Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

.

Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

mercoledì 8 luglio 2009

Sicurezza, la triste storia di un ricatto...Gennaro, 43 anni: “rischio prescrizione”

Far valere i propri diritti non è mai stato un “mestiere” facile in Italia. Tanto meno al Sud. Ed è proprio impossibile farli valere nella sede naturale, il tribunale.

da Liberazione (Rassegna stampa CSM)

di Fa.Seba.

Una storia tutta italiana quella di Gennaro Papa che dopo un grave incidente sul lavoro si ritrova in mobilità per aver voluto sostenere i suoi diritti fino in fondo. Va raccontata per bene la vicenda di questo lavoratore che nel 2003 veniva investito da un carrello trasportatore riportando “danni neurologici e psichiatrici”.

Va raccontata per quello che è, una storia di ordinaria ingiustizia. Ingiustizia, perché Gennaro di lì a pochi anni si ritrova con l’azienda, la Silia (provincia di Caserta), che operava nel settore degli elettrodomestici, in “amministrazione controllata”. E cosa accade quando un’azienda è in amministrazione controllata? Che potrebbe subentrare un nuovo acquirente. E che questo nuovo acquirente chieda a lui, “in sede sindacale”, come denuncia Gennaro Papa in una lunga lettera che ha mandato alle prime tre cariche dello Stato, a tutti i tribunali interessati, al ministro Alfano e allo stesso Consiglio superiore della magistratura, di rinunciare a qualsiasi risarcimento del danno.

Gennaro non rinuncia andando anche contro il suo sindacato, la Fim-Cisl. E’ forse per questo ad essere tra i primi ad andare in cassa integrazione, e in mobilità, non appena la Silia passa di mano.

Ma lui non si lamenta solo di questo. Era nel conto in fondo, grazie alla firma del sindacato in calce all’accordo. Far valere i propri diritti non è mai stato un “mestiere” facile in Italia. Tanto meno al Sud. Ed è proprio impossibile farli valere nella sede naturale, il tribunale. Oggi Gennaro ha davanti a se il pericolo concreto di veder scadere i termini di prescrizione. “Per il 16 novembre è stata fissata la quarta udienza del processo. E molto probabilmente verrà rinviata”, scrive l’operaio nella sua accorata lettera. A quel punto mancheranno quattro mesi al marzo del 2010 quando i reati verranno prescritti.

Le prime tre udienze sono praticamente cadute nel nulla, in quanto regolarmente rinviate. “L’ultima – racconta Papa – è stata addirittura rinviata perché mancava l’apparecchio per le registrazioni”.


Nessun commento: