Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

.

Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

mercoledì 16 dicembre 2009

Per non alimentare il clima di violenza, da oggi Berlusconi avrà sempre ragione.

Il sangue dei tinti

da spinoza.it, (tratto da micromega-online)


Milano, Berlusconi ferito da un oggetto lanciato ad personam.


(o anche: psicopatico colpisce a morte le speranze del centrosinistra)


Berlusconi colpito al volto da un souvenir del Duomo. Subito annullato il comizio di Matera.


La prognosi di Berlusconi è di venti giorni. Quella dell'Italia un'altra legislatura.


(Venti giorni? Agli italiani basterà molto meno per dimenticarsi di Spatuzza)


Il premier dovrà sottoporsi a un intervento per rimuovere dal volto la scritta "onaliM id odrociR".


In un certo senso, Berlusconi ha accontentato quanti gli chiedevano un faccia a faccia con la Chiesa.


L'aggressore è incensurato. Subito esclusa la pista che porta all'Udc.


(L'uomo è risultato essere uno psicolabile. Votava Pd)


"Non sono nessuno", ha dichiarato Tartaglia quando è stato preso, cercando di farsi passare per Rutelli.


Il padre: "Votiamo Pd, ma in casa nessuno odia Berlusconi". Anche se usare due volte la stessa giustificazione suona sospetto.


Tartaglia non risulta iscritto ad alcun partito, ma rifiuta di mostrare i calzini.


L'Economist: "Berlusconi inadatto a sanguinare".


È polemica sui social network: nessuno aveva notato il crescente numero di iscritti al gruppo Facebook "Feriamo lievemente al labbro Berlusconi".


Su Facebook già nati numerosi gruppi che simpatizzano per lo squilibrato. Fra i più quotati "Rimettiti presto Silvio".


Ora si temono gesti di emulazione. E se qualcuno assalisse Napolitano con un grissino?


Minacciati anche altri esponenti della maggioranza: recapitata a Brunetta una busta contenente una gondola.


Immediata la risposta del Pdl: Gasparri lancia una statuetta di Silvio contro il Duomo.


"Ora va eliminata l'opposizione" dice Ali Khamenei dall'Iran.


Centrodestra compatto: "È una conseguenza del clima di odio". Finalmente un po' di autocritica.


Per non alimentare il clima di violenza, da oggi Berlusconi avrà sempre ragione.

Le parole vili e sciagurate dell’on. Cicchitto



di Paolo Flores d'Arcais
, da micromega-online

Facendosi vilmente scudo dell’immunità di casta, l’on. Cicchitto ha accusato Marco Travaglio, uno dei rari giornalisti-giornalisti ancora in piedi in questo paese, di essere un “terrorista mediatico”, e uno dei mandanti morali, insieme a “Il Fatto Quotidiano” e l’intero gruppo Repubblica-Espresso, dell’aggressione di uno psicolabile a Berlusconi.

Con queste ignobili accuse il disonorevole Cicchitto ha fatto compiere alla maggioranza del malgoverno un ulteriore passo nell’imbarbarimento della lotta politica e nella campagna di odio contro la Costituzione repubblicana, le sue istituzioni, i cittadini che la difendono.

Se ci abbassassimo alla mostruosa illogica del disonorevole Cicchitto, dovremmo accusarlo di “terrorismo parlamentare”. Cosa che non faremo. Il suo è solo piduismo, dispiegato e di regime.

Siamo certi che chi nella maggioranza ha ancora un residuo di rispetto per i valori della democrazia liberale stigmatizzerà “senza se e senza ma” l’inqualificabile gesto che ha disonorato il parlamento italiano. Il resto è complicità.




(15 dicembre 2009)

martedì 15 dicembre 2009

«1uomo in sofferenza psichica ha colpito1altro uomo in sofferenza psichica che credeva di essere invincibile anche durante i bagni di folla.Tutto qui"

Il corpo violato della Seconda Repubblica

di Pino Cabras - Megachip
.

«Un uomo in sofferenza psichica ha colpito un altro uomo in sofferenza psichica che credeva di essere invincibile anche durante i bagni di folla. Tutto qui». Fra migliaia di commenti apparsi su Facebook per parlare del corpo di Silvio Berlusconi violato a Milano mi ha stupito questo. Riesce, paradosso dei tempi, a rassicurare. Ma non sono tempi rassicuranti.

La tempesta perfetta che si addensa intorno alla Seconda Repubblica vede entrare in gioco tutti gli elementi tipici di una crisi politica italiana. È già accaduto nel 1947-48 e anche nel 1992-94, quando invece crollava la Prima Repubblica. E quindi, anche oggi, ecco la mafia, i grandi processi, i riposizionamenti politici, le trame dei settori più opachi degli apparati statali. E poi lo sguardo degli altri paesi. E la partecipazione popolare, che cerca forma e colore mentre - e questo vale per le ultime due crisi - i partiti evaporano. Sullo sfondo incombe la Grande Crisi economica e finanziaria, che comincia a mordere sempre di più e si presenta come una variabile troppo grossa per essere prevedibile. Tutti intervengono, chi con un piano, chi per reazione.

Un pazzo però è un pazzo, e sfugge a tutti i criteri normali. Inserisce una fuga narrativa incomprensibile in mezzo a giochi più grandi e apparentemente razionali.

Pazzo un Pallante che spara a Togliatti, ad esempio.

Non parliamo dell'America che ha visto Oswald tirato in ballo per JFK, Sirhan Sirhan per RFK e Hinckley per Reagan, tre pazzi manovrati inseriti in dinamiche ben più misteriose, con complicità interne agli apparati di sicurezza.

Potrebbe sempre bastarci la spiegazione in apertura, per leggere pacatamente l'episodio dell'aggressione, ma siamo dentro una di quelle dinamiche del potere che richiedono attenzioni eccezionali. Il tramonto della Seconda Repubblica è una crisi costituzionale di prim'ordine, giocata da protagonisti «del tutto» spregiudicati, in primis lo stesso Berlusconi e tutto il suo apparato, a sua volta capace di confessare impunemente terribili bufale mediatiche per fini politici, come nel caso Feltri-Boffo, ultimo episodio di una lunga serie. È un contesto eccezionale in cui nulla sembra essere come sembra. Non dobbiamo fidarci delle ricostruzioni interessate, non dobbiamo credere ai provocatori, a coloro che vorranno creare assurdi paralleli fra le manifestazioni democratiche e la violenza, fra la critica e l'odio.

«Calma, non perdete la testa» disse Togliatti al risveglio dall'anestesia. Era la preoccupazione di uno dei co-fondatori della nostra democrazia. Si spera che nessuno le perda anche oggi. E la testa, e la democrazia.

Il contesto si sta mostrando subito pericoloso: sento i cani da guardia del PDL che vogliono attribuire la responsabilità della violenza agli avversari in blocco; ma leggo l'immaturità politica di una parte del “popolo viola” in rete che fa cascare le braccia. Converrà loro maturare in fretta.

Seconda Repubblica è un termine impreciso. Ai costituzionalisti non piace, e dal loro punto di vista hanno formalmente ragione. Però spiega tante cose. La Prima Repubblica era un sistema di partiti e al centro stava la DC, all'opposizione il PCI. Crollò durante una “tempesta perfetta”, Tangentopoli. La Seconda Repubblica ha visto un radicale cambiamento del sistema dei partiti e al centro stava il sistema di potere di Silvio Berlusconi, con avversari sempre più deboli e alla fine finti. Ogni pezzo di potere e di contropotere ha definito se stesso in funzione di un accomodamento con questa ingombrante presenza. Ciò che non si accomodava è stato come una polvere che via via si accumulava sotto il tappeto, pronta a sbuffare fuori prima o poi. Questa polvere compone ad esempio i fantasmi del 1992-1994.

La domanda sulle stragi, su chi le volle, chi ne beneficiò e come, non avendo avuto risposte, si ripropone con nuova forza al momento della crisi.

La polvere delle finanze pubbliche è rimasta tanta, perché le caste e le cosche non hanno voluto pagare prezzi, mai. Oggi, da Dubai ad Atene, i prezzi si pagano. Presto si pagheranno anche a Milano e Roma.

Il sistema della comunicazione ha visto rafforzare la presa di Berlusconi con la storica complicità dei gruppi dirigenti del centrosinistra.

L'autorità giudiziaria ha ereditato un enorme patrimonio di credibilità che solo in parte ha bilanciato le enormi tensioni a cui l'ha sottoposta il motore della Seconda Repubblica, tanto che anche lì si insabbiano le inchieste politiche scomode (vedi “Why Not?”), con benedizioni dal Colle e silenzi dal PD.

C'è meno democrazia, meno coscienza del bene comune. Gli interessi sono frantumati e dispersi. C'è un senso di debolezza che sembra lambire tutti i poteri un tempo definiti “forti”. È più debole perfino Cosa Nostra, l'«organizzazione terroristico-mafiosa» di cui parla Spatuzza. Ed essendo più debole reagisce e ricatta, da socio in affari che non si fa mai scaricare, a costo di spargere sangue e veleni. Il ricatto colpisce e terrorizza il cuore della Seconda Repubblica, Silvio. E anche Silvio è più debole, ricattabile, prigioniero di promesse impossibili. Continuerà a farle, e non solo in Italia. Nel momento in cui riposiziona alcune scelte geopolitiche passando per Mosca, trova mille soldati da spedire a Kabul per placare le irritazioni di Washington. Altri leader meno ricattabili non sono stati altrettanto compiacenti. Dove troverà i soldi? Non mi aspetto barricate da PD e Di Pietro, visti i precedenti, ma vedremo. Di certo è un momento pericoloso, per le fughe in avanti.

Il corpo di Silvio farà di tutto per proclamare la sua improfanabilità in ogni aspetto del suo regime personale. Cercherà di rompere l'assedio. In alcuni casi cedendo a ricatti, in altri ricattando i ricattabili.

Chi crede nella democrazia sarà chiamato a organizzare un'alternativa politica seria, attenta a non farsi devastare dall'eterna Italia eversiva e gattopardesca, che continuerà a giocare tutte le sue carte.

lunedì 7 dicembre 2009

Cosa nostra e cose loro, una lettera da Palermo

La verità sugli arresti dei boss Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati è semplice. Le nostre forze di polizia e la nostra magistratura continuano a lavorare e a produrre risultati nonostante i tagli ai finanziamenti per la sicurezza per centinaia di milioni di euro. Ogni giorno in strada ci sono ragazzi e ragazze che lavorano per 10, 12 ore sapendo che nessuno pagherà loro gli straordinari o rimborserà la benzina.

Il foglio di servizio della scorta di Falcone: con il giudice morirono la moglie e i tre agenti Schifani, Di Cillo e Montinaro.

Ogni giorno nelle Questure e nelle caserme c'è gente che si porta da casa computer, toner o carta per fotocopiatrici , perché i soldi per nuovi materiali non ci sono più. E tutto questo avviene mentre la classe politica ha il coraggio di rivendicare come propri i successi nella cattura dei latitanti. Non è un bello spettacolo. Soprattutto perché in strada polizia, carabinieri e finanzieri rischiano la vita. Per questo l'Antefatto, assieme ai nostri articoli sui retroscena del doppio colpo a Cosa Nostra, pubblica integralmente questa lettera aperta scritta dall'assistente capo della polizia Antonello Marini. Leggetela con attenzione.

giovedì 3 dicembre 2009

De Benedetti: mi spiano

Articoli | Peter Gomez (da L'AnteFatto)

3 dicembre 2009

La denuncia dell’Ingegnere. La lunga guerra sul lodo Mondadori. Feltri: girano altri filmati

di Peter Gomez e Marco Lillo

Gli uomini più vicini a Carlo De Benedetti parlano senza mezzi di termini di spionaggio. La scoperta di un alloggiamento, ideale per installare un sistema di localizzazione satellitare Gps, nel paraurti dell’auto utilizzata a Roma da l’editore del gruppo Espresso-Repubblica, più il sospetto che documenti legali riservati siano stati trafugati forse dalla sede della Cir, la holding dell’Ingegnere, hanno spinto De Benedetti ha presentare una denuncia alla magistratura.


Per tutta la giornata di ieri le riunioni tra gli avvocati dell’imprenditore più odiato dal premier Silvio Berlusconi si sono succedute freneticamente.

La convinzione del gruppo, per il momento non ancora suffragata da prove, è che De Benedetti sia finito nel mirino degli 007 (privati?) subito dopo la sentenza con cui in ottobre il giudice milanese Raimondo Mesiano aveva condannato la Fininvest a versare a Cir un risarcimento da 750 milioni per il caso Mondadori.

Come sono andate davvero le cose cercherà di stabilirlo il pool per i reati informatici della procura di Roma. Ma l’esposto di De Benedetti è un segnale preciso del clima in cui sta precipitando il Paese.

A partire dalla scorsa primavera, in seguito alle inchieste giornalistiche sulle decine di ragazze a pagamento che frequentavano le residenze del premier, si sono moltiplicati i rumors su informative, video foto imbarazzanti riguardanti politici di destra e di sinistra, giornalisti, alti prelati e manager.

Vittorio Feltri, il direttore de Il Giornale che ha maneggiato, e in qualche caso pubblicato molto di questo materiale, in un’intervista a Klaus Davi, ha detto: "Girano video hard probabilmente realizzati da alcune trans che ritraggono politici colti sul fatto. Quelli che fanno i ricatti non sono le trans stesse, sono altri che approfittano del materiale dei trans".


Il riferimento è tutto per il caso Marrazzo, l’ex presidente di centrosinistra della Regione Lazio, costretto alle dimissioni da un video che lo ritraeva con una trans e della cocaina sul tavolo.

Tanti altri filmati sono stati ritrovati nel computer di Brenda, il viado morto in circostanze ancora misteriose (ma i pm romani propendono per l’omicidio) che era solito riprendere i suoi clienti vip con un videofonino. I consulenti informatici stanno verificando il contenuto del pc trovato nel suo appartamento.

Secondo le indiscrezioni, i video sono molti, anche se non è semplice riconoscere i volti dei protagonisti. Nel Palazzo il panico è palpabile. E spesso a soffiare sul fuoco sono i quotidiani più vicini al Cavaliere. L’obiettivo principale sembra chiaro. Annacquare il caso delle escort a Palazzo Grazioli in decine di altri presunti scandali. Tanto che ora nel mirino è finita persino Alessandra Mussolini per una vicenda (la presunta relazione con il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore) che comunque, se non fosse provato un ricatto nei suoi confronti, resta privata.

Si segue, insomma, un copione preciso. E a dare il la alle danze è stato il 25 giugno scorso proprio Berlusconi.

"Sono stato facile profeta quando ho previsto che l’imbarbarimento provocato da una ben precisa campagna di stampa avrebbe messo in moto una spirale che va assolutamente arrestata", aveva detto il presidente del Consiglio commentando gli articoli del quotidiano edito da suo fratello Paolo che riguardavano un vecchia indagine del 2000 su un giro di ragazze squillo offerte a uomini vicini al leader Ds, Massimo D’Alema. "Da editore”, aveva aggiunto il premier, "ho stracciato molti servizi e molte fotografie".

Una frase che a molti era suonata come una minaccia: quello che è finito nel cestino, si può infatti sempre recuperare. Pochi giorni dopo, ai primi di luglio, Marrazzo era stato intrappolato in via Gradoli da un gruppo di carabinieri infedeli e il primo a vedersi offrire il video era stato Feltri, allora direttore di Libero.

A fine luglio Feltri passa a Il Giornale dove l’ex direttore Mario Giordano si congeda dai lettori con un editoriale fin troppo chiaro: "Quello che fanno le persone dentro le loro camere da letto (siano essi premier, direttori di giornali, editori, ingegneri, first lady, body guard o avvocati) riteniamo siano solo fatti loro. E siamo convinti che i lettori del Giornale non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove".

Come dire: fino alle "escort del clan di D’Alema" ci sono arrivato. Ma più in là non mi spingo. Con Feltri la musica cambia: in rapida successione Il Giornale colpisce il direttore di Repubblica Ezio Mauro (presunti pagamento in nero per una casa), quello di Avvenire Dino Boffo (una storia di molestie telefoniche e presunta omosessualità). Poi la palla passa a Canale 5 che fa pedinare e filmare di nascosto Mesiano, il giudice della sentenza da 750 milioni di euro.

Ora Carlo De Benedetti è molto preoccupato. Difficile dargli torto.

martedì 1 dicembre 2009

Berlusconi va in Bielorussia e dice al presidente(bollato come ultimo dittatore d'Europa):"Il consenso della sua gente è sotto gli occhi di tutti"

Fonte: Repubblica.it

Il premier italiano è il primo leader occidentale a far visita al presidente bielorusso a cui rivolge parole di stima: "Il consenso della sua gente è sotto gli occhi di tutti"

Berlusconi va da Lukashenko e lo elogia. Casini: "Sbigottito, venga in Parlamento"

Berlusconi va da Lukashenko e lo elogia Casini: "Sbigottito, venga in Parlamento"

Berlusconi con Lukashenko

ROMA - Silvio Berlusconi va in visita e in Bielorussia, e sulle sue manifestazioni di stima e amicizia per presidente Alexander Lukashenko in Italia scoppia la polemica.

"Grazie a lei e alla sua gente che so che la ama, e questo è dimostrato anche dai risultati elettorali, che sono sotto gli occhi di tutti": così il premier conclude la sua trasferta nel paese ex sovietico, rivolgendosi a un capo di Stato la cui leadesrhip è considerata non certo un trionfo di democrazia. In quindici anni al potere, infatti, Lukashenko, bollato come l'ultimo dittatore d'Europa, non ha mai ricevuto la visita di un presidente dei paesi occidentali. Ed è proprio Berlusconi a rompere l'isolamento diplomatico in cui era caduto il paese fin dal 1994, dopo le numerose violazioni dei diritti umani.

''Possiamo dare inizio a relazioni industrali ed economiche'', dice il capo del nostro governo, promettendo al presidente bielorusso la prossima visita di una delegazione di industriali italiani. ''Abbiamo lavorato per raggiungere un certo livello di cooperazione fra i due paesi e le nostre compagnie più importanti'', gli fa eco Lukashenko, che in passato ha ricevuto a Minsk solo leader politici anti-occidentali, come il colonnello Gheddafi, il presidente venezuelano Chavez e quello iraniano Ahmadinejad.

E in Italia scoppia la polemica. A innescarla è il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "Aveva destato in me già profonda meraviglia - dichiara - il fatto che il nostro sia stato il primo capo di un governo occidentale ad andare in visita ufficiale in Bielorussia. Ma era niente in confronto allo sbigottimento di oggi nel leggere gli elogi del nostro premier. A questo punto ritengo doveroso che Berlusconi venga in Parlamento - e su questo rivolgerò una richiesta formale al presidente della Camera Gianfranco Fini - per illustrare su quali basi si poggi e a quali linee si ispiri la nuova politica estera italiana".

30 novembre 2009

lunedì 30 novembre 2009

No Berlusconi Day: manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi e anche se non sarai a Roma...

Su gentile segnalazione di Ribes pubblico questo appello

5 dicembre: una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi

Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali
(cit. appello del Comitato "No Berlusconi Day")
Leggi tutto il testo dell'appello

E se non sarai a Roma...

Tutti coloro che per diverse ragioni non potranno presenziare alla manifestazione del 5 dicembre che si terrà a Roma, sono invitati ad indossare un nastro di colore viola o ad esporre un drappo, un telo, una bandiera di colore viola fuori dalle loro finestre e dai loro balconi.

Sarà un modo simbolico per dimostrare partecipazione ideologica all'evento e per unire in un unico coro che attraverserà l'Italia le voci dei cittadini.

Tutti insieme diranno "BASTA!" al governo Berlusconi!

Grazie.


Per ulteriori info:
http://www.noberlusconiday.org/
http://noberlusconiday.wordpress.com/la-manifestazione/
http://www.facebook.com/home.php?#/no.berlusconi.day?v=wall

e-mail: noberlusconiday@hotmail.com

LA LETTERA. "Figlio mio lascia questo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio".

Il direttore generale della Luiss: "avremmo voluto che l'Italia fosse diversa e abbiamo fallito. Figlio mio, lascia questo paese"

di PIER LUIGI CELLI, da Repubblica.it

"Figlio mio, lascia questo Paese"

L'università La Sapienza di Roma

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l'idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l'affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all'attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E' anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l'Alitalia non si metta in testa di fare l'azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell'orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d'altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l'unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po', non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato - per ragioni intuibili - con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all'infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell'estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L'autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.
(30 novembre 2009)

Classifica corruzione 2009 nel mondo di Transparency International

E' incredibile, in soli tre anni il nostro paese è riuscito a "guadagnare" ben ventidue posti nella classifica mondiale per la corruzione nel settore pubblico: nel 2007 eravamo al 41° posto, poi nel 2008 siamo scesi al 55° posto, ora nel 2009 siamo scesi ancora più giù ossia al 63° posto.
Continuando di questo passo riusciremo in poco tempo a conquistare gli ultimi posti, basta solo pensare che nel 2008, tra le primissime decisioni del nuovo governo Berlusconi, c'è stata, indovinate un pò, la soppressione dell'Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione proprio nel momento in cui ci sarebbe stato bisogno di dare maggiore sostegno e risorse a questo importante Ufficio, e lo spiega molto bene Elio Veltri in un suo articolo "L'anticorruzione che non piace al governo" su antimafiaduemila del quale riporto una frase:"... il Commissario ha denunciato una corruzione diffusa, il mancato adeguamento alle Convenzioni Onu, la scarsità di mezzi per svolgere il suo compito e ha chiesto una maggiore autonomia alla Presidenza del consiglio. La risposta è stata rapida ed efficace: soppressione dell’ufficio nel silenzio generale. Ogni commento è superfluo. Adesso aumenteranno gli imprenditori pronti ad investire. Ma quelli criminali."

fonte: Transparency International

Rank

Country/Territory

CPI 2009 Score

Surveys Used

Confidence Range

1

New Zealand

9.4

6

9.1 - 9.5

2

Denmark

9.3

6

9.1 - 9.5

3

Singapore

9.2

9

9.0 - 9.4

3

Sweden

9.2

6

9.0 - 9.3

5

Switzerland

9.0

6

8.9 - 9.1

6

Finland

8.9

6

8.4 - 9.4

6

Netherlands

8.9

6

8.7 - 9.0

8

Australia

8.7

8

8.3 - 9.0

8

Canada

8.7

6

8.5 - 9.0

8

Iceland

8.7

4

7.5 - 9.4

11

Norway

8.6

6

8.2 - 9.1

12

Hong Kong

8.2

8

7.9 - 8.5

12

Luxembourg

8.2

6

7.6 - 8.8

14

Germany

8.0

6

7.7 - 8.3

14

Ireland

8.0

6

7.8 - 8.4

16

Austria

7.9

6

7.4 - 8.3

17

Japan

7.7

8

7.4 - 8.0

17

United Kingdom

7.7

6

7.3 - 8.2

19

United States

7.5

8

6.9 - 8.0

20

Barbados

7.4

4

6.6 - 8.2

21

Belgium

7.1

6

6.9 - 7.3

22

Qatar

7.0

6

5.8 - 8.1

22

Saint Lucia

7.0

3

6.7 - 7.5

24

France

6.9

6

6.5 - 7.3

25

Chile

6.7

7

6.5 - 6.9

25

Uruguay

6.7

5

6.4 - 7.1

27

Cyprus

6.6

4

6.1 - 7.1

27

Estonia

6.6

8

6.1 - 6.9

27

Slovenia

6.6

8

6.3 - 6.9

30

United Arab Emirates

6.5

5

5.5 - 7.5

31

Saint Vincent and the Grenadines

6.4

3

4.9 - 7.5

32

Israel

6.1

6

5.4 - 6.7

32

Spain

6.1

6

5.5 - 6.6

34

Dominica

5.9

3

4.9 - 6.7

35

Portugal

5.8

6

5.5 - 6.2

35

Puerto Rico

5.8

4

5.2 - 6.3

37

Botswana

5.6

6

5.1 - 6.3

37

Taiwan

5.6

9

5.4 - 5.9

39

Brunei Darussalam

5.5

4

4.7 - 6.4

39

Oman

5.5

5

4.4 - 6.5

39

Korea (South)

5.5

9

5.3 - 5.7

42

Mauritius

5.4

6

5.0 - 5.9

43

Costa Rica

5.3

5

4.7 - 5.9

43

Macau

5.3

3

3.3 - 6.9

45

Malta

5.2

4

4.0 - 6.2

46

Bahrain

5.1

5

4.2 - 5.8

46

Cape Verde

5.1

3

3.3 - 7.0

46

Hungary

5.1

8

4.6 - 5.7

49

Bhutan

5.0

4

4.3 - 5.6

49

Jordan

5.0

7

3.9 - 6.1

49

Poland

5.0

8

4.5 - 5.5

52

Czech Republic

4.9

8

4.3 - 5.6

52

Lithuania

4.9

8

4.4 - 5.4

54

Seychelles

4.8

3

3.0 - 6.7

55

South Africa

4.7

8

4.3 - 4.9

56

Latvia

4.5

6

4.1 - 4.9

56

Malaysia

4.5

9

4.0 - 5.1

56

Namibia

4.5

6

3.9 - 5.1

56

Samoa

4.5

3

3.3 - 5.3

56

Slovakia

4.5

8

4.1 - 4.9

61

Cuba

4.4

3

3.5 - 5.1

61

Turkey

4.4

7

3.9 - 4.9

63

Italy

4.3

6

3.8 - 4.9

63

Saudi Arabia

4.3

5

3.1 - 5.3

65

Tunisia

4.2

6

3.0 - 5.5

66

Croatia

4.1

8

3.7 - 4.5

66

Georgia

4.1

7

3.4 - 4.7

66

Kuwait

4.1

5

3.2 - 5.1

69

Ghana

3.9

7

3.2 - 4.6

69

Montenegro

3.9

5

3.5 - 4.4

71

Bulgaria

3.8

8

3.2 - 4.5

71

FYR Macedonia

3.8

6

3.4 - 4.2

71

Greece

3.8

6

3.2 - 4.3

71

Romania

3.8

8

3.2 - 4.3

75

Brazil

3.7

7

3.3 - 4.3

75

Colombia

3.7

7

3.1 - 4.3

75

Peru

3.7

7

3.4 - 4.1

75

Suriname

3.7

3

3.0 - 4.7

79

Burkina Faso

3.6

7

2.8 - 4.4

79

China

3.6

9

3.0 - 4.2

79

Swaziland

3.6

3

3.0 - 4.7

79

Trinidad and Tobago

3.6

4

3.0 - 4.3

83

Serbia

3.5

6

3.3 - 3.9

84

El Salvador

3.4

5

3.0 - 3.8

84

Guatemala

3.4

5

3.0 - 3.9

84

India

3.4

10

3.2 - 3.6

84

Panama

3.4

5

3.1 - 3.7

84

Thailand

3.4

9

3.0 - 3.8

89

Lesotho

3.3

6

2.8 - 3.8

89

Malawi

3.3

7

2.7 - 3.9

89

Mexico

3.3

7

3.2 - 3.5

89

Moldova

3.3

6

2.7 - 4.0

89

Morocco

3.3

6

2.8 - 3.9

89

Rwanda

3.3

4

2.9 - 3.7

95

Albania

3.2

6

3.0 - 3.3

95

Vanuatu

3.2

3

2.3 - 4.7

97

Liberia

3.1

3

1.9 - 3.8

97

Sri Lanka

3.1

7

2.8 - 3.4

99

Bosnia and Herzegovina

3.0

7

2.6 - 3.4

99

Dominican Republic

3.0

5

2.9 - 3.2

99

Jamaica

3.0

5

2.8 - 3.3

99

Madagascar

3.0

7

2.8 - 3.2

99

Senegal

3.0

7

2.5 - 3.6

99

Tonga

3.0

3

2.6 - 3.3

99

Zambia

3.0

7

2.8 - 3.2

106

Argentina

2.9

7

2.6 - 3.1

106

Benin

2.9

6

2.3 - 3.4

106

Gabon

2.9

3

2.6 - 3.1

106

Gambia

2.9

5

1.6 - 4.0

106

Niger

2.9

5

2.7 - 3.0

111

Algeria

2.8

6

2.5 - 3.1

111

Djibouti

2.8

4

2.3 - 3.2

111

Egypt

2.8

6

2.6 - 3.1

111

Indonesia

2.8

9

2.4 - 3.2

111

Kiribati

2.8

3

2.3 - 3.3

111

Mali

2.8

6

2.4 - 3.2

111

Sao Tome and Principe

2.8

3

2.4 - 3.3

111

Solomon Islands

2.8

3

2.3 - 3.3

111

Togo

2.8

5

1.9 - 3.9

120

Armenia

2.7

7

2.6 - 2.8

120

Bolivia

2.7

6

2.4 - 3.1

120

Ethiopia

2.7

7

2.4 - 2.9

120

Kazakhstan

2.7

7

2.1 - 3.3

120

Mongolia

2.7

7

2.4 - 3.0

120

Vietnam

2.7

9

2.4 - 3.1

126

Eritrea

2.6

4

1.6 - 3.8

126

Guyana

2.6

4

2.5 - 2.7

126

Syria

2.6

5

2.2 - 2.9

126

Tanzania

2.6

7

2.4 - 2.9

130

Honduras

2.5

6

2.2 - 2.8

130

Lebanon

2.5

3

1.9 - 3.1

130

Libya

2.5

6

2.2 - 2.8

130

Maldives

2.5

4

1.8 - 3.2

130

Mauritania

2.5

7

2.0 - 3.3

130

Mozambique

2.5

7

2.3 - 2.8

130

Nicaragua

2.5

6

2.3 - 2.7

130

Nigeria

2.5

7

2.2 - 2.7

130

Uganda

2.5

7

2.1 - 2.8

139

Bangladesh

2.4

7

2.0 - 2.8

139

Belarus

2.4

4

2.0 - 2.8

139

Pakistan

2.4

7

2.1 - 2.7

139

Philippines

2.4

9

2.1 - 2.7

143

Azerbaijan

2.3

7

2.0 - 2.6

143

Comoros

2.3

3

1.6 - 3.3

143

Nepal

2.3

6

2.0 - 2.6

146

Cameroon

2.2

7

1.9 - 2.6

146

Ecuador

2.2

5

2.0 - 2.5

146

Kenya

2.2

7

1.9 - 2.5

146

Russia

2.2

8

1.9 - 2.4

146

Sierra Leone

2.2

5

1.9 - 2.4

146

Timor-Leste

2.2

5

1.8 - 2.6

146

Ukraine

2.2

8

2.0 - 2.6

146

Zimbabwe

2.2

7

1.7 - 2.8

154

Côte d´Ivoire

2.1

7

1.8 - 2.4

154

Papua New Guinea

2.1

5

1.7 - 2.5

154

Paraguay

2.1

5

1.7 - 2.5

154

Yemen

2.1

4

1.6 - 2.5

158

Cambodia

2.0

8

1.8 - 2.2

158

Central African Republic

2.0

4

1.9 - 2.2

158

Laos

2.0

4

1.6 - 2.6

158

Tajikistan

2.0

8

1.6 - 2.5

162

Angola

1.9

5

1.8 - 1.9

162

Congo Brazzaville

1.9

5

1.6 - 2.1

162

Democratic Republic of Congo

1.9

5

1.7 - 2.1

162

Guinea-Bissau

1.9

3

1.8 - 2.0

162

Kyrgyzstan

1.9

7

1.8 - 2.1

162

Venezuela

1.9

7

1.8 - 2.0

168

Burundi

1.8

6

1.6 - 2.0

168

Equatorial Guinea

1.8

3

1.6 - 1.9

168

Guinea

1.8

5

1.7 - 1.8

168

Haiti

1.8

3

1.4 - 2.3

168

Iran

1.8

3

1.7 - 1.9

168

Turkmenistan

1.8

4

1.7 - 1.9

174

Uzbekistan

1.7

6

1.5 - 1.8

175

Chad

1.6

6

1.5 - 1.7

176

Iraq

1.5

3

1.2 - 1.8

176

Sudan

1.5

5

1.4 - 1.7

178

Myanmar

1.4

3

0.9 - 1.8

179

Afghanistan

1.3

4

1.0 - 1.5

180

Somalia

1.1

3

0.9 - 1.4

sabato 28 novembre 2009

"A pagina 236 del libro Gomorra di Saviano si legge,“Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia."

fonte: TeramoNews

La Mafia “tentacola” Gianni Chiodi
(governatore dell'Abruzzo)

27 novembre 2009

...In recenti interviste su The Independent e La Repubblica, Saviano parla dell ‘insediamento della mafia, camorra e ‘ndrangheta in Abruzzo per la grande torta della ricostruzione...

..La Dia attraverso il suo procuratore nazionale, ha continuamente mandato segnali di pericolo. La mafia è in Abruzzo...


A pagina 236 del libro Gomorra di Saviano si legge,“Io so e ho le prove. So come è stata costruita mezz’Italia. E più di mezza. Conosco le mani, le dita, i progetti. E la sabbia. La sabbia che ha tirato su palazzi e grattacieli. Quartieri, parchi, ville. A Castelvolturno nessuno dimentica le file infinite dei camion che depredavano il Volturno della sua sabbia. Camion in fila, che attraversavano le terre costeggiate da contadini che mai avevano visto questi mammut di ferro e gomma. Erano riusciti a rimanere, a resistere senza emigrare e sotto i loro occhi gli portavano via tutto. Ora quella sabbia è nelle pareti dei condomini abruzzesi, nei palazzi di Varese, Asiago, Genova".

In recenti interviste su The Independent e La Repubblica, Saviano parla dell ‘insediamento della mafia, camorra e ‘ndrangheta in Abruzzo per la grande torta della ricostruzione.

Saviano fa un’attenta crono storia della nostra realtà di confine. Ottanta capimafia erano agli arresti nel carcere dell’Aquila, o almeno lo erano, finché il ministro degli Interni non ordinasse il loro trasferimento urgente a causa del pericolo di crollo dell’edificio. In anni recenti, i capimafia ancora in libertà si riunirono in Abruzzo per mettere a punto i loro piani. Un narcotrafficante chiamato Diego León Montoya Sanchez, uno dei dieci più ricercati dall’FBI, ha la sua base in Abruzzo, mentre altri hanno trovato nelle sue montagne scarsamente popolate il luogo ideale per evitare l’arresto. Una sorte di resistenza. Inoltre il suo Parco Nazionale offre luoghi ideali per disfarsi dei “rifiuti pericolosi”.

Tutto questo, secondo Saviano, può essere solo un aperitivo se paragonato al banchetto della corruzione che i miliardi investiti per la ricostruzione possono generare. Notizia di queste ore sono le dodici ditte, impegnate nella sacrosanta ricostruzione, in odore di mafia e sotto indagine della Dia e Dna. Tra le ditte sotto indagine da segnalare tre calabresi che si presume siano sotto il controllo della ‘Ndrangheta.

Il Governatore Chiodi sarà nominato Commissario unico per la ricostruzione. Gianni Chiodi, firmò nel mese di Luglio il primo decreto in qualità di commissario delegato per la ricostruzione e la funzionalità degli edifici e dei servizi pubblici in seguito al terremoto, nominando, Antonio Rognoni, direttore generale della "Infrastrutture Lombarde spa", soggetto attuatore per le opere offerte dalla Regione Lombardia. Poco interessò all’opinione pubblica che Antonio Giulio Rognoni, amministratore delegato di Infrastrutture lombarde e responsabile dei lavori per la costruzione della nuova sede della Regione Lombardia, Alberto Rubegni, amministratore delegato di Impregilo, avete letto bene Impregilo e Gaetano Antonio Salonia, siano indagati per la turbata libertà degli incanti e per Rognoni c’è anche l’ipotesi di reato di concussione. Per non parlare della nomina di Giancarlo Masciarelli, l’uomo al centro dello scandalo Fira della cartolarizzazioni, l’uomo sempre presente tra Pace e Del Turco, a consulente nella ricostruzione post terremoto. Un’idea limitata e garantista del concetto di Onestà.

I tentacoli della mafia stringeranno il nostro Abruzzo e il nostro Governatore.
Che non ha mai pronunciato pubblicamente questo parola come in un estremo tentativo di esorcizzarla. Sarà in grado di lottare contro le minacce, l’estorsione, i ricatti politici e famigliari. Non sarebbe meglio nominare Commissario un prefetto anti mafia? Ci vogliono persone abituate a lottare tra la vita e la morte. Abituate alla politica delle palle strette, di una vita sotto scorta. Chiodi dovrebbe deliberare il proprio ruolo prima di diventare anche lui…oggetto della attenzioni di Cosa nostra. La Dia attraverso il suo procuratore nazionale, ha continuamente mandato segnali di pericolo. La mafia è in Abruzzo. Il terremoto degli uomini ha scosse di morte. La politica dovrebbe fare fronte unico e stringersi intorno al Governatore Chiodi. L’Aquila e le sue vittime meritano una lotta dura e onesta.

Giancarlo Falconi



mercoledì 25 novembre 2009

E Berlusconi prepara un'altra mossa via il concorso esterno in reati di mafia

È l'accusa per cui è processato Dell'Utri e che potrebbe essere rivolta allo stesso premier. Il reato non esiste nel codice penale, ma che si è consolidato con le sentenze della Cassazione

E Berlusconi prepara un'altra mossa via il concorso esterno in reati di mafia

Marcello Dell'Utri

di LIANA MILELLA, da Repubblica.it

Sono rimasti impigliati nel processo breve. Già sanno che non gli potrà servire per le future accuse di mafia. Ma ci stanno dentro e ormai devono andare avanti. Sono costretti a dirsi, tra di loro, come hanno fatto ieri sera durante la riunione della consulta del Pdl per la giustizia: "Dobbiamo rassegnarci a vedere questa legge bocciata dalla Consulta". Amara constatazione che farà andare su tutte le furie il Cavaliere. Ma tant'è. Troppe, e ormai irrimediabili, le contraddizioni. Cercheranno di metterci mano, ma la partita è difficile. Per questo si concentrano su altro, su quella che definiscono "una strategia complessiva" per salvare Berlusconi non solo dai processi di oggi, ma anche da quelli di domani".

È l'inizio di una battaglia lunga. Che parte con l'immunità parlamentare, che passa attraverso una legge interpretativa per fissare in modo certo le date di un reato e quindi della prescrizione, e finisce con una sortita che per la prima volta, nella sequenza delle 19 leggi ad personam per Berlusconi, previene un'incriminazione e un processo, quello (futuribile) per mafia.

Vogliono mettere mano al reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Quello per cui è sotto processo a Palermo Marcello Dell'Utri. Quello che all'inizio fu contestato a Giulio Andreotti. Quello che colpì (ma finì in un'assoluzione) il famoso giudice "ammazza sentenze" Corrado Carnevale. Quello che ha portato alla sbarra tanti politici nelle zone di mafia, camorra, 'ndrangheta. Un reato che in realtà non esiste, perché nel codice penale non c'è, ma che "vive" per le pronunce convergenti della Cassazione. Quindi un delitto assodato, consolidato, fermo nella storia del diritto.

Ma quel crimine adesso si avvia ad avere una macchia. Potrebbe essere utilizzato dalla procure di Caltanissetta, Palermo e Firenze per indagare il presidente del Consiglio. E questo è davvero troppo. Quindi i consiglieri giuridici del premier si stanno muovendo in anticipo per terremotarlo. Ragionano tra di loro, giusto in queste ore, su dove sia meglio aggredirlo, se incidere sui termini della prescrizione, oppure se "normare" ex novo il delitto, ma con paletti tali da renderne l'applicazione difficilissima.
È l'operazione più a rischio che abbiano mai tentato. Ma è quella che "davvero serve al presidente", come vanno dicendo tra loro. Che scatenerà un nuovo e duro conflitto con i magistrati. Ma con una possibile imputazione per mafia è una battaglia che vale la pena giocare. Assieme, e stavolta con il pieno appoggio di Fini, i piediellini si stanno per buttare nell'avventura dell'immunità parlamentare, del pieno ritorno all'articolo 68, come lo scrissero nel '48 i padri costituenti. È di ieri, alla Camera, la nuova proposta dell'ex presidente della Provincia di Roma Silvano Moffa, un altro finiano che entra in scena. Nelle caselli di tutti i deputati ha depositato tre pagine, due di relazione e una di testo, che rimette in pista il vecchio articolo della Carta. A ieri sera aveva già raccolto quasi 150 adesioni tra quelli del suo partito. La proposta numero 2954 ha preso il via. Prima di depositarla Moffa ha chiesto, come rivela lui stesso, "il via libera di Fini". Che glielo ha dato. Dimostrando un'apertura verso il Cavaliere e le sue difficoltà con la giustizia.

A questo si lavora dietro le quinte. Sulla scena invece resta il processo breve a cui ormai bisogna mettere la pezza giusta, "almeno per fargli passare la firma del capo dello Stato", come dicevano ieri sera alla consulta pdl. Per questo il Guardasigilli Angelino Alfano continua a svenarsi per negare i dati negativi dell'impatto e ad affermare la razionalità della legge che "è buona anche se serve in due casi a Berlusconi". I tecnici, ancora stasera e sempre alla consulta, cercheranno di rappezzarla per tagliare via le incostituzionalità più clamorose come l'anomala lista dei reati e la regola sull'entrata in vigore. Più reati inclusi, valida per tutti i processi. Ma l'impatto schizzerà ancora più in alto rispetto ai dati forniti dal Csm e, proprio per questo, Napolitano potrebbe bloccarla.

(25 novembre 2009)