituzioni, approvando leggi liberticide e ad personam che violano la Costituzione. Però tutto questo non si può dire e si vuole togliere al cittadino il diritto di ribellarsi quotidianamente".

La Repubblica: Napolitano parla di "intimidatorie gazzarre" e di "allarmante degenerazione".
Antonio Di Pietro: "Il presidente della Repubblica, messo nei suoi panni ha il dovere, oltre che il diritto, di difendere il ruolo della seconda carica dello Stato. C'è una nobile preoccupazione dietro le sue parole. Ma non è una buona ragione per zittire il popolo".

La Repubblica: Qualche giorno fa lei ha chiesto di "zittire dell'Utri in tutte le piazze".
Antonio Di Pietro: "E lo rivendico. Rivendico la contestazione e l'esasperazione dei cittadini a Como e a Torino. E poi, io a Torino, dal Pd, ci sono stato. Qualche giorno fa, a dibattere con Franco Marini. C'erano migliaia di persone. È stato un tripudio di consensi per me. E per Marini molti fischi".

La Repubblica: Le hanno detto che si era portato la claque.
Antonio Di Pietro: "Ma quale claque: eravamo 10 gatti. C'è un popolo reale che vota e che non ne può più di questa opposizione con la cravatta al collo e la camicia bianca".

La Repubblica: Lei con questa opposizione dovrebbe allearsi, o no?
Antonio Di Pietro: "Io sto cercando di denunciare la truffa mediatica di un Berlusconi che non ha più il carisma di anni fa. A me l'Alleanza democratica proposta da Bersani sta bene: l'obiettivo è cacciare Berlusconi. Ora, però, c'è da fare il contenuto. E il Pd deve decidersi: o sta di qua o sta di là, con i Fini e i Casini. In tal caso, l'Idv resterà un punto di riferimento per la difesa di certi valori".

La Repubblica: Ma non aveva detto che era pronto ad allearsi anche col diavolo pur di mandar via Berlusconi?
Antonio Di Pietro: "L'obiettivo è quello di un governo che duri il battito d'ali di una farfalla. Per una maggioranza simile bisogna avvicinarsi anche a quei finiani che hanno rotto e hanno segnalato il problema della legalità. Poi, una volta sfiduciato Berlusconi ognuno per la sua strada".

La Repubblica: Questo clima favorisce accordi e dialogo?
Antonio Di Pietro: "C'è un popolo che reagisce. Questo clima mi ricorda gli albori di Mani pulite: ci sono migliaia di persone che si sono rotte di sentirsi prese in giro, umiliate e offese. Quelli che se ne lamentano, anni fa vedevano come una liberazione la gente che scende in piazza".

La Repubblica: Fassino li ha definiti squadristi
Antonio Di Pietro: "Parlava al suo popolo, al popolo del Pd. E se l'ha definito così, vuol dire che questi dirigenti non riconoscono più neanche i propri elettori".