Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

martedì 13 luglio 2010

La Ong israeliana Gisha pubblica un gioco on-line x svelare le difficoltà dei palestinesi della Striscia di Gaza che vogliono arrivare in Cisgiordania

Percorso a ostacoli

di Antonio Marafioti, da PeaceReporter

In teoria la Striscia di Gaza e la Cisgiordania costituiscono una "unità territoriale unica". Uno stato palestinese dove il popolo palestinese gode di tutte le libertà che dovrebbero essere garantite in una nazione indipendente. In teoria. In pratica non è mai stato totalmente così. Le buone intenzioni degli accordi di Oslo del 1993, che sancivano il diritto all'autogoverno del popolo palestinese, morirono con il premier israeliano Yitzhak Rabin il 4 novembre del 1995. Da allora la Palestina non si avvicinò mai più all'unità. Per spiegare come si declina questa divisione nella vita di tutti i giorni fra gli abitanti di Gaza, l'organizzazione no-profit israeliana Gisha, fondata nel 2005 per proteggere la libertà di movimento dei palestinesi, ha inventato un gioco on-line alla portata di tutti su www.spg.org.il

Safe Passage. Passaggio Sicuro. Si chiama così l'applicazione che permette a chiunque lo voglia di verificare le difficoltà che si presentano quotidianamente a un palestinese di Gaza che decide di raggiungere la Cisgiordania: l'altra parte del suo Paese. Gilad Baker, uno degli animatori, ha riassunto l'anima del progetto: "Abbiamo affrontato una sfida: rendere accessibili i documenti militari al pubblico - si legge in un comunicato stampa -. La nostra soluzione era quella di integrarli nelle storie personali di gente nella Striscia di Gaza e Cisgiordania, per aiutare le persone a capire la politica". Safe Passage è, infatti, un gioco di ruolo in cui l'utente può vestire i panni di tre diversi personaggi: un produttore e distributore di gelato che vive a Jabalia (Striscia di Gaza) il quale, a causa del blocco israeliano sulle merci, è impossibilitato a consegnare il suo prodotto ai consumatori della Cisgiordania; una giovane studentessa di Gaza City, ammessa al corso di matematica dell'Università di Birzeit, che non riesce proprio a far accettare la sua richiesta di spostamento; infine un padre di famiglia, con un figlio di 7 anni, che viene rimandato a Gaza a dieci anni di distanza dal suo trasferimento a Qalqilia (Cisgiordania) e che non riuscirà a raggiungere la sua famiglia per essere sprovvisto della residenza nell'altra regione del suo Paese.

Soluzioni. Per tutti loro, corrispondenti a personaggi reali dei quali il sito raccoglie storie e fotografie, il passaggio di quella frontiera non sarà facile. Noga Mohammed al-Tilbani, il venditore di gelati, proverà nel gioco a raggiungere la "West Bank" attraverso Israele dopo aver superato la dogana di Hamas grazie a un permesso. Impossibile. Tenterà, una seconda volta, passando dall'Egitto e, in seguito, dalla Giordania. Ma anche qui, per le missioni non di natura umanitaria, il governo di Tel Aviv ha bloccato ogni accesso. Per la studentessa modello le porte di una delle Università del suo Paese rimarranno chiuse nonostante le richieste scritte per il permesso di viaggio in Cisgiordania. "Nessuno può entrare o uscire dall'area senza un permesso mio o di qualcuno autorizzato, in forma scritta, da me" sancisce unilateralmente il comandante delle Forze di Difesa Israeliane a Gaza. Meglio non andrà per l'istanza all'Ufficio di Coordinamento del Distretto di Gaza che "non permetterà il passaggio in Giudea e Samaria per la mancanza di criteri". E se proverà ad adire l'Alta Corte di Giustiza d'Israele la giovane studentessa sarà costretta a dimostrare la sua innocenza visto e considerato che i magistrati di Tel Aviv presumono che le Università di quell'area siano "serre per l'allevamento di terroristi". Infine la famiglia disunita in virtù del fatto che il padre ha la residenza a Gaza e quindi, secondo Israele, non ha il diritto di stare in Cisgiordania con moglie e figli. L'unica possibilità di passare da un territorio all'altro, la cui unità politica Tel Aviv continua a ignorare, è la motivazione "umanitaria". E anche qui la storia si complica perché "i legami familiari - riporta l'articolo 3 della procedura dell'Ufficio del coordinatore delle attività di governo nei Territori- non vengono considerate ragioni umanitarie che giustificano la riunificazione delle famiglie". Così vale anche - art. 10 dello stesso documento - per un orfano a cui l'unico genitore è rimasto in Cisgiordania. A lui sarà permesso di raggiungere il padre o la madre solo "se non ci sono altri membri della famiglia a Gaza che si possano prendere cura di lui o di lei". E ancora un anziano o un ammalato. Al primo sarà vietato il trasferimento nell'altra parte del suo paese anche in caso non sia autosufficiente se il parente che deciderà di prendersi cura di lui nella West Bank "non è di primo grado" (art. 10) e, per Israele, un nipote non è un parente di primo grado. L'ammalato potrà oltrepassare la linea rossa e restare in Cisgiordania "solo per la durata del trattamento" (artt. 10 e 14). Questi per Israele non costituiscono casi umaniatari.

Diritti. Alla fine di ogni gioco, alla fine di ogni storia, i responsabili di Gisha non dimenticano di inserire documenti sui diritti, infranti sistematicamente, dei personaggi. Dichiarazioni, più o meno solenni, dove si sanciscono il diritto al lavoro, a godere di adeguati standard di vita, all'educazione, all'esame di una richiesta, alla vita famigliare, alla libertà di movimento, a scegliere la propria residenza e, infine, i vari diritti dei bambini. Parallelamente si ribadiscono i doveri di uno Stato, in questo caso uno Stato terzo come Israele, a non infliggere punizioni collettive e ad assicurare una vita normale nei territori occupati.
Come consuetudine buon divertimento a chi gioca e buona fortuna a chi vive, o sopravvive, a Gaza.

(24 giugno 2010)

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