Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

.

Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

giovedì 30 aprile 2009

Le verità crollate



il racconto dei testimoni




Il 9 aprile il blog titolava I morti che non vi dicono. Decine, forse centinaia di persone che non dovevano essere lì. Molti i clandestini. Solo due settimane prima erano stati sgomberati molti locali abitati da bulgari e romeni, che si erano trovati sistemazioni differenti. Nessuno aveva voglia di dirlo, ma molti lo sapevano. Molti di più quelli che non te lo avrebbero mai detto davanti a una telecamera. Come un vigile del fuoco di Pescara, che ha prestato servizio a L'Aquila nei primi giorni dopo il terremoto.

A distanza di tre settimane qualcuno inizia a sbilanciarsi. E' nientemento che il Procuratore capo della Repubblica al Tribunale dell'Aquila, Alfredo Rossini. Gli chiedono se sotto, negli scantinati del centro storico, possano trovarsi i corpi di clandestini, assenti dalle liste ufficiali degli scomparsi. E lui risponde: «Purtroppo tutto è possibile. Succederà sicuramente, chissà tra quanto tempo! Potrà accadere che scoperchiando delle situazioni si troveranno salme di persone che da anni di trovano sotto terra. Purtroppo i soccorritori fanno il possibile, ma i miracoli li fa solo Dio».

Il 12 aprile il blog titolava I prossimi a morire. Ovvero, tutti quelli che avevano respirato l'amianto contenuto nei tetti e finito in dispersione nell'aria. Non si muore subito, ma una sola fibra di amianto può bastare per condannarti a morte dopo venti o trent'anni. L'hanno sbriciolato a lungo, con le loro macchine tritatutto. Disperdendolo nell'aria, dove resta in sospensione per giorni e giorni. Poi qualcuno, probabilmente qualche navigatore di internet - sono più furbi -, gli ha fatto segno di no con la manina. Ora, tra le macerie della tendopoli di Piazza D'Armi è stato trovato amianto. Ci hanno pensato loro, gli sfollati, a segnalarlo. Quelli che leggono i blog. Agli altri, quelli che guardano i TG, ovviamente è stato tenuto segreto. Per non generare allarme.

Voglio essere allarmato. Voglio sapere a cosa vado incontro. Non voglio che la protezione civile mi mandi a casa se ho paura, mentre la prefettura viene sgomberata in fretta e furia. Voglio che se la RAI, pochi giorni prima del 5 aprile, fa un'intervista a un ricercatore perchè dice che ci sarà una forte scossa, quell'intervista venga trasmessa. Magari affiancando Boschi che dice che va tutto bene. Ma voglio essere io a decidere.

Voglio che non si screditi l'unica fonte di informazione non filtrata, autentica, diretta che possiamo sperare di avere: la rete.

Televisioni e giornali, che ignorano costantemente il grido di dolore che si leva dal web su questioni fondamentali, si sono buttati a pesce sulla notizia di un'intervista montata che avrebbe scatenato tutti gli allarmi del 27 di aprile. I TG RAI, il TG5, il TG4, il Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, Vespa... l'unica montatura l'hanno fatta loro. Hanno montato un caso inesistente. L'intervista non solo era autentica, ma descriveva un allarme che arrivava addirittura dai carabinieri. Alle 13.30, ora in cui Giuliani mi rilasciava le sue dichiarazioni, erano già in atto evacuazioni e sfollamenti: alla Edimo se ne erano già andati tutti. Sacerdoti, vescovi e cardinali stavano già pensando a come rinviare il viaggio del Papa. I supermercati erano già stati evacuati dalla mattina.

Ma per gli italiani, l'allarme è stato causato da un video falso, apparso alle 14.30, che girava su internet.

Internet va oscurata subito!

mercoledì 29 aprile 2009

Gli italiani del popolo delle libertà:o la pensi come loro o altrimenti sei un comunista:alterco tra un radioascoltatore e Fabio Volo...DA NON PERDERE

..



Splendida lezione di democrazia del grande Fabio Volo!!!

Il Cavaliere e le candidate veline...Lidia Ravera: la politica ridotta a varietà

tratto da Micromega-online

"Berlusconi crede di potersi permettere tutto. Il suo disprezzo per le istituzioni non ha paragoni. Ma quello che mi stupisce sono queste ragazze. Possibile che neanche una dica no grazie e tutte si sentano preparate? La politica è ormai così sputtanata che pensa di saperla fare chiunque".

QUI L'AUDIO DELL'INTERVENTO DI LIDIA RAVERA


(29 aprile 2009)

martedì 28 aprile 2009

Terremoto L’Aquila: falsato il rischio sismico dell’INGV dalla regione Abruzzo nel 2006

Articolo tratto da Italian Spot e l'informazione sparita

Ormai è una notizia già vecchia, ma purtroppo i media della tv sembrano non prestarci troppa attenzione. Molti, molti morti di questo terremoto hanno già un responsabile: il potere politico che ha falsato il rating sismico della regione Abruzzo, cioè il rischio sismico del territorio ovvero la pericolosità del territorio rispetto alla probabilità del verificarsi di un terremoto.

La storia parte quando l’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) nel 1998, dopo un lavoro mastodontico e molto impegnativo, termina la mappatura della pericolosità del rischio sismico in Italia. Il lavoro viene consegnato al Ministero dei Lavori Pubblici. La cartina dell’Italia si colora di verde, giallo, arancione e rosso. La zona rossa è quella di massimo rischio. Il Ministero dei Lavori pubblici lascia in un cassetto il lavoro, nè tantomeno nessuno al Governo se ne preoccupa.

classificazione_abruzzo

Tutto tace fino al 2002 quando con il terremoto di San Giuliano di Puglia, muoiono 26 bambini sotto le macerie della locale scuola elementare. L’anno successivo arriva il provvedimento nr. 3274/2003 firmato da Silvio Berlusconi che classifica L’Aquila come comune con “rischio 2″ colore arancione. Alle regioni il compito di recepire il provvedimento e le relative mappe. La regione Abruzzo è una delle pochissime che non fa modifiche al testo dell’ordinanza 3274/2003 del Governo Berlusconi. La stessa classificazione è quella che adotterà anche la Protezione Civile (clicca sulla cartina di seguito):

protezione_civile_rischio_sismico_classificazione

Qualche anno dopo il Governo emana una nuova ordinanza nr. 3519 del 28 aprile 2006 che recepisce una nuova mappatura del rischio sismico dell’Ingv del 2004 dove stavolta viene ricompresa la totalità della provincia de L’Aquila, in un’area di colore viola con un grado di “rischio 1″. L’ordinanza del Governo indica, ma non impone alle regioni di modificare la precedente mappatura del rischio sismico del 2003. La regione Abruzzo non ci pensa proprio a recepirla e mantiene quella prevista dall’ordinanza 3274/2003 del Governo.

ingv_mappa_opcm3519

Modificare il grado di rischio sismico avrebbe comportato più costi per l’edilizia, più spese di costruzione, più ferro, più cemento. Criteri per costruire edifici e palazzi con maggiore rigore tecnico edilizio e con vincoli più restrittivi. Vi basti pensare che nelle zone con “rischio 1″, i palazzi non possono superare il primo piano di altezza. Se a questo si abbina il costo dell’illegalità diffusa, il disprezzo delle regole e della ricerca dell’interesse personale sempre e comunque, l’aver risparmiato sul cemento e il ferro da parte di molti costruttori ha fatto il resto. Aumentare il rischio sismico vuol dire anche per il settore immobiliare dover abbassare i prezzi per metro quadro degli appartamenti che non sono costruiti a norma. L’intera zona si sarebbe deprezzata. Nel 2006 chi era il Presidente della Regione Abruzzo? E’ necessario però, ricordare come giustamente sottolinea anche l’On. Carlo Costantiti dell’IDV che: “basta scavare nelle carte o consultare il sito della Protezione civile per scoprire che l’atto di declassamento della città de L’Aquila a zona sismica A2 porta la firma proprio di Berlusconi. Si tratta di una responsabilità che lo stesso Presidente del Consiglio ha più di una volta tentato di scaricare solo su una determinata parte politica”.

Che la magistratura indaghi.

lunedì 27 aprile 2009

In Italia guai a chi osa contestare i potenti:a Napoli un uomo grida al premier :"Vattene a casa, non tornare a L'Aquila".E' stato subito identificato

Articolo tratto da Corriere.it

Berlusconi contestato da un abruzzese: salta l'incontro con la stampa

Berlusconi (da SkyTg24)
Berlusconi (da SkyTg24)

NAPOLI - La contestazione subita da un abruzzese è stata la causa delle mancate dichiarazioni alla stampa del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al termine dell’incontro fuori programma in Prefettura a Napoli sui rifiuti con il Sottosegretario Guido Bertolaso.

IDENTIFICATO - Berlusconi aveva appena iniziato a parlare quando l'uomo ha iniziato a gridare: «Vattene a casa, non venire più all’Aquila...» (guarda il video). Il premier ha atteso alcuni istanti provando più di una volta a riprendere a parlare invitando con gesti delle mani alla calma. Ma la contestazione è proseguita ed il presidente del Consiglio ha quindi deciso, visibilmente contrariato, di smettere di parlare, congedarsi dai giornalisti e raggiungere la macchina per lasciare la Prefettura. La polizia, nel frattempo, ha identificato l’uomo e, insieme a lui, è stata identificata un'altra persona che, come altre volte in passato, aveva esposto striscioni di protesta davanti la Prefettura napoletana.

27 aprile 2009

domenica 26 aprile 2009

E adesso censurate anche questo




Andate e pubblicatene tutti

articolo di Claudio Messora tratto dal blog ByoBlu

Tutti sappiamo che il sole sorge. Eppure ogni alba porta con sè una promessa che rinnova le nostre speranze. Allo stesso modo io so che ci siete; conosco la vostra refrattarietà all'ingiustizia, la vostra sete di informazione libera. So che è meglio non farvi incazzare. Lo so, eppure quando vedo la reazione a chi cerca di comprimere i vostri diritti di cittadinanza, lo stupore e la meraviglia illuminano il mio sguardo, e un sorriso lo attraversa.

Avete tappezzato YouTube, Facebook, MySpace e i vostri blog con centinaia di manifesti. Ognuno di essi è una voce che si leva per dire no alla censura. Tutti insieme rivendicano la rete come un luogo di condivisione e verità, di confronto e di dubbio, di accanita discussione, di riflessione e arricchimento. Ma soprattutto, un luogo di libertà. La nuova rivoluzione francese aggiunge un termine a quella vecchia: libertà, eguaglianza, fraternità e... condivisione.
Possiamo non essere d'accordo, possiamo contestare, possiamo cambiare idea e di certo sappiamo anche come chiedere scusa. Ma non possiamo essere messi a tacere.

Riporto uno stralcio delle norme della community di YouTube: «Quando un video è segnalato come non appropriato, lo passiamo in rassegna per stabilire se vìoli i nostri Termini e condizioni d'utilizzo: i video segnalati non vengono automaticamente rimossi dal sistema. Se rimuoviamo un tuo video dopo averlo esaminato, puoi stare certo che l'abbiamo fatto intenzionalmente; prendi quindi molto seriamente il nostro avvertimento.»

E ancora: «Noi incoraggiamo la libertà di parola e difendiamo il diritto di ognuno di esprimere i propri punti di vista, anche se mal graditi. Tuttavia è vietato l'utilizzo di linguaggio ostile (linguaggio che attacchi o sminuisca un gruppo in base a razza o origine etnica, religione, disabilità/invalidità, sesso, età, condizione di veterano o orientamento/identità sessuale).»

Dunque fanno outing da soli. Se un video viene rimosso, l'hanno guardato, l'hanno considerato inappropriato e intenzionalmente oscurato. Ergo, il racconto di Stefania Pace, di come sia sopravvissuta al terremoto, di come la protezione civile insistesse perchè la gente rientrasse nelle case, di come lei e molti altri si siano salvati perchè erano in contatto telefonico con Giuliani è stato giudicato inappropriato dallo staff di YouTube.
Sembra che incoraggino la libertà di parola e il diritto ad esprimere i propri punti di vista, anche se mal graditi, purchè non diano una versione dei fatti difforme da quella governativa. Purchè non svelino qualcosa che sui giornali non si scrive, che alla televisione non si mostra, che Bertolaso non dice.

Ho chiesto conto a YouTube dell'operato dello staff circa l'oscuramento del video "Giuliani - L'uomo che ci salvò la vita". Non mi interessa ricaricarlo sul mio canale. Voglio che venga riconosciuto l'errore, se di errore si è trattato, oppure che si dichiari pubblicamente a quale telefonata si deve l'oscuramento della voce di Stefania. In entrambi i casi, chiedo il dissequestro del video, insieme a tutto il suo patrimonio di commenti , voti e visualizzazioni. Un patrimonio che ci appartiene e che deve essere tutelato.

Se volete potete scrivere anche voi. Copiate il testo seguente, modificatelo e miglioratelo se volete, e inviatelo dal modulo di supporto di YouTube.

Dear YouTube Staff,

the video "Giuliani - L'uomo che ci sarvò la vita", published by "byoblu" channel, was nothing more than an interview made to a woman, mother of two sons, survived after the earthquake in Abruzzo. It contained no copyrighted material, no offence, no words of race or violence. The woman was just telling her experience, explaining how she survived and what happened to her, her family and her friends.

The video had more than 50.000 views when has been removed for unknown, non understandable reasons. After the removal, the video has been uploaded again by many other channels, even by YouTube partners such as "staffgrillo" and "idvstaff", plus hundreds of other users with title "E ADESSO CENSURATE ANCHE QUESTO" (And now remove this one too).

The italian YouTube community, my blog readers, many other famous italian blogs and hundreds of thousands people deserve to know why the video has been removed, a fact that might be interpreted just as pure censorship.

We do ask for YouTube to re-enable the video, as it does not contain any community rules infringment.

Freedom of speech is a priority and YouTube should enhance this right.

Best regard,
Claudio Messora
http://www.byoblu.com

Qualcuno ha fatto i conti senza l'oste. Voleva rimuovere un video indesiderato, se ne è ritrovato mille. Voleva che il silenzio calasse su una testimonianza scomoda, ma non ha fatto altro che accendere i riflettori e illuminarla a giorno: la copia ricaricata da Beppe Grillo ieri campeggiava sulla homepage di YouTube.
Questa è la rete. Questa è la voglia di libertà. Questi siete voi.

E questo sono io, che sono tornato immediatamente da Stefania Pace. Potete scaricare gratuitamente il file originale della videointervista a questo indirizzo. Gratuitamente.
Andate e pubblicatene tutti, con il mio beneplacito. E' giusto così.


Claudio Messora: «Stefania, è di una settimana fa la nostra video-intervista che è stata prontamente ripresa anche dal sito di Beppe Grillo e che ha raggiunto in pochi giorni le 50.000 visualizzazioni, in cui tu muovevi delle precise accuse, facevi delle precise denunce e raccontavi, in qualità di testimone oculare, i fatti.
Dopo alcuni giorni di live dell'intervista, e successivamente ad una tua apparizione nella trasmissione Chi l'ha visto? di lunedì scorso, il video è stato misteriosamente, per ragioni ancora non meglio precisate dallo staff di YT - semmai le vorranno precisare - oscurato. E' la prima volta, nella mia opinione, che accade che un video non sia censurato per questioni di copyright, ovvero per un problema di video o di immagini protette da diritto d'autore, ma per un problema di opinioni. E' stata censurata l'opinione di una madre di famiglia, testimone dei fatti della tragica notte fra il 5 e il 6 aprile. Un fatto che, a mio parere, è di una gravità inaudita.
A tuo parere che cosa può avere scatenato questo tentativo di oscuramento delle tue parole?»

Stefania Pace: «Allora, innanzitutto voglio fare una premessa: sono incazzata nera per questo tentativo di censura. Penso che l'unica parte che poteva dare fastidio in qualche modo a chi ha oscurato la video-intervista fosse quella relativa alla denuncia fatta sulla protezione civile, e cioè quando ho detto che la protezione civile aveva avvisato le persone dopo il terremoto delle 23,30 e aveva detto a tutti quanti di rientrare in casa. Ora, penso che l'unico passaggio diciamo scomodo di tutta l'intervista sia stato questo, anche perché non conteneva musica coperta da copyright, non conteneva parole offensive, non conteneva nulla che potesse in qualche modo turbare.

Claudio Messora: «Non offendeva la sensibilità religiosa, forse offendeva la sensibilità istituzionale di alcuni soggetti preposti al potere?»

Stefania Pace: «Si, senz'altro. Probabilmente offendeva la sensibilità istituzionale, e più che altro questa affermazione minava in qualche modo tutto questo tentativo, anche da parte dei media, di far vedere che va tutto bene, che la protezione civile si sta occupando in maniera eccellente delle persone che vivono nei campi e che siamo protetti da questi angeli che fanno in modo che non ci succeda più niente.
In realtà non è vero. Voglio ribadire ancora una volta che quella notte, non solo a Paganica, ma - ho saputo da altre persone che si trovavano lì -, anche a l'Aquila, la protezione civile ha avvisato, dove c'erano macchine o persone fuori, di rientrare nelle case. Addirittura, quando è passata a Paganica, questa persona poi ha detto che non era stata una sua iniziativa, ma che qualcuno gli aveva detto di far rientrare le persone nelle case. Per qualcuno si intende qualcuno al di sopra di lui.
Quindi questo significa che c'è stato proprio un tentativo di mandare la gente al macello, perché so per certo che la Prefettura é stata evacuata alle 24. Se la Prefettura è stata evacuata alle 24, perché non sono stati evacuati anche i centri storici? Questa è una domanda alla quale, tuttora, non trovo una risposta.»

Claudio Messora: «Questa strana coincidenza, questa correlazione che esiste fra la puntata di Chi l'ha visto? e l'immediata, successiva, censura del video che ci riguarda, è qualcosa da approfondire un pò meglio. Puoi raccontarci com'è stato il tuo rapporto con la trasmissione, cosa ti hanno chiesto e cosa hanno successivamente mandato in onda?»

Stefania Pace: «Io sono stata contattata dalla redazione di Chi l'ha visto? subito dopo aver rilasciato l'intervista per il tuo blog.
Loro sono venuti da me e l'intervista è durata circa 45 minuti. In questi 45 minuti io esponevo i fatti, né più né meno di come li ho esposti durante la nostra video-intervista, pubblicata e poi oscurata su YouTube. I 45 minuti sono stati ridotti poi ad una dichiarazione di 30 secondi nella quale dicevo di avere avvertito la mia amica Patrizia perché ha una famiglia numerosa, che comprende una bimba disabile. Il servizio di Chi l'ha visto? ha puntato sul fatto che Patrizia avesse una figlia diversamente abile. Per quanto riguarda il resto è venuto fuori poco, se non in un passaggio, ovvero quando Patrizia racconta anche lei della protezione civile che ha avvisato, subito dopo la scossa delle 23.30 - 24.00, che si doveva rientrare in casa perché non c'era nessun pericolo. Però rispetto alle dichiarazioni da me fatte sulla ricerca di Giuliani, sulla protezione civile, sul fatto che la Prefettura fosse stata evacuata alle 24, non c'era nulla.
Ora, la correlazione tra la messa in onda di questo servizio e la censura su YouTube, io non la riesco a capire. Per questo sono anche molto incazzata, perché significa che in questo paese non c'è la libertà di opinione, non c'è la libertà di esporre i fatti da parte di semplici cittadini, o perlomeno di quei fatti che vanno contro le versioni ufficiali, che tentano di far passare all'opinione pubblica.

Claudio Messora: «Perlomeno in Cina ci sono delle regole chiare. Non si possono dire certe cose e la gente lo sa e le dice clandestinamente, oppure non le dice per niente. Invece qui si vuole far credere che tutti abbiano il diritto di esprimere la propria opinione, l'art. 21 viene magnificato ma poi, nei fatti, il comportamento mediatico delle grosse società assoggettate al potere delle lobbies, al potere politico e al potere economico è quello che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, e che hanno sperimentato migliaia, forse milioni di cittadini italiani che avevano ascoltato la tua video-intervista e che magari l'avevano salvata fra i preferiti, o l'avevano fatta vedere agli amici... e che comunque faceva parte del loro bagaglio documentale sui fatti di questo paese.»

Stefania Pace: «Certo. Penso tra l'altro, ma questa è una mia opinione, che quando si vanno a toccare questi poteri forti, come questo magnifico Bertolaso che tutto può e che ci protegge come un angelo dall'alto... quando si vanno a toccare questi poteri... qualcosa scatta. Qualcosa scatta anche in quelle aziende che per antonomasia dovrebbero pubblicare tutto.
Faccio presente che su YouTube si trova veramente di tutto, però la mia video-intervista è stata censurata. Perché dava fastidio a qualcuno? Io non lo so. Mi piacerebbe anche capire le motivazioni di questa censura e mi piacerebbe che qualcuno mi dicesse perché. Non ho raccontato niente che andasse aldilà dei semplici fatti che ho vissuto quella notte. Voglio ribadire ancora una volta che la Prefettura è stata evacuata alle 24 e che in quello stesso momento, mentre si evacuava la Prefettura, la protezione civile pensava a far rientrare la gente nelle case. Io vorrei capire perché. Questo mi piacerebbe che qualcuno me lo spiegasse.»

Claudio Messora: «Stefania, la Rete ha centuplicato il nostro messaggio davvero con la forza non di cento ma di centinaia di braccia. A decine, a centinaia hanno ripubblicato il video su tutti i social network, da YouTube a Facebook. E' stata una dimostrazione non tanto di potenza, quanto una dichiarazione di indipendenza della Rete e del Giornalismo libero e indipendente rispetto a quello omologato dei media tradizionali. La Rete va avanti. Credo che un ringraziamento a tutti quanti sia più che mai opportuno.»

Stefania Pace: «Si, desidero ringraziare tutti coloro che hanno ripubblicato il video, tutti coloro che si oppongono alla pseudo-informazione e che portano avanti un pensiero libero. Sono grata a tutti per il lavoro che hanno svolto e anche per il coraggio. Sono convinta che c'è un'altra realtà di persone che non si accontenta di subire passivamente le informazioni che ci vengono propinate dal servizio pubblico e sottolineo servizio pubblico, perché fra l'altro è un servizio che i cittadini pagano e quindi credo abbiano anche il diritto di sapere quello che sta succedendo. Questo non avviene.
Ora, sappiamo che in questo momento si stanno preparando le nomine per i direttori dei TG e tutti, io credo tutti, sono allertati. Quindi non si può sbagliare, bisogna stare attenti a quello che si dice. Ogni mossa sbagliata potrebbe determinare l'esclusione, diciamo il licenziamento, quindi questo significa che non siamo un paese veramente libero.
Però quello che mi fa piacere in tutto questo è che la Rete ci dia ancora la possibilità di sapere, di essere informati su quello che accade.»

sabato 25 aprile 2009

Ora e sempre Resistenza!!!

Avrei voluto pubblicare, per commemorare il giorno della Liberazione, alcune lettere scritte da dei partigiani ma il mio cuore si spezza nel leggere le ultime parole, gli ultimi saluti lasciati ai propri cari da uomini e donne coraggiosi che sono morti in silenzio, senza chiedere nulla per se stessi ma che hanno donato tutto per il paese, è straziante leggere di tanto dolore ma anche di tanto coraggio e mi fa male perché mi domando se gli italiani di oggi hanno meritato tutto questo coraggio, tutto questo valore, tutto questo eroismo: oggi diamo per scontato tante cose come la libertà, la democrazia, le diamo talmente per scontato che se poco per volta ce le tolgono non ce ne accorgiamo nemmeno perché all'apparenza crediamo che nulla sia cambiato nel nostro piccolo mondo (e molti confondendo la libertà con il consumismo), eppure la libertà e la democrazia non sono valori che una volta conquistati rimangono per sempre, vanno difesi ogni giorno, ogni momento, ma la maggioranza degli italiani non sente questo bisogno di vigilare perché credono che oramai si tratti di un diritto acquisito per sempre...ma come diceva il grande Enzo Biagi la Resistenza non è mai finita e bisogna resistere tutti i giorni: e credo che questo sia il miglior modo di rendere onore e gloria a tutti quegli uomini e donne che si sono immolati sull'altare della libertà, vigilando ogni giorno affinché nessuno più possa attentare alla nostra democrazia e alla nostra libertà, ricordando sempre che la salvezza dell'Italia è arrivata sempre da una piccola minoranza: la stessa che l'ha salvata con la Resistenza, la stessa che le ha lasciato il dono più prezioso: la Costituzione.

Ora e sempre Resistenza!!!




giovedì 23 aprile 2009

"Bella" figura di Fede sul vertice di Ginevra...

La squadra dl cuore del premier Letteronze ed ex attrici a Strasburgo

Articolo di Lidia Ravera, tratto da l'Unità.it


Leggo sui giornali: «In campo troniste, veline e letteronze, arrivano i volti nuovi di Silvio». Guardo la fotografia a colori che correda il testo: quattro signorine scollacciate con sorrisi standard, pose sexy, carni in mostra, spalle gambe decolté. Sono ex-attrici di «Incantesimo». Ex star del Grande Fratello, letteronze (mi sembra una parolaccia ma forse no, forse invece è una qualifica pregiata e soltanto io non lo so, non mi aggiorno mai abbastanza).

Leggo, l’articolo di Francesco Bei che parla di una «tre giorni di formazione politica» in cui, insieme ad alcune «deputate collaudate», le giovanotte vengono iniziate ai misteri della politica. Saranno alcune di loro, pare, a rappresentare il nostro Paese al Parlamento europeo, proposte dal partito di maggioranza in quanto «volti giovani, facce nuove». Lo scopo sarebbe di «dare un’immagine rinnovata del Pdl in Europa». Parole di Berlusconi.

Leggo, guardo. Provo a buttarla a ridere, come s’è fatto tante volte, tutte le volte che abbiamo commentato, in pubblico,in privato, la weltanschaung del Presidente del Consiglio: uomini potenti e competitivi, con molti soldi e senza troppi principi a intralciare il meccanismo dell’accumulazione più donne di complemento, ornamentali da esibire, sexy da possedere, giovani da comprare. Donne come oggetti effimeri (quando i requisiti estetici richiesti appassiscono vengono defenestrate) di corteggiamenti narcistici: più te ne ronzano attorno più sei «arrivato». Donne come yacht, come ville miliardarie, come Ferrari Testa Rossa, status symbol di una classe dirigente che non ama i libri, non capisce l’arte, non conosce la musica, ma la F…sì, quella la onora sempre.

Lei, la «sacra sineddoche» (una parte per il tutto), che, unita alla squadra del cuore, popola l’immaginario e il tempo libero di quella nuova borghesia raccogliticcia e senza storia che governa l’Italia. Provo a convincermi che devo buttarla a ridere, che non è grave, questa ennesima «carica delle soubrettes». Mi dico: ma dai, non ti sei fatta due risate il 26 aprile del 2007, quando B. alla cerimonia per la consegna dei Telegatti disse alla signorina Yespica «con te andrei dovunque» ( si discettava, mi pare, di ritirarsi in isole deserte) e, nel giro di pochi indimenticabili minuti, sentenziò «la Carfagna...guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei»? Hai riso no? E adesso perché non ridi più, ti è peggiorato il carattere? Che sarà mai se qualche Elena Russo, Evelina Manna o Camilla Ferranti sono state raccomandate, sostenute o imposte da B. e dai suoi... non lo sai che da alcuni millenni le donne possiedono soltanto quella forma (transitoria) di potere lì, il potere della bella ragazza, capace di frullare l’ormone testicolare maschile e promettergli soddisfazione in cambio di solidi vantaggi?

Lo so, ma il problema non è la chimica dell’accoppiamento, o il libero mercato del desiderio. Il problema è che B., invece di sposarsela, la signorina Carfagna l’ha fatta Ministro. Il problema è che , cito da intercettazione telefonica, nello spingere il prodotto Manna Evelina, ha detto: «io sto cercando di avere la maggioranza in senato e …questa Evelina Manna può essere…perché mi è stata richiesta da qualcuno con cui sto trattando». Il problema è che, noi, noi donne, vecchie o giovani, belle o brutte, colte o ignoranti, intelligenti o oche, tristi o giulive siamo stanche di essere valorizzate soltanto come merce di scambio, di esistere soltanto in quanto corpi da calendario, di vederci passare avanti, secondo un copione che pare inevitabile, quelle che ci stanno, quelle che lo fanno, quelle che hanno le misure giuste e l’ opportuna avidità, o presunzione o cinismo o disprezzo per le istituzioni.

Possibile che non ne esista una, una sola, fra le giovanotte di coscia lunga, brave a ballare e a cantare, che, alla proposta di un posto in qualche Parlamento europeo o mondiale, dica, per una volta: «No, grazie»? Alla lunga è avvilente. È avvilente non che le liste elettorali del centro destra pullulino di belle figliole, ma che, costoro, siano state, compattamente, rimorchiate nel retropalco del Gran Varietà televisivo.

Anche Debora Serracchiani è giovane e ha un bel musetto,ma si è messa in luce facendo politica, ha convinto con le sue parole, ha avuto il coraggio di attaccare la dirigenza del Pd, ha in testa un progetto, vuole che questo progetto si affermi. Si rinnova così, l’immagine di un partito. Accettando le critiche, valorizzando le intelligenze femminili, spesso più concrete e meno coinvolte negli opportunismi del potere. Non si rinnova l’immagine di un partito ingaggiando un tot di figuranti di bell’aspetto, come se al Parlamento Europeo dovesse andare in scena una commedia. E il Pdl fosse una compagnia di giro e Silvio Berlusconi l’impresario. O il capocomico.

23 aprile 2009

YouTube censura Byoblu: il video "Giuliani-L'uomo che ci salvò la vita" è stato disattivato da YouTube: a chi stava dando fastidio?

Articolo tratto dal blog di ByoBlu di Claudio Messori


Giuliani - L'uomo che ci ha salvati from Claudio Messora on Vimeo.

Il video "Giuliani - L'uomo che ci salvò la vita", che ha superato le 50.000 visualizzazioni in pochissimi giorni, è stato disattivato da YouTube per non meglio precisate Violazioni delle norme della community.
A chi tenta di visualizzarlo, all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=GvQ2IRsBbGk, viene mostrato un laconico messaggio: questo video è stato rimosso a causa della violazione dei termini e condizioni d'uso.

Qualsiasi tentativo di accedere al mio account mostra una pagina dove mi si notifica di avere ricevuto un avvertimento, valido per sei mesi, e che ulteriori avvertimenti potranno comportare la disattivazione della mia capacità di pubblicare contenuti. Posso solo approvare la notifica, come potete vedere dall'immagine seguente, ma non contestarla.
Approvare significa in qualche modo confermare una violazione dei termini d'uso assolutamente incomprensibile. Non approvare significa non avere più alcuna possibilità di operare sul mio account.

Disattivazione video L'uomo che ci ha salvato la vita

Il video non conteneva alcuna colonna sonora, non ledeva quindi alcun diritto d'autore. Le immagini erano tratte interamente da riprese effettuate da me.
Non era offensivo, non incitava al razzismo, non urtava la sensibilità di nessun credente. Conteneva la testimonianza di una donna scampata alla tragedia del terremoto, la notte tra il cinque e il sei aprile scorso in Abruzzo, grazie al provvidenziale aiuto di Giampaolo Giuliani, il collaboratore Ente Ricerca che l'aveva avvisata telefonicamente dell'opportunità di trascorrere la notte all'aperto. L'intervistata, Stefania Pace, evidenziava come molte vite fossero state salvate dal tam tam originato dalle previsioni di Giuliani.

Raccontava anche di come un'operatore della protezione civile invitasse tutti a rientrare nelle proprie abitazioni, dopo la scossa di mezzanotte, e di come l'informazione ufficiale nei giorni precedenti al sisma avesse invitato tutti i cittadini a non dare retta ai ciarlatani che affermano di poter prevedere i terremoti. Potete trovare la trascrizione integrale dell'intervista nel post L'informazione assassina.

Su YouTube circolano contenuti di ogni tipo. Esiste un programma di partnership che garantisce alcuni privilegi, come la possibilità di caricare contributi più lunghi di dieci minuti e di partecipare ai proventi pubblicitari. Purtroppo non è disponibile per gli utenti italiani.
Se tuttavia siete autori di scherzi telefonici, potreste venire premiati con un'offerta di partnership spontanea, ad insindacabile giudizio del portale. Se invece fate informazione libera, non ne potete usufruire: una mia richiesta di alcuni mesi fa è stata cordialmente declinata.

Ho caricato il video su canali alternativi ed è già nuovamente disponibile al blog, ma ho una domanda per voi: quale norma della community viola il racconto di una madre di famiglia?

A chi stiamo dando fastidio?

Scaricate la versione divx del video (dopo esservi registrati gratuitamente su Vimeo) e caricatela su tutti i vostri canali YouTube, Current, DailyMotion, Vimeo...
I diritti sono i miei ma ve li cedo.
Proiettiamolo in InternetSCope

sabato 18 aprile 2009

Berlusconi:"per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute".

Articolo tratto da Repubblica.it

Inchieste, il procuratore a Berlusconi:"Inchieste non sono perdita di tempo"

L'AQUILA - "Per favore non perdiamo tempo, cerchiamo di impiegarlo sulla ricostruzione e non dietro a cose che ormai sono accadute". E' l'ennesimo attacco del presidente del Consiglio ai media e alla magistratura, e in particolare a quelli che dopo il terremoto stanno mettendo in luce le tante zone d'ombra del sistema edilizio abruzzese. Più di una semplice tirata d'orecchie, poco meno di una censura, dunque, tanto che il premier si spinge ad un vero e proprio "invito" alla stampa: "Se qualcuno è colpevole, le responsabilità emergeranno, ma per favore non riempiamo le pagine dei giornali di inchieste".

"Quando ci sono questi eventi - insiste dall'Aquila il Cavaliere, - c'è chi si rimbocca le maniche e chi invece si prodiga a ricercare responsabilità. Io sono diverso, non è nel mio dna. E poi, per indicare responsabilità ci devono essere prove consistenti".
Giustifica
"A me sembra inverosimile - continua -, un costruttore che costruisce su una zona sismica e risparmia sul ferro e sul cemento può essere solo un pazzo o un delinquente". E comunque, conclude, se ci sono state responsabilità nei controlli non sono della mia parte politica, in quanto negli anni passati questa regione e questa provincia sono state amministrate dalla sinistra".

La replica del procuratore. L'inchiesta sui crolli a L'Aquila ''non e' una perdita di tempo''. Cosi' il Procuratore del capoluogo abruzzese, Alfredo Rossini, ha commentato le dichiarazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. ''Non vedo che nesso possa esserci tra la ricostruzione e l'accertamento delle eventuali responsabilita''.

L'accusa di Napolitano. Sul tema interviene anche il capo dello Stato, che punta l'indice contro il "disprezzo per il bene comune e per le regole" che emerge dalle inchieste sulla costruzione di tanti palazzi crollati con il terremoto in Abruzzo.
Il presidente parla di comportamenti "dettati dall'avidità, dalla sete di ricchezza e di potere, dal disprezzo per l'interesse generale e dall'ignoranza dei valori elementari di giustizia e solidarietà". "E - continua - persino quando oggi pensiamo all'Abruzzo, e soffriamo per le vittime dei danni provocati dal terremoto non possiamo non ritenere che anche qui abbia contato in modo pesante, abbiamo contribuito alla gravità del danno e del dolore umano da esso provocato, anche questi comportamenti: sprezzo delle regole, disprezzo dell'interesse generale e dell'interesse dei cittadini".

Il Pd: "Il premier smetta di insultare". Il presidente del Consiglio pensi all'emergenza e alla ricostruzione e provi ad usare, se ci riesce, un pò di senso di responsabilità, come stanno facendo tutti: l'opposizione, gli enti locali e la magistratura". Così il segretario del Pd Dario Franceschini replica alle affermazioni del premier. Contrattccando: "E' un insulto dire che sono un intralcio all'emergenza e alla ricostruzione quelle inchieste che sono invece dovute in base alla legge e che cercano di accertare le responsabilità di abusi e violazioni di norme nelle costruzione di edifici che, con il loro crollo, hanno causato la morte di tante persone. Berlusconi la smetta anche di giocare a scaricabarile, tentando di coinvolgere l'attuale gestione degli enti locali in responsabilità che, se accertate, vanno indietro negli anni e coinvolgono molti livelli dello Stato".

(18 aprile 2009)

giovedì 16 aprile 2009

Annozero:una fine annunciata già da tempo...la morte in diretta delle ultime voci libere del giornalismo Rai in Italia


E la cosa triste è che la maggior parte della popolazione italiana non se ne rende nemmeno conto: ormai abbiamo perso da tanto tempo la possibilità di avere una visione libera ed equilibrata dei fatti che accadono nel nostro paese e questo ci impedisce di dare alle cose il loro giusto valore... e come ad esempio è accaduto per Di Pietro nel suo discorso tenuto a Roma in cui lo accusarono di avere offeso il capo dello Stato, offesa che in realtà non c'era stata assolutamente, adesso mettono sotto accusa Santoro lanciandogli accuse infamanti sulla sua scorsa puntata di Annozero...accuse che per chi come me ha seguito per filo e per segno la puntata fanno soltanto arrabbiare: Santoro ha condotto una puntata encomiabile ed è stato più che corretto e con lui lo stesso Vauro, ma il problema, quello vero, è la verità dei fatti, o meglio di certi fatti che ormai da tempo non si possono più raccontare in questo paese...e allora che cosa ha detto Santoro di così grave....nulla, se lo guardiamo dalla parte del giornalismo vero, quello libero, quello che lotta contro le ingiuste e per la verità e giustizia, tutto, se lo guardiamo dalla parte del potere che ovviamente non vuole che si racconti ai cittadini dei propri errori, dei propri soprusi, della propria corruzione e del fatto che forse quelle morti si sarebbero potute evitare: ...una tragedia che quindi non solo si poteva limitare o addirittura evitare, ma che non è stata nemmeno pianificata come prevenzione....Santoro non ha mai detto nulla contro tutto quello che hanno fatto e stanno facendo i volontari, la protezione civile, la croce rossa, i vigili del fuoco e quant'altro, ma ha semplicemente detto delle cose che devono far riflettere un paese e se ci sono responsabilità qualcuno ne deve rispondere se vogliamo dare un valore a quelle vite spezzate per sempre....nessuno vuole condannare quello che hanno fatto tutti per aiutare gli abruzzesi ma è anche vero che qualcosa non ha funzionato in questa macchina e ci dobbiamo chiedere il perché, ed è questo che deve fare il giornalismo vero, deve far riflettere un paese soprattutto in virtù del fatto che terremoti come questi nel nostro paese saranno destinati a ripetersi, per evitare che la storia si ripeta con i suoi errori, le sue omissioni, le sue responsabilità...se raccontare queste cose vuol dire essere considerati delinquenti e messi alla berlina dagli stessi italiani allora mi dispiace, ma io non mi riconosco più con questo paese e devo dire, con molta tristezza, che noi italiani siamo una nazione senza anima, perché non riusciamo mai a far tesoro dei nostri errori, della nostra storia passata e senza riserve ci buttiamo sempre tra le braccia del potente di turno.

sabato 11 aprile 2009

Il dolore e la rabbia

di Fabrizio Gatti, tratto da l'Espresso online

Gli allarmi inascoltati. La scossa devastatrice. Le vite spezzate. La disperazione dei sopravvissuti. Il dramma dei bambini. Il reportage di Fabrizio Gatti nella tragedia che ha sconvolto l'Abruzzo

Qualcuno adesso dovrà indagare. Una volta sepolti i morti e sistemati gli sfollati, dovrà spiegare perché a L'Aquila il cemento impastato dieci o vent'anni fa già si sbriciola come pane secco. Dovrà dire perché queste travi si sono spezzate e hanno fatto un massacro. Come qui, adesso, in questa notte gelida, con il brivido delle scosse di assestamento e il vento del Gran Sasso che spazza le macerie di via Luigi Sturzo, centro città, cento per cento di morti nelle case nuove là in fondo alla strada. Nuove. Eppure sono venute giù. Questa bambina di tre anni che stanno tirando fuori immobile come una bambola non dovevano ridurla così. In questo momento lei doveva essere con gli altri sfollati a dormire sulle brande al campo sportivo. Invece la stanno portando all'obitorio dentro una coperta di lana sporca e strappata. Uccisa nel suo lettino, tra giocattoli e disegni sciupati dal crollo. Nessuno viene ad accarezzarle i capelli sbiancati e invecchiati dalla polvere. Non c'è nemmeno una persona che sappia dire qual è il suo nome. La sua mamma, il papà, la sua sorellina sono ancora là sotto. E là sotto ci sono tutti i loro vicini. Guardia forestale, vigili del fuoco e volontari cercano ormai solo cadaveri.

Se due mesi di sciame sismico riducono così il cemento, allora l'allarme lo dovevano dare molto prima. Invece questo passerà alla storia come il primo terremoto previsto in Italia. E, purtroppo, anche come il primo snobbato dalle autorità. Hanno ignorato l'annuncio del disastro molti sindaci della provincia per finire, su su, agli esperti della Protezione civile. Eppure la previsione di Giampaolo Giuliani, tecnico del laboratorio scientifico del Gran Sasso insultato e denunciato per procurato allarme, non è uno scoop da premio Nobel. Che la liberazione di gas radon dagli strati profondi delle rocce riveli l'arrivo di un forte terremoto, lo si impara al primo anno di Geologia all'università. Anche in Italia. È vero che non è possibile conoscere con precisione quando colpirà la scossa. Ma a L'Aquila e lungo l'Appennino la terra tremava e trema tuttora da fine febbraio. Avere un laboratorio di fisica proprio dentro il Gran Sasso, la montagna attraversata dalle faglie e dalle tensioni geologiche di questo disastro, era poi una immensa opportunità. Forse bastava sfruttarla. Nessun preallarme nemmeno per i soccorsi in una regione fatta di antichi paesi di sassi e pietre.




Lunedì mattina a Civita, una frazione a pochi chilometri da Onna, vicino all'epicentro in provincia, gli abitanti hanno dovuto sbarrare la strada a un convoglio dei vigili del fuoco per chiedere loro di estrarre due persone. Le hanno tirate fuori che erano già morte. I pompieri son ripartiti subito per L'Aquila. I cadaveri sono rimasti a Civita, per terra, fino alle quattro del pomeriggio: "Quando è arrivata un'auto delle pompe funebri", raccontano i testimoni. Sono le priorità a stabilire dove si devono fermare i convogli. I primi sono stati inviati dove c'erano più cadaveri: a L'Aquila, a Onna, a Paganica. Così gli abitanti delle piccole frazioni hanno dovuto aspettare. Non c'erano alternative. Da martedì, secondo la Protezione civile, con l'arrivo dei rinforzi da tutta Italia, anche i centri più piccoli sono stati raggiunti. Nonostante la previsione del terremoto, però, gli abitanti della città e di tutta la provincia avevano creduto alle rassicurazioni degli esperti della commissione Grandi rischi, riprese dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, dal governo e dalle autorità locali. Nessuno immaginava che perfino le costruzioni più moderne di L'Aquila fossero trappole. Non lo sapevano i ragazzi italiani e stranieri morti e feriti nel pensionato universitario, nemmeno i quattro studenti sepolti in due stanze prese in affitto in un'altra villa in via Sturzo. Non lo poteva sapere Alice Dal Brollo, 20 anni, scesa qui due anni fa da Cerete in provincia di Bergamo per studiare Scienze investigative. Morta anche lei con una sua compagna di camera: dormivano in una nuova palazzina sul fianco della collina. Non lo poteva immaginare Antonio Cristiani, poco più di cinquant'anni, di Sora in provincia di Frosinone, da ore in piedi con sua moglie a sperare e aspettare il salvataggio del loro figlio Armando, 24 anni, terzo anno di Fisica e inquilino con altri cinque coetanei di un condominio completamente raso al suolo.



Il terremoto ha gli occhi sfiniti dell'insonnia. Le mani giunte della mamma di Armando, di Alice, degli studenti che alle prime ore della notte sono ancora dispersi. Ha il calore del sottile soffio di brezza che precede le scosse più forti. Il suono che discende il fianco della montagna come un tuono lontano. L'asfalto che si fa liquido e i piedi che slittano come se stessero scivolando su un pavimento ricoperto di sfere. Gran parte delle strade di L'Aquila è da giorni al buio. In molte case però non manca la luce. Vedi le finestre illuminate dentro le tapparelle abbassate. Credi che ci sia qualcuno lassù. Invece è la fotografia di lunedì 6 aprile, ore 3,32, il momento esatto della scossa, 5,9 gradi della scala Richter, nemmeno un record in Italia.

A metà di via Sturzo la fuga di una famiglia su un'Alfa Romeo è rimasta bloccata al cancello, quando un grosso pezzo di cornicione l'ha colpita in pieno. In una camera da letto spogliata dai muri perimetrali è ancora accesa l'abat-jour sul comodino. Sui balconi sopravvissuti al crollo, il bucato steso domenica sera. I libri negli scaffali. Le sveglie che ancora suonano la mattina presto. Persiane semichiuse che ricordano le ville calcificate di Pompei. Istantanee di vita quotidiana. Al buio si intuisce la sagoma di quattro donne avvolte nelle coperte di lana. Si fanno coraggio insieme e dormono sulle sedie davanti alla casa di una di loro. Non hanno voluto andarsene al centro di raccolta. Pochi passi più avanti, in fondo a via Sturzo, le fotoelettriche illuminano il vuoto. Due ruspe rimuovono il groviglio di tondini di ferro. L'armatura a queste costruzioni non manca. Stupisce l'apparente fragilità del cemento. Tre o quattro ville, tutte uguali, si sono accasciate sui loro piani. Resta soltanto il tetto di due. In una sono morti due anziani. Nella seconda almeno quattro studenti tra i quali un ragazzo della zona di Vasto, in Abruzzo. La sua mamma sostenuta da un'amica piange da ore. «Ho provato a far suonare il suo telefonino», sussurra, «risulta irraggiungibile. Un collega di università di mio figlio ha invece chiamato il telefonino di un suo compagno di stanza sepolto là sotto. Quello suona ancora, ma da domenica notte nessuno risponde».

Subito più avanti il cumulo di macerie nasconde la bimba di tre anni e tutta la sua famiglia. Rimossi i blocchi di cemento, trovano prima il piccolo materasso del lettino. Si vede subito che apparirà un bambino. Non ci sono più bare. Nemmeno bodybag, i sacchi utili per trasportare le vittime delle emergenze, che l'Italia ha regalato negli anni scorsi alla Libia. I soccorritori liberano dai calcinacci una coperta di lana. La ripiegano per usarla come barella. Avvolgono la piccola nella lana e la adagiano sulla terra. Vigili del fuoco e guardia forestale interrompono per qualche minuto il lavoro a mani nude nei detriti. Li guida un abitante del quartiere in tuta blu, grigio di polvere fin nei capelli. «Adesso restano da trovare un'altra bambina, la sua mamma e il suo papà», spiega l'uomo al capo operazioni dei pompieri: «Poi dobbiamo tirare fuori gli anziani che abbiamo visto nella casa accanto. Ma non so quanti sono». Arriva finalmente l'ambulanza, allontanata per caricare le macerie su due grossi camion. «Come si chiama questa bambina?», chiede un'infermiera della Croce rossa. Nessuno sa rispondere. Non ci sono parenti. Non ci sono vicini. Tutti sotto le macerie. Forse una quindicina di morti. Tutti sepolti dal crollo di case relativamente nuove. Intorno le costruzioni più vecchie e i condomini sono rimasti in piedi. Hanno danni strutturali. La facciate bombardate. Ma i loro abitanti hanno almeno avuto il tempo di svegliarsi e fuggire.

In via Sant'Andrea all'angolo con Generale Francesco Rossi, prega la mamma di Armando Cristiani. Per arrivare fin qui bisogna sfidare i calcinacci che le scosse sparano come cecchini dalle cime dei palazzi. Antonio Rossi, il papà, cammina su e giù con un piccolo ombrello in mano e un sacchetto di biscotti sottobraccio. Era la cena che un vigile urbano gli ha regalato. Sulla montagna di macerie continua il lavoro di altri eroi. Rischiano la vita e altri crolli per salvare Marta, un'altra studentessa tradita dalle norme antisismiche dei palazzi dell'Aquila. Una ragazza raggiunta nel pomeriggio dagli speleologi e dai soccorritori del Club alpino taliano. «Marta ci ha detto di aver sentito delle grida salire dalla tromba delle scale. Una voce molto più sotto di lei», racconta uno speleologo: «Abbiamo chiamato, abbiamo provato ma non ci ha risposto nessuno». Antonio Cristiani è convinto che suo figlio sia lì ad aspettare che qualcuno lo tiri fuori. Erano sei studenti in affitto, in un appartamento al terzo piano. Tutti dispersi. «Ho sentito mio figlio sabato sera», racconta la mamma, «mi ha detto che c'era appena stata una forte scossa. Eravamo preoccupati, ma lui diceva che poi passava».Trema ancora la terra. Scosse forti che fanno crollare i muri che ormai non si reggono più. Gli speleologi portano in superficie Marta, la avvolgono, la caricano su un'ambulanza. «La ragazza era incastrata accanto a un armadio», racconta il soccorritore che l'ha liberata: «Sotto c'era il vuoto e dovevamo stare molto attenti a non farla cascare più in basso». Questi soccorritori sono ragazzi di poche parole. Lo speleologo dice solo che di mestiere fa il carpentiere- saldatore: «Niente nomi, non servono». E se ne va sulla montagna di macerie a cercare Martina, studentessa di Ingegneria gestionale. È la grande Italia dei volontari, quanto mai uniti da Nord a Sud. I genitori di Martina aspettano avvolti in una coperta. Il padre è rassegnato: «Ormai mi devo mettere il cuore in pace». In via Persichetti, altro quartiere, altra strage. I condomini sono sbrecciati. Le case dell'Ottocento sembrano quasi indenni. In mezzo il crollo delle palazzine più nuove ha spianato l'isolato. Due bare attendono in mezzo alla strada che qualcuno le recuperi: ?L'Aquila - Visa Persichetti, non identificata", scrive un soccorritore con il pennarello sul nastro adesivo. L'assenza di funzionari dell'anagrafe impedisce al momento di sapere chi sono i residenti a ogni indirizzo. L'identificazione verrà fatta nei prossimi giorni. Anche se la mancanza di numero civico sul nastro adesivo non sarà d'aiuto. Appare nel buio Pasqua E. , la mamma di Alice Dal Brollo. È arrivata da Cerete in provincia di Bergamo e scopre che nessuno sta scavando nella casa di sua figlia. Poco fa c'è stata una scossa oltre il quarto grado Richter. Per questo i vigili del fuoco si sono allontanati. Tornano poco dopo con la guardia forestale. «Alice è sicuramente lì. Una sua compagna di stanza l'hanno già trovata morta. Un'altra, ritornata a L'Aquila da Sora poco prima del terremoto, è riuscita a scappare. Forse mia figlia è bloccata». La quarta studentessa, anche lei di Sora, deve ringraziare l'influenza che si è presa. E domenica sera non è tornata a L'Aquila.Alle nove del mattino i genitori scoprono che Alice è morta. Come Luigi Giugno, 34 anni, guardia forestale, ucciso nell'unica camera da letto crollata nel loro palazzo. L'hanno trovato sopra il lettino del suo bimbo, Francesco, 2 anni, che ha tentato inutilmente di proteggere. Accanto il cadavere della moglie e la valigia già pronta per il ricovero al reparto maternità. Francesco questa settimana avrebbe avuto una sorellina. Anche la loro casa sembrava sicura. Dovremmo costruire case antisismiche, come in Giappone e in California dove i palazzi tremano ma pochi si fanno male. Invece spenderemo quei soldi per un grande ponte a Messina. Silvio Berlusconi l'ha ripetuto in questi giorni. Dove? Dopo aver visto le macerie a L'Aquila.
(07 aprile 2009)

giovedì 9 aprile 2009

I morti che non vi dicono

Articolo di Claudio Messora, tratto dal blog Byoblu



Il centro storico dell'Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno.

Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari. Ammassati come bestie. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data gratis.

All'Aquila sono in molti a saperlo. Ora, lo sapete anche voi.

Il ponte sullo stretto di Messina:"è una roba che non serve da nessun punto di vista"

A linea notte del tg3, il geologo Mario Tozzi mette in guardia sui rischi del ponte sullo stretto

mercoledì 8 aprile 2009

TG1: senza vergogna

Servizio del TG1 del 7 Aprile 2009 - Edizione delle 13:30

che vergogna...non ho parole!

Indovinate da chi è stato costruito il nuovo ospedale dell'Aquila venuto giù come fosse di cartapesta?

articolo tratto da byteliberi.com



Impregilo! Si, sempre lei.
La stessa che ha causato l'emergenza rifiuti a Napoli.
La stessa che è riuscita a incrementare esponenazialmente le spese per i lavori della TAV con i quali ha causato danni ambientali enormi. (Vedi: Video delle Iene)
La stessa che lavora sulla Salerno-Reggio Calabria e proprio in questi giorni ha chiesto e ottenuto un prolungamento della consegna dei lavori di altri tre anni, ottenendo ovviamente altri fondi. (Leggi la notizia)
La stessa che ha vinto l'appalto per la costruzione del Ponte di Messina.
La stessa che dovrà costruire sul nostro territorio le centrali nucleari.
La stessa i cui vertici sono stati indagati a tutto spiano.

E' l'Impregilo che ha costruito l'ospedale San Salvatore dell'Aquila caduto come se fosse di cartapesta. (Link)

Chi diavolo è questa società dell'enorme potere che sta devastando la nostra terra?
Anche questa volta nessuno parlerà di lei?
Anche questa volta la passerà liscia?

Rabbia. Rabbia. Rabbia.

PS: Se per qualcuno la prima fonte non fosse sufficiente segnalo che basta andare sul sito dell'Impregilo e ricercare "Ospedale" per leggere:
In questo settore IMPREGILO ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati.
In Italia
• Ospedale di Lecco: 137.000 m2, 500.000 m3, 950 posti letto, 21 camere operatorie.
• Istituto Oncologico Europeo di Milano, struttura specialistica all’avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: 29.000 m2, 90.000 m3, 210 posti letto, 7 camere operatorie.
• Ospedale di Modena: 230.000 m2, 445.000 m3, 800 posti letto, 12 camere operatorie.
• Ospedale di Careggi, specialistico per la diagnosi e cura delle infezioni da HIV.
• Ospedale di Poggibonsi: 12.000 m2, 175.000 m3, 200 posti letto.
• Ospedale di Viareggio: 80.000 m2, 600 posti letto.
• Ospedale Destra Secchia: 28.000 m2, 450 posti letto.
Inoltre, ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio.

Oppure ricercare direttamente "San Salvatore" per leggere:

Tra le acquisizioni effettuate giova ricordare:

Autopista Oriente Poniente (Cile), RSU Campania, Rio Chillon (Perù), Ospedale St. David’s (Inghilterra), Chattahoochee tunnel e Laboratorio Fermi (Stati Uniti), Strada Ebocha-Ndoni (Nigeria), Ospedale San Salvatore (L’Aquila) e ristrutturazione Hyatt Hotel (Milano)

martedì 7 aprile 2009

Abruzzo: oltre 200 morti. I Vigili del fuoco: Bertolaso si dimetta!

Articolo tratto da Infoaut.org

morti accertati della più grande tragedia degli ultimi 30 anno sono ormai più di 200. La procura dell'Aquila ha aperto un fascicolo contro ignoti per disastro e omicidio colposo sul terremoto. Altre due forti scosse (4,7 gradi), avvertite fino a Roma. Il Cdm stanzia 30 milioni per la prima emergenza.

Banco politico del consenso

Come spesso accade in questi casi, al tragedia diventa anche banco politico di tenuta del consenso tanto vantato da Berlusconi che si mostra infastidito dall'auto-attivazione dal basso di migliaia di italiani e dalle offerte d'aiuto provenienti dall'estero, pretendendo in questo di poter (voler) fare tutto da solo. Lo incalza su questo punto Franceschini, che lancia un appello: "Il governo accetti gli aiuti offerti dagli altri Paesi". Strumentali critiche anche da DiPietro dell'Italia dei Valori.
Fondamentale sarebbe invece ascoltare ed esaudire le richieste d'aiuto della popolazione in difficoltà che lamenta ritardi e i problemi nei soccorsi.
Su questo punto, ascolta la testimonianza di Annamaria, compagna aquilana della May Day Abruzzo che ha trascorso la notte nel centro della Protezione Civile.

Le dure accuse dei Vigili del Fuoco

Più importanti da sottolineare le durissime parole di Antonio Jiritano a nome delle rappresentanze sindacali del pubblico impiego- Coordinamento nazionale dei vigili del fuoco che attacca una Protezione Civile ridotta a puro burattino d'esposizione mediatica del consenso governativo, orpellod ecorativo per grandi eventi o strumento di militarizzazione dei territori com'è già stato per "l'emergenza rifiuti" campana.

"La responsabilità è totalmente del sottosegretario Bertolaso. Come al solito ha avuto un atteggiamento saccente, quello del professore di turno, e ha sottovalutato le missive che da almeno due settimana continuavamo a inviare. Noi come Vigili del fuoco sono almeno 15 giorni che riceviamo richieste di informazione per questa attività sismica che prosegue da un paio di settimane. Noi avevamo il sentore che qualche cosa era nell'aria. Si poteva benissimo pensare a un'attività di prevenzione sul territorio. Non dico che bisognava evacuare la popolazione ma almeno portare avanti tutte quelle attività che avrebbero potuto evitare danni maggiori. A noi manca proprio l'attività di prevenzione sul territorio".

E continua: "In questo momento alla protezione civile sono impegnati in altre cose. Hanno voluto dare l'immagine di una Napoli ripulita dalla spazzatura tralasciando quello che è il territorio. Ma sono anni ormai che l'attività di prevenzione della Protezione Civile non c'è. Ormai il loro lavoro è centrato solo sui grandi eventi. Non c'è più l'attività di soccorso in Italia da parte della Protezione Civile. Eppure è in mano al sottosegretario Bertolaso che si occupa di tutt'altro e non di queste cose. Viviamo in un paese a rischio sismico sotto cui si muovono quotidianamente le placche tettoniche. Nonostante tutto questo attività di prevenzione da parte della Protezione Civile non se ne vede. A cosa serve questo sottosegretario se non fa valutazioni immediate?

La politica urbanistica sotto accusa

Oltre le responsabilità della Protezione Civile, nodo centrale del problema è sicuramente quello della politica urbanistica ed edilizia troppo leggera e permissiva nel nostro paese dove le case crollano prima e più facilmente che altrove.
Su questo punto ascolta il servizio con Paolo Berdini, docente di Urbanistica alla facoltà di Ingegneria dell'Università di Tor Vergata (da Radiondadurto).

Critiche di questo tenore giungono anche da altre nazioni con grandissima esperienza nella gestione dei fenomeni sismici come il Giappone che giudica inappropriate e superate le tecniche di costruzione (soprattutto in zone a rischio) ancora in uso nel nostro paese.

Solidarietà attiva dai Collettivi della Sapienza e dal movimento romano

Consentire agli studenti universitari dell'Aquila di proseguire i loro studi a Roma, nelle sedi della Sapienza, mettendo a disposizione mense e alloggi nelle case degli studenti capitoline. Questa la richiesta avanzata dal coordinamento dei collettivi della prima università di Roma attraverso un appello lanciato al rettore Luigi Frati, a tutti i presidi di facoltà, all'Agenzia per il diritto allo Studio (Adisu) e alla Regione Lazio.

Diverse realtà di movimento romane come Radio Onda Rossa, Acrobax e c.s. Forte Prenestino si stanno invece organizzando per recarsi nella frazione di Fossa, uno dei centri più colpiti dal sisma. 4 le richieste della Protezione Civile: acqua, coperte, fornelli e tende.


lunedì 6 aprile 2009

Abruzzo: mancato allarme e tragedia - Marco Travaglio


L'Italia è un paese ad alto rischio sismico, con queste premesse dove le mettiamo le centrali nucleari e il ponte sullo Stretto di Messina se il nostro paese è fisiologicamente soggetto a terremoti, terremoti che quando arrivano non sono inaspettati ma facenti parte della natura del nostro stesso territorio.
Un rischio che i nostri governanti ben conoscono se solo non fossero dediti sistematicamente alla corruzione che è diventata quasi fisiologica del loro status quo e che, indifferenti alla vera sicurezza dei cittadini, hanno permesso e continuano a permettere (vedi l'ultimo scellerato piano casa varato dal governo) la cementificazione là dove non sarebbe mai dovuta avvenire e lasciandoci così consapevolmente alla mercé di eventi naturali che non sono sconosciuti, ma ben noti ai nostri governanti.
Allora mi domando quanto sia vera la partecipazione al dolore per quello che è accaduto ieri in Abruzzo, quanto siano vere le parole dei nostri governanti se poi continueranno a fare ancora quello che hanno fatto fino a ieri tranquillamente, se davvero vogliono dare un valore a questa immensa tragedia dovrebbero dare ben altri segnali, come quello di finirla con i propri interessi personali e clientelari e pensare finalmente al bene di tutto un paese: mettendo risorse a disposizione dei cittadini per mettere in sicurezza tutti gli edifici affinché simili tragedie non si ripetano più e come accade già in paesi esteri come il Giappone, varare regole ferree per la costruzione di nuovi edifici, smettendola così di buttare soldi in opere che serviranno solo ad oliare la macchina del potere.

Mappa di pericolosità sismica del territorio
http://zonesismiche.mi.ingv.it/

Abruzzo: mancato allarme e tragedia - Marco Travaglio

Procurato allarme, prevedere e prevenire terremoti e altre sciagure in un’Italia contro la scienza

Articolo di Gennaro Carotenuto, tratto dal blog Giornalismo partecipativo

poliia







Il paese che cade giù a pezzi anche senza bisogno di un terremoto (a volte basta un acquazzone come a Sarno), è quello nel quale si dà all’untore o si denuncia per “procurato allarme” uno scienziato che aveva previsto con precisione il terremoto in Abruzzo non in un futuro ipotetico ma qui e ora.

Forse dovranno dargli il premio Nobel a Giampaolo Giuliani, che all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare sotto il Gran Sasso ci lavora, per quel meccanismo che sembra in grado di sentire arrivare i terremoti qualche ora prima. O almeno ascoltarlo invece di trattarlo come una Cassandra. Ma forse non poteva andare diversamente in Italia se meno di una settimana fa, il 31 marzo, San Guido Bertolaso, un’icona dell’efficientismo bi-partisan, aveva insultato "quell’imbecille che si diverte a diffondere notizie false".

Forse era impossibile far davvero evacuare l’Aquila come la previsione di Giuliani (il rivelarsi esatta non è una colpa) induceva a fare. Ma in un paese oramai anti-scientista sempre e comunque, in pochi oramai sanno distinguere uno scienziato o una scienziata da una fattucchiera. In un paese sempre più ignorante, e quindi sempre più superstizioso, la prevenzione, il preparare la cittadinanza a eventi catastrofici, il lavorare non per cancellarli con un miracolo, ma per ridurne al minimo le conseguenze come si fa in paesi più sismici ma anche più civili del nostro, è sempre più mal visto. Oltretutto costa e non offre quei dividendi d’immagine, di favori, di clientele che le tragedie annunciate offrono ai politici dopo che questi hanno già speculato su deroghe, proroghe, sanatorie, condoni. Meglio una photo-opportunity (dopo) per un politico, meglio andare a benedire le salme (dopo) per un cardinale, meglio costruire male (prima) e ricostruire (dopo, bene?) per il sistema edilizio, meglio condurre una lunga diretta da “breaking news” (dopo) che realizzare una noiosa inchiesta (prima) per un giornalista.

Forse sarebbe stato meglio se Bertolaso con Giuliani ci avesse fatto una chiacchierata (prima) invece di denunciarlo. Questo, come qualunque scienziato onesto, poneva un problema rompendo uno schema stantio per offrire una soluzione per risolverne uno più grande. I terremoti non si possono prevedere, dicono. Chissà, magari in futuro si potrà come per i segnalatori di fughe di gas e magari il merito sarà della vituperata ricerca scientifica italiana. Me il prevedere o meno sposta i termini della questione.

Il problema non è prevedere, è prevenire. Mille cose possono essere fatte e vengono fatte altrove, ma già, noi italiani dei giapponesi preferiamo riderne. Ma è meglio spendere soldi, allarmare, per evitare una tragedia, far rispettare e non derogare norme antisismiche prima, oppure invocare la fatalità e il destino cinico e baro dopo? E’ meglio fare campagne per insegnare a usare il preservativo o invocare l’astinenza contro l’AIDS? Meglio un peccatore all’inferno o un santo vivo? Chi adesso userà il decreto sull’edilizia, il “Piano casa”, per alzare di un piano la propria abitazione (ringraziando il governo) la renderà più o meno anti-sismica?

In un paese dove oramai tutti gli studiosi sono considerati azzeccagarbugli, grilli parlanti da schiacciare sulla parete, se non irrisi come fannulloni e additati tutti come baroni (pure i ricercatori precari nella vulgata Perotti-Stella) la scienza, lo studio, è oramai la più negletta delle discipline. Ma per un Giuliani che aveva avuto l’ardire di predire un terremoto quanti consigli che dagli studiosi vengono sono ignorati, presi con sufficienza o addirittura rifiutati? Sono impopolari, fanno spendere, rompono schemi mentali consolidati, causano problemi con i poteri forti. Quanti costituzionalisti (scienziati della Costituzione) avevano avvisato che la legge sulla fecondazione assistita così come concepita era perlappunto incostituzionale? I politici sono andati avanti per poi stracciarsi le vesti di fronte l’attentato della Corte Costituzionale (sic) alla centralità del Parlamento. Come se sostituendo alle regole civili la volontà d’Oltretevere bastasse portare il santo patrono in processione per fermare i terremoti o le eruzioni vulcaniche.

Del resto a che serve la ricerca scientifica (è il messaggio) se non a creare rompiscatole, cassandre, fondamentalisti dell’ambiente, regole, controlli, tasse, ovvero le cose più invise agli abitanti del paese del “meno male che Silvio c’è”. Magari a volte sbagliano gli scienziati ma sarebbe il caso di parlare, dare spazio a quelli che vorrebbero prender precauzioni per tutte quelle radiazioni, quei pesticidi, quelle polveri sottili che ci attraversano la vita, per le incipienti centrali nucleari in un paese sismico come l’Italia dove se vedi un pannello per l’energia solare ti viene ancora voglia di fotografarlo come una stravaganza. Per l’opportunismo a breve termine e la grettezza del potere politico ed economico stiamo ritornando al Sillabo di Pio IX.

Forse la denuncia di Giuliani non poteva essere presa in considerazione, ma nel paese dove ogni anno che il padreterno mette in terra, governi di destra e sinistra, approvano un “decreto mille proroghe” (sic) dove si rinviano, spesso a mai, scadenze importantissime come quelle per l’applicazione delle norme antisismiche, è mille volte meglio evacuare l’Aquila a vuoto perché uno scienziato si sbaglia (prima) piuttosto che la processione di politici e sciacalli già pronti a lucrare sulla ricostruzione (dopo).

Forse non è questione di prevedere (i terremoti, le alluvioni, le fughe di gas, le catastrofi nucleari) ma di essere preparati, mettere il territorio in sicurezza, di essere un popolo in grado di affrontare il proprio destino con razionalità e non con fatalismo. Più che di angeli del fango ed eroi che salvano vite scavando a mani nude tra le pietre abbiamo bisogno (prima) di una merce ormai introvabile: progresso, progresso scientifico, progresso sociale, progresso culturale.

Il terremoto annunciato

tratto dal blog di Beppe Grillo

Terremoto annunciato, un vostro commento:

"Qualcuno dice che anche se Bertolaso avesse preso in considerazione la segnalazione di Giuliani non ci sarebbe stato modo di far sfollare migliaia di persone. Male perché vuol dire che nell'Italia sismica e a rischio di catastrofi in 60 anni nessuno si è preso la briga di costruire una rete di protezione del territorio o un piano di edilizia antisismica.

Vai a vedere in Giappone cosa hanno fatto. Da noi il Governo interviene sempre (e male) dopo la disgrazia.

E allora? dicono alcuni. E se anche si fosse saputo?
Allora si sarebbe dovuta applicare, secondo loro, la ricetta berlusconiana per la Crisi: Se non sai combatterla, negala?

Ma quel che colpisce è la supponenza di questi personaggi che sono esperti di niente ma che credono di pontificare su tutto, e possono farlo in virtù di poteri enormi che Berlusconi ha dato loro non si sa in virtù di che. Pensare che nelle mani di questa persona c'è il nostro territorio, la nostra salute, gli attacchi alla nostra vita che vengono da discariche e inceneritori e domani nucleare e che controllano persino il nostro patrimonio artistico unico al mondo (dopo aver conseguito i successi che sappiamo nelle discariche della Campania!) fa veramente rabbrividire!

Berlusconi vuole solo diminuire i vertici del controllo per avere pochissime persone da controllare lui più facilmente e vorrebbe annullare anche il Parlamento, mentre continua a tagliare i poteri delle Regioni, ma di questo passo pochi cortigiani di alto livello comanderanno su tutto prendendo ordini direttamente da Berlusconi, da un Berlusconi per di più su cui non esiste controllo alcuno. Siamo alla follia! Un tuttocrate monolitico e pure cretino che assomma su di se ogni potere e distrugge ogni diritto e ogni democrazia!"

viviana v., Bologna 06.04.09 10:31|

domenica 5 aprile 2009

L'ossessione del Cavaliere

articolo di Andrea Bonanni, tratto da Repubblica.it

L'ossessione del Cavaliere

Cominciata male a Strasburgo, la giornata di Silvio Berlusconi statista internazionale finisce malissimo a Praga.

Al vertice Nato il capo del governo si presenta con il telefonino all'orecchio lasciando la cancelliera Merkel ad attenderlo sulle rive del Reno e disertando la cerimonia solenne di commemorazione per i caduti della Nato, tra cui parecchi soldati italiani. A Praga, dove domani si terrà l'incontro Ue-Usa, il presidente del Consiglio lascia esplodere la sua rabbia contro l'informazione.

Se la prende, lui che è maestro delle tecniche televisive, contro i video che ripropongono fedelmente su internet le sue gesta maldestre sulla scena mondiale. E minaccia, lui che è proprietario di televisioni e giornali, di lanciare campagne di boicottaggio contro la stampa, colpevole di non riproporre la realtà come piacerebbe a lui. Dopo aver ripetutamente violato la forma e la sostanza delle regole di politica internazionale, Berlusconi finisce così anche per violare la forma e la sostanza della libertà di informazione.

I due errori sono più strettamente connessi di quanto si possa credere. Sarebbe infatti ingenuo pensare che il presidente del Consiglio abbia accumulato in pochi giorni un così straordinario numero di gaffe e di figuracce internazionali solo per insipienza. Unico esponente del G8 a non aver potuto incontrare Obama, incapace di acquisire credibilità tra i propri pari, ha adottato la tecnica della rottura del protocollo, per poter vendere almeno qualche scampolo di visibilità sul fronte interno, che è poi l'unico che gli interessi veramente.

Per farlo, però, avrebbe bisogno di un controllo pressoché totale sull'informazione di casa propria. E poiché non riesce ad ottenerlo, poiché nell'era di internet e dell'informazione globale neppure il monopolio televisivo basta a garantirgli l'impunità, lascia libero corso alla propria ira pronunciando anatemi contro la stampa.

Bisogna riconoscere che Berlusconi ha motivo di essere deluso. Il suo nuovo corso di statista mondiale era stato messo in scena con straordinario senso di opportunismo. Il G20 sancisce una ritrovata unità tra i Grandi del Pianeta? Berlusconi è prontissimo ad inseguire il presidente americano al grido di "Mr. Obama!" e a costringerlo ad una foto-ricordo con il russo Medvedev che farà la prima pagina di tutti i giornali.

I leader della Nato decidono che devono superare il veto turco e uscire dal vertice di Strasburgo con un accordo sulla nomina di Rasmussen? Berlusconi viola tutti i protocolli e i più elementari criteri di buona educazione per farsi riprendere dalle televisioni di tutti il mondo mentre telefona, in diretta, al primo ministro turco Erdogan per perorare la causa di Rasmussen.

Poco importa che, nonostante i sorrisi di Obama e Medvedev nella foto-ricordo, la situazione dell'economia mondiale resti grave, o che il riavvicinamento dei rapporti tra Russia e Stati Uniti non abbia certo bisogno dei buoni uffici di Berlusconi.

Poco importa che, per riconoscimento congiunto dei turchi e degli americani, l'accordo sul nome di Rasmussen sia arrivato dopo due colloqui, venerdì sera a Baden Baden e ieri mattina a Strasburgo, tra Obama e il presidente turco Gul, cui ha partecipato nella fase finale lo stesso Rasmussen.

Quello che interessa a Berlusconi, nella stessa implacabile logica televisiva con cui ha conquistato la politica italiana, è l'effetto annuncio. Lascia Londra rivendicando un suo ruolo nel riavvicinamento tra Usa e Russia. Lascia Strasburgo proponendosi come il vero deus ex machina dietro l'elezione di Rasmussen. Le foto, le sequenze televisive, sono la prova di quanto afferma.

Al teatrino della politica trasferito su scala internazionale non occorre altro. E peccato se, per ottenere l'effetto "mosca cocchiera", Berlusconi è disposto a sacrificare il contributo reale, certo più modesto, che magari ha effettivamente offerto, come il rafforzamento del nostro contingente in Afghanistan o l'opera di persuasione che può aver esercitato sul suo amico Erdogan.

Naturalmente il capo del governo non è contento quando la stampa riferisce la costernazione del resto del mondo di fronte alle sue imprese. "Con voi giornalisti non parlo più, perché io lavoro per l'Italia e voi lavorate contro l'Italia" aveva dichiarato già venerdì sera a chi lo attendeva al rientro in albergo. Ma questa logica televisiva dell'apparire a tutti costi, anche pagando il prezzo di brutte figure fa davvero bene al Paese? O fa bene solo al capo di governo e alla sua perenne ricerca di applausi domestici? Sarebbe bello se, almeno quando varca i confini nazionali, il presidente del Consiglio ricordasse che le due istanze, il suo interesse e quello dell'Italia, possono anche non coincidere.

La libertà di stampa, invece, coincide sicuramente con l'interesse di una democrazia. Perché la cronaca non è diffamazione e la critica non è calunnia.

(5 aprile 2009)