Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

lunedì 28 giugno 2010

Sono italiano. E (non) me ne frego


27 giugno 2010

C’è un diritto in Italia che troppo spesso viene dimenticato e delegato ad altri: il diritto di critica. Colpa della frenetica società in cui viviamo, dell’inedia in cui la gran parte dei cittadini sono caduti, dei programmi prepensati che blaterano dalle televisioni: ormai il ragionamento viaggia sull’onda degli slogan, del concetto immediato, semplice e secco.

Mi spiego meglio: nel leggere i giornali o le notizie su internet, ci si ferma al titolo e alle voci, la polemica politica o la discussione dei provvedimenti è un qualcosa che riguarda sempre gli altri o comunque non il singolo perché ci sarà sempre qualcun’altro che ci penserà per lui. E invece quel qualcuno si sta sempre più perdendo. Si sta rarefacendo. E le persone – cazzate a parte – si scoprono senza argomenti.

Tra tutte queste possibili cause, però, una è la più penosa per quel riguarda la vita civile a cui tutti siamo chiamati: la pigrizia civica. Si tratta di una svogliatezza interiore, molto simile all’abitudine più grigia e bieca, per cui ormai non ci si “spreca” più ad informarsi, ad andare oltre la semplice apparenza. E se in Italia qualcuno ruba, la questione viene liquidata con un easy “tanto lo fanno tutti”. E se il politico di turno teme di essere sputtanato perché va a prostitute o rubacchia insieme ai colleghi, sono sempre i soliti “pochi” a lamentarsi per un disegno di legge “bavaglio” che si tenta di far passare in Parlamento: poche centinaia di migliaia di persone su quasi 60 milioni di italiani. Gli altri dove sono finiti? Sono capaci di scendere in piazza solo quando vince la nazionale, forse.

Per criticare, dunque, è necessario informarsi, scavare, fare le pulci ai fatti. Insomma, bisogna sceglierlo, tocca impegnarsi. Ed oggi la pigrizia dell’animo sta corrodendo tutto e tutti. La politica se ne è resa perfettamente conto e banchetta.

La miglior definizione di cosa sia mettere a frutto il diritto di critica, forse, l’ha data alcuni anni fa Italo Calvino, nelle ultime righe delle Città invisibili:

«L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

Una definizione che sta alla base della coscienza civile del singolo. Che chiama in causa il suo impegno e il suo rapporto con la realtà. L’alternativa è la mentalità da cortiletto, quella relegata nell’intorno matematico del proprio ombelico: tanto è vasto il range di attenzione di chi sceglie la prima delle due ipotesi proposte da Calvino. Invece di cercare, di scavare, di fare le pulci e capire cosa c’è al di là, si scelgono gli slogan, i numeri preconfezionati e le idee prepensate, urlate dai palchi di una politica che ammaestra le folle come animali da circo, consapevole che la tigre non morde più, il leone non ringhia ma fa le fusa ed è contento del frustino, della carezza imbonitrice. Questo è l’effetto che un certo modo di fare politica – semplificatorio – sta producendo sugli italiani: tutto si riduce a bianco o nero, le sfumature muoiono e la gente si abitua a non cercare, a non approfondire. Ci si affida agli slogan. Tanto a destra quanto a sinistra.

Provate a spiegare, ad esempio, a quanti ormai hanno il chiodo fisso della Chiesapedofila che esistono i sacerdoti che in terra di Camorra si sono opposti alla criminalità organizzata e continuano a farlo, che ci sono preti e missionari che in Africa “si fanno il mazzo” o che qui in Italia la Caritas si prende cura di quelli che molti preferiscono ignorare. Eppure la SEMPLIFICAZIONE rende la Chiesa tutta pedofila, il papa un diavolo, ecceteraeccetera. E questo modo di ragionare si riflette in ogni ambito. La SEMPLIFICAZIONE, la PIGRIZIA, l’altruismo da cortile, in una parola: il MENEFREGHISMO. Ecco il vero virus che sta logorando l’Italia, insieme con il Diritto di Critica. Consenzienti i cittadini.

1 commento:

Mario Circello ha detto...

Egregio signor Torsello,
la lettura di questo suo post, lascia in bocca l'amaro, della triste realtà, da lei così ben descritta.

Sono cittadino italiano (di origine siciliana), e vivo in Svizzera, nel canton Ticino.

Questo per dirle, che la situazione qui, non è per niente diversa da quella da lei descritta, anzi, per certi versi è persino peggiore.

Questo, unitamente a testimonianze ricevute da amici che vivono in altre nazioni, non fa che aumentare in me la certezza, che ormai è così più o meno dovunque.

In fondo, tutte le televisioni nazionali, fanno uso di "format", che poi vengono trasmessi in tutti gli stati (tutti hanno un reality, un programma populista della domenica... Il quiz all'ora di cena, sospetto che lo abbiano pure su marte!), e considerata l'importanza del mezzo televisivo, nel condizionare le menti, nel dettare mode, usi e costumi, non c'è molto da meravigliarsi se è così un po' dappertutto.

Quindi non è tanto il paese in cui si vive, a fare la differenza, ma la scelta dell'individuo, di basare la propria vita, sulla seconda ipotesi proposta da Calvino.

Intorno, non vedo molti uomini e donne, vedo solo tanti "bambini viziati", cresciuti sì, ma solo fisicamente.

La globalizzazzione, attuata da una classe dirigente seria ed onesta, sarebbe stata un passo avanti nell'umanizzazione del mondo, ma data l'attuale classe dirigente, si è dimostrata un passo indietro.

A volte, mi pare proprio di vivere nel medioevo.

Cordiali e civili saluti.

P.S. Ho fatto un banner(la foto delle tre scimmie, con il link che porta a questo suo post), che ho messo nel mio blog; spero non le dispiaccia, in caso contrario me lo faccia sapere.