Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

sabato 26 giugno 2010

Perché giustifichiamo la corruzione?



BLOG di Maria Bonafede, da Il Fatto Quotidiano.it

25 giugno 2010

I giornali di oggi ci ricordano che secondo i dati della Corte dei conti, la corruzione costa complessivamente al paese 60 miliardi di euro l’anno ovvero mille euro a testa, lattanti compresi.

L’informazione passa veloce e si passa a discutere di altro: se la Padania esista davvero o se non sia solo una fantasia geografica, se Lippi abbia sbagliato la formazione nelle prime partite del mondiale sudafricano, se le Camere debbano fare gli straordinari per votare – oltre che la manovra finanziaria – anche le nuove norme in materia di intercettazioni. Insomma la questione della corruzione sembra essere una tra le altre e non necessariamente la più rilevante sotto il profilo politico e morale, vera “questione nazionale” dalla quale dipende la qualità e la solidità del nostro sistema politico.

La penso diversamente: in Italia la corruzione non è un incidente di percorso ma un “sistema” che attraversa partiti, associazioni, organismi religiosi ed arriva ai singoli individui. Il “sistema” è forte perché genera una cultura che lo legittima e che manda assolti corrotti e corruttori semplicemente perché è normale “arrangiarsi” e “oliare” meccanismi farraginosi e lenti. E così diventa normale corrompere per agevolare una pratica, costruire una mansarda, guadagnare un favore. E ovviamente diventa normale farsi corrompere perché “una mano lava l’altra” e “dove c’è domanda c’è sempre offerta”. Nasce così una catena della corruzione che stringe e soffoca la democrazia, dai livelli più alti a quelli più bassi.

In Italia questa catena è più forte e invadente che in altri paesi: perché? A parere mio perché ciò che in altri paesi è la cultura della responsabilità in Italia diventa cultura della giustificazione. Nessuno è mai responsabile di niente (“non ho colpa, sono stato costretto…”) e tutti sono sempre pronti a invocare una giustificazione. Certa politica giustifica l’evasione perché troppo alta è l’imposizione fiscale; la famiglia giustifica il pargoletto indisciplinato perché troppo stressato, la Chiesa cattolica giustifica il peccatore perché è madre amorevole. Altre culture ed altre tradizioni religiose, quelle che più che alla Chiesa guardano a Dio, hanno una più alta cultura della responsabilità: proprio perché figli di un Dio d’amore portiamo la responsabilità del dono che ci viene fatto. E ne rispondiamo di fronte a lui e di fronte agli altri uomini e alle altre donne. Essere responsabili significa saper pagare, dover risarcire, sapersi tenere alla larga da cricche e comitati d’affari, saper rinunciare a gratifiche e guadagni illeciti. Altra cultura, diversa da quella prevalente tra noi italiani, popolo di giustificati e di giustificanti.

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