Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

.

Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

venerdì 31 luglio 2009

De Magistris: "Inchiesta Copasir? Lasciamo lavorare i magistrati"

da antimafiaduemila
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31 luglio 2009

Roma. Luigi De Magistris, parlamentare europeo dell'Idv, critica il Comitato Parlamentare di Vigilanza sui Servizi di Sicurezza per la decisione...



...di "occuparsi delle indagini sulle stragi di mafia del '92-'93 e della trattativa tra mafia e pezzi deviati delle Istituzioni" e suggerisce che di queste vicende si occupi la magistratura.
"Come mai, ma la domanda è ovviamente retorica, parte della politica - sottolinea l'ex pm - sta entrando in fibrillazione e vuole occuparsi di queste indagini? Dopo la richiesta di una Commissione sulle stragi, si viene a sapere oggi che il Copasir, in cui opera la coppia Rutelli-Cicchitto, quest'ultimo tessera P2, rivolge la sua attenzione, con encomiabile tempismo, sulle inchieste in corso in Sicilia. C'é da preoccuparsi. Magari facciamo partecipare anche Dell'Utri e Cuffaro a questa dinamicità parlamentare; così, almeno, sicuramente ne sapremmo di più. Per carità, lasciamo lavorare - conclude De Magistris - i magistrati".

ANSA

Paolo Flores d'Arcais:vi chiedo solo alcuni minuti di attenzione...Pd: istruzioni dettagliate per estromettere i dirigenti con cui “non vinceremo mai”

di Paolo Flores d'Arcais, da micromega-online


Cari amici e compagni, ma soprattutto concittadini, vi chiedo solo alcuni minuti di attenzione. Con questi dirigenti (del Partito democratico) non vinceremo mai. Se non vogliamo tenerci Berlusconi a vita, dunque, questi dirigenti dobbiamo estrometterli tutti. Il meccanismo del congresso e delle primarie lo consente. Oltre ai due candidati di nomenklatura ve ne è un terzo, Ignazio Marino, che viene dalla società civile.
Il regolamento congressuale prevede che ogni candidato possa essere sostenuto da più liste. Propongo di dare vita ad una lista dal nome provvisorio “girotondi per Marino”, per indicare un sostegno che viene da quanti hanno rifiutato con le lotte ogni ipotesi di inciucio, perché giudicano quello di Berlusconi un regime putiniano che sta riducendo l’Italia in macerie (morali, istituzionali, sociali, culturali, economiche…).
Per questa lista propongo undici semplici ma irrinunciabili impegni programmatici, che potrete leggere qui sotto. Un programma esaustivo imporrebbe molti altri temi, ma di programmi chilometrici e puntualmente disattesi ne abbiamo visti fin troppi.
Il meccanismo per presentare una lista impone che si trovino mille candidati per l’Assemblea nazionale (che verrà eletta dalle primarie), divisi nei diversi collegi elettorali. Tali collegi corrispondono in genere alle province, tranne alcune province dove in proporzione alla popolazione vi saranno più collegi. Queste liste di collegio dovranno essere controfirmate da cinquanta iscritti al Pd dello stesso collegio. Grosso modo si dovranno trovare circa 7/8 mila firme. Il tutto entro settembre.
Tutto ciò è difficile ma non è impossibile.
Per questo chiedo a coloro che condividono gli undici punti e sono iscritti al Pd di mandare all’indirizzo girotondipermarino@gmail.com nome, cognome, provincia e città di residenza, circolo del Pd a cui si è iscritti, disponibilità a firmare ma anche ad essere candidati, e altri elementi della propria biografia di impegno politico che ritengano utile comunicare.
A loro, e a coloro che non sono iscritti al Pd, chiedo di far circolare il più possibile questo appello (pubblicato anche su facebook) attraverso tutti i canali di cui dispongono: indirizzari mail e sms, siti web, gruppi di facebook, ecc.
Coinvolgere ottomila persone, senza uno straccio di apparato organizzativo, per pura passione civile, senza prospettive di cariche e prebende, sembra una follia. Ma sono milioni i concittadini democratici che vorrebbero un nuovo partito senza i dirigenti con i quali “non vinceremo mai”. Nell’ultimo anno l’esodo dei voti dal Pd ad altre liste o al non-voto è stato esattamente di quattro milioni. Questa follia è dunque possibile. Possiamo estrometterli dal Pd e fare di questo partito uno strumento per cacciare Berlusconi. Se ciascuno di voi si impegna davvero ci riusciremo. E allora il Palavobis, piazza san Giovanni, piazza Navona, e tante altre manifestazioni, non saranno state inutili. Aspetto con fiducia le vostre mail.

UNDICI PUNTI

1 - Misure anti-Casta: abolizione delle province, una sola Camera legislativa di cento deputati, un Senato di “difensori civici” formato dai sindaci delle prime 50 città e da quelli di altre 50 a sorte e rotazione fra tutti i comuni con più di 5 mila abitanti. Riduzione del numero dei consiglieri nelle assemblee regionali e comunali, e nessuna retribuzione (neanche sotto forma di rimborsi spese). Limitazione o abrogazione delle varie assemblee di circoscrizione o municipio. Proibizione di consulenze, le istituzioni si servono dei loro funzionari. Tetto al numero di impiegati comunali, e soprattutto di dirigenti e manager, in rapporto al numero di abitanti (oggi in Sicilia 5 o 6 volte di più rispetto a comuni “virtuosi” del nord). Abolizione di benefit per gli ex (oggi un ex presidente del consiglio di un’era fa ha ancora diritto all’autista). Legge elettorale con primarie incorporate al primo turno e dunque vincolanti.

2 - Opposizione intransigente e sistematica, senza alcuna tentazione di inciucio anche soft. Utilizzazione di tutti gli strumenti legali, parlamentari e nella società civile (dal filibustering parlamentare alle manifestazioni di piazza, alle campagne telematiche di denuncia, alla creazione di una televisione d’opposizione sul digitale…), per liberare l’Italia dal regime putiniano di Berlusconi, che sta riducendo il paese a un cumulo di macerie sotto il profilo morale, costituzionale, sociale, culturale, economico.

3 - Per il Partito democratico, proposta di tenere primarie di coalizione per la scelta dei candidati già alle prossime regionali (con ciò si apre già all’unità con i potenziali alleati, tra i quali NON può essere l’Udc di Casini e Cuffaro). Impegno generale: sì sì, no no (Mt. 5,37) e mai più “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Valutare su questo criterio le persone che aspirano a fare politica. Assoluta coerenza rispetto ai valori della Costituzione. Ovviamente nessun candidato che abbia avuto anche solo un rinvio in giudizio (tranne casi clamorosi di persecuzione politica, e per tali eccezioni assumersi la responsabilità con una campagna di denuncia).

4 - La legge eguale per tutti in garantismo e/o in severità. Di conseguenza: abrogazione di tutte le leggi ad personam, abrogazione della prescrizione una volta che ci sia il rinvio a giudizio, riduzione di un grado di giudizio (appello solo in casi “americani”, unificato con Cassazione), reintroduzione per la falsa testimonianza della severità di alcuni anni fa, aggiunta dei reati (da considerare gravi) di oltraggio alla corte e ostruzione di giustizia (manovre dilatorie, ecc.), raddoppio (o almeno incremento del 50%) delle risorse per la giustizia.

5 - Sicurezza per il cittadino comune, abolizione dei tre anni di indulto e della reiterabilità della condizionale, e delle pene ridicole per una serie di reati di violenza, a partire dal teppismo serale di gruppo. Introduzione del reato di riduzione in schiavitù, con ergastolo, per la tratta di prostitute dall’estero con inganno, minacce, violenza, e per il lavoro nei campi (raccolta pomodori, ecc.) in condizioni di ricatto e minacce. Tipologie e pene per i reati economici alla Madoff, a partire dal falso in bilancio. Speciale omicidio colposo per gli omicidi bianchi, con pene di carcere severe per tutta la filiera dei responsabili. Azione contro il lavoro nero e clandestino che colpisca il datore di lavoro al punto da dissuaderlo (unica via per diminuire il flusso di clandestini: è in questa chiave che va presentata, per disinnescare il leghismo).

6 - Azione sistematica contro l’evasione fiscale, presentata come un vero e proprio furto “ai vostri danni”. Patto esplicito di utilizzare metà dell’evasione recuperata per ridurre le tasse per i redditi fino a 40 mila euro annui. Semplificazione delle procedure per la denuncia dei redditi del lavoro non dipendente. Riduzione del 25% delle tasse per il reddito da commercio e piccolissima impresa (rispetto allo stesso reddito da lavoro dipendente o di libero professionista), ma misure semplici e rigorose, e duramente sanzionate, insomma draconiane, per l’evasione. Proibizione di conti e società nei paradisi fiscali. Salvaguardia dei piccoli negozi tradizionali e proibizione di nuovi supermercati (se non fuori dei “raccordi” che delimitano le città). Mercati rionali solo per produttori diretti e biologici (saltando le mediazioni).

7 - Energie rinnovabili e smaltimento rifiuti, applicazione in Italia di esperienze già fatte all’estero (e che alcune ditte italiane propongono senza successo, perché farebbero risparmiare, cioè ridurrebbero costi e relative tangenti per comuni, province, regioni: posso fornire alcuni contatti).

8 - Informazione: principio generale, concorrenza pluralista massima nel settore privato (vero capitalismo e vero mercato!). Servizio pubblico su modello BBC e Bankitalia, sottratto effettivamente alla politica (ma prima va fondato, su basi di imparzialità, abrogando la Rai e sostituendola con un ente completamente nuovo). Riduzione radicale degli spazi pubblicitari, al minimo consentito dalla normativa europea, in modo che molte risorse si trasferiscano al cartaceo. Abrogazione di qualsiasi sostegno pubblico alle pubblicazioni private e politiche, ma incentivazione agli abbonamenti attraverso la quasi-gratuità e la puntualità del recapito.

9 - Contro il lavoro precario, abolizione del lavoro in affitto e delle forme di intermediazione speculativa (oggi un infermiere pagato 10 riceve poco più che 5, il resto va alla sua “agenzia” che lo ha affittato, e così in tutti i subappalti). Realizzazione di una agenzia per trovare e offrire lavoro, pubblica e competitiva rispetto a qualsiasi intermediazione privata.

10 - Diritti civili a partire dal principio che nessun gruppo può imporre la propria morale, e che l’individuo decide in totale autodeterminazione per tutto ciò che lo riguarda, con l’unico limite che non leda analoga autodeterminazione altrui.

11 - Laicità, applicazione della Costituzione per le scuole private (senza oneri per lo Stato, oneri di qualsiasi genere). Abrogazione dell’ora di religione. Introduzione del darwinismo fin dalla più tenera età (vedi articolo di Pievani su MicroMega che riporta esperienze pedagogiche internazionali sull’argomento). Abrogazione della presenza di autorità religiose alle cerimonie pubbliche, e di simboli religiosi in qualsiasi luogo pubblico.

Email: girotondipermarino@gmail.com
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(30 luglio 2009)

Se il pesciolino rosso Bondi nuota ancora ad Hammamet

30 luglio 2009

di
Francesco Bonazzi , da l'AnteFatto

Troppo bella per essere vera, eppure è vera: la Fondazione Bettino Craxi riceverà soldi pubblici, mentre quelle intitolate a Pertini, Di Vittorio e D'Annunzio resteranno a mani vuote. La decisione è di ieri e arriva dai Beni Culturali, con il ministro Bondi che ha fatto la lista dei sommersi e dei salvati, poi approvata dalla maggioranza in Parlamento.

Non entro nel merito perchè non ho competenze particolari in materia. Insomma, non so se al di là dei personaggi ai quali sono intitolate, queste fondazioni meritino o meno i milioni assegnati (6,5 milioni divisi tra 121 enti per il 2009). Però magari qualcuno di voi le conoscerà e spero che ci illumini nel blog.

Da povero esperto di eco-balle, però, mi sento solo di fare una proposta: ma per finanziare la Fondazione intitolata al Grande Statista, morto da latitante, non si poteva ricorrere allo scudo fiscale di Giulietto Tremonti?

Un fulmine dalla Sicilia ad Arcore

venerdì 31 luglio

di Paolo Praolini, da Agoravox

Negli ultimi giorni nella villa di Arcore del nostro premier è caduto un fulmine a ciel sereno.

Inaspettatamente il giocattolo del PDL ha cominciato a incrinarsi in qualche sua parte, proprio dove nessuno se lo poteva aspettare, e cioè dove il consenso per questo schieramento raggiunge livelli insuperabili, la Sicilia.

Un manipolo di rappresentanti politici siciliani, guidati dai due esponenti di spicco Lombardo e Miccichè, ha alzato il tono di voce verso i rappresentanti governativi.

Pur di fronte ad un evidente stato di difficoltà nel reperimento di fondi per soddisfare le emergenze del paese (rifiuti, terremoto, cassa integrazione, pensioni, etc.), i rappresentanti politici siciliani senza tentennamenti hanno mosso il loro passo verso la richiesta di ‘Fondi’ per il loro Sud abbandonato.

La rivendicazione di Miccichè e di Lombardo riguarda la ridistribuzione dei fondi FAS (fondi per le aree sottoutilizzate) nelle aree del Mezzogiorno.

Secondo costoro i fondi FAS negli ultimi mesi sono stati utilizzati per altri scopi ma non per il Sud ed il suo sviluppo, creando in tal modo un interruzione nel rifornimento di denari che da decenni la nazione distribuisce copiosamente nel Meridione, senza vederne però risultati tangibili.

A partire dalla Cassa del Mezzogiorno creata nel 1950 (dal governo De Gasperi), ai terremoti del Belice (1968), al terremoto dell’Irpinia (1980), ai fondi FAS, alle agenzie per lo sviluppo del meridione (Sviluppo Italia), al terremoto del Molise (2002), ai fondi per la Sanità, e possiamo continuare con una lunga sequela, il mezzogiorno d’Italia ha usufruito negli ultimi 60 anni dello sversamento dalle Casse dello Stato di montagne di miliardi di € di finanziamenti.

Questo denaro destinato principalmente allo sviluppo delle zone disagiate ed in alcuni casi distrutte da eventi tettonici, purtroppo non ha portato frutti e benefici per la popolazione e la società del meridione.

Ad oggi si riscontrano divari socio-economici tra Nord e Sud del nostro paese, troppo elevati se li si paragona agli sforzi economici elargiti nel corso degli anni.

Arretratezza nelle infrastrutture, mancanza di reti elettriche ed idriche adeguate, servizi sanitari di pessimo livello ed insoddisfacenti per la maggioranza della popolazione, aree di sviluppo sottoposte al giogo del racket e della mafia, aree urbane in abbandono, città dormitorio, etc.

Questa situazione è dimostrazione limpida ed evidente che il denaro inviato negli anni verso il Sud è finito nelle tasche di pochi politici ed imprenditori che ne hanno potuto godere privatamente dei vantaggi, negando in tal modo il recupero del gap che il mezzogiorno ha ormai incarnato nei suoi geni.

Ne è dimostrazione recente il processo conclusosi qualche settimana fa per i fondi del terremoto dell’Irpinia dove un bel gruppetto di politici ed imprenditori noti (Cirino Pomicino, Franco De Lorenzo, Enzo Scotti etc.) si arricchì intascando il fior fior dei fondi per il terremoto Avellinese, ma essendo trascorso troppo tempo è intercessa la prescrizione che li ha resi tutti ‘liberi’.

Ma cercando nel mondo del Web di storie come queste ne son pieni gli archivi storici.

Allora tornando ai nostri Lombardo e Miccichè valorosi fautori del recupero di risorse maltolte, chiedo loro di fare un esame di coscienza e domandarsi come mai la politica, in questo Sud troppo spesso martoriato dalla depredazione di risorse, non abbia mai pensato a combattere la corruzione, la sottrazione di denaro pubblico, la sparizione e la spartizione privatistica dei fondi pubblici, insomma interropere definitivamente il gioco sporco della politica, che ancora oggi mira spudoratamente ad essere soggiogato al voto di scambio che ha deturpato per sempre il volto del ns ‘Bel paese’.

Rai rifiuta l’offerta di Sky. Cosa impedisce ancora il decoder unico?

venerdì 31 luglio

di Alex Buaiscia, da Agoravox

Da domani Raisat non sarà più sulla piattaforma Sky. La Rai ha rifiutato l’offerta di 350 milioni di euro in sette anni offerta dai canali satellitari, che però, nel rinnovo del contratto, prevedeva l’obbligo, prima non previsto, di portare tutti i canali Rai, anche quelli in visione libera, su Sky stessa, con o senza esclusiva. Insomma, un inglobamento.

La Rai ha rifiutato e ora si trasferirà sul digitale terrestre. Ma i canali liberi Rai restano visibili su Sky. Insomma, la Rai sembra abbia perso da una parte la possibilità di 50 milioni di euro di guadagno annui, dall’altra parte non ha ceduto i suoi diritti a Murdoch.

Ma non è il solo problema. Ormai i decoder sono tanti. Dov’è finito il decoder unico di cui si parlava tanti anni fa? La proposta era partita al tempo di Stream e Tele+. In seguito una leggina aveva abrogato l’obbligo di decoder unico, e il progetto è stato abbandonato per un po’. Poi è nata Sky, e da lì la lotta contro Mediaset per la conquista degli ascoltatori. Che infatti ha lanciato, tramite vie dirette o indirette, attraverso i governi il digitale terrestre.

Adiconsum, nel 2004 aveva denunciato Sky per opporsi al decoder unico. Il decoder del digitale terrestre potrebbe in linea potenziale ospitare diverse bande, ma Sky utilizza una cifratura, chamata NDS, che è incompatibile e che non è in visione di sostituire. Inizialmente usufruiva del compatibile SECA, ma poi ha iniziato a mandare agli abbonati i nuovi decoder. NDS, tuttavia, è l’unico sistema sperimentato da Sky che ha permesso di eliminare il fenomeno delle "carte pirata". Un ritorno a standard meno sicuri non farebbe parte dell’economia dell’azienda.

Adiconsum ricordava come la legge 79/1999 sul decoder unico imponeva che "i decodificatori devono consentire la fruibilità delle diverse offerte di programmi digitali con accesso condizionato e la ricezione dei programmi radiotelevisivi digitali in chiaro mediante l’utilizzo di un unico apparato".

In tanti hanno acquistato i decoder non dedicati esclusivamente alla ricezione dei programmi SKY, sostenendone i costi, perché garantiti dalla legislazione che prevedeva una compatibilità delle trasmissioni anche in futuro. Ma - spiega Adiconsum - "appare evidente che i ricevitori di SKY alla stato attuale non rispettano la legge del decoder unico" poiché per ricevere tutti i programmi non è possibile utilizzare un unico apparato.

Poi però la legge è stata abrogata, a causa dei vari interessi economici. Resta da appurare se un decoder unico sia una realtà realizzabile. In verità gli standard sono troppo diversi per concentrarli in un apparecchio così piccolo. Intanto arriva una novità: Telecom Italia, Fastweb e Wind offriranno un decoder con standard unico per i tre operatori, con offerta di programmi dal digitale terrestre e dal satellitare.

E se loro l’hanno fatto, cosa impedisce agli altri di mettersi d’accordo? La lotta tra Berlusconi e Murdoch?

E perché la Rai ha rifiutato l’offerta di Sky senza offrire una controproposta o almeno un dialogo? Che abbia voluto cercare una scusa per indebolirsi ulteriormente?

Lettera della sorella di una vittima della strage della Umbria Olii

di Lorena Coletti - 27 luglio 2008

Lettera di Lorena Coletti, sorella di uno dei quattro operai morti nell'esplosione della Umbria Olii

Sono Lorena Coletti, sorella di una delle vittime della strage della Umbria Olii di Campello sul Clitunno (Pg).
Il 25 novembre 2006, quattro uomini si alzarono e partirono per andare al lavoro, per guadagnarsi da vivere.
Era di sabato, il lavoro lo avevano iniziato il martedì: dovevano installare delle passarelle sopra a dei silos.
In quei silos c'era un gas, il gas esano, un gas molto infiammabile, questo poiché nessuno aveva fatto una bonifica di questi silos.
Verso le 13 di quel maledetto giorno un enorme esplosione avvenì.
Venni a sapere della notizia solamente la sera molto tardi.
La moglie che lo aspettava per il pranzo, non vedendolo tornare fece un giro di telefonate ai suoi colleghi, ma fu un vano tentativo, perchè non ottenne nessuna risposta.
Fino a che, non telefonò alla moglie del datore di lavoro, che gli diede la notizia.
Giuseppe Coletti, mio fratello, Maurizio Manili, datore di lavoro,Vladimir Thode e Tullio Mottini erano morti nell'espolsione.
Unico sopravvissuto Claudio Demiri.
Il proprietario della Umbria Olii, fu indagato e rinviato a giudizio con l' accusa di omicidio colposo plurimo e violazione di norme per la sicurezza sul lavoro.
Secondo l' accusa, Del Papa avrebbe dovuto avvertire i lavoratori della ditta Manili, della pericolosità delle sostanze contenute nei serbatoi, dove non era mai stata fatta la bonifica.
Un omissione, che sarebbe secondo i giudici e i periti dell'accusa, alla base dell'incidente, causato dall'utilizzo di una fiamma ossidrica per terminare i lavori sulla superficie metallica dei silos.
Il 24 novembre prossimo, doveva iniziare il processo penale, ma Giorgio Del Papa e la sua difesa impugna il tutto facendo ricorso in Cassazione contro il rinvio a giudizio.
Oggi apprendo la notizia dal mio avvocato, che la Cassazione decide a ottobre sul ricorso di Del Papa.
Ma per la seconda volta, viene fatta alla mia famiglia un' altra richiesta di risarcimento, che era decaduta con l'annullamento della perizia tecnica, ma che ora Del Papa ripresenta a nome della Gestoil Srl, ex Umbria Olii.
Sono passati quasi tre anni, e l' anno scorso ci fu la prima richiesta: di oltre 35 milioni di euro.
Ora mi chiedo, se anche quest'anno la cifra sia sempre quella oppure, se hanno messo a conto anche gli interessi, visto il tempo che è passato.
Sottolineo, che a mio fratello Giuseppe Coletti e' stata stroncata la vita, e a Giorgio Del Papa non è stato neanche dato un giorno di carcere e tanto meno gli arresti domiciliari.
Questa e' la giustizia Italiana!!!!!
In tre anni mio fratello e' stato ucciso diverse volte, ora dico basta.
Degli operai che partono la mattina per fare il loro dovere, per mantenere la famiglia e fare una vita onesta e dignitosa, non meritano di morire.
Come non meritano che la loro dignità' venga calpestata da assurde richieste di risarcimento, mandate da chi li ha uccisi .
Non lo permetto!!!
Vorrei che Del Papa sapesse, che la vita di quattro persone vale molto più' di qualsiasi cifra che lui chiede.
Ma il peggio di tutto è, che è ancora libero, e che lo Stato Italiano gli permette di fare queste cose.
Chiedo inoltre, di poter incontrare il Presidente della Repubblica per poter parlare personalmente con lui.
Intanto gli vorrei rivolgere questo appello:

Egregio Presidente della Repubblica, La invito, dopo tutte le parole spese chiedendo più sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, a non firmare assolutamente il Dlgs correttivo al Dlgs 81/08.
Se è coerente con le sue dichiarazioni, non può firmare un decreto che è un colpo fatale alla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Io non mi arrenderò e non permetterò più che la memoria di mio fratello e delle altre vittime venga calpestata, sono esseri umani morti per lavorare, non per divertimento.
Finchè avrò vita li difenderò; di sicuro non mi limiterò a fare fiaccolate, ma cercherò di fermare chi ancora una volta vuole calpestare i lavoratori di Italia.
Basta prendersela con Giuseppe Coletti e le altre vittime della Umbria Olii.
Saluti
Lorena Coletti
Email: zialory68@hotmail.it

da liberacittadinanza

DISUNITA' D'ITALIA

di Lino D’Antonio Napoli - 30 luglio 2009

I professori, per poter lavorare, devono affrontare un test sul dialetto in uso nel luogo dove intendono insegnare

“I professori, per poter lavorare, devono affrontare un test sul dialetto in uso nel luogo dove intendono insegnare”. L’antifona è chiaramente rivolta ai docenti meridionali, migranti il più delle volte, per necessità. E’ questa l’ultima boutade della “Lega Nord”, la quale in Commissione Cultura ha proposto il suddetto emendamento.

Poi, puntuale come sempre è arrivata la smentita del capo – gruppo leghista alla Camera, Cota, che appare peggiore della iniziale enunciazione.

Pare di capire dall’infelice ed aggrovigliata esposizione dell’esponente leghista, che i professori debbano mostrare titoli accademici, rilasciati da Università non compiacenti. Vista la “classifica”, stilata dal Ministro Gelmini, appare chiaro che gli Atenei virtuosi sono tutti al Nord, mentre al Sud proliferano “scuole ed università senza alcun titolo valido e credibile”. Per la qual cosa, è automaticamente precluso del tutto l’insegnamento a professori provenienti dal Mezzogiorno d’Italia.

A questo punto sarebbe il caso di soffermarsi sulla pericolosità di simili proposte, che generano allarme, divisioni e discriminazioni. Ma sarebbe anche l’occasione per ricordare ai leghisti che l’asse portante dello Stato Italiano è retto da meridionali. Siano essi Giudici, Presidi, Questori, Prefetti, Cancellieri, Maestri, Professori, Pompieri, Carabinieri, Poliziotti, Medici, Scienziati, Professionisti vari ecc..

Comunque la “Lega Nord” non straparla in questo caldo luglio, ma persegue un lucido disegno politico, basato proprio sulla presenza di un ricco e racchiuso in se stesso Nord ed un poverissimo Sud. E per attuare questo nefasto progetto, a spese di una parte consistente del Paese, ha davanti a sé un’autostrada libera, concessagli dalla debolezza politica di Berlusconi, che ha quindi, urgenza di Bossi come l’aria che respira. E si verifica il paradosso di un movimento localistico e ben delimitato, con in più vocazione secessionista e xenofoba, privo di rappresentanza al Sud, che spadroneggia su tutto il territorio nazionale, occupando importanti dicasteri nel governo centrale.

Forse avremmo dovuto fare noi meridionali ben altri esami a quegli “imprenditori” settentrionali, che, attraverso lunghi anni, venuti quaggiù, hanno usufruito dei fondi della Cassa del Mezzogiorno, per impiantare fabbriche mai sorte o mai in funzione. Rubando quest’ultimi letteralmente fondi destinati allo sviluppo del Mezzogiorno. Un continuo latrocinio ed anche la beffa criminale dell’invio dal Nord alle nostre plaghe dei rifiuti tossici, con danni incalcolabili per l’ambiente e le persone, in combutta con organizzazioni malavitose locali.

Ma bando alle ripicche, che potrebbero dar vita ad una nostra lista interminabile di soprusi subiti e soffermiamoci al presente non esaltante ed al ruolo subalterno, al quale siamo destinati come Meridione dalla destra al potere. Fagocitante essa, ma non proponente o risolutiva.

Anche se qualcosa sembra agitarsi all’interno della compagine governativa riguardo al Sud, non appaiono chiari quali siano i termini dello scontro e che cosa sia realmente in palio. Se fette di potere personale o la voglia di alcuni settori della destra di sottrarre spazi di manovra alla “Lega Nord”.

Qualsiasi siano i fatti, in presenza di uno scenario generale per niente confortante, c’è da prendere atto che mai la Repubblica era pervenuta ad un livello così infimo. Con le Istituzioni degradate al ruolo di “osterie da strapaese”, ritrovo abituale di gradassi un po’ alticci e dove si fa a gara a spararla più grossa. Mentre il Paese langue e viene di continuo sfregiato ed umiliato.

E agli interessi del Sud chi ci pensa? Un minimo di logica porta a pensare che difficilmente possa essere la destra e nello specifico il “berlusconismo”, alleato indissolubile del “leghismo nordista”, a contribuire al riscatto ed alla rimonta del Mezzogiorno d’Italia.

A questo punto necessitano più che mai l’impegno civile, una maggiore presa di coscienza da parte dei cittadini meridionali. Ed una disamina attenta su quello che realmente sta accadendo oggi nel nostro Paese.

Ma è soprattutto la politica, quella vera (e mi riferisco in particolare alla lungimiranza e sapienza politica di Bassolino), contrassegnata dall’onestà di intenti, dalla sobrietà comportamentale e dalla capacità di elaborare strategie degne e foriere di risultati tangibili, la quale non può tardare ulteriormente ad agire per il Sud.

Siamo ormai ad un punto di non ritorno, in cui non sono più consentite le roboanti enunciazioni ed il vuoto dolersi.


Post Scriptum: Ricorrono nel 2011 i 150 anni dell’Unità d’Italia. Esiste un comitato ad acta per le celebrazioni e di cui fa parte Carlo Azeglio Ciampi, che lamenta la mancanza di progettualità a riguardo. Quasi fosse cosa non sentita e solo formale per il governo in carica.

Giuste le rimostranze del Presidente Ciampi, il quale minaccia le dimissioni dal suddetto organismo, in quanto, giorno dopo giorno, va in onda nel Paese la “Disunità d’Italia”, ad opera di Bossi, Berlusconi & soci, fiancheggiati da media compiacenti.


da liberacittadinanza

Verso la fine dello stato di diritto

di Luigi De Magistris - Manifesto - 30 luglio 2009

Credo sia un grave errore pensare che il governo Berlusconi, la maggioranza berlusconiana, non persegua una ben precisa strategia che mira a modificare in modo radicalmente autoritario ed illiberale il nostro paese

Il disegno, di chiara matrice piduista, impone sia ampie revisioni costituzionali che svuotamenti della Carta attraverso la legislazione ordinaria: matrice di fondo è la soppressione di quella che gli anglosassoni chiamano balance of powers, il bilanciamento dei poteri.
La Costituzione deve subire – in tale progetto strategico - una svolta presidenziale, con la concentrazione dei poteri di governo nelle mani di un’unica persona: il parlamento ridotto a mero organo di ratifica dei voleri della maggioranza, Corte costituzionale e Consiglio superiore della magistratura modificati nella loro composizione attraverso l’aumento dei membri di nomina politica. Il presidente della repubblica sarà quindi capo del governo, capo delle forze armate, capo del csm e magari, se lo scenario di infiltrazione mafiosa nel tessuto economico e politico-istituzionale del nostro paese rimarrà quello attuale, anche capo dei capi.
Dal momento che anche una maggioranza di chiara ispirazione autoritaria ed illiberale non potrà mai abolire formalmente l’art. 3 della Costituzione (l’uguaglianza delle persone di fronte alla legge) e l’art. 21 della Costituzione (libera manifestazione del pensiero e diritto di cronaca) ecco che si colpiscono – attraverso lo strumento della legge ordinaria – quelli che sono due baluardi di ogni stato di diritto che consentono l’effettiva attuazione di tali principi: l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e dell’informazione. In questi ultimi mesi la maggioranza sta portando avanti un disegno di complessivo annichilimento dell’autonomia della magistratura e dell’indipendenza, libertà e pluralismo dell’informazione.
Corollari di un disegno autoritario di questo tipo sono anche taluni censurabili provvedimenti normativi adottati negli ultimi mesi e che offrono una chiara cornice dell’avanzare del fascismo del terzo millennio: 1) le ronde che – mortificando le forze dell’ordine - introducono la privatizzazione della sicurezza pubblica e l’istituzionalizzazione in alcune aree del controllo del territorio da parte della criminalità organizzata (tipico strumento utilizzato nel ventennio del secolo scorso e nel periodo iniziale dei paramilitari colombiani); 2) il ricorso sempre maggiore ai militari per compiti di ordine pubblico che – soprattutto in un’ottica di presidenzialismo di chiara ispirazione piduista – potranno essere utilizzati per affrontare conflitti sociali e reprimere il dissenso che viene sempre più criminalizzato nel nostro paese attraverso pratiche liberticide tipiche della tolleranza zero; 3) la criminalizzazione dell’immigrato in quanto tale e non perché ha commesso un reato, ossia l’introduzione della colpa d’autore tanto cara al regime nazi-fascista, con tratti xenofobi indegni di un paese democratico.
Un disegno autoritario di tale portata nasce e si consolida attraverso un ricercato crollo etico anche grazie all’imperversare della pubblicità commerciale, del consolidamento della teoria del consumatore universale, del radicamento del pensiero unico, del rovesciamento dei valori: non conta chi sei, qual è la tua storia, ma quanto appari; il culto del profitto, dell’avere al posto dell’essere, del dio denaro. Un revisionismo culturale realizzato in anni di bombardamento mediatico, in un conflitto di interessi mai affrontato da un opaco centro-sinistra intriso da tanti conflitti d’interessi. Un definitivo controllo delle coscienze e la narcotizzazione delle menti e finanche dei cuori deve passare attraverso la mortificazione della scuola pubblica, dell’università e della ricerca: deve apparire che siamo un paese normale (quanto bello ed attuale quell’articolo di Domenico Starnone che parlava di normale devianza).
Di fronte ad un disegno che appare a tratti anche eversivo dell’ordine costituzionale; di fronte ad un paese dove le mafie condizionano in modo devastante parte significativa del pil e riciclano immani somme di denaro in ogni settore suscettibile di valutazione economica ed in ogni parte del territorio nazionale; di fronte ad una capillare penetrazione della criminalità organizzata in vasti settori della politica e delle istituzioni, attraverso soprattutto il controllo della spesa pubblica; di fronte ad un collante sempre più evidente tra sistema politico castale e criminalità organizzata; di fronte a tutto questo, le forze democratiche – in qualunque articolazione della società civile siano presenti - debbono impegnarsi tanto e concretamente per impedire la realizzazione di un tale progetto politico che condurrà inesorabilmente alla fine dello stato di diritto.
Così come chi è investito di ruoli istituzionali e non è ancora totalmente assuefatto a tale sistema di potere deve battere un colpo per difendere la Costituzione nata dalla Resistenza e per far sì che venga attuata giorno per giorno.
* Eurodeputato Italia dei Valori

da liberacittadinanza

Poliziotti arrestati, per il gip «una banda di taglieggiatori in uniforme»

da PrimaDaNoi.it


PESCARA. Si terranno questa mattina davanti al gip Luca De Ninis gli interrogatori di garanzia per i 6 poliziotti arrestati domiciliari da ieri, più un settimo non tratto in arresto, la cui posizione verrà vagliata dopo l’incontro con il giudice.
(Nella foto: il pm Giuseppe Bellelli)



L’inchiesta partita a maggio del 2009 e diretta con rigore e coraggio dal pm, Giuseppe Bellelli, che ha affidato le indagini ad un reparto della stessa polizia, la Squadra mobile, ha permesso di smascherare questo gruppo d’azione, i cui componenti facevano (ora sono stati sospesi) tutti parte del distaccamento della Polizia stradale di Pescara Nord.
Il gip Luca De Ninis nell’ordinanza d’arresto li definisce «una banda di taglieggiatori in uniforme»: una associazione a delinquere che usava da tempo una tecnica collaudata per cercare di spillare soldi agli autotrasportatori stranieri che avevano la sventura di essere fermati.
Invece della multa (a volte non necessaria) veniva proposto di pagare una somma (dai 10 euro ai 250) per proseguire il viaggio senza problemi.
Ai domiciliari sono così finiti Cristian Micaletti, 37 anni di Milano, residente a Francavilla al Mare, assistente di Polizia, Marco Di Lorenzo, 40 anni di Pescara, assistente Capo, Carlo Voza 40 anni di Basilea, assistente capo, Gaetano Margiotta, 40 anni di Sulmona, assistente capo, Francesco Marulli, 43 anni di Chieti, assistente.
Ai domiciliari anche Mario Plevani, 46 anni di Pineto, vice sovrintendente, «capo indiscusso», scrive il gip De Ninis, della banda e ritenuto anche il più esperto nell'attività di taglieggiamento, «capace di ottenere consistenti somme di denaro senza dilungarsi in estenuanti stillicidi di piccole concussioni».
La sua posizione è quella più grave dal momento che detiene il grado più alto e avrebbe dovuto vigilare sulla correttezza dell'operato dei suoi collaboratori.
Si sta poi vagliando la posizione di Franco Evangelista, 38 anni di Collecorvino, assistente capo, al momento indagato a piede libero che sarebbe entrato marginalmente nell’inchiesta per via di alcune conversazioni con gli indagati principali.

LUNGHE GIORNATE DI LAVORO

Le giornate di lavoro degli agenti potevano essere molto intense. Non tanto per il carico di lavoro “regolare” (secondo il gip addirittura tralasciato) ma per questa attività secondaria che per l’accusa erano riusciti a mettere in piedi.
«Da un lato», scrive il gip De Ninis, «si disinteressavano totalmente delle disposizioni emanate del capo ufficio che pretendeva maggior impegno sotto il profilo della verbalizzazione e non si occupano di adempiere agli interventi demandati dalla sala operativa».
Ad esempio una volta non soccorsero un automobilista in difficoltà e continuarono a fermare camionisti e a battere cassa.
Una tecnica rodata, chissà da quanto tempo, «senza la necessità di accordi preventivi», assicura il gip: tutto andava liscio seguendo un canovaccio ben definito e rodato. Fino a quando un camionista non si è ribellato e dopo essere stato fermato a Pescara è arrivato fino a Bologna è ha sporto denuncia.

«FERMIAMO QUEL SALAME»

Ma come funzionava il presunto trucchetto?
Gli agenti erano sempre due per ogni automezzo e si posizionavano nei pressi dal casello Pescara Nord della A14, spesso preferivano la carreggiata nord che consentiva di fermare gli autotrasportatori in una posizione defilata.
Da lì riuscivano a vedere tutto e soprattutto scegliere accuratamente le proprie vittime: le targhe poi erano un dettaglio fondamentale per “sorteggiare” i fortunati da spellare: polacchi, austriaci, turchi, ma anche spagnoli e inglesi erano considerati i “migliori”.
Tutti con poca dimestichezza con l’italiano, tutti disposti a “mediare” pur di non dover pagare multe salate e soprattutto tutti in transito e con poche possibilità di fermarsi a sporgere denuncia.
Una volta avvistata la preda la pattuglia si lanciava all'inseguimento del mezzo facendolo fermare su una delle piazzole. Qui si avvicinavano e cominciava la “trattativa”.
Prima si chiedeva di controllare il cronotachigrafo per poi passare alla contestazione dell'eccesso di velocità, anche se non c'era.
Per far ritirare la multa (310 euro il prezzo di quella ufficiale e la decurtazione di 5 punti) scattava la richiesta di denaro: dai 10 ai 250 euro secondo quanto lo straniero di turno aveva in tasca.
Mosse ripetute decine di volte secondo l'accusa, che riuscivano a fruttare un interessante guadagno giornaliero.

SI DIVIDEVA SEMPRE TUTTO

«Ho fatto sei», oppure «ho fatto otto» erano le frasi ricorrenti degli agenti intercettati per riferirsi alle decine di euro conseguiti con le vittime. A fine giornata si divideva sempre.
«Tutto questo accade sistematicamente in tutti gli orari dei turni di servizio, anche in occasione di rotazione dei componenti», scrive il gip.
Il tutto è stato possibile scoprirlo solo grazie alle intercettazioni delle microspie messe nelle auto di servizio gli agenti della squadra mobile diretta da Nicola Zupo. In questo modo poliziotti che indagavano hanno ascoltato i colleghi… e ne hanno sentite delle belle.
«Questo è andato meglio di prima..»., si commentava a lavoro finito. «Il gelato...bè, insomma ci esce quasi una vaschetta......di un chilo a testa....io mezza e tu....(incomprensibile)», quando il bottino era mediamente soddisfacente.
E i camionisti dell’Est Europa erano considerati i migliori, quelli cioè dai quali si riuscivano ad ottenere le somme più elevate.
«Che razza è quello?», si domandano gli agenti mentre il mezzo si avvicina «Si eccola Pola! Polacchia!>
E poi ancora. «Vai ad acchiappare quello lì. È un altro polacco (…) prendi pure il secondo. Abbiamo fatto doppietta. Questo mo lo faccio e l'altro lo fai tu»

DU IU SPIC INGLISC?

Secondo il gip gli agenti «intimoriscono lo straniero con l’abuso della loro funzione e poi, mostrandosi più comprensivi e magnanimi si dichiarano disposti a non elevare la contravvenzione in cambio di una somma di denaro di importo inferiore alla multa».
Ma perchè scegliere sempre camionisti di lingua straniera?
Ovvio: perché le difficoltà di comunicare agevolavano la contrattazione ed era quasi impossibile per le vittime riuscire a far valere la propria posizione o cercare di spiegare che non si era superato alcun limite di velocità.
Ma a volte anche per gli agenti era difficile farsi comprendere e così si procedeva a gesti.

«Ce li hai questi per pagare» chiese Di Lorenzo a uno straniero indicando i soldi. «Ce li hai questi per pagare (riferendosi al denaro), ce li hai questi?
«Vaffanculo», intervenne Voza, «va ti pigliano pure per il culo…»

Sulla strada arrivano anche dei turchi:

Voza: «vediamo sto salame».
Di Lorenzo: «adesso fermiamo un altro stronzo e poi ti fermi»
Voza: «facciamoci l’altro turco»

E qualche volta anche i bulgari:

Margiotta : «Andiamo a vedere..»
Micaletti: «Con calma»
Margiotta: «che è bulgaro? Cosa è?»
Micaletti: «boh»
Margiotta: «Bulgaria! Bulgaria! Si arresti»

A volte gli agenti erano così gentili da chiedere ai malcapitati quasi una “offerta spontanea”. All’apertura del portafoglio poi si lasciava anche qualcosa per il pranzo.

Marulli: «gli ho dato trenta»
Margiotta: «gli hai ridato? Gli hai ridato i soldi per mangiare?...va bene questo se ne va in Ungheria!»

A volte però oltre alla consegna dei soldi gli agenti riuscivano anche ad ottenere prodotti trasportati dal camion. Era l’8 maggio, Margiotta e Marulli si fecero dare delle piante, le caricano in macchina e le portano alla centrale. Durante il tragitto in macchina si commentò anche l’”acquisto”.

Margiotta: «Adesso sto andando. Questi sono i duroni, tu non hai il giardino a casa?»
Marulli: «si è pure seccato uno, aspetta!»
Margiotta: «Questi costano, eh! Questi un innesto di questo ci vuole 50 (incomprensibile) ….innestato, non è selvatico»


TUTTI INSIEME AL BANCOMAT

Quando gli autotrasportatori non avevano il denaro contante a disposizione gli agenti li scortavano al bancomat.
Successe il 18 maggio, alle ore 21.05. Alla fine però il bancomat non funzionò e i poliziotti si accontentarono di pochi spiccioli.

Micaletti: «questo ci segue»
Plevani: «questi in Romania ai bambini a sei mesi gli danno mezzo bicchiere di Vodka per farli dormire…il bancomat sta qui eccolo!»
Micaletti: «cerco un altro più comodo?»
Plevani: «no questo!»

Micaletti: «dove cazzo vai?»
Plevani: «chi è?»
Micaletti: «Dovrebbe stare dietro l’angolo»
Plevani: «l’angolo dove?»
Micaletti: «Capocchia! Ciccio! Treness! Dovrebbe stare dietro! Around the corner! Ah?»
Plevani: «Umh sei pieno di risorse!»
Micaletti: «Facile..»
Plevani: «Come gli hai detto? Non..»
Micaletti: «Ah, ah, Around the corner»
Plevani: «ah, così si dice?»
Micaletti: «dietro l’angolo»
Plevani: «Ah, ah Around come? Dove lo hai appurato questo?»
Micaletti: «questo mi è rimasto impresso quando…c’hai presente Unit 1 Unit 2, le prime pagine dell’inglese»

Ma il bancomat non funzionava e l’inglese divenne sempre più uno ostacolo. E mentre aspettavano i due agenti fecero un po’ di pratica con la lingua:

Plevani: «tra fifteen e fifty che differenza c’è?»
Micaletti: «fifteen è 15, fifty è 50»
Plevani: «eh, ci vuole un po’ di pratica…»

Intascano 50 euro e si salutarono

Micaletti: «ciao, ciccio ciao»
Straniero: «grazie»
Plevani: «è andata bene, non valeva la pena rischiare»

IL PREZZO SI FA DI VOLTA IN VOLTA

Il prezzo non era mai lo stesso ma secondo quanto emerso dalle indagini il gioco di squadra tra gli agenti poteva essere determinante.

Voza: «ehi noi fermiamo tutti, Italia, Poland, Austria. Tu oggi first (primo, ndr) stop quindi controlliamo il tuo, quindi tu ce li hai gli euro per pagare?»
Plevani: «hai 1000 euro?»
Straniero: «No fattura?»
Plevani al collega: «prendigli 30 (euro)»
Voza: «mi ha dato solo 20»
Plevani: «solo 20? Fai quello che ti pare..»
Straniero: «30?»
Plevani: «altre 10, altre 10, prendi 30»
Plevani: «lui ci voleva dare di più..»
Voza: «così è più contento pure lui»

A FINE TURNO SI FA IL CONTO

A fine turno, secondo quanto emerso dalle indagini, si facevano i conti del denaro incassato

Voza: «ieri noi siamo stati molto fortunati»
Marulli: «tutte cinque e dieci (cinque e dieci euro fatti consegnare dai camionisti, secondo l’accusa, ndr) Mica tutun, tutun, tutun! Conviene più la botta buona»
Voza: «io con Mario ne ho fermati tre! Eh, abbiamo fatto subito sei (60 euro, secondo l’accusa, ndr). A Testa, eh! Con tre camion! Lasciati immaginare quanto…! Invece ieri abbiamo fermato…abbiamo fatto un sei! (60 euro, ndr)».

Si scherzava anche sui guadagni e su possibili denunce…

Voza (con tono scherzoso): «io non ti mollo se non mi lasci il tuo salvadanaio»
Micaletti: «io non ti do un cazzo, non ti do, vammi a denunciare»
Voza: «so dove abiti, vengo a rapinare il tuo cane, quando mi dai i soldi te lo ridò»

Alessandra Lotti 31/07/2009 7.14

giovedì 30 luglio 2009

De Magistris: ''Mancino si astiene ma e' tardi''

da antimafiaduemila



30 luglio 2009

Roma. Luigi De Magistris torna ad attaccare il vice presidente del Csm, Nicola Mancino, questa volta per la decisione di non presiedere la seduta che tratterà la posizione dello stesso De Magistris.


"Dispiace - risponde De Magistris - che Mancino scopra adesso i doveri di astensione", dopo quello che "ho dichiarato circa il mio imminente definitivo allontanamento dall'ordine giudiziario, voluto, sia chiaro, dalla casta politica". L'esponente dell'Idv accusa Mancino di non essersi astenuto in passato, di avere "anticipato valutazioni negative sulla mia persona di magistrato", e di aver violato "il segreto della camera di consiglio" dicendo che "la decisione nei miei confronti era stata presa all'unanimità". Inoltre, prese parte al processo disciplinare per i magistrati della procura di Salerno "nonostante nelle carte di quell'inchiesta - afferma De Magistris - comparisse il suo nome". A Mancino, De Magistris rimprovera anche di averne auspicato le dimissioni al momento della candidatura, mentre "nel suo partito di riferimento", così afferma De Magistris, "vi siano tanti magistrati". L'ex magistrato afferma infine che "la ricerca della verità e della giustizia" andranno avanti, perché "come dice il mio amico Salvatore Borsellino, gli spiragli di luce cominciano ad intravedersi e noi faremo in modo che quegli spiragli diventino sole accecante".

ANSA

Ormai siamo al delirio totale: candidatura di Silvio Berlusconi al Nobel per la Pace: le motivazioni

PESCARA.27 luglio 2009. Alessandro Carnevali espone le motivazioni per la candidatura del Premier Silvio Berlusconi al premio Nobel per la Pace.

Tocchiamoci tutti: le Dieci Tavole del Sultano

di Andrea Scanzi, da micromega-online

Zoccole, zoccole, zoccoleeee…”. Ah scusate, non vi avevo visto.
Sto provando con Marco Taradash il balletto con cui stasera apriremo il Dj set di Silvio Berlusconi a Radio Gioventù. Presenterà Pierluigi Diaco (non è una battuta).

Siamo molto emozionati. Taradash ha studiato certosinamente la coreografia. A un certo punto si spoglierà nudo mostrando il petto villoso, coperto per l’occasione da strass e tombe fenicie miniaturizzate. Sul bicipite destro si è fatto tatuare la Sacra Sindone di Miccichè e sul polpaccio sinistro i nomi in sanscrito dei suoi tre koala albini (Bondi, Cape e Zzone).
Non sembra, ma Taradash ha un talento come coreografo. La canzone di Sal Da Vinci lo ha esaltato. Per il ritornello mi ha chiesto di imparare il Passo del Gladiolo Morto, un complicatissimo fraseggio di anche e bacini miranti a rappresentare il declino dell’impero occidentale. L’ho imparato, per amore della patria e della Costituzione.

A fine esibizione, in sincrono, faremo una spaccata. Gli zebedei aderiranno aerobicamente al suolo. Le membra saranno erculeamente protese verso l’Avvenire.

Lui sarà Heather Parisi e io Enzo Paolo Turchi.

Vamos (cit).

A parte questo, anche questa settimana non è successo molto. Repubblica ha spacciato per inedita una canzone di Gaber che conoscevano tutti da sedici anni, Debora Serracchiani ha richiamato al centralismo democratico (ahahahahahaha) e Luigi Amicone ha detto “ghm mgh eccetera” in tivù.
Si è fatto un gran parlare, dalle vostre parti bolsceviche, delle registrazioni di Patrizia D’Addario. Credevate che bastasse guardare dal buco della serratura della politica (cit) per far cadere Berlusconi. E ci siete rimasti fregati. Un’altra volta.

Siete proprio tristi, voi comunisti.

Prima di tutto, quelle registrazioni sono false. Se anche non sono false, sono fasulle. Se anche non sono fasulle, sono artefatte. Se anche non sono artefatte, sono pilotate. Se anche non sono pilotate, sono illegali. Se anche non sono illegali, non hanno alcuna rilevanza giuridica. E se anche tu non mi vuoi, tu non mi perderai, so perdonarti le cose che non mi dai, io credo in noi, anche se tu non mi vuoi (cit).

I testi delle registrazioni, pubblicati dai grumi insufflati di criminosità dell’Espresso, hanno però un grande interesse antropologico. Non è tanto importante cosa raccontano, quanto piuttosto come lo raccontano. Da questi aulici dialoghi emerge tutto l’universo berlusconiano.
Le chiameremo le Dieci Tavole del Sultano.

Ne sia fatta una seria esegesi, con un occhio a Francesco Alberoni ed un altro a Roberto Cota.

3942_a29911. Il re della galassia.
Dialogando con Patrizia D’Addario, Berlusconi si preoccupa anzitutto di nutrire il proprio Ego. E’ il padrone di casa tornato dopo le vacanze, che obbliga gli ospiti a guardare le 780 diapositive. E’ il maturo anfitrione che poteva divertirci le serate estive con un semplicissimo mi ricordo (cit). Le feste non mirano tanto all’alcova, quanto alla reiterata celebrazione di sé. L’inno di Forza Italia, i filmini con l’amico Putin, le barzellette raccontate: non è Italia, è stra-Italia. E’ Alberto Sordi che dà vita a un tassinaro più vero del vero. E’ la summa del leader che incarna al meglio il peggio degli italiani. Quello che è sempre più furbo degli altri: che ce l’ha sempre più lungo degli altri.
I regali “li ho disegnati io”, quelli più belli “non li ho fatti io ma l’idea è mia”. Io, io, io. Tutto è oro, perfino il sottosuolo diviene babele archeologica. Patrizia nel paese delle Meraviglie.
Berlusconi diviene poi incontrastato Re della Galassia quando racconta i fantasmagorici successi politici: “Sono il responsabile dell’organismo internazionale che governerà l’economia del mondo… si chiama ora G8, poi sarà G14… E’ un organo che raccoglie i leader dell’80 per cento dell’economia che devono decidere di applicare le leggi dell’economia in un momento complesso di crisi…Io per avventura…io sono l’unico al mondo che ha presieduto due volte nel 1994 e nel 2002, non c’è nessun altro che ha presieduto due volte…Siccome si va a sedici, uno deve stare lì, e si fa un anno ciascuno, ora sono in-su-pe-ra-bi-le…tre volte! ed è un grande risultato per l’Italia”. Lui è unico, insuperabile, lo fa “per avventura” (a differenza di Mogol-Battisti) e la sua gloria - per osmosi - tocca anche la vita degli italiani.
Notevole la risposta della D’Addario, che dopo una tale profusione d’Ego, al cui confronto Morgan è Seppi, riassume il suo interesse così: “Eeeeeeeeeeeehhh”. E non si capisce se sia sbadiglio o catatonia passeggera.

2. L’afasia di Willie Wonka.
I dialoghi hanno un che di lobotomizzato. Spesso i due parlano ma non si capiscono. C’è una incomunicabilità di fondo, forse una citazione dai film di Bergman o solo la prova che a Berlusconi i testi glieli scrive Renzo Bossi.
Tre esempi.

Esempio 1, altresì noto come Apologo dell’Italia agli italiani. Berlusconi parte con una filippica (non chiarissima) sulla Finlandia che di artistico non ha niente, mentre “noi (italiani) qui abbiamo… 40mila parchi storici con tutti i tesori dentro, 3500 chiese, 2500 siti archeologici, pari al 52% di tutte le opere d’arte catalogate al mondo e al 70 % di tutte le opere d’arte catalogate in Europa”.
Non è solo lui che è eccezionale: lo è anche il suo paese. Il più bello del reame nel più bello dei reami. Col solito surplus d’enfasi, Berlusconi conclude: “Questa è l’Italia”. La D’Addario, che come abbiamo visto non è bravissima a tenere alta la concentrazione quando il cliente (ooops) si imbroda, non sa che dire e butta là: “E perché non vengono più?”. Che non c’entra niente (chi non viene più? I finlandesi? I polacchi che non morirono subito? I visigoti? Boh).

Esempio 2, altresì noto come Sindrome del Baglioni ingrifato. La mattina dopo aver passato la notte insieme (casualmente la stessa notte in cui è stato eletto Obama, ma in fondo chi se ne frega di Obama), Berlusconi chiama la D’Addario. Lui: “Come stai questa mattina?”. Lei: “Come stai?”. Se lo chiedono cento volte: e tu come stai, tu come stai, tu come stai, come ti trovi, chi viene a prenderti, chi ti apre lo sportello (cit). Cose così. Passano due minuti, stanno parlando di tutt’altro, e poi lui ancora: “Va bene senti, tutto bene?”. E lei: “Sì tutto bene”. E via così. Sono dialoghi loop, ritualizzati, scanditi da fasi afasiche e cortocircuiti comunicativi (ignoro il significato di ciò che ho appena scritto, ma è voluto, fa molto radical chic).

Esempio 3, altresì noto come Miracolo dei Gelati. Berlusconi si incarta nel celebrare i migliori gelati del mondo (che ovviamente sono di sua proprietà): “Questo è l’ingresso della gelateria questa qua è la gelateria guarda che meraviglia questa è la gelateria con tutti i posti per i gelati”. Rileggete: non vuol dire niente, sembra un intervento di Amicone. Lei però, gentile, risponde: “Ah, è il mio posto ideale …”. E Berlusconi, ancora in loop: “Qua c’è… qua c’è la fabbrica dei gelati …”. Attenzione: non è un semplice reparto gelati: è la fabbrica dei gelati. La fabbrica. Qui non è più Berlusconi: è Willie Wonka. E gli umpa lumpa sono capitanati da Brunetta.

3. I cigni Co.Co.Co.
Berlusconi, sempre Re della Galassia, mostra il parco dei cigni. Che però non ci sono. La D’Addario (che sa essere sagace) lo nota. E lui: “Sì, ma poi li tiriamo fuori perché vogliamo avere l’acqua pulita per fare il bagno…”. Cioè sono cigni co.co.co, con contratto a tempo determinato (pure loro). Domanda: quando non li tengono in acqua, dove li nascondono? Li parcheggiano nel duodeno di Borghezio? Li prestano come claque a Capezzone? Li usano come cavie per gli esperimenti genetici di Elisabetta Gardini? Non si sa.

4. Balena.
Berlusconi cammina sul parco. A un certo punto dice: “Questa è una balena fossilizzata”. Grande sdegno tra archeologi e animalisti. Non ve n’è motivo. Stava solo indicando la cuccia di Calderoli.

5. Meteoriti.
Berlusconi colleziona meteoriti. “Questi qua sono i meteoriti. Questi son quelli che mi ha regalato… visti questi qua io sono andato in India” (sintassi post-atomica). I meteoriti. Lui li colleziona. Ecco: come si fa a collezionare meteoriti? Ti fai sparare in cielo dentro lo Sputnik e rubi nel salvadanaio del Dottor Spock? Telefoni a Marlon Brando e ti fai dare di contrabbando qualche pezzo del pianeta Krypton? Fai merenda con Tom Hanks a bordo dell’Apollo 13? Mah.

3757681698_9183320358_m6. Tombe fenicie.
Nell’universo berlusconiano c’è una dialettica continua tra terreno e ultraterreno, al di qua e aldilà (questa l’ho scritta per farvi notare come io sappia che “aldilà”, se allude al regno dei trapassati, si scrive tutto attaccato - altrimenti no). Nemmeno la tomba può essere normale, dacché (?) il tratto comune è l’Eccezionalità. Berlusconi non intende limitare al presente il proprio Dominio. Il suo è il regno dei cieli: da qui l’insistenza su mausolei mirabolanti - con la luce sempre accesa, perché lui odia il buio - e pure le tombe fenicie. Che sono tutte prenotate, però. Gasparri c’è rimasto male e, come giaciglio ultimo, si è accontentato di un monolocale sfitto a Scampia.

7. Lettone.
Se n’è parlato tanto. “Aspettami lì”, dice Berlusconi, “nel lettone, sì quello di Putin”. E’ il momento più tenero dei dialoghi. Da una parte c’è l’uomo pubblico, potentissimo, che sottolinea come perfino il letto ce l’abbia lungo. Dall’altra c’è l’uomo privato, che con retaggio infantile allude al luogo del riposo come si faceva da bambini. Il lettone: della mamma, dei genitori. Un letto al tempo stesso maschio e bambino. Corpo e anima. Peccato e santità. Che dolce.

3754669645_fabbec9843_m8. La rivoluzione di Onan.
Sono i consigli erotici di Berlusconi. Al Premier non passa minimamente per la testa che Patrizia D’Addario, in quanto escort, sappia benissimo che tra i suoi compiti ci sia anche quello di magnificare le virtù sessuali del cliente (oops). A sentire la D’Addario, sembra che fino a quel giorno abbia fornicato solo con eunuchi e sfigati. Invece con Berlusconi tutto è diverso, migliore, indimenticabile: lei ha sentito male (uh), lei ha perso la voce (”eppure non abbiamo gridato”), lei non faceva sesso così da mesi. E’ l’Apoteosi di Casanova: Berlusconi è Goldrake, si trasforma in un razzo missile con circuiti di mille valvole.
4444444444“Un giovane sarebbe già arrivato in un secondo”, rincara lei, denotando la stessa fiducia sulle nuove generazioni che aveva Erode. Patrizia è sincera o sta “lavorando”? Berlusconi non ha dubbi: non può averne. Lui è il Re della galassia. Sa che nessuno è come lui. Nemmeno nell’antica arte del dadaumpa. Ed è per questo che, dall’alto della sua virilità, dispensa consigli. Prima allude cripticamente a un “guaio di famiglia” per spiegare la difficoltà a raggiungere l’orgasmo, lasciando intendere che anche qui dipende tutto dall’essere o meno Unti dal Signore. Poi, di fronte alle lagnanze della D’Addario, sintetizza così il suo scibile amatorio: “Mi posso permettere? (variante privata del “Mi consenta” pubblico). Tu devi fare sesso da sola… Devi toccarti con una certa frequenza”.
Toccarsi con una certa frequenza: è la rivoluzione democratica di Onan. Prima di Berlusconi, se ti toccavi parecchio diventavi cieco. Oggi, come minimo, diventi ministro. Daje.

9. Non sono un Santo.
3754610171_70ac8eef71_mEccolo, il talento di Berlusconi. La battuta autoassolutoria, il declinare i propri difetti a simpatiche manchevolezze. “Non sono un Santo”: in un colpo solo ha cancellato mesi di bugie, pettegolezzi, sconcezze. Nulla esiste più, la bomba è disinnescata. C’è pure l’autoironia di fondo: l’Unto del Signore che, per un attimo, nega la sua essenza divina.

“Non sono un Santo”. E l’italiano medio ride, ci si rivede, pensa che “anche lui è come me”. Anche lui pensa che la famiglia sia sacra, sì, ma poi si sa che l’uomo è cacciatore e la donna preda (quindi non ci rompete le palle coi vostri moralismi). Giuseppe D’Avanzo e Repubblica possono scrivere quel che vogliono: cucù lo scandalo non c’è più. E’ tutto finito. La Chiesa non si schiera e la Fenice Berlusconi è nuovamente risorta dalle ceneri.

L’unico errore è stato affidarsi per settimane alla strategia di Mavalà Ghedini. Avesse detto subito “Non sono un santo”, la cosa sarebbe finita lì. Invece si è a lungo ostinato a negare l’evidenza, lasciando che Ghedini parlasse (perfino) di “utilizzatori finali”. Che poi, su: Ghedini che parla di sesso è come la Gegia che dà lezioni di striptease, coi bigodini e le infradito. Inaccettabile.

555555510. Scugnizzi e zoccole.
Berlusconi ama l’abbinamento musicale associativo. Niente metafore, niente astrattismi. Molto meglio la sottolineatura didascalica. Mentre è con la D’Addario, la musica che risuona è quella di Zoccole (e anche qui c’è da applaudire Berlusconi: avere una piena evoluzione mascolina ascoltando Sal Da Vinci non è facile per nessuno). Per Berlusconi, la musica deve amplificare l’azione corporea. Se Berlusconi fa sesso, ascolta Zoccole (secoli di battaglie femministe ammazzate in un colpo solo). Se Berlusconi va a cavallo, ascolta Samarcanda di Vecchioni. Se parla con un amico, ascolta Venditti. Se va in missione all’estero, ascolta Wagner (e invade la Polonia).

E ora scusate, vado ad aprire un conto alla Banca Rasini. Ci sentiamo tra due settimane. Che Matteo Salvini sia con voi.

mercoledì 29 luglio 2009

Italia: non è un paese per giusti

di Massimiliano Perna – ilmegafono.org - 28 luglio 2009 (da liberacittadinanza)

L’Italia democratica, nata dalla Costituzione, è ormai avviata verso un punto di non ritorno, per scelta di una classe politica e istituzionale che mortifica i principi fondanti di una Repubblica abbandonata e senza difese

C’era una volta l’Italia, patria del diritto, capofila della battaglia contro la pena di morte, Paese basato su una Costituzione incantevole, frutto del nobile compromesso di un gruppo di uomini di elevato spessore morale e culturale, guidati dall’idea di creare uno Stato moderno e democratico, tutelandolo da possibili tentativi autoritari.

A sessant’anni di distanza dove è finita quell’Italia? Non c’è più, è stata offesa, ferita, smembrata, violentata da un sistema di potere che ha affondato i propri tentacoli marci nella sua carne, infettandola, debilitandola, approfittando della debolezza di chi avrebbe dovuto difenderne l’integrità.

Il popolo italiano, che popolo non fu mai e mai lo sarà, ha consegnato questa nazione ad un moderno Trimalcione che si diverte e si sollazza tra banchetti, vulcani finti, prostitute d’alto bordo, lettoni made in Russia, “eroici” stallieri. Un Nerone dei nostri tempi che canta insieme ai suoi fidi menestrelli mentre a colpi di fiducia e di leggi vergogna l’Italia democratica arde in un incendio che dietro di sé lascia soltanto l’odore acre della distruzione.

E gli italiani lo acclamano, lo osannano, anche se poi si vergognano a dire che lo hanno votato. È come una sorta di trasgressione indicibile: il segno leggero della matita sulla scheda con il suo nome o simbolo diviene trasparente, come se non fosse mai esistito, perché apertamente nessuno ammette di averlo tracciato.

Intanto, però, i segni che il governo di destra sta lasciando sulla pelle dell’Italia sono solchi profondi che bruciano, feriscono, irritano chi crede ancora nel valore della Repubblica, della democrazia. Il decreto sicurezza traccia una linea di confine tra ciò che è moderno, civile, morale e ciò che è ingiusto, arcaico, barbaro. L’approccio neonazista della Lega, che ha identificato un capro espiatorio su cui scaricare il male del mondo per poterne ricavare profitto, ha segnato il ritorno di una Storia tragica che l’Europa e il mondo da più di mezzo secolo cercano di allontanare.

Chi, dieci anni fa, avrebbe potuto immaginare il ritorno delle ronde? Una scelta folle, un’idea malsana che produrrà abusi e scontri, nata dall’operazione propagandistica e mediatica di induzione ad una paura illogica e immotivata, frutto di una percezione dell’assedio che non trova riscontri nei dati e nei fatti reali. Non ci sono picchi di criminalità e di reati, anzi, i dati dicono proprio il contrario, eppure la classe politica attuale soffia sul fuoco di una questione che mira a mettere i cittadini gli uni contro gli altri, spingendoli ad armarsi e a dotarsi di dispositivi di sicurezza, con grande soddisfazione dei gruppi economici del settore (in grande espansione mondiale) e di coloro che, a fini elettorali, hanno architettato tale strategia.

Così, se da un lato si esaltano e si difendono le forze dell’ordine, anche quando sbagliano, dall’altro le si priva di mezzi e risorse, preferendo affidare la sicurezza dello Stato a gruppi di volontari appartenenti all’estrema destra, gli stessi che la domenica vanno allo stadio a pisciare sui caschi dei poliziotti, ad insultarli, ad attaccarli con sassi e spranghe dentro e fuori gli stadi, nelle strade delle città. Si dà in mano a questa gente il potere di decidere chi è sospetto e chi non lo è, si rischia, in certe zone del Paese, di consegnare alla mafia e alla camorra preziosi aiutanti e attente vedette, pronte a far filare tutto liscio nei quartieri in cui gli “affari” non si devono fermare mai.

Già, perché è impensabile che queste ronde possano svolgere, per conto dello Stato, attività di controllo in quartieri e zone dominate dai grandi gruppi criminali, i quali provvederanno subito a rendere a proprio favore la presenza di questi gruppuscoli di esaltati in divisa coloniale. L’impressione è che, come ai tempi delle leggi razziali, tutto ciò sia finalizzato esclusivamente a colpire il target, il capro espiatorio scelto dalla destra italiana: gli immigrati, che la legge sulla sicurezza punisce indiscriminatamente e condanna alla clandestinità, assimilandoli a dei criminali, mettendoli insieme a mafiosi, pedofili, stupratori.

Di fronte a tutto ciò, l’opposizione reagisce con debolezza e le istituzioni di garanzia somigliano sempre di più a Ponzio Pilato. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per l’ennesima volta mostra la sua incapacità di garantire la tutela della democrazia italiana, promulgando la legge senza riserve, limitandosi ad una lettera di “consigli” sulle modalità di applicazione che hanno il sapore amaro di una ipocrita quanto inefficace presa di distanze. L’ennesimo errore di un Capo di Stato che, come il predecessore, bada alla forma ed ai riti, senza mai far pesare le proprie prerogative, eccezion fatta per il lodo Alfano. In una fase di sfascio dello Stato, Napolitano è il più degno rappresentante di un’Italia che non agisce, ma accetta l’avvento di un pericoloso regime, che controlla l’informazione e che punta ad azzerare il dissenso, a soffocarlo.

Il solo Di Pietro ha giustamente criticato l’operato del presidente della Repubblica, subendo per questo le reazioni scomposte della maggioranza e perfino dei colleghi di opposizione, oltre che dello stesso Napolitano, il quale ha incredibilmente controreplicato offendendo personalmente il leader di Idv.

Napolitano si difende dicendo che non poteva fare altro, che ciò non rientra nei suoi poteri, affermando che chi sostiene il contrario non conosce la Costituzione. Siamo sicuri che al Quirinale vi siano copie corrette della Costituzione? È possibile che manchi la parte in cui si specifica che tutte le istituzioni della Repubblica sono soggette al diritto di critica e, ancor più, quella in cui si legge che il presidente della Repubblica ha sì l’obbligo di promulgare le leggi del Parlamento, ma può decidere, prima della promulgazione, nel caso in cui il testo di legge presenti punti oscuri o costituzionalmente dubbi, di rinviarlo alle Camere affinché venga sottoposto a nuova deliberazione?

Forse questo sfugge al presidente Napolitano, troppo impegnato, in questi anni, a prendere ufficialmente posizione contro magistrati integerrimi come De Magistris o ad attaccare un leader politico solo perché gli ha mosso una critica più che legittima.

Ha ragione Di Pietro: Napolitano sta usando la piuma per difendere la Costituzione da chi la attacca con il pugnale e con la spada. È questo il problema dell’Italia: non solo la gente, ma anche l’afasia delle istituzioni che potrebbero far qualcosa per evitare il tracollo.

L’Italia si è spezzata e si avvia al naufragio, ma tutto viene celato dall’ipocrisia di un nuovo patriottismo che ci chiama all’unità quando muore un soldato o quando un terremoto colpisce una regione, mentre si nasconde e tace quando, ogni giorno, un lavoratore muore sul proprio posto di lavoro.

Siamo il Paese della “brava gente”, del Papa e del crocifisso, però poi accettiamo che le persone vengano trattate come bestie solo perché hanno altro colore o nazionalità. Siamo il Paese che chiama eroi i soldati che volontariamente hanno scelto un lavoro in cui è prevista la possibilità di andare e morire in guerra, e poi dimentica i veri eroi, come coloro che hanno combattuto contro la mafia oppure gli operai, tutti quelli, insomma, la cui morte, in una nazione civile, non avrebbe mai dovuto essere legata al proprio lavoro.

Siamo il Paese che piange solo per i morti italiani e mostra indifferenza per chi finisce in fondo al mare mentre insegue la propria sopravvivenza, per coloro che muoiono, dopo ore di atroce agonia, con il proprio bimbo in grembo, in un porto libico in cui lo Stato italiano le ha mandate, senza nessuna remora, con la massima indifferenza.

Questa è l’Italia, prendiamone coscienza.

Berlusconi: nuove promesse, nuove illusioni

mercoledì 29 luglio, da Agoravox

I soldi per il sud "A oggi a otto"

Chiunque abbia letto “L’Oro di Napoli”, raccolta di racconti di Giuseppe Marotta o visto l’omonimo film sceneggiato da Zavattini e magistralmente diretto da Vittorio De Sica, ricorderà l’episodio dell’infedele Sofia Loren che vendeva pizze “a oggi a otto”. Questa tipica espressione napoletana significa che si pagherà la pizza che si mangia oggi otto giorni dopo, quando, con molta probabilità, si andrà a mangiarne un’altra. Questa è esattamente la tecnica che il governo Berlusconi adotta tutte le volte che si tratta di finanziare qualcosa che riguardi il Mezzogiorno d’Italia, questo Mezzogiorno che negli ultimi anni ha visto, non solo per proprie responsabilità, aumentare il divario che lo separa dall’opulento nord ed è precipitato sempre più verso un botro di cui non si vede la fine.

I soldi per i terremotati di L’Aquila saranno distribuiti in piccole tranches che vanno da ora al 2031 mentre li si illude con favole fantasmagoriche raccontate dai vari Minzolini.. I lavori che attualmente si stanno effettuando, per quanto se ne sa, saranno pagati con i famosi fondi FAS distratti da altre regioni del sud e ai quali fondi, a furia di essere spostati da una parte all’altra del paese, sarà venuto il mal di stomaco.

Il tempo passa, cambiano i soggetti e i complementi oggetti, ma la tecnica rimane sempre la stessa: Mussolini per ingannare Hitler e lasciargli credere che l’Italia fosse una grande potenza militare, spostava aerei e carri armati da una città all’altra. Berlusconi sposta danaro.

Da qualche giorno è poi scoppiata la rivolta degli uomini della maggioranza che governano in Sicilia. Mi riferisco particolarmente a Lombardo e al suo movimento, e alle minacce di Miccicchè di dar vita a una sorta di Partito del sud. I due in particolare hanno ventilato l’ipotesi di una crisi di governo se non si smette di saccheggiare i fondi riservati allo sviluppo del sud per favorire solo e sempre le richieste ricattatorie della lega nord (vedi multe quote latte) e se non si stanziano subito ingenti risorse per mantenere le promesse fatte durante le campagne elettorali.

La risposta del Premier non si è fatta attendere. Come per incanto sono spuntati diciotto miliardi di euro (“a oggi a otto”) da spendere entro il 2013, ma indovinate da chi? Dal governo centrale. Ed ecco che sono costretto a ripetermi. E la devolution? E gli amministratori locali che conoscono meglio le esigenze dei propri cittadini?

Se c’è ancora qualcuno che non capisce allora gliela spiego io: queste regole valgono solo per quelli della Lombardia e del Veneto. Il governo, con Berlusconi e Bossi ai posti di comando, non si fida, probabilmente a ragione, dei propri rappresentanti regionali? Allora li cambi.

Quanto ai siciliani, che non si facciano soverchie illusioni. Le proteste di Lombardo e Miccicchè non sono certo nate per tutelare interessi popolari di intere cittadinanze che vivono il dramma della disoccupazione e che spesso non avendo acqua corrente nelle proprie abitazioni sono costrette a comprarla a prezzi esosi da quelle organizzazioni mafiose che con i loro voti sostengono questi governi regionali. Queste proteste sono scoppiate perché i maggiorenti che hanno sostenuto e fatto eleggere la coalizione di destra vedendo che i rubinetti, quelli dei soldi questa volta, erano, dopo gli interventi per Palermo e per Catania ormai asciutti, hanno iniziato a scalciare. La cosa finirà come sempre a “tarallucci e vino”: arriveranno un po’ di soldi per tacitare i pezzi grossi che da anni menano la danza, si darà inizio (forse) ai lavori del ponte sullo stretto con i quali si arricchiranno gli industriali amici di chi ci governa e le organizzazioni mafiose e mentre i siciliani continueranno a soffrire tutto si riaddormenterà nell’estiva calura.

Intanto l’uomo di gomma, tra un annuncio sensazionale e l’altro, assorbe qualsiasi colpo. Volgari scandali che metterebbero in crisi qualunque altro capo di governo vengono rispediti al mittente dal caucciù di cui questo strano signore sembra essere fatto. La cosa più desolante è che egli ci scherza sopra e i suoi vassalli, per compiacerlo, ridono.

Il problema è che in Italia i veri giornalisti si contano ormai sulle dita di una o due mani. Tutti gli altri non sono che dei solerti dipendenti attenti a non commettere errori per non giocarsi il posto di lavoro. Per questi ultimi non conta la verità vera, ma la verità che conviene al loro datore di lavoro.

Intanto la stampa estera continua nella sua doverosa opera di informazione sui discutibili comportamenti del nostro premier mentre i nostri TG hanno steso un velo di impenetrabile silenzio sui bagordi che B. e i suoi corifei tenevano nelle sedi istituzionali della nostra povera Italia.

Un Ospedale di sabbia

di Gaetano Alessi, da Articolo21

Che ad Agrigento fossero alquanto fantasiosi è un dato di fatto che nessuno ha mai messo in discussione.Terra di grandi poeti e scrittori, la creatività non può certo mancare, ma costruire un intero ospedale come se fosse un castello di sabbia è una follia su chi pochi avrebbero scommesso. Ma è successo. Il “San Giovanni di Dio”, maestoso nome dell’ospedale della città dei Templi, che sorge in Contrada Consolida è stato costruito con calcestruzzo depotenziato. Questo il responso dei periti nominati dalla Procura della Repubblica d’Agrigento che da mesi indaga sulla struttura ospedaliera inaugurata nemmeno cinque anni fa. Ventidue le persone messe sotto indagini dalla Guardia di Finanza tra i quali il direttore dei lavori Antonio Raia e l’attuale manager del "San Giovanni di Dio" Giancar­lo Manenti. Ma il responso più grave dato dai periti ha il suono della beffa per gli abitanti della provincia d’Agrigento che hanno aspettato venti anni e speso 38 milioni d’euro per un Ospedale che “Deve essere chiuso perché l’intera struttura manca dei necessari requisiti di sicu­rezza statica." Infatti, entro trenta giorni tutti i padiglioni dell’immensa struttura di contrada “Consolida” devono essere sgombrati. Dove finiranno i degenti degli oltre 400 posti letto del “San Giovanni di Dio” non è dato sapere, magari per tradizione si affideranno a qualche santo (o a qualche politico). In altre parti d’Italia sarebbe successa una rivoluzione, ma in terra di Girgenti non accadrà nulla. Qualche mugugno, qualche lamentela a mezza voce, poi cadrà il silenzio. Anche perché la storia di quella struttura è risaputa da anni. Inaugurazione forzata per motivi di campagna elettorale, con tutti i maggiorenti del Centro destra, da Totò Cuffaro, ad Alfano, attuale Ministro della Giustizia, a Michele Cimino, deputato All’Ars siciliana e maggiorente della Pdl agrigentina, a stappare bottiglie, scambiarsi nomine e lucrare politicamente su una sanità siciliana da sempre fulcro del clientelismo e del controllo politico più serrante. Poi se in quell’Ospedale dopo nemmeno un mese il pavimento del pronto soccorso mostrava crepe così gravi da costringere gli infermieri a denunciare l’accaduto, o per l’inaugurazione, tra l’imbarazzo più totale, parte degli ascensori si bloc­carono e ci fu persino un’in­cursione di topi che misero fuori uso la sala operatoria e alcuni computer, questo poco importa. Perché in Sicilia, terra di miracoli, è noto che con la sanità (o con l'immondizia) non ci si cura: si mangia. Le cronache parlano di un imbarazzo totale da parte della classe politica locale, abituata a commentare ogni volo d’uccello, che sembra aver perso la parola. Chissà come mai. Aspettando il seguito della vicenda ci si può affidare allo scriba più famoso della città dei templi per chiudere questa parte della storia: “Cosi è… direbbe Pirandello, aggiungendo però il più inquietante “se vi pare….”

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La Casta e la notizia. Salvato Matteoli




La Casta è attenta, fa molta attenzione che certe notizie non facciano il giro del mondo dei media, e i media fanno attenzione a non far girare certe notizie.

E’ notizia di oggi che la Commissione parlamentare non ha dato il consenso a procedere nei confronti del Ministro Matteoli per un indagine avviata nel 2004 di favoreggiamento.

A questo punto mi chiedo, perché lamentarsi del Lodo Alfano che dovrebbe proteggere le prime 4 cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, Presidente del Consiglio, Presidente del Senato e della Camera) se quando c’è la possibilità più che fondata di procedere con un’indagine nei confronti di un semplice Ministro alle Infrastrutture, la procedura viene bocciata dalla Commissione e tutto diventa aria fritta (per usare un’espressione cara a Re Silvio)? A me non importa sinistra o destra, a me importa che tutti siano processabili come la nostra Costituzione prevede: "La legge è uguale per tutti".

La notizia giustamente non viene ripresa da nessuno eccetto che dal Giornale di Berlusconi (in senso vittorioso) e dall’Epolis di Palermo. Di seguito il trafiletto riportato nel quotidiano gratuito:

"La Giunta salva l’imputato Matteoli

La Giunta della Camera ha deciso di respingere l’autorizzazione a procedere nei confronti del Ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, a giudizio dal 2004 e accusato di favoreggiamento per un’inchiesta per abusi edilizi sull’Isola d’Elba. Insorge l’opposizione che giudica «illegittimo» il voto, «una vittoria della casta»".

da EPolis Palermo pag.3