Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

giovedì 31 luglio 2008

Berlusconi e i processi




ho pensato che dopo il video su Berlusconi poteva starci bene la canzone di Jannacci: ho visto un re!

La legge in Italia è sempre stata uguale per tutti?

Nel nostro paese persino le pietre, se solo potessero parlare, saprebbero dirci che la legge non è mai stata veramente uguale per tutti. In questi giorni è stata ufficializzata una parte di questa amara realtà e cioè che quattro persone, per legge, non saranno più uguali a tutti gli altri cittadini italiani e quindi adesso, per legge, la legge non sarà più uguale per tutti.

Non so cosa pensino in proposito la maggioranza degli italiani, ma sinceramente sapere che adesso, per legge, questa realtà è stata ufficializzata per almeno quattro persone non mi rende affatto tranquilla, una realtà che ufficializza il declassamento di noi cittadini "normali", i senza potere, in cittadini di serie B, se non addirittura Z.

Adesso non ci si può più sbagliare, quello che prima poteva era essere definita solo come una percezione della realtà adesso è invece certezza.

Certezza di sapere che quando le nostre vite andranno ad incrociare, per nostra sfortuna, quelle dei potenti e dovremo chiedere giustizia, adesso sappiamo con assoluta certezza che per legge, nei riguardi di quattro cittadini, non riusciremo e non potremo mai avere giustizia, se non dopo che si saranno spogliati dei loro panni istituzionali sempre che la prescrizione, qualche altro lodo , oppure la nostra stessa ( ahimé) dipartita dovuta al tempo che passa inesorabile e non conosce alcun lodo, non arrivino prima.


lunedì 28 luglio 2008

Blu notte - Genova 2001, G8


Devo dire la verità, ogni volta faccio molta fatica a guardare i filmati sul G8 di Genova, ma non perché da parte mia ci sia disinteresse, anzi tutt'altro, la mia indignazione non ha limiti per quanto è accaduto in quei terribili giorni, solo che faccio fatica a vederli perché è terribile assistere impotenti di fronte a tanta crudeltà e dolore, di fronte a questa violenza inaudita nei confronti di persone e sottolineo persone inermi, mi si spezza il cuore ed è solo l'indignazione che mi sorregge e mi incita a guardare per non dimenticare quei giorni, per ricordare e raccontare quel pezzo così buio e triste della nostra povera democrazia, che in quei giorni ha spento tutte le sue luci per tuffarsi nell'oscurità più profonda del suo lato oscuro, un lato che purtroppo non è mai andato via.


Playlist (n.14)

Immigrazione: il governo dichiara lo stato d'emergenza nazionale

L'unica insicurezza che ho mai percepito è quella che normalmente tutti noi proviamo nella nostra vita, le tante insicurezze con cui ci dobbiamo confrontare normalmente, ma ora comincio a provarla in maniera costante ed è una insicurezza che mi arriva proprio da chi, invece, avrebbe dovuta garantirmela: lo Stato.
L'insicurezza di sapere che l'articolo 3 della Costituzione non è più una realtà, l'insicurezza di sapere che, per legge, non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, l'insicurezza di sapere che proprio alcune leggi hanno reso la giustizia ancora più fragile e precaria, l'insicurezza di sapere che sarà sempre più difficile avere giustizia, l'insicurezza di sapere che è lo stesso Stato a punire chi rispetta le regole con condoni, indulti, tempi di prescrizione sempre più brevi, abolizione di gran parte delle intercettazioni e depenalizzazioni.
L'insicurezza di vedere che, a causa delle tante emergenze che sembrano attraversare il nostro paese, vengono adottate misure straordinarie come la Superprocura a Napoli, come le impronte digitali ai bambini rom, come lo stato d'emergenza nazionale per gli immigrati.
L'insicurezza di vedere che invece tante vere emergenze non vengono nemmeno considerate: l'emergenza lavoro, l'emergenza incidenti sul lavoro, l'emergenza precari, l'emergenza casa, l'emergenza nascite, l'emergenza asili, l'emergenza stipendi, l'emergenza salute, l'emergenza ambiente, l'emergenza sanità, l'emergenza scuola, l'emergenza università, l'emergenza ricerca, l'emergenza mafie, l'emergenza corruzione, l'emergenza energie rinnovabili, l'emergenza acqua e tante altre emergenze ancora.


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tratto dal blog Uguale per tutti

http://toghe.blogspot.com

link dell'articolo:

http://toghe.blogspot.com/2008/07/immigrazione-deliberato-lo-stato.html



venerdì 25 luglio 2008

Immigrazione: deliberato lo stato d'emergenza nazionale.

E' di oggi la notizia secondo la quale il Governo avrebbe deliberato lo stato d'emergenza esteso a tutto il territorio nazionale con riferimento al problema dell'immigrazione.

In attesa di conoscere nel dettaglio il testo della delibera governativa, saranno utili brevi cenni sul tema.

Nel caso in cui si verifichino calamità naturali, catastrofi o altri eventi che, per intensità ed estensione, debbono essere fronteggiati con mezzi e poteri straordinari (art. 2, lett. C, della legge n. 225 del 1992) il Governo può deliberare lo stato di emergenza (art. 5), purché ne determini durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi.
Con le medesime modalità si procede alla eventuale revoca dello stato di emergenza al venir meno dei relativi presupposti.


Lo stato di emergenza giustifica l'adozione da parte del potere esecutivo di ordinanze in deroga alla legge, col solo limite del rispetto dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico; ciò che ordinariamente sarebbe vietato, illegittimo, vista l'eccezionale situazione, è permesso. Si tratta di un rilevante strappo al principio di legalità, giustificabile soltanto in contesti eccezionali e territorialmente circoscritti che devono essere individuati con estrema precisione e concretezza.

Le ordinanze devono essere pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale ed essere comunicate ai sindaci interessati (art. 6).

Questa disciplina dello stato d'emergenza è, sistematicamente, racchiusa nella legge istitutiva del del Servizio nazionale della Protezione Civile, di quell'ente, cioè, che nel caso di calamità naturali, eventualmente collegate anche all'opera dell'uomo (si pensi ad attacchi terroristici), interviene per prestare soccorso alla popolazione coinvolta.

La finalità ispiratrice della legge è di stampo solidaristico, essendo volta al soccorso di persone e non, principalmente, alla repressione delle condotte umane che sono, eventualmente, causa del disastro.

Proprio l'urgenza del soccorso, e la portata eccezionale dell'evento da fronteggiare, che nella considerazione del Legislatore riguarda solo una determinata area del territorio dello Stato, giustificano il ricorso alla decretazione d'emergenza.

Se ne fa, oggi, concreto impiego con riferimento al fenomeno dell'immigrazione, ritenuto talmente esteso da non risultarne esente alcuno dei comuni italiani e, per giunta, così improvviso da essere percepito alla stregua di un terremoto di portata mai vista.

In sostanza può fondatamente dubitarsi che ricorrano i presupposti che giustificano la decretazione dello stato d'emergenza su tutto il territorio nazionale. Questo perché non appaiono sufficientemente delineati i presupposti di fatto che lo giustificano, vale a dire la specifica indicazione del generalizzato pericolo per la popolazione (popolazione evidentemente diversa da quella che si ipotizza aver provocato l'evento disastroso), l'effettiva estensione territoriale dell'evento da fronteggiare, per come esso si manifesta in concreto, nelle specifiche realtà locali, come si ricava dall'art. 6 che impone la comunicazione “ai Sindaci” delle ordinanze adottate in deroga alla legge.


La conseguenza pratica della eventuale illegittimità della deliberazione dello stato d'emergenza sarà, a cascata, quella dell'illegittimità delle ordinanze adottate in deroga alla legge e, conseguentemente, l'illiceità dei comportamenti adottati in forza delle stesse, se lesivi di diritti.

I radicali occupano la vigilanza Rai


(foto tratta dal sito http://www.articolo21.info)

Ho appena letto dell'occupazione da parte dei radicali della Commissione di Vigilanza Rai e voglio mandare a tutti loro, attraverso la piccolissima e quasi invisibile voce del mio blog, tutta la mia stima e solidarietà per quanto stanno facendo e spero veramente tanto che sia l'inizio di una nuova era per la Rai e per tutti noi cittadini, per ridare voce e grandezza ad un'azienda che merita veramente tanto e che invece è stata tenuta in ostaggio da una politica troppo ghiotta di poltrone e potere.
Cari radicali oggi mi riaprite il cuore alla speranza, forse sto solo sognando ma spero veramente con tutto il cuore che questo sia l'inizio di una nuova Rai e di una nuova programmazione piena di tanta libertà e tanta cultura, quello di cui il nostro paese ha disperatamente bisogno!!!!

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Tratto dal sito osservatorio sulla legalità e sui diritti onlus

http://www.osservatoriosullalegalita.org/

link all’articolo http://www.osservatoriosullalegalita.org/08/note/07lug3/2800raitv.htm


Rai TV : deputati radicali occupano Commissione di vigilanza

di osservatoriosullalegalita.org


Il gruppo dei parlamentari Radicali del Parlamento italiano e di quello europeo si è stamane aggiunto a Marco Beltrandi nell'occupazione a tempo indeterminato della Commissione di vigilanza sulla RAI TV.

"In tal modo - spiegano Marco Pannella ed Emma Bonino - compiamo un'azione dovuta di supplenza politica ed istituzionale per interrompere la vera e propria flagranza in cui si trova il Parlamento italiano. Come noto, la Corte Costituzionale da anni ormai ha attribuito al Parlamento la funzione di controllo e sostegno del 'Quarto Potere', cioè della corrispondenza ai vari articoli della Costituzione che impongono la realizzazione democratica, piena, del diritto civile, alla libertà di informazione e di manifestazione delle proprie opinioni".

Gli obiettivi dell'occupazione nonviolenta consistono, quindi, "nel sollecitare ed ottenere garanzie istituzionali pubbliche dell'interruzione della flagranza di illegittimità del Parlamento in merito:

1) alla costituzione e immediato funzionamento della Commissione bicamerale di vigilanza sulla RAI TV;

2) all'immediata e straordinaria convocazione di una seduta del Parlamento che termini solo nel momento in cui sia compiuta l'elezione del nuovo giudice della Corte Costituzionale".

Lo stesso Presidente della Repubblica d'altra parte, in uno dei suoi primi atti, sollecitò e ammonì il Parlamento proprio su questo tema e su questo obiettivo.

Con questa azione i parlamentari Radicali ritengono "di potere e dovere rivendicare l'esercizio, in supplenza, della responsabilità e funzione dell'intero stesso Parlamento e auspicano che tutti coloro che sono animati dalla stessa consapevolezza e convinzione si manifestino, davvero in ogni modo loro possibile, per conquistare al Paese, allo stato di diritto, quantomeno l'effettiva esistenza di un pur minimo momento di rispetto della legge fondamentale, dell'ordinamento della democrazia italiana".


domenica 27 luglio 2008

NO al CENTRO OLI di ORTONA!!!!!


(immagine tratta da: http://www.comitatonaturaverde.it/component/option,com_wrapper/Itemid,100/)


Il centro oli di Ortona non sarà un centro per la lavorazione dell'olio d'oliva (di cui è ricca la zona), come sembra farci capire la parola, ma sarà una raffineria petrolifera!!!!!
Ha ragione Beppe Grillo quando dice che è con le parole che ci imbrogliano...termovalorizzatori, centro oli...quando le cose non vengono chiamate con i loro veri nomi non sembrano poi così tanto spaventose!!!

Ho appena visto i filmati sul centro oli di Ortona, in Abruzzo: sarà un mostro che si prenderà tutto dall'ambiente circostante, cose e persone per non dare però niente come contropartita. Niente lavoro in più, niente benefici in più, ma solo tanto dolore e distruzione.
Trivelle e raffinerie per estrarre e lavorare il petrolio, quando questa risorsa è in via di esaurimento. In altri paesi si sono già posti questo problema decidendo di puntare, come unica risorsa energetica, sulle rinnovabili come ad esempio in Svezia, dove hanno stabilito che questo obiettivo dovrà essere raggiunto entro il 2020 e in Svezia non c'è tanto sole come da noi in Italia!
Ma allora perché tutto questo? Perché da noi conviene estrarre il petrolio perché, come dirà una compagnia irlandese ai propri azionisti: da noi è facile avere le concessioni per l'estrazione, che le royalties (i diritti che si pagano sulle licenze di estrazione) costano poco rispetto a tutti gli altri paesi, che si ha una bassa resistenza da parte di una certa politica e che le regole per l'estrazione vengono affidate alle stesse compagnie estrattrici: la pacchia più totale!!!!!
Il centro oli di Ortona porterà a delle emissioni talmente nocive (la stima delle emissioni è stata fatta dal Mario Negri Sud) che le sue ricadute tossiche arriveranno a coprire un raggio che potrà arrivare fino a 300 km di distanza!!!
Da questa raffineria, il centro oli per intenderci, si avranno emissioni di idrogeno solforato ,per 365 giorni all'anno, che se lo equipariamo alla sola anidride carbonica la tossicità è di 25000 a 1, dove 1 è l'anidride carbonica.
Hanno provato anche a dire che le emissioni nocive sono entro gli standard di tollerabilità, ma quando gli standard vengono aumentati e sono ben 6000 volte superiori ai limiti stabiliti dall'OSM, l'Organizzazione mondiale per la sanità, questo non farà cambiare lo stato delle cose e cioé che provocherà gravi conseguenze alle persone e all'ambiente stesso.
La prima causa di tutto questo dramma è la politica, che anziché tutelare il territorio e la popolazione tutela ben altri interessi e poteri e così l'Abruzzo e la stessa Italia sono vittime di un sistema dove gli interessi di pochi prevalgono su tutto un intero popolo!!!!
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tratto dalla fonte http://www.comitatonaturaverde.it/:

Stiamo lottando contro la scelta di trasformare (all'insaputa di tutti) l'Abruzzo in regione petrolifera (come in Basilicata o a Viggiano).

Abbiamo scoperto per caso questo progetto, datato 2001, a Maggio 2007, quando l'ENI stava per iniziare la costruzione di un impianto di idrodesulfurizzazione del petrolio (cosiddetto centro oli) di 12 ettari tra i vigneti di contrada Feudo di Ortona, a due passi dal mare -vedi cartina-.

Abbiamo ricostruito con impegno e fatica l'iter seguito(iter seguito all'insaputa di tutti) per ottenere le varie autorizzazioni -vedi il nostro "QUADRO DI SINTESI"-.

La mappa che vedete sotto è quella ufficiale aggiornata riguardante l'Abruzzo ed il mare, che ci racconta come il territorio sarà interessato dalle trivellazioni con decine e decine di pozzi ed eventualmente da impianti di trattamento e raffinerie.(confrontatela con QUELLA PRECEDENTE)

Abbiamo cercato di informare e diffondere la consapevolezza del problema ed il risultato fin'ora è scritto nella Legge Regionale del 4/3/2008.

Nella sezione "articoli principali" ed "archivio articoli" del sitotroverete molte informazioni inserite non appena ne siamo venuti in possesso (consumo di acqua potabile ed energia, conseguenze sulla salute, l'economia, l'agricoltura, il turismo, l'ambiente, l'immagine del territorio), nel menù documenti ed atti, troverete gran parte di quanto prodotto in questi mesi.


Parte 1^



Parte 2^

sabato 26 luglio 2008

Non dobbiamo tradirli

Come avevo già anticipato in un precedente post ho acquistato in libreria il libro: il ritorno del principe di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato.
E' un libro talmente sorprendente e rivelatore della realtà del potere nel nostro paese che lo leggerete tutto d'un fiato, un libro che, come dicono gli stessi autori, è questo: racconta il fuori scena del potere, quello che non si vede e non è mai stato raccontato ma che decide, fa politica e piega le leggi ai propri interessi.
Vi consiglio con tutto il cuore di acquistarlo, veramente ne vale la pena.
Voglio riportarvi un passaggio del libro che mi ha molto colpito e che si commenta da solo tanto è bello. Sono passati più di 60 anni da allora e mai la nostra democrazia è stata tanto bella e splendente come in quei lontani giorni. I nostri padri Costituenti hanno lasciato al nostro paese il dono più prezioso, un dono fatto con il cuore, frutto di menti illuminate e del sacrificio e del dolore di tante persone: la nostra Costituzione.
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tratto dal libro: Il ritorno del principe di Saverio Lodato e Roberto Scarpinato


...Per misurare la distanza tra lo spessore dei padri della Costituzione e quello di taluni di coloro che oggi vorrebbero riformarla a propria immagine e somiglianza, vorrei ricordare le parole pronunciate durante i lavori della Costituente nella seduta del 7 marzo 1947 da Piero Calamandrei:

"Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini. Io credo di sì: credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene, che con l'andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo uno a uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e sulle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l'eroismo è giunto alla soglia della santità.
Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all'Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellere il dolore. Assai poco, in verità, chiedono i nostri morti. Non dobbiamo tradirli."

G8 Genova - Lo Stato sulla testa


Genova, G8




Genova, G8

"Lo Stato non può processare se stesso"


LIBERTA' PER GLI ASSASSINI


di Salvatore Borsellino


Pochi minuti fa mi è arrivata la notizia della scarcerazione di Contrada per motivi di salute.
Non posso accettarla, il mio animo si rivolta, il constatare che agli assassini di mio fratello non è bastato ucciderlo ma che stanno anche completando l'opera mi ripugna, mi sconvolge.
Ho voglia di farmi giustizia con le mie mani dato che la Giustizia in questo nostro sciagurato paese non esiste più.
Paolo considerava Contrada un assassino e lo stesso lo considero io e per gli assassini non ci può essere ne perdono ne pietà.
Non è una mia idea, Paolo disse più di una volta ai suoi familiari parlando di Contrada "solo a fare il nome di quell'uomo si può morire".
Contrada era in carcere, il solo finora a pagare per quei pezzi deviati dello Stato che con la criminalità mafiosa hanno trattato e per portare avanti questa trattativa hanno fatto uccidere Paolo Borsellino e con lui tutta la sua scorta, ragazzi mandati a morire senza nessuna difesa ne possibilità di salvezza da chi sapeva che il carico di tritolo, anzi di Semtex, l'esplosivo usato per le stragi di Stato, era già stato depositato in Via D'Amelio.
Contrada era un simbolo, il simbolo di una Giustizia che qualche volta, solo qualche volta, riesce ad inchiodare i colpevoli.
Adesso quelli che lui ha servito e che sono rimasti fuori dalla galera, che non sono mai stati finora indagati perhè i pochi giudici che hanno tentato di farlo sono stati subito ridotti al silenzio, come ha detto l'altro giorno il giudice Scarpinato al Palazzo Steri di Palermo, sono riusciti a tirarlo fuori come gli avevano promesso per evitare che potesse parlare e trascinare in galera anche loro.
Avrei potuto accettare che finisse i suoi miseri giorni a casa sua, se anche gli altri avessero pagato, se fossero partite quelle indagini che non andranno mai avanti sui mandanti occulti della strage, su quelli che non si possono chiamare "mandanti esterni" perchè sono "interni" allo Stato ed alla stessa magistratura.
Ma, come disse Sciascia, "lo stato non può processare se stesso" e quello che c'era scritto sull'Agenda Rossa di Paolo consente di tenere in piedi una rete di ricatti che consente di mettere tutte le pedine al posto giusto, di manovrare i pezzi necessari, ed arrivare alla fine della partita.
Se venissero portate avanti le indagini sulle telefonate partite dal centro del Sisde sul Castello Utveggio, Contrada ed tanti altri insieme a lui potrebbero andare in carcere non per concorso esterno in associazione mafiosa ma per concorso in strage e forse sarebbe allora più difficile tirarli fuori dal carcere, sarebbe più difficile concedere anche a loro l'immunità come per le alte cariche dello Stato, se ne potrebbe salvare uno ma non tutti.
Ho eliminato dal mio vocabolario due parole, la speranza ma anche la disillusione, lo scoraggiamento.
Ce ne sono rimaste solo due la parola rabbia e la parola lotta e a gridare la mia rabbia e a lottare continuerò finche avrò voce, finché avrò vita.

Salvatore Borsellino

Fonte: lettera pubblicata da Beppe Grillo nella mail La rete del Grillo tra le lettere dalla rete del 25 luglio 2008.

Il Paese dei Balocchi

venerdì 25 luglio 2008

Una giustizia forte con i deboli e debole con i forti


tratto dal blog:
Uguale per tutti - http://toghe.blogspot.com/


Fonte: http://toghe.blogspot.com/2007/10/una-giustizia-forte-con-i-deboli-e.html

Una giustizia forte con i deboli e debole con i forti


Pubblichiamo il video di una bella intervista del Procuratore Aggiunto di Torino, Bruno Tinti, a RaiNews24, andata in onda in diretta il 28 settembre u.s..

L’intervista è divisa in due parti per ragioni tecniche.

Nella prima parte c'è anche una clip tratta dall'ultimo discorso per l'inaugurazione dell'anno giudiziario pronunciato dal Procuratore Generale di Milano Francesco Saverio Borrelli, con il suo invito a "Resistere, resistere, resistere".

Ha detto, fra l’altro, Bruno Tinti:

“Siamo un’azienda tarata per operare nei confronti di una parte specifica dei cittadini e dei non cittadini, anche degli extracomunitari. Comunque gli ultimi, i più indifesi. Quelli che commettono reati caratteristici di questa fascia della popolazione. Con gli altri, con quelli che commettono i reati tipici del vertice della società, quindi corruzioni, falsi in bilancio, reati fallimentari, con questi altri ci si mette d’accordo”.

“Non è un sistema giudiziario che può dare una risposta di legalità. E’ un sistema che ha finito con il non essere più efficiente nei confronti di nessuno che sia in grado di apprestare un minimo di difesa nei confronti del sistema. Siccome gli ultimi della società non sono in grado di apprestare alcuna difesa, è evidente che questi sono gli unici che ne subiscono la severità”.


“Abbiamo una legge penale in cui la pena è solamente finta. Anche quando un processo si conclude, supponiamo, con una sentenza definitiva, in realtà la pena che viene inflitta nella stragrande maggioranza dei casi non viene eseguita. E’ tutto finto”.

“La causa di tutto è l’insofferenza per il controllo di legalità da parte della classe dirigente del Paese. E’ questo che ha contribuito a creare un sistema giudiziario che ha queste caratteristiche. Perché è evidente che una giustizia razionale, efficiente e rapida può intervenire in maniera incisiva sui comportamenti delittuosi non solo degli ultimi, di chi ruba il formaggio al supermercato, ma anche dei vertici del Paese. E’ assolutamente indiscutibile; basta aprire un qualsiasi giornale alla cronaca giudiziaria, politica, culturale che fa seguito agli eventi di spicco che periodicamente si verificano nel nostro Paese per vedere delle reazioni micidiali da parte della classe dirigente e, in particolare, della classe politica all’ipotesi di essere in qualche modo coinvolti in un’inchiesta giudiziaria. Io continuo a ricordare con stupore, prima ancora che con indignazione, la frase del nostro Ministro degli Esteri (è inutile girarci intorno) che, stando ai giornali, ha detto: “Qui si vuole processare la classe dirigente”. Ma perché, la classe dirigente non va processata? Se mai, andrà assolta. All’esito di un processo nei suoi confronti come nei confronti di qualsiasi cittadino. Ma non si può pensare di avere un sistema processuale in grado di affrontare i gravi reati che vengono commessi in ogni società evoluta partendo dal presupposto che deve essere fatto in modo tale da assegnare il massimo delle garanzie alla classe politica”.


“E’ evidente che un sistema processuale efficiente per prima cosa metterebbe in qualche modo in discussione quest’area di impunità che circonda la classe dirigente del Paese”.


Video dell'intervista - Prima Parte



Video dell'intervista - Seconda Parte

giovedì 24 luglio 2008

Il governo ha soppresso l'alto commissario anticorruzione e quello per la lotta alla contraffazione

L’anticorruzione che non piace al governo





di Elio Veltri - 18 luglio 2008

Il governo con il decreto legge 25 giugno 2008 " recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione e la competitività" ha soppresso l’alto commissario anticorruzione e quello per la lotta alla contraffazione. I fondamentali della nostra economia sono tutti negativi, il debito pubblico corre e il governo non riesce a mantenere gli impegni assunti di fronte al paese e al parlamento.


Per sopravvivere taglia perché non ci sono soldi. Nei giorni scorsi Sole 24 Ore ha pubblicato una inchiesta sull’economia sommersa fornendo i dati dell’evasione fiscale e contributiva che avevamo anticipato su questo giornale e che sono sottostimati perché secondo l’OCSE il "Nero" vale il 27 per cento della ricchezza prodotta e cioè 10 punti in più della stima Istat, con la conseguenza di una maggiore evasione fiscale e contributiva. Al "Nero" però bisogna aggiungere l’economia criminale, che ad esempio monopolizza tutto il settore della contraffazione. Esiste poi un rapporto stretto tra corruzione, economia in nero ed economia criminale.

Ed è matematico il rapporto tra corruzione e competizione delle imprese sui mercati globali e tra corruzione e disponibilità degli imprenditori di altri paesi a investire in Italia.
Sono problemi che il governo non si pone e quindi per sopravvivere taglia, ma per costruire il futuro non sa cosa fare.


I Commissari anticorruzione hanno avuto vita complicata e due di loro, Serra e Ferrante, hanno preferito lasciare perché in Italia occuparsi seriamente di legalità non gratifica e procura grattacapi e nemici.

La lettura della mappa della corruzione in Italia pubblicata dal Commissario, il quale assumeva impegni per il futuro e quindi non pensava di essere soppresso con tanta rapidità, spiega la decisione del governo e anche l’insofferenza ai temi della legalità. Il potere di disporre indagini e di evidenziare il condizionamento della pubblica amministrazione da parte delle organizzazioni criminali, l’analisi della capacità delle leggi di incidere sulla prevenzione della corruzione e l’obbligo della denuncia, erano alcuni dei compiti che la legge istitutiva conferiva al Commissario.

Le poche iniziative che governo e parlamento hanno varato dopo Mani Pulite, compresa la nomina del Commissario, sono state indotte dalle convenzioni internazionali, OCSE e Onu. La prima finalizzata a garantire parità di concorrenza sui mercati internazionali e la seconda finalizzata a combattere " l’economia da corruzione" mettendo in rapporto corruzione, conflitti di interessi e criminalità organizzata.

Dopo la fiammata di Mani Pulite, seguita con attenzione da molti governi e dagli organismi internazionali e il rifiuto di adottare una strategia di lotta alla corruzione, ritenuta irrinunciabile all’ONU, con gli strumenti della politica e dell’amministrazione, che andassero oltre l’intervento della magistratura penale, la situazione si è normalizzata al peggio.

L’immagine è quella di un paese, scrive il Commissario anticorruzione, nel quale è prassi comune il pagamento di tangenti nell’aggiudicazione degli appalti, nell’ottenimento di licenze edilizie, nella realizzazione di operazioni finanziarie,, ma anche nel superamento di esami universitari, nell’esercizio della professione medica, nel mondo del calcio.

I dati forniti dal Dipartimento di Pubblica Sicurezza riguardanti le denunce su base nazionale e regionale nel 2006 rispetto al 2005, indicherebbero una diminuzione dei reati contro la pubblica amministrazione( abuso di ufficio,peculato, vari tipi di corruzione, concussione) con aumento del solo reato di corruzione in atti giudiziari, che da solo dovrebbe fare accapponare la pelle e delle truffe ai danni dell’Unione Europea e dello Stato aumentate in maniera esponenziale, soprattutto in regioni come l’Umbria, il Trentino, il Piemonte e il Veneto che storicamente sembravano meno compromesse, a dimostrazione che il paese diventa sempre più uguale e che il crimine non ha confini.

Anche le condanne, nel decennio 1996-2006 sono diminuite. Dopo la ricaduta positiva di Mani Pulite, col passare degli anni, l’impunità l’ha fatta da padrona e le condanne con sentenze passate in giudicato sono diminuite del 96% per l’abuso d’ufficio, di fatto eliminato dal Parlamento nel 1996, e del 65% per il peculato. Per gli altri reati le percentuali sono intermedie. In Calabria negli anni 2005-06 non ci sono state condanne per concussione; in Campania nel decennio si passa da 50 condanne a 2; lo stesso andamento si verifica in Puglia, Liguria, Veneto, Marche, Abruzzo. In Lombardia e in Piemonte le cose vanno anche peggio: da 124 sentenze di condanna nel 1996 si passa a 5 in Lombarda e da 125 a 2 in Piemonte.

Significa che il paese è diventato più virtuoso? Neanche per sogno. Tutti gli indici( Corrupt Perception Index; Bribe Payer Index; Global Corruption Barometer) e i metodi di ricerca di Trasparency International ci danno al 41 posto, tra i paesi più corrotti e il più corrotto dell’Europa occidentale. In realtà, come hanno sottolineato alcuni presidenti di Corte di Appello all’inaugurazione dell’anno giudiziario e il Procuratore generale della Corte dei Conti, non sono diminuiti i reati, ma le denunce e le testimonianze per disinteresse totale verso reati che l’ONU e gli altri organismi internazionali considerano micidiali per l’economia e la democrazia, e con i quali nel nostro paese si convive tranquillamente.
La conferma viene dalle denunce che il nucleo speciale della Guardia di Finanza che ha lavorato con il Commissario anticorruzione ha collezionato: dal 1 gennaio 2006 al 20 Novembre 2007 sono stati denunciati 6752 dipendenti della pubblica amministrazione, di cui 3219 nella sanità. La sanità è uno dei settori più corrotti ed è ripugnante perché si ruba sulla pelle dei malati. È di questi giorni la notizia dell’arresto di Ottaviano Del Turco. Mi auguro che possa dimostrare la sua innocenza perché Del Turco è stato vice segretario generale della CGIL e Presidente della Commissione Antimafia.
Riassumendo: il Commissario ha denunciato una corruzione diffusa, il mancato adeguamento alle Convenzioni Onu, la scarsità di mezzi per svolgere il suo compito e ha chiesto una maggiore autonomia alla Presidenza del consiglio.
La risposta è stata rapida ed efficace: soppressione dell’ufficio nel silenzio generale. Ogni commento è superfluo. Adesso aumenteranno gli imprenditori pronti ad investire. Ma quelli criminali.

tratto da: l'Unita'
(
articolo tratto da questo link : http://www.antimafiaduemila.com/content/view/8112/78/ )

martedì 22 luglio 2008

Emergenza finita?

Facciamo girare questo video, non lasciamoli soli!!!!!

La deriva dell'Italia

Hanno ragione Stella e Rizzo ad intitolare il loro libro sull'Italia: la deriva. Ormai sono anni che noi italiani stiamo assistendo impotenti alla deriva della nostra democrazia, una deriva che piano piano l'ha già trasformata in una dittatura, soffice come viene definita dai più, ma pur sempre dittatura.
Possiamo apporre tante cause al nostro stato attuale. Come il fatto che per volere di una certa America siamo stati tenuti a basso regime di democrazia, in modo che potessero avere un maggiore controllo su di noi e su di un eventuale rischio di ascesa al potere dei comunisti. Questo ha permesso il nascere di servizi segreti deviati, di massonerie, di poteri deviati che hanno cercato in tutti i modi di influenzare la parte sana dello stato italiano, anche con tentativi di colpi di Stato, come il golpe Borghese avvenuto tra il 7 e l'8 dicembre del 1970 e prima ancora il Piano Solo che fu sul punto di essere messo in atto nell'estate del 1964.
Per non parlare della P2, una loggia massonica deviata,che ha avuto al suo interno personaggi dello politica e dell'amministrazione dello stato.
La P2 che capì l'importanza dei mass media nell'acquisizione e nella detenzione del potere.
Con tutte queste premesse chi mai potrebbe avere a cuore le sorti della democrazia, se proprio dal fatto che è stata tenuta ai suoi esordi ai minimi della sua stessa sopravvivenza, ne può trarre giovamento, sia economico, sia politico e sia soprattutto di potere.
Allora non mi si venga a parlare di politica, di partiti, di programmi. Non esistono partiti e non esistono programmi, esiste soltanto un solo e grande interesse che nulla ha a che vedere con l'Italia e con il suo popolo: i soldi e il potere.
Nel nostro parlamento siede un partito unico, il veltrusconi, che ha come interesse e fine quello di separare ancora di più le due Italie: quello dei cittadini normali e quelli del potere, con un'informazione sempre più imbavagliata.
Voglio ricordare la condanna della Corte Europea dei diritti dell'uomo nei confronti dell'Italia per violazione dell'art.10 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (sulla libertà d'espressione).
Ma quello che colpisce di più in questa condanna è quello che dice la Corte Europea dei diritti dell'uomo: in Italia ci sono molte cause civili che vengono avviate contro giornalisti e scrittori, citati per cifre astronomiche, allo scopo di intimidire e di zittire la libertà d'espressione.
Non so quello che sarà il futuro del mio paese, non so nemmeno come fare per aiutarlo e questo non mi fa sentire meglio. Sono stanca di vedere uno Stato difeso da un manipolo di coraggiosi, da grandi uomini e donne che hanno a cuore il proprio paese e lo difendono. Non è possibile vedere battaglie contro i soprusi, contro le ingiustizie, contro le corruzioni,contro le mafie combattute sempre da quei pochi, che appunto essendo pochi sono sovraesposti e quindi diventano dei facili bersagli. Perché il mio paese ha dovuto vedere la morte di tanti giudici, di esponenti delle forze dell'ordine, del giornalismo e del popolo? Perché purtroppo lo Stato il più delle volte ha girato le spalle e ha lasciato il compito di fare lo stato a giudici, a cittadini, a poliziotti, a guardie del corpo, a preti, ad avvocati che in quei momenti hanno rappresentato addirittura le istituzioni stesse, quello che lo stato invece non ha voluto o saputo fare.
Nel mio paese si muore solo perché si è ancora così tanto ingenui, vista la realtà, da credere nei valori più nobili e più alti della democrazia e della nostra Costituzione.
Ho visto tante grandi persone morire per questi valori per poi venire usate come una sorta di parola magica per acquisire una finta verginità morale e politica. Quanti politici vanno a commemorare questi grandi uomini, si riempiono la bocca dei loro nomi per poi tornare alla loro realtà fatta di leggi che uccidono una seconda volta questi grandi eroi.
Non so quale sarà il futuro del mio paese, ma so che è il mio paese e lo amo tanto e per quello che è in mio potere continuerò a gridare "il re è nudo" nella speranza che un giorno il grande ed unico sovrano, il popolo italiano, si sveglierà dal suo lungo ed ammalato letargo!!!