Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

.

Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

lunedì 31 agosto 2009

G8, la sentenza della Corte Europea "Giuliani ucciso per legittima difesa"

da La Repubblica.Genova (25 agosto 2009)

I giudici di Strasburgo hanno accettato la versione delle autorità italiane su come si sono svolti i fatti durante il G8 di Genova del Luglio 2001




Mario Placanica, il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, ha agito per legittima difesa. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo in una sentenza resa pubblica oggi. I giudici di Strasburgo hanno respinto quasi tutti gli elementi del ricorso della famiglia di Giuliani contro lo Stato italiano, dichiarando la non violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo in tre casi su quattro.

La Corte ha quindi accettato la versione delle autorità italiane su come si sono svolti i fatti. Secondo la sentenza, infatti, il militare che sparò a Giuliani non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi. "Il carabiniere", si legge nella sentenza, "si stava confrontando con un gruppo di manifestanti che stava portando avanti un violento attacco al veicolo su cui si trovava". Il militare ha sparato "solo quando l'attacco è proseguito" e quando "ha percepito un rischio reale e imminente per la sua vita e quella dei suoi colleghi".

TUTTO SUL G8 Guarda la mappa | La cronologia dei fatti | Il fotoracconto

I giudici hanno anche ritenuto che, a differenza di quanto sostenuto dalla famiglia Giuliani, il governo italiano abbia cooperato sufficientemente con la Corte, consentendo di condurre un appropriato esame del caso. Nessuna violazione, dunque, dell'articolo 38 della convenzione che impone agli Stati contraenti di fornire tutte le informazioni richieste dai giudici di Strasburgo.

La Corte ha dato invece ragione ai familiari di Carlo Giuliani riconoscendo come l'Italia avrebbe dovuto svolgere un'inchiesta per stabilire se il fatto potesse essere ascrivibile a una cattiva pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico. Secondo i giudici, quando uno Stato ospita un evento come il G8, considerato ad alto livello di rischio, è necessario prendere ogni misura di sicurezza necessaria anche per salvaguardare i diritti di chi protesta e la libertà di espressione: l'italia nel pianificare e preparare le misure di pubblica sicurezza, avrebbe "minimizzato" i rischi. Anche se la Corte non riconosce alcun legame diretto e immediato tra i 'difetti' nella preparazione delle operazioni e la morte di Carlo Giuliani. Per questo i giudici hanno stabilito che lo Stato dovrà risarcire 40.000 euro ai genitori di Carlo Giuliani.
(25 agosto 2009)

Caro silvio, adesso denunciaci tutti

Caro Silvio Berlusconi.

Noi sottoscritti, cittadini italiani, pretendiamo che lei, Presidente del Consiglio dei Ministri, risponda alle domande che Repubblica le sta ponendo da mesi. Riteniamo che per il ruolo che lei ricopra abbia il dovere di fornirci chiarimenti e non di denunciare chi da lei vuole avere delle semplici risposte. Noi cittadini, infine, a seguito della sua denuncia, lanciamo questo appello. Che tutte le radio, che tutti i siti, che tutti i blog, che tutti i giornali anche quelli più distanti e che odiano lo stile giornalistico di Repubblica decidano assieme di ripubblicare le 10 domande perché quello che accade oggi a Repubblica potrà capitare a chiunque. E allora, caro Presidente del Consiglio, adesso denunciaci tutti!!

Dear Mr. Berlusconi,
being our First Minister, Italian's citizen expect that you answer to the questions that the Daily “Repubblica” is asking you since several months.
We think that for the role you fill you must give us explanations and you have not to inform against who wants to have only answers.
Following your complaint Italian's citizen appeal all radios, web sites, blogs, newspapers, even far from us, and even those who doesn't like Repubblica's journalistic style to decide on publish this ten questions, because what is happening today to Repubblica could happen to whoever. At now, dear Mr. Berlusconi, inform all of us!!


E' la prima volta, in Europa, che si censurano delle domande – di Giuseppe Giulietti / LIBERTA' DI STAMPA, L'APPELLO DI TRE GIURISTI SU REPUBBLICA

Le 10 domande di Repubblica in tribunale perchè "diffamatorie"

Roma, 28.08.2009 | di no.fe. - da liberainformazione

Giulietti: segno di grande debolezza del premier. Fnsi: fare domande non è soggetto a concessione. L’appello di Articolo21: tutti i media le ripubblichino

Libertà d'informazione
Libertà d'informazione

A stretto giro con le polemiche sulle nomine Rai e l’attacco frontale alla Terza Rete arriva anche un annuncio senza precedenti in Europa. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha citato in giudizio il quotidiano Repubblica per avergli rivolto dieci domande sui recenti scandali che l'hanno coinvolto. Gli avvocati di Berlusconi hanno chiesto per quelle che loro ritengono domande “diffamatorie” (e anche per aver ripubblicato un articolo de Nouvel Observateur) un risarcimento danni per un milione di euro al Gruppo L’Espresso.

Secondo Berlusconi infatti quelle dieci domande a lui dirette a partire dal 26 giungo da Giuseppe D’Avanzo e poi rimbalzate su web e giornali per settimane (e ancora rimaste senza risposta) sono retoriche e “diffamatorie”. “Cosi capita per la prima volta nella storia dell’informazione italiana – scrivono dalla redazione di Repubblica – che un giornale finisca dal giudice per aver commesso il reato di porre domande”.

Il portavoce di Articolo 21 Beppe Giulietti e il presidente Federico Orlando, ai microfoni dell'Agenzia Radiofonica Econews e di ItaliaRadioWeb stamani hanno lanciato l'appello: ''Che tutte le radio, che tutti i siti, che tutti i blog, che tutti i giornali anche quelli piu' distanti e che odiano lo stile giornalistico di Repubblica decidano assieme di ripubblicare le 10 domande perche' quello che accade oggi a Repubblica potra' capitare a chiunque''.

Per Giulietti ed Orlando il fatto che si denuncino delle ''domande'' fatte da un giornale da il senso della crisi dell'informazione nel nostro Paese e non ha precedenti nei Paesi democratici. '' Nei giorni scorsi perfino l'Avvenire, Famiglia Cristiana e Radio Vaticana - continuano gli esponenti di Articolo 21 - sono terminati nel mirino di questo tipo di destra. Credo che sia arrivato il momento che tutto il mondo dell'informazione italiano reagisca insieme a questa aggressione ''.

Si rivolgono infine direttamente al presidente del Consiglio, Giulietti ed Orlando chiedendo che almeno questa volta: ''Si spogli di tute le immunita', del lodo Alfano, rechi in tribunale, si confronti con Ezio Mauro, risponda alle domande e risponda anche alle domande dei giudici. Se vuole davvero verita' e giustizia non si puo' nascondere dietro le immunita'''.

"Il giornalismo italiano non può non reagire" conclude infine Giulietti. Ancor più in uno dei momenti più delicati per l’informazione in Italia, dopo le polemiche sul Servizio pubblico Radiotelevisivo e a breve la votazione sul ddl intercettazioni. Ed è proprio la Federazione nazionale della Stampa, quest'anno più volte in prima linea contro la cosidetta "legge Bavaglio" ad esprimersi stamani sul caso Berlusconi - Repubblica dichiarando: ''Vorremmo un Paese 'normale', dove porre delle domande da parte di un organo di informazione non sia oggetto di una concessione, ma fatto naturale e scontato. Da parte del Premier c'e' una reiterata tendenza a considerare l'informazione un disturbo, a non rispettarne il ruolo, ad avvalersi di strumenti giuridici e legislativi per limitarne i diritti''.

Franco Siddi segretario nazionale della Fnsi che ai microfoni di Econews e Italia Radio Web interviene sulla causa intentata dal Premier a Repubblica aggiungendo anche “''non e' possibile che la buona informazione sia solo quella che accondiscende alle posizione del Governo e che plaude alle azioni pubbliche e private del Premier''. Anche l'Ordine dei giornalisti con Enrico Paissan, vice presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine sottolinea: "Questa iniziativa si inserisce in un clima e in una serie di atti legislativi o di proposte di legge (come quella sulle intercettazioni) che tendono a comprimere e limitare fortemente il ruolo e l'impegnativo lavoro dei vari soggetti del giornalismo e dell'informazione".

Fare domande non è soggetto ad una concessione sino ad oggi in Italia - ricordano dalla Fnsi. Tutti gli organi di informazione pubblichino nuovamente quelle dieci legittime domande al premier cui lo stesso non ha ancora risposto - chiedono da Articolo 21 Giulietti e Orlando. Molte le posizioni a difesa della libertà d’informazione e del diritto dovere dei giornalisti di porre domande, anche e soprattutto al presidente del Consiglio, per un episodio che a partire da oggi ci consegna un altro primato europeo del quale l'Italia avrebbe potuto fare a meno.

mercoledì 26 agosto 2009

Lega, campagna d'estate sulla pelle dei naufraghi. Ma rivendicando una laicità che a sinistra si sognano

di Gianni Barbacetto, da società civile

La campagna d'estate della Lega, contro gli sbarchi e per i "respingimenti" dei disperati che arrivano per mare sulle coste italiane, si sta dispiegando con almeno due risultati.

1. Il primo è quello di far assumere alla Lega la leadership di fatto, dentro il centrodestra e dentro il governo Berlusconi, delle politiche sull'immigrazione e sulla sicurezza, parte importante ed elettoralmente determinante della politica tout-court del centrodestra. Ma direi di più: le posizioni su clandestini e sbarchi fanno assumere alla Lega, più in generale, la leadership "culturale" del centrodestra. Sono Bossi, Calderoli e soci a dare il tono alla destra italiana, a connotarla con spietata precisione. Creando quello che l'ex ministro Giuseppe Fioroni chiama "cinismo di popolo", diffondendo cioè l'idea che gli immigrati si meritino tutto ciò che subiscono, compresi i processi dopo i naufragi e i naufragi senza salvataggio (mai in mare si era vista una cosa simile).
Il gioco estivo di Bossi jr, Renzo (detto dal padre la Trota: Delfino sembra troppo anche a papà), e cioè "Rimbalza il clandestino", lanciato su Facebook, non è soltanto una ragazzata: è coerente con la politica della Lega e più potente di cento editoriali.

2. Il secondo risultato ha a che fare con la laicità e i rapporti con la Chiesa cattolica. «I vescovi fanno il loro mestiere e noi facciamo il nostro», ha detto Bossi. Una frase che a sinistra si sognano. Sì, perché la Lega, sulla battaglia (sbagliata e razzista) dei respingimenti, coglie l'occasione per fare una battaglia (giusta) sulla laicità dello Stato e della politica. Ha ragione quando rivendica (seppur rozzamente) la libertà di dire e di fare ciò che ritiene politicamente più opportuno, senza interferenze del Vaticano e dei vescovi italiani. Semmai mostra tutta la strumentalità del suo agire quando invece alza la croce come vessillo politico della sua crociata anti-islam, o dice che a Milano non si devono costruire moschee perché in periferia mancano tante chiese. Ma è il mondo cattolico (o meglio: una parte di esso) a cadere nella trappola: quando accetta tutto della destra (dal razzismo di Bossi alle escort di Papi Silvio) pur di avere una legislazione in linea con la dottrina cattolica su famiglia, bioetica, finevita, scuola... Un baratto cinico come chi lo concede.
Così i ragazzi di Cl hanno applaudito al Meeting di Rimini le dichiarazioni "moderate" (in quel caso) di Roberto Calderoli. È la dimostrazione di un pregiudizio positivo nei confronti della Lega che tra i cattolici (o meglio: tra una parte di essi) fa valorizzare le aperture "ragionevoli" e dimenticare la sostanza: quel "cinismo di popolo" che la Lega diffonde ogni giorno con scelte e dichiarazioni, parole e fatti, oltre che giochini su Facebook, imbellettandolo appena con qualche furba dichiarazione d'occasione davanti a una platea cattolica, per rivendicare subito dopo una autonomia e una laicità che la sinistra si sogna. (26 agosto 2009)

Il precariato si ritorce contro i suoi inventori

da megachip

precariatodi Guglielmo Forges Davanzati - economiaepolitica.it.


Il fallimento del totem della flessibilità. I dati di un disastro neoliberista che nessuno discute ancora.

La crisi del pensiero liberista si manifesta, al momento, come riconoscimento della necessità di un maggior intervento pubblico in economia, quanto più possibile temporaneo, e preferibilmente limitato alla sola regolamentazione dei mercati finanziari. Nulla si dice sulla deregolamentazione del mercato del lavoro, ben poco se ne dibatte, e si stenta a riconoscere che, nella gran parte dei casi, si è trattato di un clamoroso fallimento per gli obiettivi espliciti che si proponeva: così che la ‘flessibilità’ del lavoro resta, anche in regime di crisi, un totem. E’ opportuno premettere che, ad oggi, in Italia, non si dispone di una stima esatta del numero di lavoratori precari: il che, in larga misura, riflette le numerose tipologie contrattuali previste dalla legge 30, alcune delle quali censibili come forme di lavoro autonomo. L’Istat individua 3 milioni e 400 mila posizioni di lavoro precarie, a fronte dei 4 milioni di lavoratori precari censiti dall’Isfol[1].

Gli apologeti della flessibilità prevedevano, già dagli anni ottanta, che la rimozione dei vincoli posti alle imprese dallo Statuto dei lavoratori in ordine alla libertà di assunzione e licenziamento avrebbe accresciuto l’occupazione, e dato impulso a una maggiore mobilità sociale, tale da portare anche alla crescita delle retribuzioni medie. Dal 2003, anno di entrata in vigore della legge 30 (la cosiddetta Legge Biagi), che ha impresso la più significativa accelerazione alla destrutturazione del mercato del lavoro in Italia, il tasso di occupazione in Italia non è aumentato, e nei tempi più recenti è aumentata semmai la disoccupazione, anche al netto della crisi in atto. Può essere sufficiente ricordare che, come certificato dall’Istat, nel 2008, il tasso di disoccupazione è passato al 6,7%, dal 6,1% dell’anno precedente[2]. Per quanto riguarda i salari, nel rapporto OCSE del maggio 2009 si legge che con un salario netto di 21.374 dollari, l’Italia si colloca al ventitreesimo posto della classifica dei 30 Paesi più industrializzati, e che – nel corso dell’ultimo decennio – è il Paese che ha dato maggiore impulso alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro[3].

Vi sono due ordini di ragioni per le quali le politiche di flessibilità riducono l’occupazione e i salari:

1) La precarietà disincentiva le innovazioni. Ciò accade perché se un’impresa può ottenere profitti mediante l’uso ‘flessibile’ della forza-lavoro, e, dunque, comprimendo i salari e i costi connessi alla tutela dei diritti dei lavoratori, non ha alcuna convenienza a utilizzare risorse per finanziare attività di ricerca e sviluppo. Le quali, peraltro, danno risultati di lungo periodo, difficilmente compatibili con ritmi di competizione – su scala globale – sempre più accelerati. La compressione delle innovazioni riduce il tasso di crescita e, di conseguenza, l’ammontare di prodotto sociale destinabile al lavoro dipendente[4].

2) La precarietà riduce la propensione al consumo. La somministrazione di contratti a tempo determinato accresce, infatti, l’incertezza dei lavoratori in ordine al reddito futuro. Al fine di mantenere un profilo di consumi nel tempo quanto più possibile inalterato – ovvero al fine di non impoverirsi nel caso di mancato rinnovo del contratto – è ragionevole attendersi un aumento dei risparmi oggi per far fronte all’eventualità di dover consumare domani senza reddito da lavoro. Contestualmente, per l’operare di ciò che viene definito ‘effetto di disciplina’, la minaccia di licenziamento accresce l’intensità del lavoro. Il corollario è duplice: da un lato, le imprese fronteggiano una domanda di beni di consumo in calo; dall’altro, possono produrre quantità maggiori di beni e servizi con un numero inferiore di lavoratori. L’esito inevitabile è il licenziamento o la non assunzione[5].

A ciò si può aggiungere un’ulteriore considerazione. La compressione della domanda, conseguente alla riduzione dei salari e dunque dei consumi derivante dalle politiche di precarizzazione, incentiva le imprese a ridurre gli investimenti produttivi – dal momento che la produzione di merci non troverebbe sbocchi - e a dirottare quote crescenti del proprio capitale monetario in attività finanziarie[6]. Si tratta di un fenomeno noto come “divenire rendita del profitto”, che è alla base dei recenti processi di ‘finanziarizzazione’, e che è accentuato dall’accelerazione dei tempi necessari di produzione e vendita per far fronte alla concorrenza su scala globale. Si calcola, a riguardo, e con riferimento agli Stati Uniti (e l’economia italiana non ne è esente), che l’emissione netta di azioni da parte delle imprese non agricole e non finanziarie è diventata permanentemente negativa nel periodo compreso fra il 1994 e il 2007[7]. Ciò significa che l’acquisizione di profitti mediante la speculazione nei mercati finanziari è stata la strategia prevalente negli ultimi dieci anni, e preferita dalla gran parte delle imprese (soprattutto di grandi dimensioni) rispetto alla produzione “reale”, ovvero nella produzione di beni e servizi. Il processo ha dato luogo progressivamente a effetti di retroazione: la precarizzazione del lavoro, comprimendo la domanda, ha indotto le imprese a usare le proprie risorse in usi improduttivi, ovvero nella finanza ultra-speculativa, che dà rendimenti elevati e in tempi rapidi mediante il solo scambio di moneta contro moneta. Il che ha determinato un’ulteriore compressione della produzione e, dunque, dell’occupazione e dei salari. Letta in quest’ottica, la precarizzazione è stata - ed è - causa e, al tempo stesso, effetto della finanziarizzazione. Essa ha contribuito al venir meno di quel “patto implicito” sul quale, secondo Keynes, poteva reggersi la riproduzione capitalistica: consentire ai capitalisti di appropriarsi della “parte migliore della torta”, ma solo a condizione di farne investimenti produttivi per farla diventare più grande[8].

[1] Con la precisazione – non irrilevante - che la precarietà riguarda prevalentemente le donne, che già costituiscono il segmento dell’offerta di lavoro meno presente nel mercato del lavoro italiano.

[2] Va considerato che nel periodo che intercorre fra il c.d. pacchetto Treu e il 2006 si è registrato, in Italia, un aumento dell’occupazione, imputato in ambito neoliberista, proprio alle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro. Tuttavia, come mostrato in particolare da Antonella Stirati, la crescita dell’occupazione si è avuta nei settori nei quali sono meno diffusi i contratti atipici, così che la crescita dell’occupazione nel periodo considerato deve essere attribuita ad altre variabili. Si veda A.Stirati, La flessibilità del mercato del lavoro e il mito del conflitto tra generazioni, in P.Leon e R.Realfonzo (a cura di), L’economia della precarietà. Roma: Manifestolibri 2008, pp.181-191.

[3] Le premesse ideologiche di queste politiche sono state efficacemente individuate da Angelo Salento, su questa rivista. Per un’analisi degli aspetti economico-giuridici delle politiche di deregolamentazione del mercato del lavoro si rinvia all’intervento di Luigi Cavallaio del 9 dicembre 2008 su questa rivista.

[4] Si rinvia, su questi aspetti, a G. Forges Davanzati and A. Pacella, Minimum wage, credit rationing and unemployment in a monetary economy, “European Journal of Economic and Social System”, 2009, vol.XXII, n.1. Per un inquadramento più generale del problema, sotto il profilo teorico ed empirico, si veda anche P.Leon e R.Realfonzo (a cura di), L’economia della precarietà, Roma: Manifestolibri, 2008.

[5] Per una trattazione analitica di questa tesi, si veda G. Forges Davanzati and R. Realfonzo, Labour market deregulation and unemployment in a monetary economy, in R. Arena and N. Salvadori (eds.), Money, credit and the role of the State, Aldershot: Ashgate, 2004, pp.65-74.

[6] In tal senso, risulta non recepibile la tesi secondo la quale la ‘finanziarizzazione’ dipenderebbe da una modifica delle preferenze degli operatori finanziari, che avrebbero assunto maggiore propensione al rischio. Sul tema, v. A.Graziani, La teoria monetaria della produzione, Arezzo: Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, 1994, pp.155-156.

[7] Si veda K.H. Roth, Crisi globale, proletarizzazione globale, contro-prospettive. Prime ipotesi di ricerca, in A. Fumagalli e S.Mezzadra (a cura di), Crisi dell’economia globale, Verona: Ombrecorte 2009, pp.175-208. [8] Si può incidentalmente osservare che ciò che può sembrare, in prima battuta, un luogo comune - i precari non possono permettersi di fare figli - è, a ben vedere, assolutamente vero. L’Eurispes registra che la scelta della maternità è strettamente legata alle condizioni economico-sociali delle donne e, in particolare, alla precarietà lavorativa. Circa i due terzi degli intervistati si dichiara impossibilitato a progettare un ampliamento del proprio nucleo familiare, imputando questa scelta alla ‘flessibilità’ del proprio contratto di lavoro. L’Istat certifica che, al 2008, l’Italia è tra i paesi al mondo col più basso indice di natalità, con una media di 1,30 figli per donna, il che innanzitutto non consente il cosiddetto “ricambio delle generazioni”, e il tasso di natalità degli italiani è in costante calo da almeno un decennio. Si può indurre che gran parte del fenomeno – che ovviamente attiene anche a modificazioni di ordine sociale e culturale – è imputabile alla straordinaria diffusione di contratti a termine, e ha un risvolto di lungo termine (etico ed economico) che è totalmente trascurato, se non altro perché la riduzione del tasso di natalità - al netto delle immigrazioni - implica una futura riduzione dell’offerta di lavoro e del PIL potenziale futuro.

Fonte: http://www.economiaepolitica.it/index.php/distribuzione-e-poverta/la-precarieta-come-freno-alla-crescita

martedì 25 agosto 2009

Berlusconi e La Russa lacchè di Gheddafi

24 agosto 2009

di Felice Belisario (Italia dei Valori)

E' una vergogna che le Frecce Tricolori, fiore all'occhiello delle nostre Forze Armate, vengano mandate in Libia perche' cosi' ha ordinato il dittatore Gheddafi.
Nel comportamento del Presidente del Consiglio e nelle dichiarazioni del Ministro La Russa si legge un appiattimento senza prededenti sulle richieste lel leader libico che, dopo aver finanziato il terrorismo internazionale, sequestrato i beni degli italiani che non ha mai risarcito, violato sistematicamente i diritti umani, offeso il nostro Paese anche durante la visita in Italia, viene onorato e riverito da Berlusconi e La Russa.

Terribile aggressione per un bacio a Roma

23/08/2009 - da Arcigay Roma

Due ragazzi gay che si stavano scambiando effusioni sono stati aggrediti e feriti con una bottiglia di vetro e forse un coltello da un 40enne romano che è stato denunciato dalla polizia per tentato omicidio.

La violenza è avvenuta nella notte di venerdì 21 agosto 2009 all´uscita del Gay Village. Una delle vittime è grave: è stato accoltellato all´addome, riportando danni a un polmone e al fegato ed è stato sottoposto ad intervento chirurgico all´ospedale Sant´Eugenio. L´altro ragazzo ha avuto una prognosi di sette giorni per una ferita al cuoio capelluto perchè ha ricevuto una bottigliata in testa. Per l´aggressione è stato denunciato un 40enne con precedenti penali.

L´uomo è a piede libero e la decisione del magistrato di evitare il carcere sta creando molte polemiche. (notizia Ansa del 24 agosto 2009: la Procura ha richiesto la custodia cautelare in carcere dell'accoltellatore)
«Sembrava una corrida ma al posto del toro c´era un ragazzo insanguinato: nessuno interveniva, ma tutti guardavano. E lui, quell´animale, quel matto, dopo aver dato una coltellata riempiva il ragazzo trentenne di calci e pugni». A parlare è un testimone che è intervenuto per difendere i due gay.

L´aggressione è avvenuta verso le quattro di venerdì notte: i due ragazzi (un amico del testimone e un giovane conosciuto poco prima) si abbracciano e si scambiano qualche bacio innocente quando all´improvviso si avvicina un gruppetto di persone e uno ha cominciato a urlare: «Ma che state facendo? Ci sono due ragazzini di 14 anni che non vogliono vedere certe cose!». La coppia di ragazzi ha risposto: «Non stiamo facendo niente di male: siamo persone libere, in un paese libero».

«A quel punto - dice ancora il testimone - l´uomo si è allontanato di qualche metro, ha preso una bottiglia ed l´ha spaccata in testa ad uno e poi ha colpito con il coltello a serramanico l´altro che è caduto a terra. Quella bestia ha continuato a riempirlo di calci e pugni. Mi sono avvicinato, l´ho preso quasi braccio e mi sono allontanato. C´era sangue dappertutto. Ho urlato a quanti erano presenti di fare qualcosa ma nessuno si muoveva. Nel frattempo quell´uomo e i suoi amici si sono allontanati a bordo di due auto. Poi è arrivata la polizia e l´ambulanza. Ora quel ragazzo è intubato, per tutta la mattinata è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. È fuori pericolo ma rimane grave.».

«Una una violenza veramente ignobile e ingiustificabile» così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, definisce l´aggressione subita dai due ragazzi gay. E anche per lui è «inaccettabile che un accoltellatore che ha agito con un chiaro movente di intolleranza sessuale sia oggi soltanto denunciato a piede libero per un mero cavillo procedurale». «Ancora una volta -aggiunge il primo cittadino - devo protestare vivamente per una decisione adottata da un magistrato. Senza certezza della pena e senza un´ adeguata durezza di fronte ai reati di allarme sociali, qualsiasi politica di sicurezza e di lotta al crimine è delegittimata. Chiedo con forza che il magistrato inquirente adotti immediatamente il provvedimento di restrizione in carcere di questo delinquente».

“Un episodio terribile, che ci sconvolge”. Così Arcigay Roma. “Alle vittime della violenta aggressione va tutta la vicinanza e la solidarietà della nostra comunità. Purtroppo dobbiamo denunciare che le aggressioni verso le persone gay e soprattutto verso le coppie sono in allarmante aumento nella Capitale. Nel Paese c’è un clima di intolleranza che vuole colpire anche i nostri amori. Ringraziamo le forze dell’ordine che hanno individuato e arrestato il responsabile: se i fatti saranno confermati, siamo disponibili a costituirci parte civile nel procedimento giudiziario a suo carico grazie al nostro legale Daniele Stoppello. Abbiamo bisogno più che mai di un incremento forte e coordinato delle misure contro le discriminazioni a sfondo omofobico”.

"Purtroppo - aggiunge Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay - episodi di grave violenza fisica, ma anche di molestie e insulti, si stanno moltiplicando in tutta Italia nei pressi di luoghi di divertimento e di aggregazione della comunità Lgbt."

Shoah Nera. Lasciati in mare a morire i 78 migranti di Lampedusa

23 agosto 2009

di Grazia Gaspari, da Agoravox

Erano in acque libiche e internazionali da venti giorni, sono passate almeno dieci imbarcazioni, ma nessuna si è fermata a soccorrere il gommone in panne. Ora 73 immigrati sono in fondo al mare. Cinque sono ricoverati a Lampedusa. Il Viminale vuole vederci chiaro perchè aerei e motovedette di perlustrazione non avrebbero individuato nulla di irregolare nel mare di Sicilia. I vescovi parlano di offesa all’umanità e di nuova Shoah.

La notizia è nota. Ha aperto giornali e telegiornali ed è corsa sul web in migliaia di siti. Non è la prima volta che degli immigrati, su barconi alla deriva, muoiono in mare. Si guardano le immagini scivolare in tv, il cuore, se si ha un cuore, si restringe in un moto di dolore e di raccapriccio, poi un piatto di spaghetti, un bel bicchiere di vino fresco che sulle tavole italiane non manca mai soprattutto al nord, un gelatino conservato in frigo e, con il cibo, nello stomaco, finisce anche il dolore, il raccapriccio.

Se per caso ti trovi al ristorante mentre c’è il telegiornale puoi anche ascoltare commenti del tipo: “ma cosa ci vengono a fare? La frontiera è chiusa! Maroni l’ha detto chiaro e tondo: tornate a casa!” Tronfio nel suo benessere questo paese non si rende conto in quale abisso morale sta cadendo. Un popolo di emigrati come il nostro, che ha riempito tutti e cinque i continenti di tanta gente che fuggiva dalla fame adesso ricambia gli altri, quelli che hanno fame oggi, con un cinismo, una meschinità ed una viltà senza eguali.

Effettivamente i respingimenti del ministro Maroni hanno avuto successo, non tanto in termini numerici, quanto in termini diformazione dell’opinione comune che si è lasciata convincere per comodità e per ignoranza che l’africano sul barcone è sostanzialmente manovalanza organizzata dalla criminalità locale, non già un povero cristo in cerca di lavoro o di asilo.

Sì perché la cosa più sconvolgente della nuova tragedia di Lampedusa è l’indifferenza dei vacanzieri di Ferragosto che a bordo delle loro ricche imbarcazioni non hanno dato soccorso, ma nemmeno un pezzo di pane o una bottiglia di acqua.

"Dopo 6 giorni di viaggio – ha raccontato uno dei superstiti - avevamo finito cibo, acqua, benzina; i cellulari erano ormai scarichi.

L’imbarcazione si e’ trovata in balia del vento e della corrente. Via via che le persone morivano venivano gettate in mare. Durante il viaggio abbiamo incontrato almeno 10 imbarcazioni. Abbiamo chiesto aiuto, ma nessuno ha dato qualcosa. Solo tra lunedi’ o martedi’, un peschereccio si è fermato e ci hanno dato acqua e cibo".

Inutile trovare un aggettivo, il vocabolario non ne contiene di adeguati.

Il capo del Viminale, il ministro Maroni, dall’alto di una catasta di 73 cadaveri, che non si vedono, ma ci sono, sente vacillare la poltrona strattonata dai fantasmi di quei morti ammazzati in mare. E allora cosa escogita? Che si devono fare accertamenti perché quei superstiti non la raccontano giusta…..E’ stata chiesta una relazione al prefetto di Agrigento perché il ministro vuole sapere, spiega la portavoce Isabella Votino, come "si siano svolti i fatti, perchè la vicenda presenta aspetti da chiarire e la versione fornita dai migranti è da verificare in quanto stanno emergendo elementi contrastanti". Secondo il Viminale, infatti, dai
perlustramenti navali e aerei dei giorni scorsi nel canale di Sicilia non sarebbero stati avvistati cadaveri, inoltre “i cinque eritrei arrivati a Lampedusa non presenterebbero segni così evidenti di persone che hanno passato in mare 20-25 giorni come hanno invece affermato”.

La prima smentita è venuta dalle autorità maltesi che hanno recuperato ben sette cadaveri.


La seconda è venuta dagli stessi soccorritori di Lampedusa
: “I cinque migranti (una donna, due uomini e due minorenni) erano ridotti a scheletri".

La terza è la classica zappa sui piedi e viene dallo stesso Viminale
.Infatti come è possibile che un barcone sia sfuggito agli intensi perlustramenti navali e aerei? O non perlustravano o se perlustravano hanno visto e non sono intervenuti lasciando al mare il lavoro sporco.

Come per i vacanzieri: omissione di soccorso, con l’aggravante che loro il soccorso dovevano compierlo per legge infatti UOMO IN MARE è una delle leggi inviolabili della Marina.

Comunque la vogliano mettere, si mette male la faccenda, strombazzata dal portavoce numero Uno, l’ammiraglia Rai che ha dato la notizia con il seguente titolo: “Strage di migranti al largo di Lampedusa. Nessuna conferma del racconto dei sopravvissuti si cercano corpi in mare. La Cei (Conferenza episcopale italiana): “offesa all’aumanità”. Non è vero, il commento dell’Avvenire, quotidiano dei vescovi italiani, è ben più forte. Ha parlato apertamente di nuova Shoah. “Quando leggiamo delle deportazioni degli ebrei sotto il nazismo, ci chiediamo: certo, le popolazioni non sapevano; ma quei convogli piombati, le voci, le grida, nelle stazioni di transito nessuno li vedeva e sentiva? Allora erano il totalitarismo e il terrore, a far chiudere gli occhi. Oggi no”


Il Centro sinistra chiede la verifica in Parlamento
. Il centro destra replica con la classica escusatio non petita…o coda di paglia che dir si voglia: “Se, e ripeto ’se’, la storia raccontata dai superstiti, accolti e soccorsi oggi a Lampedusa, è vera, ci troviamo di fronte a una vicenda che non può non suscitare grande dolore», dice Isabella Bertolini. «Questo episodio, però - aggiunge- non può consentire alcuna speculazione da parte dell’opposizione. Tentare di far passare il concetto che naufraghi siano stati volutamente lasciati al loro destino da parte delle forze adibite ai pattugliamenti è inaccettabile”.

Alcuna speculazione? Si lasciano morire tra atroci sofferenze 78 persone
(a meno che chi è nero non sia da considerarsi umano) e la chiamano speculazione da parte dell’opposizione? E’ giunto il momento di gridare di che “lacrime grondano e di che sangue” i respingimenti in are e la legge sulla “sicurezza”.
Bisogna svegliarsi, mettersi in gioco, reagire contro questo governo che ormai vive sul sangue della povera gente ed anche scuotere quest’opposizione narcotizzata, sempre più complice del nuovo olocausto. Il dolore del mondo bussa alle nostre porte e chi non lo sente è complice: complice perchè fa finta di niente, complice perchè sta con la pancia piena e giudica ed esclude chi vive con la pancia vuota, complice perchè preferisce adattarsi ad un mondo sempre più spietato e miserabile, complice perchè non capisce che oggi si massacra la povera gente e domani lui stesso sarà massacrato. E’ ora di fare qualcosa di visibile e importante.

lunedì 24 agosto 2009

Il gioco del clandestino annegato

di Roberto Cotroneo, da L'Unità.it

E adesso c'è pure il giochino su Facebook. Il figlio di Umberto Bossi, Renzo, che con l'amico Fabio Bietti, gestisce il profilo della Lega ha messo online un'applicazione che si chiama: "Rimbalza il clandestino". Vinci se riesci a rimandare indietro, buttandoli a mare, più clandestini possibile. Se non ci riesci abbastanza un "game over" ti dice di riprovare perché vuol dire che non sei ancora abbastanza leghista. Tutti gli utenti di Facebook si sono mobilitati e il gioco è stato cancellato. Ma è molto interessante quello che dice Fabio Bietti. Bietti ha dichiarato a un giornale di Varese: "ci rivolgiamo a un target giovane, ed è quindi inevitabile dover utilizzare un linguaggio semplificato e uno strumento, il gioco, in grado di attirare l'attenzione".
La frase è stupefacente. Il target giovane e il linguaggio semplificato. Quale sarebbe il linguaggio semplificato? L'idea di abbattere le zattere con i clandestini è un linguaggio semplificato? Semplificato da cosa? Se Bietti non si fosse rivolto a un target giovane che linguaggio si sarebbe usato? E in che senso si deve attirare l'attenzione con un gioco?
Dietro queste parole non c'è una boutade, o una ragazzata che potrebbe costare un rinvio a giudizio per istigazione all'odio razziale, ma c'è molto di più. C'è, e sto leggendo assai bene quelle parole, un progetto culturale e politico di stampo razzista. Una vera e propria educazione all'intolleranza, all'odio, al cinismo, all'esclusione del diverso. Per farlo si utilizza anche un giochino banale e sempliciotto, perché il giochino banale e sempliciotto attira, come dice Bietti, i giovani, o meglio, il target giovane. Il linguaggio semplificato vuole dire che l'idea di buttare a mare i clandestini ha, all'interno dela Lega, argomentazioni complesse e attente, che quasi sicuramente si ricollegano alla xenofobia e al razzismo di estrema destra europea. E il fatto che il gioco sia un veicolo per l'educazione all'odio razzista è il punto terminale di tutta questa vicenda.
Fossi nel ministro dell'Interno Roberto Maroni farei caso, con molta attenzione, alle parole di questo giovanotto che possono essere indicate come eversive, e lasciano intravedere scenari inediti piuttosto inquietanti. Ma questo giovanotto non appartiene allo stesso movimento e partito del ministro dell'Interno, assieme al figlio del fondatore della Lega Umberto Bossi? Già, la domanda vera è proprio questa...

Internet in Europa - Italia in coda

da informazionesenzafiltro

Secondo il rapporto pubblicato la scorsa settimana dalla Commissione europea, " Annual Information Society Report del 2009" il WEB è usato giornalmente da circa la metà dei cittadini, ma un terzo non lo ha mai utilizzato.
Lo studio rileva come le nuove tecnologie si stanno diffondendo rapidamente in tutto il continente, ma restano profonde divisioni; anziani e disoccupati in gran parte ignorano l'esistenza del WEB.
Gli utenti regolari di Internet sono aumentati nel 2008 rispetto al 2004 del 56 %; la metà di tutte le famiglie e più dell'80 % delle imprese ha un collegamento a banda larga e l'anno scorso sono stati calcolati 114 milioni di abbonati.
L'unione europea è così il più grande mercato mondiale di accesso fisso a banda larga.

Il maggior incremento è stato registrato in Irlanda, la Repubblica Ceca, Francia, Ungheria, Lettonia e Lituania e la relazione rileva come "fonte di preoccupazione" il ritardo d'Italia, Cipro, Romania e Portogallo.
Il nostro Paese si trova molto più indietro rispetto a Francia, Inghilterra e Germania e nelle zone rurali la situazione non è allineata ai Paesi più avanzati.
Il basso tasso di utilizzo di Internet in questi paesi, così come in Bulgaria, Slovenia, Slovacchia e Spagna, è tra le famiglie a basso reddito, tra gli anziani - da 65 a 74 anni, i disoccupati e tra le persone con un basso livello di istruzione.
La relazione della Commissione ha inoltre evidenziato l'aumento dei cosiddetti "nativi digitali" - di età compresa tra 16 a 24 - come i più attivi e creativi degli utenti di Internet.
Quasi il 70 % delle persone di età inferiore ai 24 anni usano Internet ogni giorno - rispetto alla media UE del 43 % - e questo gruppo si avvale regolarmente di servizi avanzati per creare e condividere i contenuti on-line, il doppio rispetto alla media europea.
L'obiettivo delle Istituzioni Europee è favorire la diffusione della larga banda per incrementere gli utenti di Internet e con loro, lo sviluppo del e-commerce e del mercato dei contenuti digitali.
La Commissione ha poi fissato un indice che misura la performance della Banda Larga - BPI - e l'Italia è fra gli ultimi Paesi della Comunità (con dietro solo Romania, Bulgaria, Grecia, Polonia e Cipro) con un BPI di 0,38 (quasi la metà della Francia).
Tra i fattori identificati la poca propensione all'utilizzo di Internet per l'e-commerce o l'e-governement, la bassa alfabetizzazione informatica e la scarsa concorrenza nel mercato delle telecomunicazioni.
L'Italia è un paese in cui la libera concorrenza del mercato è spesso sostituita dai cartelli delle multinazionali dal petrolio alle telecomunicazione, la prassi non cambia e nemmeno la tutela dei consumatori da parte delle istituzioni.
L'arretratezza in cui ci troviamo potrebbe penalizzare, se non colmata rapidamente, lo sviluppo economico del nostro Paese.
Il governo dovrebbe al più presto affrontare il tema dello sviluppo delle nuove tecnologie e non per imbavagliare la rete come hanno dimostrato di fare sino ad ora.

..... in Francia: ADSL + Internet illimitato + telefonate nazionali ed estere in 98 Paesi a 29.90 € al mese.

Luciana P. Pellegreffi

Fonte articolo

venerdì 21 agosto 2009

L'ultima ignominia

di Salvatore Borsellino (da facebook)

Alfa e Beta

Apprendo in questo momento che il senatore Marcello Dell'Utri, come già molti altri prima di lui ,torna a chiedere una commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi del 1993 ed afferma che se il suo partito (PDL - Forza Italia) non lo facesse sarà lui stesso a farlo.
E' inaudito che un individuo condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa ed attualmente sotto processo per la conferma in secondo grado della suddetta condanna abbia l'impudenza di proporre una commissione d'inchiesta sulle stragi del '93.
Sono ormai passati 17 anni dalle stragi del '92 e del '93 e durante questi anni l'unica attività da parte del sistema di potere nato da quelle stragi è stata quella di favorire l'insabbiamento, il depistaggio e il blocco delle indagini della magistratura quando il livello di indagine superava quello non valicabile dei semplici manovali del crimine.
Oggi, proprio nel momento in cui finalmente dei magistrati coraggiosi, a Palermo e a Caltanissetta, stanno squarciando il velo sulle reali responsabilità di quelle stragi, proprio una di quelle persone che era stato indagato come facente parte dei mandanti occulti delle stesse stragi si fa avanti per proporre una commissione d'inchiesta parlamentare che a questo punto è lampante che non possa avere altro scopo che quello di bloccare anche questo estremo tentativo da parte della Magistratura di arrivare alla Verità e di rendere Giustizia ai martiri di quelle stragi.
Noi ci opporremo con tutte le nostre forze a questa ignobile manovra, mobiliteremo l'opinione pubblica e la Società Civile, andremo fin sotto i palazzi del potere a manifestare contro questo ennesimo tentativo di occultare le responsabilità di parti dello Stato nella progettazione e nella esecuzione di quelle stragi.
Quella stessa Agenda Rossa che abbiamo levato in alto marciando a Palermo fino al Castello Utveggio sarà il simbolo della nostra RESISTENZA e della nostra volontà di lottare fino all'ultimo respiro a sostegno dei magistrati onesti, per la GIUSTIZIA e per la VERITA'.
Non permettermo che altri magistrati vengano uccisi, ne fisicamente ne con le armi delle ispezioni, dei trasferimenti e della sottrazione delle inchieste.
Lotteremo fino all'ultimo perchè questo non avvenga. Noi non vogliamo che il nostro paese sia sempre più sommerso dal puzzo del compromesso e della complicità vogliamo che i nostri giovani, i nostri figli possano finalemente sentire quel fresco priofumo di libertà per cui altri magistrati, altri poliziotti hanno sacrificato la loro vita.
Sono questi i nostri eroi, coloro che hanno osato proclamare eroe un criminale come Mangano devono essere cacciati fuori dalle Istituzioni non proporre commissioni d'inchiesta per insabbiare ancora una volta quelle stragi come mandanti delle quali essi stessi sono stati indagati.

giovedì 20 agosto 2009

Consolato italiano a Barcellona

dalla Rete del Grillo: lettere dalla rete del 20 agosto 2009

di R.E.


Mi chiamo R.E. nato a Bari il 10/12/42 e vi scrivo da Palma di Maiorca.

Avevo comprato la licenza di un Bar Ristorante qui in Palma che mi era costata complessivamente 70000 euro a Giugno del 2007. A Luglio del 2008 ero stato costretto a chiudere, ma questa e' un altra storia; quello che volevo segnalare e' la condotta scandalosa del consolato italiano di Barcellona, perche' a Palma di Mairca per ora non c'e' un consolato.

Sono sei mesi che provo a chiamare senza mai riuscire a mettermi in contatto e posso testimoniarlo con un fax spedito dall'Associazione Cittadini Comunitari in cui si lamentava l'impossibilita' di ottenere un contatto con qualcuno, risponde sempre la segreteria telefonica che ti chiede di digitare vari numeri diversi per concludere sempre che in questo momento il numero da voi desiderato non e' disponibile e questo da circa tre mesi.

Nella pagina Web del consolato di Barcellona si specifica che uno dei servizi prestati e quello del rimpatrio e della accoglienza di anziani in stato di necessita', sto vivendo grazie all'aiuto dei servizi sociali spagnoli senza poter contare su nessuna forma di assistenza dal mio Paese.