Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

.

Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

lunedì 30 novembre 2009

No Berlusconi Day: manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi e anche se non sarai a Roma...

Su gentile segnalazione di Ribes pubblico questo appello

5 dicembre: una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi

Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali
(cit. appello del Comitato "No Berlusconi Day")
Leggi tutto il testo dell'appello

E se non sarai a Roma...

Tutti coloro che per diverse ragioni non potranno presenziare alla manifestazione del 5 dicembre che si terrà a Roma, sono invitati ad indossare un nastro di colore viola o ad esporre un drappo, un telo, una bandiera di colore viola fuori dalle loro finestre e dai loro balconi.

Sarà un modo simbolico per dimostrare partecipazione ideologica all'evento e per unire in un unico coro che attraverserà l'Italia le voci dei cittadini.

Tutti insieme diranno "BASTA!" al governo Berlusconi!

Grazie.


Per ulteriori info:
http://www.noberlusconiday.org/
http://noberlusconiday.wordpress.com/la-manifestazione/
http://www.facebook.com/home.php?#/no.berlusconi.day?v=wall

e-mail: noberlusconiday@hotmail.com

LA LETTERA. "Figlio mio lascia questo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio".

Il direttore generale della Luiss: "avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito. Figlio mio, lascia questo paese"

di PIER LUIGI CELLI, da Repubblica.it

"Figlio mio, lascia questo Paese"

L'università La Sapienza di Roma

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)

Classifica corruzione 2009 nel mondo di Transparency International

E' incredibile, in soli tre anni il nostro paese è riuscito a "guadagnare" ben ventidue posti nella classifica mondiale per la corruzione nel settore pubblico: nel 2007 eravamo al 41° posto, poi nel 2008 siamo scesi al 55° posto, ora nel 2009 siamo scesi ancora più giù ossia al 63° posto.
Continuando di questo passo riusciremo in poco tempo a conquistare gli ultimi posti, basta solo pensare che nel 2008, tra le primissime decisioni del nuovo governo Berlusconi, c'è stata, indovinate un pò, la soppressione dell'Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione proprio nel momento in cui ci sarebbe stato bisogno di dare maggiore sostegno e risorse a questo importante Ufficio, e lo spiega molto bene Elio Veltri in un suo articolo "L'anticorruzione che non piace al governo" su antimafiaduemila del quale riporto una frase:"... il Commissario ha denunciato una corruzione diffusa, il mancato adeguamento alle Convenzioni Onu, la scarsità di mezzi per svolgere il suo compito e ha chiesto una maggiore autonomia alla Presidenza del consiglio. La risposta è stata rapida ed efficace: soppressione dell’ufficio nel silenzio generale. Ogni commento è superfluo. Adesso aumenteranno gli imprenditori pronti ad investire. Ma quelli criminali."

fonte: Transparency International

Rank

Country/Territory

CPI 2009 Score

Surveys Used

Confidence Range

1

New Zealand

9.4

6

9.1 - 9.5

2

Denmark

9.3

6

9.1 - 9.5

3

Singapore

9.2

9

9.0 - 9.4

3

Sweden

9.2

6

9.0 - 9.3

5

Switzerland

9.0

6

8.9 - 9.1

6

Finland

8.9

6

8.4 - 9.4

6

Netherlands

8.9

6

8.7 - 9.0

8

Australia

8.7

8

8.3 - 9.0

8

Canada

8.7

6

8.5 - 9.0

8

Iceland

8.7

4

7.5 - 9.4

11

Norway

8.6

6

8.2 - 9.1

12

Hong Kong

8.2

8

7.9 - 8.5

12

Luxembourg

8.2

6

7.6 - 8.8

14

Germany

8.0

6

7.7 - 8.3

14

Ireland

8.0

6

7.8 - 8.4

16

Austria

7.9

6

7.4 - 8.3

17

Japan

7.7

8

7.4 - 8.0

17

United Kingdom

7.7

6

7.3 - 8.2

19

United States

7.5

8

6.9 - 8.0

20

Barbados

7.4

4

6.6 - 8.2

21

Belgium

7.1

6

6.9 - 7.3

22

Qatar

7.0

6

5.8 - 8.1

22

Saint Lucia

7.0

3

6.7 - 7.5

24

France

6.9

6

6.5 - 7.3

25

Chile

6.7

7

6.5 - 6.9

25

Uruguay

6.7

5

6.4 - 7.1

27

Cyprus

6.6

4

6.1 - 7.1

27

Estonia

6.6

8

6.1 - 6.9

27

Slovenia

6.6

8

6.3 - 6.9

30

United Arab Emirates

6.5

5

5.5 - 7.5

31

Saint Vincent and the Grenadines

6.4

3

4.9 - 7.5

32

Israel

6.1

6

5.4 - 6.7

32

Spain

6.1

6

5.5 - 6.6

34

Dominica

5.9

3

4.9 - 6.7

35

Portugal

5.8

6

5.5 - 6.2

35

Puerto Rico

5.8

4

5.2 - 6.3

37

Botswana

5.6

6

5.1 - 6.3

37

Taiwan

5.6

9

5.4 - 5.9

39

Brunei Darussalam

5.5

4

4.7 - 6.4

39

Oman

5.5

5

4.4 - 6.5

39

Korea (South)

5.5

9

5.3 - 5.7

42

Mauritius

5.4

6

5.0 - 5.9

43

Costa Rica

5.3

5

4.7 - 5.9

43

Macau

5.3

3

3.3 - 6.9

45

Malta

5.2

4

4.0 - 6.2

46

Bahrain

5.1

5

4.2 - 5.8

46

Cape Verde

5.1

3

3.3 - 7.0

46

Hungary

5.1

8

4.6 - 5.7

49

Bhutan

5.0

4

4.3 - 5.6

49

Jordan

5.0

7

3.9 - 6.1

49

Poland

5.0

8

4.5 - 5.5

52

Czech Republic

4.9

8

4.3 - 5.6

52

Lithuania

4.9

8

4.4 - 5.4

54

Seychelles

4.8

3

3.0 - 6.7

55

South Africa

4.7

8

4.3 - 4.9

56

Latvia

4.5

6

4.1 - 4.9

56

Malaysia

4.5

9

4.0 - 5.1

56

Namibia

4.5

6

3.9 - 5.1

56

Samoa

4.5

3

3.3 - 5.3

56

Slovakia

4.5

8

4.1 - 4.9

61

Cuba

4.4

3

3.5 - 5.1

61

Turkey

4.4

7

3.9 - 4.9

63

Italy

4.3

6

3.8 - 4.9

63

Saudi Arabia

4.3

5

3.1 - 5.3

65

Tunisia

4.2

6

3.0 - 5.5

66

Croatia

4.1

8

3.7 - 4.5

66

Georgia

4.1

7

3.4 - 4.7

66

Kuwait

4.1

5

3.2 - 5.1

69

Ghana

3.9

7

3.2 - 4.6

69

Montenegro

3.9

5

3.5 - 4.4

71

Bulgaria

3.8

8

3.2 - 4.5

71

FYR Macedonia

3.8

6

3.4 - 4.2

71

Greece

3.8

6

3.2 - 4.3

71

Romania

3.8

8

3.2 - 4.3

75

Brazil

3.7

7

3.3 - 4.3

75

Colombia

3.7

7

3.1 - 4.3

75

Peru

3.7

7

3.4 - 4.1

75

Suriname

3.7

3

3.0 - 4.7

79

Burkina Faso

3.6

7

2.8 - 4.4

79

China

3.6

9

3.0 - 4.2

79

Swaziland

3.6

3

3.0 - 4.7

79

Trinidad and Tobago

3.6

4

3.0 - 4.3

83

Serbia

3.5

6

3.3 - 3.9

84

El Salvador

3.4

5

3.0 - 3.8

84

Guatemala

3.4

5

3.0 - 3.9

84

India

3.4

10

3.2 - 3.6

84

Panama

3.4

5

3.1 - 3.7

84

Thailand

3.4

9

3.0 - 3.8

89

Lesotho

3.3

6

2.8 - 3.8

89

Malawi

3.3

7

2.7 - 3.9

89

Mexico

3.3

7

3.2 - 3.5

89

Moldova

3.3

6

2.7 - 4.0

89

Morocco

3.3

6

2.8 - 3.9

89

Rwanda

3.3

4

2.9 - 3.7

95

Albania

3.2

6

3.0 - 3.3

95

Vanuatu

3.2

3

2.3 - 4.7

97

Liberia

3.1

3

1.9 - 3.8

97

Sri Lanka

3.1

7

2.8 - 3.4

99

Bosnia and Herzegovina

3.0

7

2.6 - 3.4

99

Dominican Republic

3.0

5

2.9 - 3.2

99

Jamaica

3.0

5

2.8 - 3.3

99

Madagascar

3.0

7

2.8 - 3.2

99

Senegal

3.0

7

2.5 - 3.6

99

Tonga

3.0

3

2.6 - 3.3

99

Zambia

3.0

7

2.8 - 3.2

106

Argentina

2.9

7

2.6 - 3.1

106

Benin

2.9

6

2.3 - 3.4

106

Gabon

2.9

3

2.6 - 3.1

106

Gambia

2.9

5

1.6 - 4.0

106

Niger

2.9

5

2.7 - 3.0

111

Algeria

2.8

6

2.5 - 3.1

111

Djibouti

2.8

4

2.3 - 3.2

111

Egypt

2.8

6

2.6 - 3.1

111

Indonesia

2.8

9

2.4 - 3.2

111

Kiribati

2.8

3

2.3 - 3.3

111

Mali

2.8

6

2.4 - 3.2

111

Sao Tome and Principe

2.8

3

2.4 - 3.3

111

Solomon Islands

2.8

3

2.3 - 3.3

111

Togo

2.8

5

1.9 - 3.9

120

Armenia

2.7

7

2.6 - 2.8

120

Bolivia

2.7

6

2.4 - 3.1

120

Ethiopia

2.7

7

2.4 - 2.9

120

Kazakhstan

2.7

7

2.1 - 3.3

120

Mongolia

2.7

7

2.4 - 3.0

120

Vietnam

2.7

9

2.4 - 3.1

126

Eritrea

2.6

4

1.6 - 3.8

126

Guyana

2.6

4

2.5 - 2.7

126

Syria

2.6

5

2.2 - 2.9

126

Tanzania

2.6

7

2.4 - 2.9

130

Honduras

2.5

6

2.2 - 2.8

130

Lebanon

2.5

3

1.9 - 3.1

130

Libya

2.5

6

2.2 - 2.8

130

Maldives

2.5

4

1.8 - 3.2

130

Mauritania

2.5

7

2.0 - 3.3

130

Mozambique

2.5

7

2.3 - 2.8

130

Nicaragua

2.5

6

2.3 - 2.7

130

Nigeria

2.5

7

2.2 - 2.7

130

Uganda

2.5

7

2.1 - 2.8

139

Bangladesh

2.4

7

2.0 - 2.8

139

Belarus

2.4

4

2.0 - 2.8

139

Pakistan

2.4

7

2.1 - 2.7

139

Philippines

2.4

9

2.1 - 2.7

143

Azerbaijan

2.3

7

2.0 - 2.6

143

Comoros

2.3

3

1.6 - 3.3

143

Nepal

2.3

6

2.0 - 2.6

146

Cameroon

2.2

7

1.9 - 2.6

146

Ecuador

2.2

5

2.0 - 2.5

146

Kenya

2.2

7

1.9 - 2.5

146

Russia

2.2

8

1.9 - 2.4

146

Sierra Leone

2.2

5

1.9 - 2.4

146

Timor-Leste

2.2

5

1.8 - 2.6

146

Ukraine

2.2

8

2.0 - 2.6

146

Zimbabwe

2.2

7

1.7 - 2.8

154

Côte d´Ivoire

2.1

7

1.8 - 2.4

154

Papua New Guinea

2.1

5

1.7 - 2.5

154

Paraguay

2.1

5

1.7 - 2.5

154

Yemen

2.1

4

1.6 - 2.5

158

Cambodia

2.0

8

1.8 - 2.2

158

Central African Republic

2.0

4

1.9 - 2.2

158

Laos

2.0

4

1.6 - 2.6

158

Tajikistan

2.0

8

1.6 - 2.5

162

Angola

1.9

5

1.8 - 1.9

162

Congo Brazzaville

1.9

5

1.6 - 2.1

162

Democratic Republic of Congo

1.9

5

1.7 - 2.1

162

Guinea-Bissau

1.9

3

1.8 - 2.0

162

Kyrgyzstan

1.9

7

1.8 - 2.1

162

Venezuela

1.9

7

1.8 - 2.0

168

Burundi

1.8

6

1.6 - 2.0

168

Equatorial Guinea

1.8

3

1.6 - 1.9

168

Guinea

1.8

5

1.7 - 1.8

168

Haiti

1.8

3

1.4 - 2.3

168

Iran

1.8

3

1.7 - 1.9

168

Turkmenistan

1.8

4

1.7 - 1.9

174

Uzbekistan

1.7

6

1.5 - 1.8

175

Chad

1.6

6

1.5 - 1.7

176

Iraq

1.5

3

1.2 - 1.8

176

Sudan

1.5

5

1.4 - 1.7

178

Myanmar

1.4

3

0.9 - 1.8

179

Afghanistan

1.3

4

1.0 - 1.5

180

Somalia

1.1

3

0.9 - 1.4

sabato 28 novembre 2009

"A pagina 236 del libro Gomorra di Saviano si legge,“Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia."

fonte: TeramoNews

La Mafia “tentacola” Gianni Chiodi
(governatore dell'Abruzzo)

27 novembre 2009

...In recenti interviste su The Independent e La Repubblica, Saviano parla dell ‘insediamento della mafia, camorra e ‘ndrangheta in Abruzzo per la grande torta della ricostruzione...

..La Dia attraverso il suo procuratore nazionale, ha continuamente mandato segnali di pericolo. La mafia è in Abruzzo...


A pagina 236 del libro Gomorra di Saviano si legge,“Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova".

In recenti interviste su The Independent e La Repubblica, Saviano parla dell ‘insediamento della mafia, camorra e ‘ndrangheta in Abruzzo per la grande torta della ricostruzione.

Saviano fa un’attenta crono storia della nostra realtà di confine. Ottanta capimafia erano agli arresti nel carcere dell’Aquila, o almeno lo erano, finché il ministro degli Interni non ordinasse il loro trasferimento urgente a causa del pericolo di crollo dell’edificio. In anni recenti, i capimafia ancora in libertà si riunirono in Abruzzo per mettere a punto i loro piani. Un narcotrafficante chiamato Diego León Montoya Sanchez, uno dei dieci più ricercati dall’FBI, ha la sua base in Abruzzo, mentre altri hanno trovato nelle sue montagne scarsamente popolate il luogo ideale per evitare l’arresto. Una sorte di resistenza. Inoltre il suo Parco Nazionale offre luoghi ideali per disfarsi dei “rifiuti pericolosi”.

Tutto questo, secondo Saviano, può essere solo un aperitivo se paragonato al banchetto della corruzione che i miliardi investiti per la ricostruzione possono generare. Notizia di queste ore sono le dodici ditte, impegnate nella sacrosanta ricostruzione, in odore di mafia e sotto indagine della Dia e Dna. Tra le ditte sotto indagine da segnalare tre calabresi che si presume siano sotto il controllo della ‘Ndrangheta.

Il Governatore Chiodi sarà nominato Commissario unico per la ricostruzione. Gianni Chiodi, firmò nel mese di Luglio il primo decreto in qualità di commissario delegato per la ricostruzione e la funzionalità degli edifici e dei servizi pubblici in seguito al terremoto, nominando, Antonio Rognoni, direttore generale della "Infrastrutture Lombarde spa", soggetto attuatore per le opere offerte dalla Regione Lombardia. Poco interessò all’opinione pubblica che Antonio Giulio Rognoni, amministratore delegato di Infrastrutture lombarde e responsabile dei lavori per la costruzione della nuova sede della Regione Lombardia, Alberto Rubegni, amministratore delegato di Impregilo, avete letto bene Impregilo e Gaetano Antonio Salonia, siano indagati per la turbata libertà degli incanti e per Rognoni c’è anche l’ipotesi di reato di concussione. Per non parlare della nomina di Giancarlo Masciarelli, l’uomo al centro dello scandalo Fira della cartolarizzazioni, l’uomo sempre presente tra Pace e Del Turco, a consulente nella ricostruzione post terremoto. Un’idea limitata e garantista del concetto di Onestà.

I tentacoli della mafia stringeranno il nostro Abruzzo e il nostro Governatore.
Che non ha mai pronunciato pubblicamente questo parola come in un estremo tentativo di esorcizzarla. Sarà in grado di lottare contro le minacce, l’estorsione, i ricatti politici e famigliari. Non sarebbe meglio nominare Commissario un prefetto anti mafia? Ci vogliono persone abituate a lottare tra la vita e la morte. Abituate alla politica delle palle strette, di una vita sotto scorta. Chiodi dovrebbe deliberare il proprio ruolo prima di diventare anche lui…oggetto della attenzioni di Cosa nostra. La Dia attraverso il suo procuratore nazionale, ha continuamente mandato segnali di pericolo. La mafia è in Abruzzo. Il terremoto degli uomini ha scosse di morte. La politica dovrebbe fare fronte unico e stringersi intorno al Governatore Chiodi. L’Aquila e le sue vittime meritano una lotta dura e onesta.

Giancarlo Falconi



mercoledì 25 novembre 2009

E Berlusconi prepara un'altra mossa via il concorso esterno in reati di mafia

È l'accusa per cui è processato Dell'Utri e che potrebbe essere rivolta allo stesso premier. Il reato non esiste nel codice penale, ma che si è consolidato con le sentenze della Cassazione

E Berlusconi prepara un'altra mossa via il concorso esterno in reati di mafia

Marcello Dell'Utri

di LIANA MILELLA, da Repubblica.it

Sono rimasti impigliati nel processo breve. Già sanno che non gli potrà servire per le future accuse di mafia. Ma ci stanno dentro e ormai devono andare avanti. Sono costretti a dirsi, tra di loro, come hanno fatto ieri sera durante la riunione della consulta del Pdl per la giustizia: "Dobbiamo rassegnarci a vedere questa legge bocciata dalla Consulta". Amara constatazione che farà andare su tutte le furie il Cavaliere. Ma tant'è. Troppe, e ormai irrimediabili, le contraddizioni. Cercheranno di metterci mano, ma la partita è difficile. Per questo si concentrano su altro, su quella che definiscono "una strategia complessiva" per salvare Berlusconi non solo dai processi di oggi, ma anche da quelli di domani".

È l'inizio di una battaglia lunga. Che parte con l'immunità parlamentare, che passa attraverso una legge interpretativa per fissare in modo certo le date di un reato e quindi della prescrizione, e finisce con una sortita che per la prima volta, nella sequenza delle 19 leggi ad personam per Berlusconi, previene un'incriminazione e un processo, quello (futuribile) per mafia.

Vogliono mettere mano al reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Quello per cui è sotto processo a Palermo Marcello Dell'Utri. Quello che all'inizio fu contestato a Giulio Andreotti. Quello che colpì (ma finì in un'assoluzione) il famoso giudice "ammazza sentenze" Corrado Carnevale. Quello che ha portato alla sbarra tanti politici nelle zone di mafia, camorra, 'ndrangheta. Un reato che in realtà non esiste, perché nel codice penale non c'è, ma che "vive" per le pronunce convergenti della Cassazione. Quindi un delitto assodato, consolidato, fermo nella storia del diritto.

Ma quel crimine adesso si avvia ad avere una macchia. Potrebbe essere utilizzato dalla procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze per indagare il presidente del Consiglio. E questo è davvero troppo. Quindi i consiglieri giuridici del premier si stanno muovendo in anticipo per terremotarlo. Ragionano tra di loro, giusto in queste ore, su dove sia meglio aggredirlo, se incidere sui termini della prescrizione, oppure se "normare" ex novo il delitto, ma con paletti tali da renderne l'applicazione difficilissima.
È l'operazione più a rischio che abbiano mai tentato. Ma è quella che "davvero serve al presidente", come vanno dicendo tra loro. Che scatenerà un nuovo e duro conflitto con i magistrati. Ma con una possibile imputazione per mafia è una battaglia che vale la pena giocare. Assieme, e stavolta con il pieno appoggio di Fini, i piediellini si stanno per buttare nell'avventura dell'immunità parlamentare, del pieno ritorno all'articolo 68, come lo scrissero nel '48 i padri costituenti. È di ieri, alla Camera, la nuova proposta dell'ex presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa, un altro finiano che entra in scena. Nelle caselli di tutti i deputati ha depositato tre pagine, due di relazione e una di testo, che rimette in pista il vecchio articolo della Carta. A ieri sera aveva già raccolto quasi 150 adesioni tra quelli del suo partito. La proposta numero 2954 ha preso il via. Prima di depositarla Moffa ha chiesto, come rivela lui stesso, "il via libera di Fini". Che glielo ha dato. Dimostrando un'apertura verso il Cavaliere e le sue difficoltà con la giustizia.

A questo si lavora dietro le quinte. Sulla scena invece resta il processo breve a cui ormai bisogna mettere la pezza giusta, "almeno per fargli passare la firma del capo dello Stato", come dicevano ieri sera alla consulta pdl. Per questo il Guardasigilli Angelino Alfano continua a svenarsi per negare i dati negativi dell'impatto e ad affermare la razionalità della legge che "è buona anche se serve in due casi a Berlusconi". I tecnici, ancora stasera e sempre alla consulta, cercheranno di rappezzarla per tagliare via le incostituzionalità più clamorose come l'anomala lista dei reati e la regola sull'entrata in vigore. Più reati inclusi, valida per tutti i processi. Ma l'impatto schizzerà ancora più in alto rispetto ai dati forniti dal Csm e, proprio per questo, Napolitano potrebbe bloccarla.

(25 novembre 2009)

martedì 24 novembre 2009

Alfano che dice le bugie - di Peter Gomez e Marco Travaglio

Vignetta di Bertolotti e De Pirro

di Peter Gomez e Marco Travaglio
Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2009

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, minacciato di sfratto da Silvio Berlusconi tre giorni fa in caso di mancata approvazione della legge che ammazza i suoi processi, comunica: “Nessuno è riuscito a rispondere alla domanda su come mai tutte le inchieste si sono concentrate su Berlusconi soltanto dal 1994 in poi, mai per fatti funzionali alla sua attività politica, ma per fatti che vanno dal 1994 a ritroso”. Caro ministro, le rispondiamo noi. Primo: le inchieste su Berlusconi e le sue aziende sono iniziate ben prima del ‘94. Secondo: i processi attualmente in corso per la corruzione di Mills e per i fondi neri Mediaset riguardano reati successivi al ‘94, dunque nemmeno volendo i magistrati avrebbero potuto scoprirli e perseguirli prima che fossero commessi. Piccolo promemoria, a beneficio del cosiddetto Guardasigilli.

1979, 12 novembre
Massimo Maria Berruti, maggiore della Guardia di finanza, guida un’ispezione all’Edilnord Centri Residenziali e interroga Silvio Berlusconi su presunte irregolarità tributarie. Berlusconi, mentendo, sostiene di essere un “semplice consulente” Edilnord per la “progettazione e della direzione generale di Milano 2”. Invece è il proprietario della società. Berruti si beve tutto, e chiude l’ispezione. Nel 1980 si congeda e poi diventa un consulente Fininvest.

1983
La Guardia di Finanza di Milano mette sotto controllo i telefoni di Berlusconi per un presunto traffico di droga. L’indagine sarà poi archiviata.

1984, 24 maggio
Il vicecapo dell’Ufficio Istruzione di Roma, Renato Squillante, interroga Berlusconi, assistito dall’avvocato Previti e imputato “ai sensi dell'articolo 1 della legge 15/12/69 n. 932” (interruzione di pubblico servizio) per antenne abusive sul Monte Cavo che interferiscono con le frequenze radio della Protezione civile e dell'aeroporto di Fiumicino. Gli imputati sono un centinaio. Ma Berlusconi nel 1985 è subito archiviato, gli altri nel ‘92: non potevano sapere che Squillante, Fininvest e Previti avevano conti comunicanti in Svizzera.

1984,16 ottobre
Tre pretori sequestrano gli impianti che consentono a Canale5, Italia 1 e Rete4 di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia in spregio alla legge. Craxi interviene con due “decreti Berlusconi”.

1988, 27 settembre
Berlusconi viene sentito dal pretore di Verona come parte offesa in un processo per diffamazione contro due giornalisti: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Mai pagato la quota di iscrizione”. Doppia bugia: si iscrisse nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e pagò la quota. La Corte d’appello di Venezia spiega che è colpevole di falsa testimonianza, ma che il reato è coperto dall’amnistia del 1990.

1992, 4 maggio
Il pm Antonio Di Pietro firma un decreto di “acquisizione di documenti” sugli appalti della Coge di Parma, partecipata da Paolo Berlusconi. Il fascicolo è il 6380/91 su Mario Chiesa che il 17 febbraio ha dato il via a Mani Pulite. In Tangentopoli la famiglia Berlusconi entra subito.

1992, 21 maggio
Paolo Borsellino parla a due cronisti francesi di un’indagine in corso sui rapporti fra il boss Mangano, Dell’Utri e Berlusconi.

1992, 9 giugno
I giornali svelano che il dc Maurizio Prada accusa la Fininvest di una tangente da 150 milioni alla Dc. Fininvest “smentisce categoricamente”: solo sconti sugli spot. Anche il dc Gianstefano Frigerio parla di 150 milioni dati da Paolo Berlusconi per la discarica di Cerro. 1992, 15 settembre. Augusto Rezzonico, ex presidente delle Ferrovie Nord, racconta ai pm che in febbraio Dc e Psi hanno inserito nella legge sul codice della strada un emendamento per favorire la “Fininvest, unica depositaria del know how tecnico necessario” per il sistema di segnalazione elettronico “Auxilium” per le autostrade, “un business da 1.000 miliardi”. Poi aggiunge che il manager del gruppo Sergio Roncucci “ringraziò per l’emendamento e mi confermò l’impegno della Fininvest a contribuzioni alla Dc per il piacere ricevuto”.

1992, dicembre
Paolo Berlusconi indagato a Roma: avrebbe venduto immobili Edilnord a enti previdenziali a prezzi gonfiati in cambio di mazzette all’Ufficio tecnico erariale. Pagamenti per cui sarà poi considerato vittima di concussione. 1993, 15 gennaio. Paolo Berlusconi rinviato a giudizio con 34 persone i finanziamenti illeciti ai partiti legati alle discariche. 1993, 8 aprile. Gianni Letta, interrogato da Di Pietro, ammette di aver finanziato illegalmente con 70 milioni il segretario Psdi Antonio Cariglia: “La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”. Lo salva l’amnistia del 1990.

1993, 18 maggio
Arrestato per corruzione Davide Giacalone,consulente del ministro delle Poste Oscar Mammì per la legge sulle tv, e poi consulente Fininvest per 600 milioni. Verrà assolto e in parte prescritto.

1993, 18 giugno
Arrestato Aldo Brancher, assistente di Fedele Confalonieri, per 300 milioni dati al Psi e 300 a Giovanni Marone, segretario del ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, in cambio di spot anti-Aids sulle reti Fininvest. Resterà tre mesi a San Vittore senz’aprire bocca. Poi diventerà deputato e viceministro.

1993, 23 giugno
Confalonieri e Brancher indagati a Milano per 300 milioni al Psi. I due usciranno indenni dall’inchiesta.

1993, settembre
La Procura di Torino indaga su un giro di false fatture nelle sponsorizzazioni sportive, che porterà al coinvolgimento di Publitalia e nel ‘95 all’arresto e alla condanna di Dell’Utri. Anche a Milano si scoprono fondi neri di Publitalia. Dell’Utri patteggerà la pena

1993, 29 ottobre
Il pm romano Maria Cordova, che indaga su tangenti al ministero delle Poste, chiede al gip Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa) l’arresto di De Benedetti, Galliani e Letta. Ma la Iannini arresta solo De Benedetti e si spoglia delle altre due posizioni perché relative a amici di famiglia. I due, poi assolti, restano a piede libero. 1993, 25 novembre. Craxi trasmette un memoriale ai pm: “Gruppi economici (…) hanno certamente finanziato o agevolato i partiti politici e, anche personalmente, esponenti della classe politica. Da Fiat a Olivetti, da Montedison a Fininvest”.

1993, 4 dicembre
La Procura di Torino raccoglie le confessioni del presidente del Torino Calcio, Gianmauro Borsano, deputato Psi, travolto da un crac finanziario. Borsano dice che nel marzo ‘92 il vicepresidente del Milan, Galliani, gli versò 18 miliardi e mezzo più 10 miliardi in nero per il calciatore Lentini. La Procura trasmette il fascicolo a Milano per falso in bilancio e il 22 febbraio ‘94 ascolta Borsano e altri protagonisti. Il pool mette così il naso nei conti esteri Fininvest.

1993, 14 dicembre
Arrestati a Torino il sindaco Pds e quattro assessori di Grugliasco per tangenti sul megacentro commerciale Le Gru, costruito dalle coop rosse e gestito dalla francese Trema e da Standa (Fininvest). La Procura indaga Brancher (poi archiviato) e convoca come teste Berlusconi, che si presenterà solo il 19 aprile ‘94, dopo aver vinto le elezioni.

1993, dicembre
Salvatore Cancemi, primo boss pentito della Cupola,comincia a parlare al pm di Caltanissetta Ilda Boccassini dei rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri, mafia e stragi. 1993, 20 dicembre. Il procuratore Borrelli dice al Corriere: “Sappiamo che certe coincidenze possono provocare sconquassi, ma che possiamo farci? Quelli che si vogliono candidare si guardino dentro. Se sono puliti, vadano avanti tranquilli. Ma chi sa di avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si tiri da parte prima che arriviamo noi”.

1994, 26 gennaio
Silvio Berlusconi annuncia in tv, con un videomessaggio, il suo ingresso in politica perché “questo è il paese che amo”. In privato, confida a Montanelli e a Biagi: “Se non entro in politica, finisco in galera e fallisco per debiti”.
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

lunedì 23 novembre 2009

La Costituzione, una “carta politica”?

da micromega-online:

Cara MicroMega.net - Lettere alla redazione

Gentile Direttore,

ho letto stamane, con grave sgomento, l'articolo a firma di Ernesto Galli Della Loggia, con cui si critica aspramente l'introduzione dell'insegnamento della materia "Cittadinanza e Costituzione". Si definisce "agghiacciante" l'idea di insegnare la norma fondamentale dello Stato nelle scuole! Insomma, c'è da restare basiti. In ragione di argomentazioni particolarmente profonde, il giornalista, nella sostanza, sferra il solito spudorato attacco alla Carta Costituzionale.

I principi fondamentali contenuti nelle carte costituzionali si cambiano in occasione di eventi epocali, come la fine di una guerra, una rivoluzione o la fine di un regime totalitario. Altrimenti, potremmo avere una costituzione per ogni legislatura! Questo concetto elementare si impara all'Università, durante le prime lezioni di "diritto costituzionale". Le altre norme costituzionali, invece, si cambiano in Parlamento, con speciali procedure. Ma questa distinzione basilare sembra sfuggire al raffinato costituzionalista e pedagogista Galli della Loggia, per il quale la Carta Costituzionale sarebbe "una carta politica, politicamente discutibile", sic et simpliciter.

A proposito dell'insegnamento della Costituzione nella scuola, sarebbe utile pubblicare, oltre al prezioso intervento del Galli della Loggia, anche l'Ordine del giorno presentato in Assemblea Costituente dagli Onorevoli Moro, Franceschini, Ferrarese e Sartor nella seduta dell’11 dicembre 1947, approvato all’unanimità, con vivi, generali applausi:

«L’Assemblea Costituente esprime il voto che la nuova Carta Costituzionale trovi senza indugio adeguato posto nel quadro didattico della scuola di ogni ordine e grado, al fine di rendere consapevole la giovane generazione delle raggiunte conquiste morali e sociali che costituiscono ormai sacro retaggio del popolo italiano».

Cordiali saluti.

Andrea Leccese

(11 novembre 2009)

B€rlu5coni non è stato indagato da politico, ma si è dato alla politica da indagato

tratto da Berlusconi chi è?

Berlusconi non è stato indagato da politico, ma si è dato alla politica da indagato
: le prime indagini sulle sue società, infatti, risalgono al 1979. Forza Italia nasce 15 anni dopo. Questa è la prova che i magistrati che hanno svolto indagini nei suoi confronti e lo hanno inquisito non sono comunisti, ma "veggenti", come quelli reclamizzati dalle aziende di famiglia del Presidente del Consiglio. In pratica Silvio Berlusconi, per aiutare i propri inserzionisti, ha fatto di tutto per eliminare la concorrenza. Ecco perché i ciarlatani in Italia guadagnano più dei giudici, senza pagare un euro di tasse.



Notizia del 24 ottobre 1979: Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell'Edilnord Cantieri Residenziali. Si spaccia per un "un semplice consulente esterno" addetto "alla progettazione di Milano 2". In realtà è il proprietario unico della società, intestata a Umberto Previti. Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta l'ispezione, sebbene abbiano riscontrato più di un'anomalia nei rapporti con misteriosi soci svizzeri. I tre finanzieri però faranno carriera: si chiamano Massimo Maria Berruti, Salvatore Gallo e Alberto Corrado. Berruti, il capo-pattuglia, lascia le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare Giustificaalla Fininvest, come avvocato d'affari (società estere, contratti dei calciatori del Milan ecc.). Arrestato nel 1985 per lo scandalo Icomec (e poi assolto), torna in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell'inchiesta sulle mazzette alla Guardia di Finanza. In seguito viene eletto deputato di Forza Italia e PDL e condannato in via definitiva a 8 mesi di reclusione per favoreggiamento. Gallo e Berlusconi risultano iscritti alla loggia P2 (come da elenco sequestrato a Licio Gelli) insieme a: Roberto Calvi, Fabrizio Cicchitto, Maurizio Costanzo, Publio Fiori, Licio Gelli, Roberto Gervaso, Mino Pecorelli, Vittorio Emanuele di Savoia, Gustavo Selva, Michele Sindona e tanti altri.
Fonte propria, http://www.berluscastop.it/_und/silvio_it2.htm e http://www.berlusconisilvio.com/p2.htm .

(vignetta di Mauro Biani)

http://www.antiplagio.org/1979.htm


domenica 22 novembre 2009

Gli intellettuali a fianco dello scrittore querelato da Schifani “Sosteniamo Antonio Tabucchi” - Firma l’appello di Le Monde

da micromega-online

Il 19 novembre il quotidiano francese “Le Monde” ha pubblicato il testo dell’appello lanciato dall’editore Gallimard per Antonio Tabucchi. La pubblicazione, prevista per lunedì scorso, è stata ritardata a causa delle numerosissime firme che giungevano da vari paesi a sostegno di uno degli scrittori italiani più noti e stimati nel mondo.
Pubblichiamo in italiano l'appello di "Le Monde" e tutte le firme finora raccolte, aprendo il nostro sito alle adesioni in Italia.

da "Le Monde", 19 novembre 2009



Le democrazie vive hanno bisogno di individui liberi. Di individui coraggiosi, indipendenti, indisciplinati, che osino, che provochino, che disturbino. È così per quegli scrittori per cui la libertà di penna è indissociabile dall’idea stessa di democrazia. Da Voltaire e Victor Hugo a Camus e Sartre, passando per Zola e Mauriac, la Francia e le sue libertà sanno quanto tali libertà debbono al libero esercizio del diritto di osservare e del dovere di dare l’allarme di fronte all’opacità, le menzogne e le imposture di ogni tipo di potere. E l’Europa democratica, da quando è in costruzione, non ha mai cessato di irrobustire la libertà degli scrittori contro ogni abuso di potere e le ragioni di Stato.

Ma ora accade che in Italia questa libertà sia messa in pericolo dall’attacco smisurato di cui è oggetto Antonio Tabucchi. Il presidente del Senato italiano, Riccardo Schifani, pretende da lui in tribunale l’esorbitante somma di 1 milione e 300 mila Euro per un articolo pubblicato su “l’Unità”, giornale che, si noti, non è stato querelato. Il “reato” di Antonio Tabucchi è aver interpellato il senatore Schifani, personaggio di spicco del potere berlusconiano, sul suo passato, sui suoi rapporti di affari e sulle sue dubbie frequentazioni – questioni sulle quali costui è riluttante a dare spiegazioni. Porre domande sul percorso, la carriera e la biografia degli alti responsabili delle nostre istituzioni appartiene al necessario dovere di interrogare e alle legittime curiosità della vita democratica.

Per la precisa scelta del bersaglio (uno scrittore che non ha mai rinunciato a esercitare la propria libertà) e per la somma richiesta (una cifra astronomica per un articolo di giornale), l’obiettivo evidente è l’intimidazione di una coscienza critica e, attraverso tale intimidazione, far tacere tutti gli altri. Dalle recenti incriminazioni contro la stampa dell’opposizione, fino a questo processo intentato a uno scrittore europeo, non possiamo restare indifferenti e passivi di fronte all’offensiva dell’attuale potere italiano contro la libertà di opinione, di critica e di interrogazione. Per questo testimoniamo la nostra solidarietà a Antonio Tabucchi e vi chiediamo di unirvi a noi firmando massicciamente questo appello.


Gabriela ADAMESTEANU, écrivain
Camilla et Valerio ADAMI, artistes-peintres
Laure ADLER, journaliste et écrivain
José Eduardo AGUALUSA, écrivain
Manuel ALEGRE, écrivain et homme politique
Martin AMIS, écrivain
Theo ANGELOPOULOS, cinéaste
Chloé ARIDJIS, écrivain
Homero ARIDJIS, écrivain, Ambassadeur du Mexique auprès de l’Unesco
Andrea BAJANI, écrivain
Sébastien BALIBAR, physicien
Stefano BENNI, écrivain
Frank BERBERICH, rédacteur en chef Lettre Internationale, Berlin
Yves BONNEFOY, poète
Clémence BOULOUQUE, écrivain
Michel BRAUDEAU, écrivain et éditeur
Geneviève BRISAC, écrivain et éditeur
Andrea CAMILLERI, écrivain
Jean-Yves CENDREY, écrivain
Patrick CHAMOISEAU, écrivain
Rafael CHIRBES, écrivain
Mario CLAUDIO, écrivian
Bernard COMMENT, écrivain, éditeur et traducteur
Vincenze CONSOLO, écrivain
Sanda CORDOS, écrivain
Alain CORNEAU, cinéaste
Constantin COSTA-GAVRAS, cinéaste
Anteos CRYSOSTOMIDES, éditions Kastaniotis, Grèce
Michel DEGUY, philosophe et poète
Dominique DESANTI, écrivain
Emmanuel DONGOLA, écrivain
Inaki ESTEBAN, journaliste et écrivain
Carlo FELTRINELLI, directeur des Editions Feltrinelli, Italie
Inge FELTRINELLI, éditeur
Jean-Pierre FERRINI, écrivain
Lydia FLEM, écrivain
Isabel FONSECA, écrivain
Rhea GALANAKI, écrivain
Antoine GALLIMARD, PDG des Editions Gallimard
Bogdan GHIU, écrivain et traducteur
Edouard GLISSANT, écrivain
Maurice GODELIER, anthrophologue
Eulalia GUBERN, éditions Anagrama, Espagne
Joumana HADDAD, poète, journaliste et traductrice
Jorge HERRALDE, directeur des éditions Anagrama, Espagne
Victor IVANOVICI, écrivain et universitaire
Lidia JORGE, écrivain
Nuno JUDICE, écrivain
Tony JUDT, historien et écrivain, professeur à la New York University, USA
Enrique KRAUZE, historien, président de Editorial Clio, Mexique
Michael KRÜGER, directeur des éditions Hanser Verlag, Allemagne
Jean-Marie LACLAVETINE, éditeur et écrivain
Claude LANZMANN, cinéaste et écrivain
Antonio LOBO ANTUNES, écrivain
Fernando LOPES, cinéaste
Dan LUNGU, écrivain
Silviu LUPESCU, directeur des Editions Polirom, Roumanie
Claudio MAGRIS, écrivain
Florence MALRAUX, cinéaste
Norman MANEA, écrivain
Juan Antonio MASOLIVER-RODENAS, écrivain
Jean MATTERN, éditeur
Valerie MILES, directeur éditorial Duomo Ediciones, Espagne
Miguel MORA, correspondant de El Pais à Paris
Julio MOREIRA, écrivain
Antonio MUNOZ MOLINA, écrivain
Maria NADOTTI, journaliste
Justo NAVARRO, écrivain
Marie NDIAYE, écrivain, Prix Goncourt 2009
Maurice OLENDER, éditeur, universitaire
Orhan PAMUK, écrivain, prix Nobel de Littérature
Ovidiu PECICAN, écrivain
Razvan PETRESCU, écrivain
Marta Petreu, écrivain et journaliste
Stavros PETSOPOULOS, éditions Agra, Grèce
Edwy PLENEL, journaliste
Catrinel PLESU, directeur Institut Culturel Roumain
Alvaro POMBO, écrivain
Vincent RAYNAUD, éditeur
Ugo RICCARELLI, écrivain
Jacqueline RISSET, écrivain et traductrice
Olivier ROLIN, écrivain
Philip ROTH, écrivain
Martin RUEFF, écrivain et traducteur
Boualem SANSAL, écrivain
José SARAMAGO, écrivain, Prix Nobel de Littérature
Fernando SAVATER, écrivain et philosophe
Ulrich SCHREIBER, directeur International Literature Festival Berlin
Jorge SEMPRUN, écrivain
Salvatore SETTIS, directeur de l’Ecole Normale Supérieure de Pise
Mario SOARES, homme politique
Philippe SOLLERS, écrivain
Wassyla TAMZALI, journaliste
Gilles-Marie TINÉ, producteur de cinéma
Serge TOUBIANA, directeur de la Cinémathèque Française
Marco TRAVAGLIO, journaliste
Nadine TRINTINGNANT, comédienne
Ion VIANU, écrivain
Enrique VILA-MATAS, écrivain
François Vitrani, directeur de la Maison de l’Amérique Latine
Klaus WAGENBACH, éditeur, Berlin
Marc WEITZMANN, journaliste et écrivain
Anne WIAZEMSKY, écrivain


(20 novembre 2009)

Gradisca Presidente: le verità di una donna, le bugie del premier

tratto da Berlusconi chi è?

articolo di Peter Gomez, da Il Fatto Quotidiano del 22 novembre 2009

Chi lo acquisterà, e saranno in molti, andrà subito a leggere le pagine più hard: quelle in cui Patrizia descrive la sua notte di sesso a Palazzo Grazioli. Un racconto che noi de Il Fatto Quotidiano abbiamo però deciso di non pubblicare perché Gradisca Presidente, l’autobiografia della D’Addario, scritta a quattro mani con la brava collega del Corriere della Sera, Maddalena Tulanti, è un libro che deve spingere a riflessioni di carattere politico. Ragionamenti che ruotano tutti su cosa è accaduto prima dell’ingresso della escort di Bari nella camera da letto di Silvio Berlusconi. E su cosa è successo dopo. Non durante.

Sfogliando le pagine del libro si ha infatti l’impressione di scivolare a poco a poco in un noir ambientato non a Bari o a Roma, ma a Caracas o Bogotà. Metropoli decadenti dove i politici si controllano comprandoli (o ricattandoli) con festini e ragazze a pagamento. Città dove le vite degli uomini e delle donne non valgono niente, e quelle delle prostitute ancora di meno. Gli esempi in Gradisca Presidente si sprecano: Patrizia, non appena svela alla sua amica Barbara Montereale, un ex billionarina più volte ospite del premier, e al suo ex protettore di essere in possesso delle ormai celebri registrazioni degli incontri con il Cavaliere, comincia ad essere minacciata. Prima con telefonate anonime d’insulti (tutte incise su nastro). Poi con vere e proprie aggressioni. Sua madre viene presa a pugni; un Suv, sotto gli occhi di due testimoni, tenta di buttare l’auto della escort fuori strada; un cliente che si qualifica come ex carabiniere le mette a soqquadro la casa e tenta di violentarla. Quindi arrivano i (presunti) servizi segreti. Patrizia non ha ancora testimoniato davanti ai magistrati, non è ancora stata intervistata dal Corriere, ma un signore l’avvicina per strada e mostrandole un tesserino le dice: “Ministero dell’Interno. Hai mai conosciuto politici importanti negli ultimi tempi?”.

Da quel giorno si moltiplicano le strane visite (tutte denunciate in tempo reale) di energumeni che tentano di farsi aprire la porta di casa qualificandosi come appartenenti alle forze dell’ordine o addirittura presentandosi in divisa. Infine l’ormai celebre furto, avvenuto durante la campagna elettorale in cui la escort era stata candidata al comune dal centrodestra, nella lista La Puglia prima di tutto del ministro Raffaele Fitto.

Un colpo da professionisti. Spariscono computer, diari, vestiti (vengono rubati persino gli slip), ma viene lasciato un nuovo e costosissimo televisore al plasma. È a quel punto che la donna capisce di star rischiando la vita. E quando la security non la fa entrare a una manifestazione elettorale alla quale partecipa anche il Cavaliere, lei, sempre più impaurita, prima si rivolge a un giornalista di Oggi e poi si trova un avvocato.

Quella di Patrizia è insomma un’allucinante escalation del terrore. Una storia da paura sulla quale oggi sta ancora indagando la magistratura, ma di cui dovrebbe occuparsi prima o poi anche il Copasir, il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, giusto per fugare il sospetto che dietro alle violente pressioni sulla super-testimone ci siano ambienti istituzionali. Di materiale per mettere Berlusconi alle corde, del resto, la D’Addario ne aveva molto. Non per niente , pagina, dopo, pagina, vengono a galla tutte le bugie utilizzate dal Cavaliere in questi mesi per fronteggiare lo scandalo.

“Era una festa organizzata dai club Forza Silvio e Meno male che Silvio c’è” dice, per esempio, Berlusconi, a Bruno Vespa nel libro Donne di cuori, quando si tratta di parlare della prima cena a cui partecipò la escort barese assieme ad altre venti ragazze venti. Non è vero ribatte lei, ricordando una frase pronunciata da due sue colleghe bisex: “Silvio, qui non si batte chiodo, c’è crisi in giro e noi che lavoriamo in coppia la sentiamo di più”. Certo, ripensando all’ottimismo rispetto alla situazione economica del paese che Berlusconi in quei giorni (autunno 2008) continuava a professare, c’è quasi da sorridere. Solo che il set sul quale il premier si muove non è quello di un film con Alvaro Vitali, ma è l’interno di una residenza di Stato.

Per questo Gradisca Presidente è davvero un libro politico. Perché spinge a chiedersi, come ha fatto sua moglie Veronica, quale sia lo stato di salute mentale di un leader che mette a rischio la sicurezza sua e del Paese pur di essere di continuo circondato da belle ragazze a pagamento. Perché accende i riflettori sull’ipocrisia di un potere che emana leggi per vietare agli altri ciò che invece è permesso alle elite (dalle norme contro i consumatori di droghe anche leggere fino a quelle, poi ritirate, contro i clienti delle prostitute). Perché ci racconta come Berlusconi abbia fatto di tutto per rendersi ricattabile. E come, per uscire dall’impaccio, abbia poi manipolato l’informazione, a partire da quella televisiva, grazie ai giornalisti di corte. Gente che per la carriera ha venduto il cervello. Un organo che, a pensarci bene, dovrebbe valere molto di più rispetto alle pur straordinarie mercanzie offerte da Patrizia.