Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

mercoledì 15 luglio 2009

Nord Sud

di Lino D’Antonio - Napoli - 14 luglio 2009 (da libera cittadinanza)

Continua il depauperamento industriale del Sud ed i giovani, come i loro nonni, senza reali prospettive, riprendono la valigia ed emigrano

Nell’eterna diatriba tra Nord e Sud, una cosa appare più netta di altre e cioè che i meridionali, fin dall’unità d’Italia, non hanno mai potuto esprimere appieno il loro disagio e denunciare l’evidente disparità di trattamento, rispetto a quello adottato per le regioni settentrionali. Zittiti, come sono stati, prima dalla retorica patriottica risorgimentale, poi da quella fascista. Ed, in tempo di ritrovata democrazia, considerati dalla Democrazia Cristiana, per lunghi anni partito di maggioranza, come sicuro serbatoio di voti e destinatari del metodo clientelare e non di politiche di sviluppo a lungo termine. Con un grande spreco di risorse pubbliche a favore dei maggiorenti politici meridionali.

In simile contesto, guai a lamentarsi o proporre il diverso! Subito pronta l’accusa di eterno vittimismo e continuo querulare delle comunità del Sud.

A partire dagli anni ’50, da questa parte di Paese, povera e derelitta, una fiumana di gente prendeva la strada del Nord e si impiegava nelle grandi fabbriche del cosiddetto triangolo industriale, contribuendo in maniera determinante alle ricchezze di quelle plaghe. Tra insulti, pregiudizi, umiliazioni e diffidenza ed in alcuni casi, situazioni di vera e propria aparthade. Emblematici i cartelli esposti fuori alle abitazioni, nella Torino di quel periodo: “Non si fitta ai meridionali”. Scritte durate per diversi anni, antesignani del sentire e dell’agire di un movimento di chiaro impianto razzista, quale la “Lega Nord”. E antesignani gli emigranti, provenienti dal Sud dell’Italia, di quel popolo di disperati, che oggi preme alle nostre coste e frontiere, in cerca di un futuro diverso.

Eppure, nel lunghissimo arco di tempo, con inizio nel 1860, non sono mancati nella storia politica e culturale del nostro Paese, grandi pensatori, che, con rigore scientifico e passione civile, hanno indicato le vie per un Mezzogiorno non succube, con le possibilità di essere esso economicamente autonomo: Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti, Antonio Gramsci ed altri.

Nitti non si era limitato all’elaborazione teorica, nell’occuparsi della “Questione Meridionale”. Infatti era stato il principale ispiratore della legge 351 del 1904, recante provvedimenti per il “Risorgimento economico della città di Napoli”. Provvedimento, che, tra l’altro, aveva dato il via alla costruzione del grande stabilimento siderurgico Ilva di Bagnoli. Pensando il politico e pensatore lucano che non fosse possibile per il Sud alcun tipo di sviluppo, senza il supporto industriale.

Portare soluzioni alla “Questione Meridionale” è stato per lunghi anni, sin dal dopo-guerra, uno degli scopi precipui della sinistra italiana. Ma lo scenario è completamente cambiato nella cosiddetta “seconda repubblica”, con l’irrompere, in posizione preminente, sulla scena politica nazionale dell’imprenditore Berlusconi e del suo maggiore alleato, il segretario della “Lega Nord”, Umberto Bossi.

Superfluo ricordare che governi retti dalla destra hanno fatto e continuano a fare gli interessi del Nord, oltre a quelli personali del Primo Ministro. Per il Sud solo roboanti enunciazioni. Anzi la destra è riuscita in un piccolo capolavoro: quella di dare consistenza ad una inesistente ed improbabile “Questione Settentrionale”. Accantonando del tutto quella Meridionale, malauguratamente ancora in piedi, all’inizio del “terzo millennio”, in tutta la sua drammaticità.

Ma anche la sinistra ha governato negli ultimi tempi. E non in modo risolutivo per il Sud e nemmeno parzialmente efficace. Con l’aria che tira, con l’omologazione diffusa amplificata e rafforzata da una stampa asservita e padronale pur con le dovute eccezioni, non poteva andare diversamente, viste le pietre miliari ed inamovibili, poste nell’immaginario collettivo da Berlusconi & soci. La qual cosa ha reso difficilissima o quasi impossibile l’attecchimento delle forze di sinistra al Nord.

Grava quindi, sulla politica italiana una ipoteca pesante, con i diktat della “Lega Nord”, forieri di un egoismo localistico spaventoso, all’insegna di una specie di “pensiero unico” leghista e xenofobo che ha portato all’emissione di altrettante spaventose leggi sull’intero territorio nazionale. Stiamo ormai in presenza di provvedimenti e pratiche razziste, prive di ogni considerazione umana e solidarietà, impensabili fino a poco tempo fa.

Il capolavoro al Sud invece, lo sta svolgendo l’imbonitore per antonomasia, il Presidente del Consiglio Berlusconi. A parte varie “patacche”, tra cui quella della fine dell’emergenza rifiuti, nessun volo pindarico di seria programmazione economica e sviluppo. Ma nemmeno lo sforzo di fantasia. Basta andare indietro nella peggiore tradizione e provvedere a “democristianizzazione” del territorio, con la delega al più spinto clientelismo, assegnata ai vari satrapi, dislocati nelle varie periferie meridionali “dell’impero”.

Poi, il ritorno, politico e culturale, alla solita pratica colonializzatrice: coinvolgere in grandi progetti le aziende del Nord, per niente interessate ad investire i proventi ricavati, nel Mezzogiorno d’Italia. Ai lavoratori meridionali il misero obolo di un lavoro per lo più precario. Nonché, sempre da parte di imprese del Nord, occupazione sistematica di spazi economici e di interi pezzi di territorio. Parallelamente continua il depauperamento industriale del Sud ed i giovani, come i loro nonni, senza reali prospettive, riprendono la valigia ed emigrano.

Uno scenario angosciante, dove c’è il rischio concreto che i cittadini del Sud diano sempre più credito e voti ai partiti di destra, consegnandosi in toto ai propri “carnefici”.

A questo punto, è giusto e non più rimandabile, abbandonare ogni tipo di conformismo politico e chiedersi se c’è una via diversa, originale, rispetto a quelle consuete, praticate fino ad adesso, per trovare uno spiraglio anche infinitesimale di speranza per il Mezzogiorno. In questo senso, credo che vada la dichiarazione di intenti del governatore Bassolino. Anche perché il Partito Democratico, così preso dai problemi, che ha al Nord, difficilmente può farsi portavoce di una chiara e forte posizione meridionalista.

Quindi, o prepararsi ad una lotta titanica all’interno del PD, nel tentativo di spostare i punti di maggiore interesse verso Sud, o pensare qualcosa di alternativo per tentare di attuare gli obiettivi del Meridione, che esistono oltre la raffigurazione desolata, che ne viene fornita.

Vada per l’alternativa ad una situazione ormai cristallizzata e finalizzata all’altrettanto titanica impresa del riscatto del Sud. Senza evocare minimamente il cosiddetto “Partito Democratico del Nord”. Con il massimo rispetto per gli ideatori, esso sembra scimmiottare, per ragioni di opportunismo politico, la già citata ed inesistente “Questione Settentrionale”, mentre rimangono intatti i drammatici problemi del Sud.

Ma quali i compagni di viaggio per una iniziativa finalmente di segno diverso e che possa produrre qualche risultato? Interrogativo non secondario. Soprattutto se non si intende dar vita ad uno schieramento politico, omologo sudista della “Lega Nord”.

Personalmente continuo a guardare con sospetto ai Lombardo ed ai Micciché, intrinsecamente di destra e di conseguenza difensori di interessi di parte e non del bene comune. Rotti tra l’altro ad ogni spregiudicatezza politica.

Penso che ogni progetto innovativo ed incisivo debba esplicarsi nell’alveo della migliore tradizione progressista.

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