Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

venerdì 2 luglio 2010

Quando vincono i peggiori - di Antonio Padellaro

di Antonio Padellaro, da Il Fatto Quotidiano del 2 luglio 2010

Non è affatto un caso che nel giorno della manifestazione di Piazza Navona contro la legge bavaglio, la banda Berlusconi abbia raddoppiato lo scempio del cosiddetto Lodo Alfano: uno scudo totale, oltre che per il capo dello Stato, per il premier e i suoi ministri con la sospensione dei processi iniziati prima di assumere l’incarico. Un’assoluta vergogna a cui, ne siamo certi, al momento opportuno Napolitano saprà sottrarsi. Né deve destare meraviglia l’esultanza con la quale il Pdl ha accolto la condanna in appello per reati di mafia a “soli” sette anni di Marcello Dell’Utri. E neppure può sorprendere l’insistenza del suddetto senatore, fresco di sentenza, nel definire “eroe” il boss Mangano. Questa, lo sappiamo bene, è gente pericolosa che esercita il potere come una gang organizzata. Ma di una cosa bisogna dargli atto: che non si nascondono . Non dimentichiamo mai che l’Italia, nazione allegra, piacevole, culla di civiltà, di poeti, scienziati, navigatori eccetera, ha inventato il fascismo. E che lo ha esportato con successo in Europa. Quasi un secolo dopo, il nostro vivace Paese sta sperimentando una forma avanzata di gangsterismo politico. Non si spiegherebbe altrimenti la sfrontata protervia con cui gli uomini del capo si comportano inneggiando a Cosa Nostra. Del resto, ormai, le leggi sono loro. Ne hanno quante ne vogliono e di tutti i tipi. E poiché nessuno più potrà mandarli in galera per nessun motivo, stravaccati nei loro palazzi ricolmi di escort e di coca, forse anche un po’ annoiati, devono essersi detti: perché dietro le sbarre non ci mandiamo gli altri? Nasce così la legge sulle intercettazioni beffardamente spacciata come difesa della privacy. Essa invece rappresenta un paradossale sovvertimento del diritto che con un doppio salto mortale passa, dalle mani degli onesti a quelle dei disonesti. Pensate al godimento di chi ha passato la vita a scappare da giudici e carabinieri, poter minacciare i giudici e i carabinieri. E che soddisfazione mandare dietro le sbarre i giornalisti rompicoglioni e a gambe all’aria gli editori disobbedienti. È sopportabile tutto ciò?

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