Articolo pubblicato in Brasile su Diàrio de Marília
16 luglio 2010
Pochi leader di paesi democratici si impegnano tanto nella lotta ai mezzi di comunicazione che li criticano come Silvio Berlusconi in Italia e Nicolas Sarkozy in Francia. I due interferiscono pesantemente per evitare che i giornali o le emittenti radiotelevisive (con internet è più difficile) si oppongano a quello che loro fanno governando il paese, oppure che facciano inchieste su attività sospette delle autorità.
Il caso di Berlusconi fa spavento. Proprietario di giornali e riviste, padrone delle reti televisive private di maggior ascolto, nel suo ruolo di primo ministro raccomanda amici suoi alla testa dei tre canali statali della Rai. Tutte insieme le reti controllate da Berlusconi raggiungono il 90% dello share nazionale.
Sarkozy non possiede nessun mezzo di comunicazione, un privilegio riservato ai suoi amici, come Serge Dassault e Arnaud Lagardère, ricchi produttori di armi che controllano due terzi dei giornali e delle riviste francesi.
In questi giorni un giornalista francese sta subendo un processo, che potrebbe valergli il carcere, per aver diffuso un video che mostra il presidente reagire con irritazione contro un tecnico di studio che non l’aveva salutato.
Quindi non sorprende l’irritazione del presidente francese contro un influente giornale che lo critica ma che egli non controlla: Le Monde. Messi a confronto con quelli della coppia Sarkozy-Berlusconi i presunti tentativi di Lula di controllare gli abusi della stampa brasiliana tramite un consiglio di specialisti – progetto già abbandonato – sembrano scherzi da bambini.
La grande e conservatrice stampa brasiliana ha protestato veementemente contro quello che definisce un attentato alla libertà di stampa, che è una pratica di autoregolamentazione già adottata per esempio nel Regno Unito, dove esiste una Commissione per i Ricorsi contro la Stampa.
I membri che la compongono, in maggioranza giornalisti, analizzano i ricorsi del pubblico e quando danno ragione al ricorrente obbligano il trasgressore alla smentita. Più o meno come già esiste in Brasile nel mercato pubblicitario, dove il Conar, formato in maggioranza da pubblicitari, esamina i ricorsi per pubblicità ingannevole, e se riscontra la validità del ricorso impone la sospensione dell’annuncio.
Noi giornalisti siamo allergici ai controlli esterni sul nostro lavoro, ma non possiamo ignorare che gli abusi costanti del nostro “diritto di informare”, insieme all’inefficienza e alla lentezza della Giustizia comune nell’esaminare i ricorsi, rafforzano l’argomento secondo cui per lo meno un sistema di autoregolamentazione, diverso dalla censura governativa, potrebbe portare benefici. Il meccanismo puo’ essere distorto, ovviamente, ma difficilmente raggiungerà livelli tanto antidemocratici come quelli messi in atto dalla coppia Berlusconi-Sarkozy.
[Articolo originale "Sarkozy e Berlusconi contra a imprensa" di Silio Boccanera]
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