Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

sabato 29 novembre 2008

E' una vergogna, a Roma sta per essere varata una nuova legge che se ne infischierà della volontà popolare in tema di petrolio e ambiente



ROMA- Potranno essere rilasciati senza l'Intesa Stato-Regione, bensì con un procedimento unico in capo all'amministrazione dello Stato, i permessi di ricerca e le concessioni per l'estrazione di idrocarburi.

Da poche settimane la Camera dei deputati ha approvato il disegno di legge n.1441 che estromette le Regioni dalle procedure di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione alla perforazione per la ricerca di idrocarburi.
Questa valutazione viene affidata all’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e la Geotermia.
In sostanza, la volontà della regione potrà essere totalmente scavalcata dallo Stato. Stessa sorte toccherà anche ai Comuni; infatti, il disegno di legge prevede che qualora le opere relative alla perforazione di un pozzo esplorativo ed alla costruzione degli impianti comportino variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione da parte dell’Ufficio Territoriale Minerario ha effetto di variante urbanistica.

AMARA SORPRESA PER L’ ASSOCIAZIONE “IMPRONTE”

L’Associazione Impronte di Giulianova lancia un grido dall’allarme sul nuovo disegno di legge che prevede l’applicazione delle nuove disposizioni anche ai procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del disegno di legge, eccetto quelli per i quali sia completata la procedura per il rilascio.
Di conseguenza, come fa notare l’Associazione, lo stato potrà decidere quasi in perfetta solitudine senza consultare l’amministrazione regionale sui siti di Villa Mazzarosa, Corropoli, Cipressi, Villa Carbone e Colle San Giovanni, in provincia di Teramo,

…MA TUTTI I CANDIDATI ASSICURAVANO IL “NO” ALLA PERFORAZIONE

I cittadini riuniti in comitati ed associazioni erano riusciti a scucire un’importante promessa a tutti i candidati alla presidenza della regione Abruzzo.
Si erano fatti assicurare il loro impegno affinché la Regione venisse risparmiata da un processo di devastazione che produrrebbe effetti disastrosi in termini sia economici sia di sicurezza ambientale e personale. Ma tutto ciò non è bastato a fermare le perforazioni.
Eppure, tra i candidati alla presidenza, c’è chi aveva anticipato qualche indiscrezione sull’esistenza di questo disegno di legge. Qualche settimana fa, Carlo Costantini, infatti, aveva dichiarato che il governo era pronto ad approvare una legge che dovrebbe servire a superare la volontà delle regioni e delle popolazioni regionali.
«Una legge che dovrebbe servire a realizzare il Centro Oli di Ortona e a superare le resistenze degli abruzzesi e delle stesse istituzioni regionali».

NON C’E’ FEDERALISMO IN MATERIA AMBIENTALE

Per l’associazione Impronte balza subito agli occhi che «il disegno di legge 1441 potrebbe essere in evidente contrasto con il processo federalista in atto nel paese» e che «è in atto il tentativo di ridisegnare in modo illegittimo le competenze che la Costituzione assegna alle Regioni in materia di ambiente, tutela del territorio ed energia».
Se la competenza per le concessioni passerà nelle mani dello Stato sarà più difficile per i cittadini far valere le proprie istanze e riuscire a fare pressione sui politici a livello nazionale. I cittadini saranno inevitabilmente più lontani dai tavoli decisionali.
Ora il disegno di legge è al vaglio del Senato e sembra che sia già statop raggiunto un accordo di maggioranza per cui èmolto probabile che il provvedimento passerà.
«Ma cosa faranno i Senatori eletti in Abruzzo presenti nelle varie commissioni per far sentire la voce dei cittadini abruzzesi? Quali le iniziative?».
Questi i due quesiti che domanda a gran voce l’associazione di Giulianova auspicando una risposta attiva dei politici abruzzesi seduti nell’assise parlamentare.

COMITATO NATURA VERDE: IL PRESIDENTE TORNA

Il presidente del comitato natura verde, Giusto Di Fabio, revoca le dimissioni e torna a guidare il comitato, superando le amarezze ed i personalismi che lo avevano indotto al cambiamento di rotta.
«Affinché la mia battaglia contro la petrolizzazione dell’Abruzzo non avesse termine” aggiunge “ho deciso di proseguire la mia opera».

m.r. 29/11/2008 11.12

venerdì 28 novembre 2008

Senza separazione dei poteri manca il primo dei requisiti di una democrazia


La separazione dei poteri: linfa vitale della nostra democrazia.

riporto una parte dell'interessantissimo articolo tratto dal blog Uguale per tutti, autore Felice Lima, giudice del tribunale di Catania (per leggere tutto l'articolo potete andare qui):

"...Ciò che mi preme sottolineare è solo come la separazione dei poteri sia assolutamente irrinunciabile in una democrazia e come sia, invece, già molto “rinunciata” e ancora di più in corso di “rinuncia ulteriore”.

Per illustrare la cosa, ricorrerò a un esempio.

Si immagini che su un’isola naufraghino due persone affamate e che abbiano a disposizione una pizza rimasta nello zaino di una delle due.

Si tratta di dividerla.

Ognuno ne vorrebbe per sé la maggiore quantità possibile e si deve trovare un criterio di gestione della divisione che dia garanzie a entrambi.

L’unica soluzione sicura è quella della “separazione dei poteri”.

Uno dei due affamati taglierà la pizza in due parti e l’altro distribuirà le fette.

Solo così è possibile essere sicuri che chi taglierà la pizza, la taglierà in parti uguali.

Sapendo che sarà costretto a subire la regola che porrà, sarà indotto a porne una giusta.

Se, invece, chi taglia le fette potesse anche scegliere come distribuirle, sarebbe molto alto il rischio che egli tagli le fette in maniera diseguale e si scelga quella più grande.

Se uno dei due affamati potrà tagliare la pizza e scegliersi la fetta, l’altro non avrà alcuna speranza di mangiarne anche solo un po’ e la sua condizione sarà quella di chi, per sopravvivere, non potrà fare altro che invocare compassione nella sua controparte.

Questo è il meccanismo della “separazione dei poteri” fra legislativo e giudiziario: alcuni fanno le leggi, altri le applicano.

Se chi fa le leggi sa che vi sarà soggetto anche lui, le farà le più eque possibili.

Se chi fa le leggi saprà, invece, che potrà anche non applicarle a se e ai suoi amici, allora farà ciò che vuole.

E’ la condizione propria dei regni prima della rivoluzione francese: allora i re, come ci è stato insegnato alle scuole medie, erano legibus soluti.

In mancanza di separazione dei poteri manca il primo dei requisiti di una democrazia.

Questo è ciò in cui già in grande misura siano, in Italia, e ciò verso con grande incoscienza e disonestà ancora di più andiamo.

E le menzogne usate per “giustificare” questo andazzo sono veramente illogiche.

L’espediente principale è quello di diffamare la magistratura.

Tutti i giornali al soldo del potere hanno condotto in questi anni e da ultimo con particolare violenza in questi ultimi mesi, una campagna di delegittimazione della magistratura tendente a far credere che la colpa di tutte le inefficienze della giustizia sia dei magistrati e che il potere giudiziario sia in mano a dei criminali.

L’argomento non regge sotto un duplice profilo, formale e sostanziale.

Sotto il profilo sostanziale, sembra succeda qualcosa di simile all’apologo del bue che dà del cornuto all’asino.

Se, infatti, fosse vero che la magistratura non dà buona prova di sé, che dire della politica?

Se ai magistrati si contestano inefficienze e faziosità, che si dovrebbe dire dei politici?

Se il C.S.M. dovesse essere chiuso perché in esso si fanno “pasticci”, che si dovrebbe fare allora del Parlamento? E delle Regioni? E delle Province? E delle A.S.L., dove i primari di chirurgia vengono scelti in base al partito di appartenenza invece che in base alla capacità che hanno di fare una operazione?

Ma ciò che è decisivo è l’argomento logico.

Tornando all’esempio della pizza da dividere in due, il fatto che, in ipotesi, uno dei due affamati o entrambi siano dei delinquenti non solo non fa venir meno l’esigenza di separare i loro poteri sulla pizza, ma anzi la rafforza.

Diceva qualcuno che anche se sulla terra fossero rimasti solo San Francesco e Santa Chiara ugualmente sarebbe stato doveroso porre una legge a regola dei loro rapporti.

Ma a maggior ragione se riteniamo che siano rimasti solo Barabba e Giuda si impone che costoro operino secondo regole.

E quanto più i due affamati della pizza risultino dei cialtroni pericolosi, tanto più sarà necessario evitare che lo stesso affamato tagli la pizza e scelga la fetta.

Quindi, anche se la magistratura, per una misteriosa e sfortunata casualità, fosse composta solo da cialtroni, l’esigenza di tenere separati i poteri resterebbe intatta e, anzi, sarebbe ancora più forte.

La separazione dei poteri, in sostanza, è IRRINUNCIABILE.

Vedere che ci avviamo a rinunciarci ancor più di quanto si è già fatto finora mi sembra veramente una terribile prospettiva.

Si badi: non per me o per i miei colleghi magistrati, ma per tutti noi come cittadini.

E questo perché, diversamente da ciò che il potere fa credere ai cittadini teledipendenti, la democrazia non è essenzialmente un “metodo di scelta del governante”, ma prevalentemente un “metodo di esercizio del potere”.

Proverò a sviluppare queste tesi, perché, a mio modesto parere, solo se si riconoscerà questo sarà possibile, per un verso, capire quanto grave sia la malattia della quale stiamo morendo e, per altro verso, quali siano le cure possibili per essa.

Partendo dalla questione della scelta del governante, sembra chiaro che, se si dovesse scegliere fra vivere in un Paese nel quale il capo del governo viene scelto dai cittadini con libere elezioni, ma poi governa come dice lui, facendosi le leggi che gli servono e abrogando quelle che non gli convengono (pensate a Berlusconi che viene assolto perché, NEL CORSO DEL SUO PROCESSO, il Parlamento ha deciso che il falso in bilancio non è più reato), o in un Paese nel quale governa un re incoronato per successione dinastica, che, però, governa nel rispetto di regole precise, ritenendosi anch’egli soggetto alle leggi che si applicano a tutti gli altri cittadini, ognuno sceglierebbe il secondo Paese, perché esso sarebbe certamente “più democratico” del primo.

Dunque, è certo che neppure in un Paese più decente del nostro, nel quale i cittadini possano esprimere un voto di preferenza (che da noi non esiste più, sicché chi governa non viene scelto dai cittadini, ma “designato” da quattro segretari di partito), il solo fatto che i governanti vengano fatti risultare da un qualche tipo (anche taroccato come il nostro) di “libera elezione” è sufficiente a dire che quel Paese è “democratico”.

La democrazia, dicevo, è, infatti e fondamentalmente, un metodo di esercizio del potere.

L’elenco delle caratteristiche che deve avere un metodo di esercizio del potere per potersi definire democratico è lungo, ma assolutamente essenziale è la separazione dei poteri, figlia della rivoluzione francese.

Riducendolo all’osso, l’idea è che un gruppo di persone fa le leggi (il potere legislativo), altri le applicano (l’esecutivo, il governo), altri ancora (i giudici) controllano che la legge venga rispettata da tutti.

Riducendo ancora di più, l’idea è che tutti sono soggetti alla legge e che “la legge è uguale per tutti”.

Ai tempi dei faraoni, la legge era solo la manifestazione della volontà del faraone.

La legge era uno “strumento” del potere.

Nella logica della democrazia post rivoluzionaria, invece, la legge è il valore e il potere uno strumento della legge.

Il Parlamento dovrebbe avere per così dire una “antecendenza logica” sul Governo.

Non a caso si parlava di “Parlamento sovrano”.

Il Parlamento dovrebbe decidere cos’è “giusto” e il Governo vi dovrebbe dare attuazione.

Mi sembra che non ci possano essere dubbi sul fatto che oggi in Italia siamo tornati alla situazione che ho indicato come quella dei tempi del faraone.

Il potere non si chiede affatto “cosa è giusto e legale che io faccia”, ma “che leggi debbo fare al più presto per potere fare ciò che voglio”.

Con adesso addirittura anche la pretesa di potere non applicare neppure le leggi fatte così quando capiti che la cosa non convenga in un caso concreto.

Dunque, non è lo Stato al servizio della legge, ma la legge al servizio dello Stato. E la legge non sarà neppure legge – cioè “imperativa” – perché si potrà facoltativizzarne l’applicazione, se non conviene, nel caso concreto.

Da qui quella che anni fa fu discussa come la “crisi del parlamentarismo” e che oggi neppure si discute più (o meglio si discute in un altro senso, connesso all’inquietante concetto di “governabilità”), essendo noi ormai molto oltre quella crisi.

Oggi il Governo decide quello che vuole e un Parlamento di deputati e senatori “designati” dai capipartito fa una legge che glielo consente.

Una controrivoluzione, che ha sovvertito l’ordine dei valori.

Dal dominio della legge, con il potere che gli obbedisce e gli è sottomesso, al dominio della volontà, del potere, con la legge come strumento.

Insomma, la logica del faraone, con la sola differenza che anziché il potere essere concentrato nelle mani di uno, come allora, è oggi nelle mani di un gruppo di persone.

E ancora si progettano leggi elettorali e assetti costituzionali che concentrino di più il potere; ancora politici quasi onnipotenti piagnucolano per la mancanza dei poteri che gli sarebbero “necessari” per “fare il bene”; mentre ogni giorno si creano nuovi “commissari straordinari”

Tutto questo è frutto di e dà luogo a una serie di paradossi.

Anzitutto, in Italia la separazione dei poteri è stata sempre ed è sempre più solo apparente.

Essa dovrebbe essere una TRIpartizione (legislativo, esecutivo, giudiziario), ma, invece, è già costituzionalmente solo una Bipartizione, perché il potere legislativo e quello esecutivo coincidono: chi sta al governo (potere esecutivo) ha anche la maggioranza in Parlamento (potere legislativo).

Certo, nella Costituzione questo rapporto fra legislativo ed esecutivo era concepito come più “democratico” (basti dire che la Costituzione prevede che ogni parlamentare rappresenta l’intero corpo elettorale – e non solo i suoi elettori – e che è libero da vincoli di mandato – e dunque non è tenuto a obbedire al segretario del suo partito), ma nell’epoca dei “pianisti” in Parlamento (grazie ai quali anche gli assenti votano) e degli sputi in faccia in piena assemblea del Senato al senatore che non obbedisce agli ordini del segretario del partito tutto assume altri connotati e altro senso.

In definitiva, dunque, la separazione dei poteri è affidata a un solo asse: quello fra politico e giudiziario.

Ed è di tutta evidenza che si tratta di un asse molto delicato e assolutamente non in grado di reggere un suo uso improprio.

Il potere giudiziario ha strumenti esclusivamente repressivi ed è evidente che, anche se il potere politico creasse le condizioni per una attualmente inesistente efficienza del sistema giudiziario, la sola repressione “ex post” dei reati non potrebbe dare rimedio a un difetto di legalità che è oggi assolutamente diffuso in tutti gli snodi centrali della vita del Paese.

Per di più, proprio perché l’ultimo residuo opaco di separazione dei poteri – che è il presupposto per la speranza di una democrazia – è affidato all’asse politico/giudiziario, il potere politico lavora alacremente da anni per rendere sempre più inefficace il sistema giudiziario, facendo sì che non possa “nuocere” (in questi giorni si sta lavorando anche alla legge contro le intercettazioni telefoniche) e, da ultimo, creando un “doppio binario”, per il quale il sistema giudiziario sia efficiente contro i poveri cristi e innocuo per i potenti: oggi in Italia (e non è una battuta, ma la triste realtà) la contraffazione di una borsa di marca è punita con pene più severe di un falso in bilancio che, fino all’ammontare in alcuni di casi di molti milioni di euro non è punito per nulla e dopo è punito con pene meno severe di quelle della contraffazione predetta.

A tutto questo, poi, si deve aggiungere il fatto che i magistrati sono poco più di 8.000 cittadini come tutti gli altri e, dunque, tanti di loro sono, al pari dei loro concittadini, sensibili alle lusinghe e alle minacce, sicché “il potere” può confidare anche sulla disponibilità di tanti magistrati a “chiudere un occhio” o, come è più elegante dire, a “essere equilibrati” e “prudenti”.

Peraltro, è sotto gli occhi di tutti quali e quante “persecuzioni” subiscano – da fuori, ma purtroppo anche da dentro l’amministrazione della giustizia – i magistrati “troppo indipendenti”.

E a me appare certo che il C.S.M. non opera come dovrebbe, se in una Calabria dove succedono cose davvero incresciose nell’amministrazione della giustizia (fra le tante, il Procuratore Capo di Crotone che tiene come segretaria la moglie di un condannato in primo grado per concorso in associazione mafiosa e viene addirittura designato da costui come garante dei suoi beni perché possa continuare a essere assegnatario di appalti pubblici nonostante la condanna; oppure un intero distretto di Corte di Appello – Reggio Calabria – nel quale in diciannove anni sono state pronunciate solo due sentenze per corruzione e una per concussione, sicché o la corruzione lì non c’è o i magistrati si impegnano con tutte le forze a non vederla) il “cattivo magistrato” è Luigi De Magistris.



E dunque, insieme a tanti miei colleghi, auspicherei riforme che inducessero il C.S.M. a fare meglio il suo dovere. Ma, invece, dobbiamo assistere a riforme che lo renderanno ancora peggiore. A riforme dopo le quali lo show di un componente del C.S.M. (guarda caso proprio di nomina politica) – la prof. Letizia Vacca – che convoca i giornalisti e, nonostante sia Vicepresidente della Commissione incaricata di giudicare i due casi, dichiara che De Magistris e Forleo sono “cattivi magistrati” e “vanno colpiti”, diventerà cosa non solo accettabile, ma addirittura lodevole.

Nell’epoca orwelliana della manipolazione di tutto, tutto è possibile: si considera male il bene (la scoperta delle mazzette nella sanità abruzzese) e si adduce il fatto che il C.S.M. funzioni male come argomento per farlo funzionare ancora peggio.

Insomma, il paradosso assoluto e, mi si permetta di dirlo, il crimine assoluto.

domenica 23 novembre 2008

In un paese normale verrebbe fatta la distinzione tra responsabilità giudiziaria e responsabillità politica, morale e civile...

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...in un paese normale, all'indomani delle tante sentenze di Berlusconi ma non solo, si sarebbe andate a leggerle in modo da poterne dare un giudizio di carattere politico e morale oltre che giudiziario, ma noi non siamo un paese normale, siamo il paese delle banane e da noi l'anomalia non è la corruzione ma l'onestà!!!


Gianni Barbacetto: Berlusconi e la prescrizione


mercoledì 19 novembre 2008

L'erba cattiva non muore mai...

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La telefonata del padrone a Ballarò (ma siamo ancora in Italia o il nostro paese si è già trasferito nella Russia di Putin?)


Stamattina, sfogliando i giornali, leggo che Alfano (ministro pensiero unico con lo psiconano) vuole emanare l'amnistia per i reati, fino a 4 anni di condanna, che riguardano corruzione, falso in bilancio, usura e lesioni...poi leggo che berlusconi ha chiamato in diretta, ieri sera, lo studio di Ballarò e si è fatto riconoscere come sempre per quello che è, della serie "qui comando io e questa è casa mia" e da bravo padre-padrone di un intero paese ha detto, con un tono molto più simile alle imitazioni della brava Sabina Guzzanti, che provvederà a querelare Di Pietro perché ha osato dire che lui è un corruttore, addirittura riattaccando poi il telefono in faccia non solo alle persone presenti in studio, ma a tutto un paese che in quel momento stava guardando la trasmissione, che dire...che classe...poi leggo che Scajola (il ministro con aeroporto e aereo annesso, che vuole fare il nucleare e fa finta di non sapere che le varie regioni potranno essere commissariate se contrarie, e tra l'altro ha declassato l'Abruzzo a regione mineraria, come la Basilicata, per farla diventare colonia dell'Eni) attacca i giudici che hanno rinviato a giudizio i responsabili della Thyssen per la morte dei sette dipendenti.

...e c'è ancora dell'altro ma mi fermo qui, lo schifo è talmente tanto che non riesco a trovare le parole, se dipendesse da me questa gente la manderei a zappare la terra, in nero ovviamente, per 200 euro al mese e facendoli vivere in una cantina, altro che macchine blu, autista, guardie del corpo, aerei, ed altro...questa gente non merita nulla, ma proprio nulla, sono la vergogna del nostro paese e di tutti gli italiani onesti e dovrebbero essere cacciati via per sempre!!!


Vigilanza RAI: il corruttore politico


lunedì 17 novembre 2008

Marco Travaglio: Loggia continua


Tratto da Micromega-online

"Trent'anni di loggia massonica P2. Informazione e disinformazione dalla P2 ad oggi", il video della lezione tenuta da Marco Travaglio il 13 novembre agli studenti della facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre.

La politica italiana che non muore mai: nel mondo si sono rinnovate tante classi dirigenti, ma da noi sono sempre gli stessi e in 5 coprono 401 anni

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Articolo tratto dalla Catena di San Libero - 10 novembre 2008 n. 375 di Riccardo Orioles

Zombies

In questi ultimi tempi il nostro governo, che già di solito non brilla per freschezza, si esprime principalmente attraverso personaggi alla Dario Argento: Corrado Carnevale (sorvegliante-capo in Cassazione, età 72), Francesco Cossiga (reo confesso omicidio Masi, età 80), Licio Gelli (ghost-writer del capo del governo, età 88), Giulio Andreotti (interlocutore di Cosa Nostra, età 89). Se poi si aggiunge Berlusconi in persona (età 72, ma ormai incossighito), siamo a quota quattrocento. Costoro, singolarmente e tutti insieme, si occupano confusamente di giovani ma senza riuscire a distinguere fra studenti, precari, carfagne e carfagnini.
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Lancia il sasso e mostra la mano di Ascanio Celestini



domenica 16 novembre 2008

Veltroni, ma il PD è il partito d'opposizione o siete semplicemente un partito unico con il PDL???? Ma che vergogna!!!


Tana per Latorre e Bocchino Vs Donadi Idv

(ecco gli inciuci del partito di Veltroni con quello di Berlusconi...il famoso partito di Veltrusconi: in un paese normale per un fatto così grave ci sarebbero state, oltre alle scuse pubbliche, le dimissioni immediate di Veltroni reo, agli occhi dei suoi elettori, di aver finto, cioé di non rappresentare chi lo ha eletto...questo sarebbe successo in un paese normale, ma qui siamo in Italia, il paese delle banane e tutto procede tranquillamente come se nulla fosse accaduto...ma che vergogna!!!)

Difendiamo la nostra Costituzione da chi, senza un briciolo di vergogna e pudore, ne sta facendo carta straccia

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Per andare all'articolo originale, tratto da Fuoriregistro, clicca qui.

Una nuova Resistenza
Giuseppe Aragno - 14-11-2008

Il cuore della Costituzione repubblicana batte soprattutto nei dodici articoli posti sotto la titolazione di "Principi Fondamentali". Definendoli, l'Assemblea Costituente escluse ogni altra definizione, scartò l'ipotesi di un Preambolo", per evitare l'idea di una graduatoria di valori e fissò un corpo di regole di carattere "generalissimo" - la parola fu scelta non a caso dal Presidente, on. Ruini - composto di articoli che non trovavano degna collocazione in nessuna delle parti della Carta, ma tutti assieme, senza ordine gerarchico, senza priorità o livello d'importanza, delineavano il "volto della Repubblica". Benché siano ben noti, non sarà tempo perso riportare per intero il testo di alcuni di quegli articoli: risulterà evidente che, alla fine di un processo partito da lontano, siamo ormai di fronte a un Governo che mira apertamente a costruire un regime.

"L'Italia - afferma l'aticolo 1 - è una repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Come ognuno sa bene, la sovranità del popolo si esplica in maniera diretta, mediante il voto, soprattutto nell'elezione dei deputati. Ne deriva che, da quando una legge elettorale ha soppresso il diritto di "delegare", l'intero sistema politico si è posto fuori della legalità repubblicana. Il Parlamento, infatti, di per se stesso non è sovrano. Ogni suo componente acquisisce i poteri costituzionali esclusivamente per delega espressa dagli elettori. In assenza di questo requisito, da anni, in Parlamento i sedicenti "deputati" sono solo dei clandestini.

L'articolo due afferma che "la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale". Per "qualificare" i diritti, la Costituente ebbe a disposizione un'ampia gamma di aggettivi e la parola "naturali" sarebbe stata forse particolarmente adatta. L'Assemblea, tuttavia, tenne soprattutto ad attribuire all'affermazione dei diritti un carattere che superasse il "giusnaturalismo". Il concetto, pertanto, si levò a livelli più alti, si collocò tra storia e filosofia, acquisendo connotati "finalistici" e trasformando il riconoscimento del diritto di lavorare in diritto a costruire, con un minimo di certezza del futuro, un progetto di vita. Per converso, la disoccupazione e la precarietà assunsero così il valore implicito di "vulnus" e ne nacque in pratica un principio: quando il diritto riconosciuto non trova realizzazione concreta, l'armonia del tessuto sociale è compromessa. In questa luce, un Esecutivo che giunge a teorizzare, come ha fatto di recente il Governo Berlusconi, la necessità della disoccupazione come soluzione ai problemi delle aziende in nome della sottomissione alle leggi del mercato, non solo trasforma il diritto alla certezza in dovere di subire la precarietà ma si connota in senso profondamente classista e, come tale, si mette fuori dalla legge nel metodo e nel merito. Già illegittimo, perché vive della fiducia da un Parlamento privo di delega popolare, schierandosi coi datori di lavoro contro i lavoratori, il Governo Berlusconi giunge a violare i fondamenti del patto sociale in una democrazia di natura borghese.

"Tutti i cittadini - afferma l'articolo 3 - hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese". Usciti dall'ambito dei diritti per così dire universali, siamo nel campo concreto della "cittadinanza", sicché l'eguaglianza di fronte alla legge non si pone solo come principio etico, ma riguarda la concretezza della vita quotidiana. Su questo terreno, un Governo che sancisca una qualsivoglia differenza tra due cittadini di fronte alla società e alla legge, ricorre a provvedimenti evidentemente illegali. Nessuno, primo fa tutti il Presidente del Consiglio, infatti, può essere autorizzato ope legis a sottrarsi al suo giudice naturale per una presunzione di reato che non riguardi l'esercizio delle sue funzioni politiche. Il provvedimento sarebbe illegittimo anche se, paradossalmente, riconoscesse a tutti i cittadini il medesimo diritto. Ognuno di noi, nessuno escluso, è chiamato a rispondere del proprio operato di fronte alla Giustizia, che, vale la pena di ricordarlo, è amministrata in nome del popolo (art. 101). Sottraendosi alla legge, come di recente ha fatto, il Presidente del Consiglio si è sottratto di fatto a quella sovranità popolare che di continuo invoca a giustifica di un potere esercitato in un Parlamento privo di delega popolare.

In una visione autocratica della dinamica parlamentare, da tempo, si finge ormai d'ignorare la preminenza delle leggi costituzionali su quelle ordinarie. Di recente, spinti dalle pratiche "viziose" del potere centrale, Amministrazioni periferiche di ogni tipo, sono giunte a prescrivere comportamenti in netto contrasto con i diritti garantiti. Benché l'articolo 21 della Carta costituzionale assicuri a tutti i cittadini la piena libertà di parola e pensiero, c'è chi pretende di leggere negli articoli 97 e 98 della Costituzione, che riguardano la Pubblica Amministrazione, inesistenti limiti posti alla libera espressione del pensiero dal fatto che "i pubblici l'impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione". E' una lettura autoritaria e del tutto infondata, che risponde ad una logica puramente repressiva, incompatibile con la natura di cittadino di pieno diritto che è propria di ogni impiegato pubblico. Si finge di ignorare ciò che risulta evidente dal dibattito dell'Assemblea Costituente: le parole del legislatore si riferiscono, infatti, all'indipendenza da organizzazioni politiche, hanno carattere cautelativo, riguardano soprattutto i magistrati, e, ciò che più conta, partono dal presupposto che il Governo si uniformi all'interesse superiore dello Stato e al dettato costituzionale. Una guerra di aggressione, dichiarata in palese contrasto con l'articolo 11 della Costituzione, che "ripudia la guerra come strumento di offesa agli altri popoli, non solo contrappone il dovere dell'ubbidienza e della disciplina al vincolo infrangibile della legalità costituzionale e al diritto all'obiezione di coscienza e alla disubbidienza civile, ma pone automaticamente il governo fuori dalla legge. Non diversamente accade per quel Governo che preveda la privatizzazione del sistema formativo statale, espressamente proibita dagli articoli 33 e 34 della Carta Costituzionale.
Nessuna legge parlamentare, nessun decreto regionale, nessuna circolare o disposizione di Ministeri o Enti Locali possono avere carattere vincolante, quando siano in palese conflitto con lo spirito e la lettera della Costituzione. E non ci sono dubbi: il Governo deve alla Costituzione il medesimo rispetto richiesto all'ultimo dei dipendenti pubblici ai quali non può negare il diritto al dissenso. Sempre e ovunque.
Quando la tracotanza del legislatore si spinge al punto di ignorare sistematicamente la legalità repubblicana - sono ormai molti anni che accade, sia con questa destra che con la sedicente "sinistra - non fa meraviglia che si giunga alla censura. In occasione delle agitazioni in atto di studenti e docenti che contrastano il progetto di smantellamento della scuola e dell'università italiana, riesumando un aberrante Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, firmato nell'ormai lontano novembre del 2000 da quel nobiluomo di Giuliano Amato, in palese contrasto con la legalità repubblicana, giorni fa un Direttore Generale Regionale del Miur ha ricordato ai Dirigenti delle Istituzioni scolastiche statali [sic] di ogni ordine e grado del Veneto che "il dipendente tiene informato il dirigente dell'ufficio dei propri rapporti con gli organi di stampa"[1]. Una prescrizione inaccettabile che si prefigura come censura e che rovescia la piramide del sistema giuridico, ponendo un miserevole e miserabile Decreto al di sopra di una vigente legge costituzionale.
Dopo un lungo gioco delle parti tra maggioranze e minoranze intercambiabili, nelle ultime due legislature, del tutto prive di legittimità costituzionale, siamo di fronte a un tentativo aperto di estorcere il consenso con la forza di leggi, leggine e decreti che non hanno alcun valore e sono palesemente incostituzionali. Chiudendo il cerchio aperto dalla Bicamerale, il Governo Berlusconi pone il Paese di fronte alla terribile necessità di individuare percorsi legali in grado di contrastare la legalità formale e la sostanziale illegalità di un insieme di provvedimenti che disegnano con drammatica chiarezza un regime autoritario. Dove si vada a parare non è facile dire e tuttavia, come ignorarlo? Potrebbe essere il primo passo verso l'organizzazione di una nuova Resistenza.

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sabato 15 novembre 2008

Noi cittadini siamo il futuro di questo paese, non i politici, non le tante Gelmini, noi siamo i veri Ministri della (Pubblica) Istruzione!!!


SIAMO TUTTI ANNA ADAMOLO

Ecco chi è il vero ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca: non è la Gelmini, ma siamo noi cittadini e ci chiamiamo tutti Anna Adamolo e siamo noi i veri ministri dell'Istruzione, della Università e della Ricerca!!!

tratto da http://www.ministeroistruzione.net/site/ :

Sono Anna Adamolo, sono il Ministro Onda dell'Istruzione, Università e Ricerca. Il mio compito è quello di tutelare l'istruzione e l'università italiana. Il mio primo impegno sarà il ritiro della Legge 133 e della legge Gelmini.

Sono Anna Adamolo. Non capisco perché il mio ultimo bambino, che andrà a scuola fra sei anni, dovrà fare la scuola elementare con un maestro solo, mentre sua sorella da quattro anni studia con tre maestri, e sta imparando un sacco di cose.

Sono Anna Adamolo. Sono single, e lavoro. Ho già passato le pene dell'inferno per trovare un posto all'asilo per mia figlia, ed ora che lei va alle elementari rischio anche di vedermi rubare il tempo pieno. Sono piena di rabbia: vorrei pensare anche alla mia formazione, per non restare sempre rinchiusa in un ruolo che mi sta stretto. Ma come si fa? Sembra di parlare di fantascienza in questo paese. Eppure non sarebbe difficile: basterebbe avere più asili nido, non essere discriminate sul lavoro quando si hanno dei figli, il tempo pieno magari anche alle medie.

Sono Anna Adamolo. Mio figlio ha 17 anni, mi ha detto che domani ci sarà un'assemblea nella sua scuola. Discuteranno sul decreto Gelmini, cercheranno di capire perché vogliono tagliare i finanziamenti alle scuole pubbliche e lasciare inalterati quelli alle scuole private. Gli ho detto di ascoltare con attenzione, di decidere con i suoi compagni, e se vorranno occupare la scuola tutti insieme faranno bene a farlo. Sono molto preoccupata per il suo futuro.

Sono Anna Adamolo. Ho 42 anni, un'abilitazione all'insegnamento e ho vinto il concorso per italiano e storia negli istituti tecnici. Faccio supplenze da sette anni. Ho vinto un concorso, ma non ho una cattedra. Mi sa che con questa nuova legge non ce l'avrò mai.

Sono Anna Adamolo. Ho cominciato un dottorato di ricerca in fisica l'anno scorso, mi sono laureata con 110 e lode, il mio professore voleva farmi studiare a Livermore, ho preferito restare in Italia, mi piacerebbe, prima o poi, insegnare all'Università. Ho visto che in questa legge Gelmini è previsto che su cinque professori universitari che andranno in pensione, ne verrà assunto uno solo. Avrei fatto meglio ad andare a Livermore.

Sono Anna Adamolo. Sono una studentessa universitaria, non avevo tanta fiducia nell'università, le istituzioni sono dei carrozzoni e ognuno deve arrangiarsi come può. Mi fa rabbia che vogliano tagliare tutti questi fondi all'università, quasi il 25% in cinque anni. Non ci possono ridurre sul lastrico, devo passare altri tre anni qui, forse cinque. Come faremo a studiare senza risorse, con i professori sempre più demotivati, e noi non contiamo niente, niente. Mi sono sentita meglio quando sono andata alle prime assemblee, ho fatto i cortei con le mie amiche e i miei amici, abbiamo occupato. è la prima volta che riusciamo a parlare davvero, che capisco come funzionano le cose. Sono più viva, adesso. Non voglio smettere di lottare finché qualcosa non cambia.

Ascanio Celestini: il popolo è un bambino

...basta poco per fregarlo!!!

PARLAMENTO PULITO 2008: ecco i nuovi condannati

mercoledì 12 novembre 2008

Tutta la mia solidarietà, sostegno e stima ai lavoratori Alitalia in sciopero


Appello a sostegno dei lavoratori del trasporto aereo



domenica 09 novembre 2008

ImageAppello a sostegno dei lavoratori del trasporto aereo Arrivano le prime firme a sostegno dell’Appello in favore dei lavoratori del Trasporto Aereo impegnati in una mobilitazione a difesa dei propri posti di lavoro.

Sottoscrivi l'appello

Ecco il testo

Battere l'autoritarismo e l'arroganza della Confindustria e del Governo

La straordinaria gravità della vertenza Alitalia impone una riflessione generale su come nel nostro Paese si stanno rapidamente modificando in modo negativo le relazioni tra aziende, organizzazioni sindacali e lavoratori. Siamo di fronte ad una situazione nella quale un'azienda (CAI) non rispetta i più elementari principi etici, ricatta in modo strumentale lavoratori che già si trovano in uno stato di estremo disagio e di profonda incertezza per il proprio futuro, infrange e ridicolizza riconosciuti criteri di solidarietà sociale e calpesta le più basilari regole di democrazia e rappresentanza sindacale e gli accordi sottoscritti.

Nonostante tutto ciò, tale azienda è favorita in ogni modo possibile dal Governo e percepirà soldi pubblici, i nostri, per sostenere e soddisfare i propri interessi finanziari. Alitalia è ormai per Governo e Confindustria un banco di prova per far passare modelli contrattuali e meccanismi di rappresentanza sindacale più penalizzanti e più autoritari: in tale scenario i lavoratori sono trattati come cavie di tale “sperimentazione”.

La logica che la Confindustria vuole imporre è quella del “prendere o lasciare”, senza neanche percorrere la strada del reale confronto: questo è un metodo sindacalmente inaccettabile ed eticamente censurabile. I sottoscrittori del presente appello esprimono quindi piena solidarietà ai lavoratori del trasporto aereo che vi si stanno opponendo.

Quella di Alitalia è una gravissima “vertenza pilota” che coinvolge ormai tutti i lavoratori italiani e che deve essere affrontata saldando in un unico obiettivo tutti i lavoratori, i precari, gli studenti e le forze sociali del Paese: battere l'autoritarismo e l'arroganza della Confindustria e del Governo e rendere possibile un'ampia, collettiva e democratica risposta di tutte le forze sane di questo Paese.

Le prime firme pervenute:

  • Fabrizio Tomaselli (SdL intercategoriale)
  • Paolo Leonardi (CUB)
  • Piero Bernocchi (Confederazione Cobas)
  • Giorgio Cremaschi (Rete 28 Aprile Fiom Cgil)
  • Paolo Ferrero (PRC)
  • Giulietto Chiesa (parlamentare europeo)
  • Marco Rizzo (Pdci)
  • Flavia D’Angeli (Sin.Critica)
  • Giovanni Mazzetti (Docente Università della Calabria)
  • Dante De Angelis (Ferroviere e RLS licenziato)
  • Vittorio Agnoletto (parlamentare europeo)
  • Ugo Boghetta (PRC)
  • Emanuela Palermi (Pdci)
  • Salvatore Cannavò (Sinistra Critica)
  • Paolo Sabatini (SdL intercategoriale)

(Tratto dal sito del Sindacato dei lavoratori intercategoriale Sdl)

martedì 11 novembre 2008

Quello che i media non ci diranno mai:l'Italia è il peggior inquinatore d'Europa e dovremo pagare una multa di ben 13 miliardi di dollari.


Articolo tratto dal blog No al Centro Petroli dalla California (Maria Rita D'Orsogna):

Italia peggior inquinatore d'Europa

Questo almeno secondo la commissione europea per l'ambiente, presieduta dal greco Stavors Dimas e secondo un report pubblicato dall' Independent, un quotidiano inglese. Nel 2006 ci sono state 80 infrazioni ambientali accertate contro i 59 della Spagna, e i 37 della Francia e della Gran Bretagna.

Secondo il su citato commissario l'Italia spesso non rispetta le norme europee e nemmeno collabora quando le vengono poste richieste di informazioni. Vi ricordate Kyoto? Tutti a dargli all'untore a Clinton che non firmo' di accordi di Kyoto del 1997, e ora dopo vari anni qual'e' il risultato?

L'Italia assieme al Giappone deve pagare una multa di circa 13 miliardi di dollari. Lo ripeto, 13 mila milioni di dollari. L'Inghilterra e la Germania hanno rispettato gli accordi, mentre l'Italia che aveva promesso di ridurre le emissioni di CO2 del 6% si ritrova oggi con una percentuale di emissioni del 12% maggiore. Chi paghera'? Ma certo, i cittadini! Cosi' come pagano o pagheranno per Rete4, per l'Alitalia e per chissa' quante altre scelte sbagliate o non scelte dei governanti che si sono susseguiti nel corso degli anni.

Grazie al taglio dell'ICI, i fondi stanziati dal governo per adeguarsi ai canoni di Kyoto sono: zero. Anche gli interventi sulla linea ferroviaria Pescara-Roma, che doveva essere migliorata e resa piu' veloce (perche' fa abbastanza ridere cosi' com'e' oggi) sono stati cancellati. Nulla. Intanto abbiamo il doppio dei tumori infantili del resto d'Europa. Che gioia.

Abbiamo proprio bisogno della raffineria di Ortona? Abbiamo proprio bisogno della petrolizzazione dell'Abruzzo? Non sarebbe piu' intelligente puntare energie-tecnologie-risorse umane per ricerca e installazione di impianti di energia alternativa? Non sarebbe stato piu' intelligente usare i soldi del porto di Ortona per migliorare, per esempio, il collegamento in treno da Roma a Pescara, risparmiando petrolio, emissioni di CO2 e soldi delle multe di Kyoto?

Fonti:Bloomberg News
La repubblica

Il popolo imbavagliato con il commissariamento:quando la volontà popolare non fa rima conBerlusconi e il nucleare(ma anche Scuola,Napoli,Tav,DalMolin)


Articolo tratto da Sanbenedettoggi.it e scritto da Luca Vivese


...Domenica (2 novembre) la trasmissione “Report” di Rai Tre ha affrontato il tema dell’ “Eredità” del nucleare italiano.

A fine puntata, parlando del “nuovo nucleare”, Sigfrido Ranucci e Milena Gabanelli hanno segnalato un’autentica “bomba” (nucleare) legislativa contenuta nell’art. 15 del Disegno di Legge collegato alla Finanziaria: DDL 1441-TER, “Disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”. Assegnato alla “10ª Commissione permanente” (Attivita' produttive, commercio e turismo) in sede referente il 5 agosto 2008 e approvato dalla Camera il 30 ottobre, il DDL arriverà in Senato venerdì (7 novembre) prossimo.

Nell’intervista andata in onda, Scajola (Ministro per lo Sviluppo Economico) non ha saputo replicare a Ranucci: «L’articolo 15 della delega prevede addirittura il commissariamento degli enti locali non consenzienti. Questo me lo conferma?» ha chiesto Ranucci. «Guardi io non lo ricordo questo punto, può darsi che ci sia. Le assicuro che io sono uno attento, mi sembrerebbe forte, non lo ricordo però» ha risposto Scajola. Un’evidente violazione degli articoli 117 e 118 della Costituzione. Nello spirito, una violazione generale della Legge Fondamentale.

Il criterio generale è quello della reintroduzione dell’energia nucleare in Italia tramite lo strumento della “delega” al Governo.

Se mai dovesse avere un futuro il nuovo programma nucleare italiano, il Governo potrà procedere con lo strumento dell’ “autorizzazione unica” e del “procedimento unico” e contro la volontà delle popolazioni e degli organi locali che le rappresentano. Avrà la “possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale” e difenderli militarmente. Anche i cittadini di San Benedetto sono avvertiti.

A.C. 1441-ter-A - Articolo 15

ARTICOLO 15 DEL DISEGNO DI LEGGE NEL TESTO DELLA COMMISSIONE

Art. 15.

(Delega al Governo in materia nucleare).

1. Il Governo, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative procedure, è delegato ad adottare, entro il 30 giugno 2009, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti criteri per le discipline della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione elettrica nucleare nonché dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare e per la definizione delle misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate. I decreti sono adottati, secondo le modalità e i princìpi direttivi di cui all'articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonché nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui al comma 2 del presente articolo, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e successivamente delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. I pareri delle Commissioni parlamentari sono espressi entro sessanta giorni dalla data di trasmissione degli schemi medesimi. Con i decreti di cui al presente comma sono, altresì, stabilite le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.

2. La delega di cui al comma 1 è esercitata nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) previsione della possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione;

b) definizione di adeguati livelli di sicurezza dei siti, che soddisfino le esigenze di tutela della salute della popolazione e dell'ambiente;

c) riconoscimento di benefici diretti alle persone residenti ed alle imprese operanti nel territorio circostante il sito, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell'esercizio degli impianti e delle strutture;

d) previsione delle modalità che i produttori di energia elettrica nucleare devono adottare per la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari irraggiati e lo smantellamento degli impianti a fine vita;

e) identificazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto all'articolo 120 della Costituzione;

f) previsione che la costruzione e l'esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita, siano considerate attività di preminente interesse statale e, come tali, soggette ad autorizzazione unica rilasciata, su istanza del soggetto richiedente e previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare;

g) previsione che l'autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241; l'autorizzazione deve comprendere la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza delle opere, l'eventuale dichiarazione di inamovibilità e l'apposizione del vincolo preordinato all'esproprio dei beni in essa compresi; l'autorizzazione unica sostituisce ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atti di assenso e atti amministrativi, comunque denominati, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a costruire ed esercire le infrastrutture in conformità del progetto approvato;

h) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi appartenenti all'Unione europea siano automaticamente valide in Italia;

i) previsione che gli oneri relativi ai controlli di sicurezza e di radioprotezione siano a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere svolti, in tempi certi e compatibili con la programmazione complessiva delle attività, avvalendosi anche del supporto e della consulenza di esperti di analoghe organizzazioni di sicurezza europee;

l) identificazione degli strumenti di copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di prolungamento dei tempi di costruzione per motivi indipendenti dal titolare dell'autorizzazione unica;

m) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica da nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il «decommissioning»;

n) previsione di opportune forme di informazione diffusa e capillare per le popolazioni coinvolte al fine di creare le condizioni idonee per l'esecuzione degli interventi.

3. Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture ed insediamenti produttivi concernenti il settore dell'energia e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all'articolo 246 del codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

4. Nel comma 4 dell'articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole «fonti energetiche rinnovabili», sono inserite le seguenti: «energia nucleare prodotta sul territorio nazionale». [4. Il gestore della rete di trasmissione nazionale assicura la precedenza all'energia elettrica prodotta da impianti che utilizzano, nell'ordine, fonti energetiche rinnovabili, sistemi di cogenerazione, sulla base di specifici criteri definiti dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, e fonti nazionali di energia combustibile primaria, queste ultime per una quota massima annuale non superiore al quindici per cento di tutta l'energia primaria necessaria per generare l'energia elettrica consumata].

5. Disposizioni correttive e integrative dei decreti legislativi di cui al comma 1 possono essere emanate, nel rispetto delle modalità e dei princìpi e criteri direttivi di cui ai commi 1 e 2, entro un anno dalla data della loro entrata in vigore.

6. Dall'attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Ai relativi adempimenti si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

lunedì 10 novembre 2008

Bavaglio ai blog


Articolo tratto da Rudy Bandiera

Bavaglio ai blog: i governi odiano l’informazione libera


...Prima il governo Prodi e adesso il governo Berlusconi: guarda caso nel mettere dei bavagli sono sempre tutti d’accordo:
“Era ottobre 2007. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto “DdL Levi-Prodi“, disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa. (…)
Il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269). (…)
Il ragionamento è semplice. L’apposizione di banner è un’attività pubblicitaria continuativa che genera introiti; una prestazione continuativa è un’attività di impresa; chi fa impresa grazie alle proprie pubblicazioni deve registrarsi al ROC; chi è registrato al ROC può incorrere nei reati di stampa. Chi invece è in questa situazione e non si registra al ROC, può essere denunciato per stampa clandestina. (…)
Facciamo un esempio di fantasia, ambientato a Paperopoli.
Rockerduck: “Se non cancelli l’articolo sul tuo blog che parla male di me, ti trascino in tribunale per diffamazione a mezzo stampa.”
Paperino: “Ma il mio blog non è una testata!”
Rockerduck: “Però hai un banner pubblicitario, quindi potresti essere un’impresa, e quindi devi iscriverti al ROC. Anzi, se non togli l’articolo ti denuncio pure per stampa clandestina.”
Paperino: “Ok. Sob.” punto-informatico.it.

Vogliono mettere il bavaglio ai blog!!!


tratto dal blog di Antonio Di Pietro:

No all'ammazza blog

La Rete è l’ultimo media libero rimasto in Italia. La politica lo sa e non rinuncia a sferrare il suo attacco dopo aver occupato giornali e televisioni. Mi ero dissociato a suo tempo dal disegno di legge Levi-Prodi che prevedeva per i blogger di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC) e l’estensione dei reati a mezzo stampa. I contenuti del disegno di legge Levi relativi alla Rete erano degni di una dittatura. Per fortuna il disegno di legge nel 2007 non passò e tutto sembrava rimanesse come prima. Senonché il 6 novembre scorso nel silenzio più assoluto questa proposta con un nuovo testo (C-1269) è stata assegnata, in sede referente, alla VII Commissione Cultura della Camera.

I contenuti e gli attacchi alla libertà di informazione non sono cambiati, eccetto qualche distinguo inutile, operato dallo stesso Levi, presente in questa seconda versione. Su questo disegno di legge non ci sarà nessun margine di discussione né con il centrodestra né con il centrosinistra. Qualora dovesse passare potrebbe dare come unico risultato la disobbedienza civile.
Riporto alcuni passi del disegno evidenziati da Punto Informatico :

“Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale).

1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Qualsiasi blog rientra in questa definizione.

Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).

1. L'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

3. Sono esclusi dall'obbligo dell'iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un'organizzazione imprenditoriale del lavoro.

E’ chiaro che la legge è stata fatta e modificata da chi non conosce la Rete oppure da chi la conosce troppo bene e proprio per questo la teme poiché la stragrande maggioranza dei blog contiene banner pubblicitari, ad esempio di Google Ads. Questi blogger sarebbero dunque per l’Agenzia delle Entrate assimilabili ad “attività di impresa”, dovrebbero iscriversi quindi al ROC rischiando di intercorrere in reati di stampa o , se non lo facessero in quelli di stampa clandestina.

L’Italia dei Valori offrirà tutta l’assistenza legale a chi verrà perseguito per la sua violazione. Le regole vanno rispettate, ma non quelle che mettano a rischio la democrazia e siano palesemente anticostituzionali, e questo perché non sono regole ma abusi e soprusipura censura. L’Italia dei Valori si attiverà da subito con una serie di iniziative contro questo disegno di legge liberticida facendo appello anche alle istituzioni internazionali e i media esteri.

domenica 9 novembre 2008

The Guardian: articolo interessante sulla battuta infelice e tutt'altro che innocente detta da Berlusconi










The Guardian:

Ok, lo scherzo é finito!

[articolo originale di Phil Gayle qui]

9 novembre 2008

La gaffe di Silvio Berlusconi sull”abbronzatura” di Barack Obama è stata qualcosa di più di un’innocente battuta umoristica. Non c’è da stupirsi se nessuno ride.

Silvio Berlusconi può essere uno sciocco, ma non è uno stupido. Miliardario che si è fatto da sé, e politico incomparabile, ha creato un suo partito ed ha sconfitto i radicati interessi di una delle democrazie mondiali più labirintiche per diventare il Primo Ministro Italiano. Ha realizzato tutto ciò mentre contemporaneamente gestiva un impero mediatico e numerose aziende, inclusa la squadra del Milan, e riuscendo a restare fuori dalle galera mentre combatteva in diverse cause legali in cui era accusato di corruzione. Un uomo in grado di fare tutto questo nel Paese di Machiavelli è tutt’altro che idiota.

Quindi che cosa dice di lui e della società dalla quale lui scaturisce il fatto che non veda nulla di sbagliato nel prendersi gioco del colore della pelle del prossimo presidente degli Stati Uniti, che ha chiamato “giovane, bello ed abbronzato”? I suoi detrattori dovrebbero imparare ad avere il senso dell’umorismo, dice. Forse ha ragione. L’umorismo è un modo fantastico per colpire i mostri sacri. Molte volte ridiamo quando la giustapposizione comica attira la nostra attenzione sull’assoluta bizzarria o la mancanza di plausibilità di una situazione. Ma Berlusconi, cosa ci trova di così buffo nell’elezione di un nero alla più alta carica americana?

E’ difficile pensare che il leader di una nazione possa affermare qualcosa di così stupido su un altro, ancor meno su qualcuno in attesa di assumere il potere negli Stati Uniti. Ma Berlusconi non è come gli altri leader. Questo è l’uomo la cui campagna elettorale, nel 1996, notoriamente incluse la dichiarazione secondo cui i Cinesi “bollivano i neonati per fare il fertilizzante” durante l’epoca di Mao.

Forse Berlusconi, pur rispettando la carica di presidente, pensa che vada comunque bene prendere un po’ in giro Obama: rilassatevi, gente, è solo uno scherzo. Il ragazzo sta per diventare presidente, ma comunque è solo un uomo. Questo è il testo. Ma qual è il messaggio implicito? E’ sempre lo stesso: Rilassatevi, questo tizio può essere un presidente (o un vescovo, un calciatore di fama o un accademico), ma è comunque solo un nero.

Battute come queste riguardano la posizione sociale ed il potere. George Bush può dire "Yo, Blair" (un modo di salutare popolare ed informale N.d.T.) perché è il presidente della nazione più potente del pianeta e Blair no. Berlusconi può scheraze sull”abbronzatura” di Obama perché lui è bianco e Obama no.

Per essere giusti, le cronache fanno notare che i commenti di Berlusconi sono stati condannati dai suoi connazionali. Ma le critiche riferite venivano dagli avversari politici. Berlusconi, sempre uomo di spettacolo, recitava scavalcandoli, rivolto ad un pubblico che lo ha eletto tre volte alla guida del Paese.

Molti, fra coloro che leggeranno questo articolo, lo valuteranno allegramente come lo sproloquio dell’ennesimo nero. Ma solo tre settimane fa i vicesceriffi hanno arrestato due sostenitori della supremazia dei bianchi sospettati di star tramando l’assassinio del candidato alla presidenza nero. Penserete mica che ora che la sua elezione è stata confermata I “sudisti” abbasseranno i fucili e faranno il saluto? La ricerca più popolare su Google, in questo monento, è "assassinate Obama". Solo uno sciocco o un ostinato ottimista potrebbe credere che questa sia la sola cospirazione che c’è in circolazione.


(a cura di Cristina C.)

(Articolo tratto dal blog "che dicono di noi" )

Alzare la testa è un dovere!!!




Ha ragione il grande Piero Ricca a dire che alzare la testa è un dovere: ce lo spiega nel suo libro intitolato "Alza la testa", edito da Chiarelettere, che sarà in edicola a partire da giovedì 13 novembre.

Un libro + DVD con prefazione di Marco Travaglio, che parla delle contestazioni fatte ai potenti italiani da un gruppo di cittadini ben informati, ma che soprattutto vuole incoraggiare i lettori a mettersi in gioco, in prima persona, per non dover più subire in silenzio.

Chi vuole organizzare una presentazione per il nuovo libro nella propria città può scrivere al blog di Piero Ricca.