Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe

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Sogno di un paese dove parole come cultura, leggi, rispetto, uguaglianza, civiltà, umanità e pietà non siano soltanto delle belle ma purtroppo inutili parole ma rappresentino invece le basi di un popolo che ha fatto di quel sogno, di quello stupendo sogno che si chiama Costituzione Italiana, le sue fondamenta.

"C'è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali". Paolo Borsellino da "Lezione sulla mafia" del 1989

"Il nostro è un Paese senza memoria e senza verità"
Pier Paolo Pasolini

mercoledì 18 giugno 2008

Arrestateci tutti. Disobbedire per informare



Dal blog di Voglioscendere.it di Corrias, Gomez e Travaglio riporto il seguente post di Marco Travaglio del 16 giugno 2008









Fonte: http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/1942258.html


Arrestateci tutti. Disobbedire per informare

Annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato.

Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie“riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione).

Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.

Marco Travaglio (Vignetta di theHand)

Per aderire inviate una mail a: arrestatecitutti@gmail.com e ricordatevi di dare il consenso a pubblicare il vostro nome nell'elenco delle adesioni.

Aderiamo numerosi!!!!!!

ddl sulle intercettazioni

E' proprio vero che nei momenti più bui della propria vita riesci a trovare le cose più belle e le persone più belle. La riprova è qui, in questo messaggio scritto dall'editore di Chiarelettere, un uomo che ha fatto una scelta di vita ed è quella del rispetto dei propri lettori, dando un'informazione libera e senza censure.

In questo messaggio è contenuta tutta la parte più bella del giornalismo e dell'informazione, la parte più nobile. Vorrei tanto che il nostro fosse un paese sorretto da persone come queste, limpide ed oneste, che pensano che la libera informazione sia la base di qualsiasi democrazia.

E adesso, con questo ddl sulle intercettazioni e sulla loro pubblicazione, hanno messo il bavaglio a quei pochi giornalisti, ancora onesti e liberi, che non si sono piegati davanti a nessun potere.

Ma il prezzo più alto lo pagheremo noi, cittadini italiani, che finiremo per diventare carne da macello nelle mani avide di tanti politici e dei loro amici senza scrupoli che potranno, indisturbati, truffarci,rubarci e anche ucciderci in nome del potere e del denaro.

Purtroppo chi ha votato per questa gente non si renderà mai conto del danno che ha fatto al paese oltre che a sè stessi: la mancanza di cultura di cui il nostro paese "gode", grazie anche all'ingerenza,storica e fossilizzata, della Chiesa, ci riporterà indietro nel tempo fino a portarci,anzi già siamo, in dittatura.

Non è vero che queste sono problematiche che non ci riguardano, sono importanti e ci toccano tutti, perché se in un paese esiste una democrazia uguale per tutti, con regole rispettate da tutti, allora avremo una democrazia veramente uguale e giusta: dal cittadino più debole a quello più forte. Mentre adesso abbiamo una pseudo-democrazia che è solamente forte con i deboli e noi, che purtroppo siamo i cittadini più deboli, ne paghiamo e ne continueremo a pagare le conseguenze.
Se le regole in democrazia vengono cancellate per favorire i più forti e potenti, noi, semplici cittadini, siamo abbandonati dallo stesso Stato che ci lascia privi di alcuna tutela che ci possa difendere dai soprusi dei potenti.



Riporto il messaggio di Lorenzo Fazio, editore di Chiarelettere:

Fonte: http://www.chiarelettere.it/?id_blogdoc=1944120


18 giugno 2008

Uniti si vince


Il disegno di legge sulle intercettazioni (e molto altro) colpisce innanzitutto chi è più debole. Parlo come editore di Chiarelettere che vive del proprio lavoro e dei propri risultati e che ha scelto fin dall’inizio di puntare tutto sulla libertà come unico principio regolatore della propria attività.

Essere liberi consente di conquistare la fiducia dei lettori perché nel mare di opacità in cui versa l’informazione italiana, schiacciata dai partiti politici e dagli interessi economici dei gruppi proprietari, chi si muove senza legacci e interessi di parte da difendere diventa immediatamente riconoscibile. Brilla di luce propria e diventa un caso. L’esercizio della libertà è un atto unico. Paradossalmente si trasforma in evento mediatico, da raccontare.

Che oltre un certo limite va punito. Subito, con la massima urgenza. Il disegno di legge approvato dal governo e proposto al Parlamento, lo dice chiaro facendo esplicito riferimento ai giornalisti e agli editori. Immaginiamo anche agli editori di libri. Multe salatissime e possibilità di essere incarcerati. Come una volta, prima che in Italia ci fosse l’articolo 21 della Costituzione che garantisce la libertà di stampa.

Se Chiarelettere fosse costretta a pagare per ogni libro 400 mila euro di multa ben difficilmente potrebbe continuare le proprie pubblicazioni, o quanto meno dovrebbe correggere il tiro. Che è quello che una parte del mondo politico attuale vuole.

Allora si scopre che il vero scopo di questa legge è colpire indirettamente chi esercita il diritto di critica, tappare la bocca a chi crede che la democrazia sia fondata innanzitutto sulla libertà di espressione che garantisce la trasparenza dei ruoli e delle responsabilità.

I grandi editori un modus vivendi lo troveranno, le grandi firme dei giornali continueranno a pubblicare i loro pezzi in prima pagina, chi ci rimetterà davvero saranno i giornalisti più deboli, i free lance, gli editori che scommettono in proprio, i magistrati che non appartengono a nessuna corrente e che, se pm, potranno essere ricusati da qualsiasi imputato se questi lo accuserà, anche a torto, di aver diffuso notizie sul suo conto.

Conviene fin d’ora fare pressione sull’opinione pubblica e reagire, prima che sia troppo tardi. Perché noi vogliamo continuare a essere liberi, consapevoli di essere garantiti dalla Costituzione, ma nello stesso tempo vogliamo essere rispettosi delle leggi di questo nostro Paese. E allora facciamo di tutto per cambiare il disegno di legge sulle intercettazioni e combattiamo insieme finchè sarà possibile farlo. Ritrovando un’unità di intenti almeno nella difesa del principio della libertà.

Lorenzo Fazio


Il blog voglioscendere.it ha lanciato la campagna «Arrestateci tutti. Disobbedire per informare» dopo l’appello di Marco Travaglio su l’Unità contro il ddl bavaglio del governo.

Già centinaia le adesioni di cittadini e giornalisti (il primo elenco è consultabile sul blog).

Si può aderire scrivendo a arrestatecitutti@gmail.com.


domenica 15 giugno 2008

Non far sapere al cittadino quanto sono importanti le intercettazioni e la loro pubblicazione



Per capire perché Berlusconi vuole limitare l'uso e la pubblicazione delle intercettazioni ecco qui una raccolta di video molto interessanti:



sabato 7 giugno 2008

Spartacus: il più importante processo alla camorra. Il più ignorato da stampa e televisione

...................... Il libro di Roberto Saviano:Gomorra.



Il più importante processo alla camorra si chiama Spartacus e passerà alla storia come il più grande processo passato nel silenzio più assoluto perché ignorato sia dalla stampa che dalle televisioni.

Per capire meglio il processo Spartacus e di quanto sia grande la sua importanza allego a questo post il seguente articolo di Sergio Nazzaro.

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Fonte: http://www.cuntrastamu.org/mafia/contributi/naz04.htm


Il maxiprocesso Spartacus e il silenzio della stampa
di Sergio Nazzaro
Si chiude un processo fondamentale contro il clan dei casalesi. La stampa ufficiale tace, i boss si appellano alla legge Cirami
30 settembre 2005
Il giorno della lettura del verdetto, il tribunale è stato blindato. Non c’era solo un’aula bunker, ma tutto il circondario del tribunale è stato trasformato in un gigantesco bunker: oltre 200 tra poliziotti e carabinieri, cani anti bomba, due elicotteri in volo continuo nei cieli.










Quasi una settimana fa si è chiuso il secondo maxi processo italiano: Spartacus I, nel silenzio e nell’indifferenza più totale della comunicazione giornalistica italiana. Spartacus ha giudicato e condannato gran parte del clan dei casalesi che fanno riferimento al temuto boss Francesco “Sandokan” Schiavone. Il clan dei casalesi è indicato dalle menti illuminate della commissione antimafia (leggi Lumia) come uno dei più potenti e pericolosi d’Europa.

I numeri che ci permettono di definire maxi processo Spartacus 1 sono i seguenti: dal momento del blitz alla lettura del verdetto passano ben 10 anni. Oltre 115 persone processate, 21 gli ergastoli, oltre 750 anni di galera inflitti. Un processo in cui è emerso anche un piano per uccidere il senatore Lorenzo Diana, come si può leggere nell’interrogazione parlamentare del 11 dicembre 2000, firmata da un nutrito gruppo di parlamentari.

I documenti della D.I.A. delineano il quadro con maggiore precisione: “L’operazione - avviata nel 1993 con lo scopo di aggredire i clan camorristici dominanti nella provincia di Caserta ed, in particolare, quello dei casalesi - ha consentito l'emissione di oltre 300 ordinanze di custodia cautelare in carcere nonché il sequestro e la confisca di beni per migliaia di miliardi di lire. Si è proceduto al sequestro di 199 fabbricati, 52 terreni, 14 società, 12 autovetture e 3 imbarcazioni per un valore complessivo di 354 miliardi di lire. Inoltre sono stati sequestrati beni mobili ed immobili, frutto di attività illecite, per un valore complessivo di circa 400 miliardi di lire. Tra gli arrestati figurano uomini politici, appartenenti alle Forze di Polizia, nonché imprenditori campani.

Le indagini hanno consentito di acquisire ulteriori elementi sulle attività illecite del sodalizio criminoso dei casalesi, operante nell’ hinterland casertano. Nel luglio del 1998 la D.I.A., in collaborazione con la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza di Caserta, ha dato esecuzione a 135 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti soggetti, tra cui figurano 20 appartenenti alla Guardia di Finanza, ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, concussione, truffa aggravata ed altro. Tra le diverse tranche investigative, si rammenta, in particolare, quella denominata “Spartacus 3 - Omicidi”. Questa è stata attivata nel novembre del 1999 quale “filone” autonomo dell’operazione “Spartacus”, a seguito dello stralcio, operato dalla D.D.A. partenopea, con riguardo a circa 100 fatti omicidiari avvenuti nel corso degli anni ’80 e ‘90 in provincia di Caserta”.

La lettura della sentenza ha assolto la quasi totalità dei politici coinvolti e dei rappresentati delle forze dell’ordine. Anche se il verdetto lascia ampi margini di dubbi sulla condotta di tutti i soggetti coinvolti. Il clan dei casalesi ama il silenzio, e hanno fatto sì che durante tutto il processo non si facesse troppo rumore a livello nazionale in merito a quanto si stava dibattendo nel tribunale di S.Maria Capua Vetere. Il giorno della lettura del verdetto, il tribunale è stato blindato. Non c’era solo un’aula bunker, ma tutto il circondario del tribunale è stato trasformato in un gigantesco bunker: oltre 200 tra poliziotti e carabinieri, cani anti bomba, due elicotteri in volo continuo nei cieli.

Dopo un’ora di lettura della sentenza si è posto fine ad un processo lungo e sofferto che ha visto sfilare oltre 500 testimoni, per un totale di quasi 730 udienze. In conclusione un processo assolutamente garantista che, nello stesso giorno della cattura di Paolo di Lauro, segnava una vittoria importante dello Stato Italiano nella martoriata Terra di Lavoro.

Fino all’ultimo ci sono stati tentativi per fermare questo processo, soprattutto quello grave e indecente di appellarsi alla legge Cirami (legge varata dal governo Berlusconi) da parte di tutti i boss alla sbarra. Ecco a che cosa porta la sconsideratezza della politica svolta nei salotti romani che difende gli interessi di pochi, e non quelli di tutti i cittadini italiani. Possiamo mai incolpare i capo clan anche del fatto che si appellano ad una legge dello Stato Italiano? No, non credo proprio.

Forse, una volta tanto bisognerebbe condannare chi le propone certe leggi. Anche per questo si è voluto un profondo silenzio della stampa italiana. Immaginate cosa sarebbe successo se il Corriere della Sera o Repubblica avessero titolato “ Riina si appella alla Cirami?”. Ma al posto di Riina (nome famoso ormai) si sarebbe dovuto scrivere Schiavone o Bidognetti, ma chi sono se la stampa non sensibilizza l’opinione pubblica?
Leggiamo qualche passo della richiesta di due importanti imputati, Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria, nell’appellarsi alla legge Cirami:

“CONTESTO AMBIENTALE. Intorno ai due imputati si è creato un clima che incide sulla libertà di determinazione delle persone che partecipano al processo. A causa di un condizionamento costante dell'opinione pubblica. Dal 1998, data di inizio del processo, gli stessi giudici giudicano sempre per gli stessi imputati e per imputazioni simili tra loro.

IL DIRITTO ALLA DIGNITÀ. Walter Schiavone è detenuto nel carcere di Parma e per partecipare alle videoconferenze deve sottoporsi ad un'accurata perquisizione. Secondo i penalisti, si tratta di una violazione delle regole di dignità dato che l'imputato è costretto a denudarsi completamente.

LA FRETTA. Ci sono troppe forzature che non consentono il regolare svolgimento del procedimento, come quando nel maggio scorso il difensore fece l'arringa, senza la presenza dell'imputato arrivato in ritardo.

INTERVENTI PUBBLICI. I penalisti contestano l'accanimento sui due imputati e in generale sulla famiglia dei Casa lesi da parte di avvocati, magistrati, esponenti religiosi. Creando una aspettativa legittima di condanna nel cittadino.

IL LIBRO E LE MONOGRAFIE. Sono stati scritti libri e fatti seminari sul ruolo di Walter Schiavone e Vincenzo Zagaria nel clan dei Casalesi, dando per scontata la colpevolezza degli imputati nonostante si sia ancora al giudizio di primo grado.

IL CALENDARIO. La Dia nel 2004 ha fatto un calendario con il volto degli arresti eccellenti operati, tra i quali c'era anche Francesco Schiavone. Questo secondo i penalisti demonizzerebbe la sua figura.

LA PRESSIONE DEI MEDIA. Contestati i continui articoli, a volte "premonitori" non solo sui due imputati ma su tutta la famiglia dei Casalesi.

Non è uno scherzo quanto scritto sopra. La domanda è sempre la stessa: dove stava la Stampa? Chi ha provato a scrivere di questo, pochi colleghi coraggiosi (free lance della verità, senza un santo in qualche redazione), hanno subito ricevuto intimidazioni. Non si doveva sapere che la legge Cirami la possono invocare anche i camorristi.

Ma alla fine lo Stato ha vinto nei panni di zelanti e coraggiosi giudici, cancellieri, forze dell’ordine, operatori tutti che però non assurgono al ruolo di eroi pubblici, come accade per chi lotta la mafia. Non un solo nome direbbe niente a nessuno, eppure il giudice Cantone che vive da moltissimo tempo sotto scorta, è fondamentale alla pari di un Giovanni Falcone. Il silenzio che uccide è il silenzio colpevole di tutta la stampa.

La camorra di Terra di Lavoro è molto più insidiosa perché opera totalmente nell’ombra, con una forza che ha portato la sua espansione da un capo all’altro del globo: i primi a sbarcare nell’est Europa cosi come in Cina, fino a tenute e interessi economici in Brasile, Santo Domingo, Argentina. Dicevamo che nello stesso giorno della sentenza a Napoli veniva catturato Paolo Di Lauro. Il suo clan con la sola gestione della droga fatturava intorno ai 300.000 euro al giorno. Senza contare tutto il resto.

Se poi a questo aggiungiamo la presenza di un clan come quello dei casalesi che hanno interessi nei rifiuti, edilizia, droga, armi, prostituzione, abbiamo un giro di centinaia e centinaia di milioni di euro che non possono non essere visti come il primo e più prioritario problema che qualsiasi governo italiano deve affrontare.

I morti ammazzati a Napoli e Caserta non fanno più notizia: qualche riga sui principali quotidiani e basta! Metà nazione è nella morsa del crimine organizzato e nessuno dice niente. Anche l’arresto di un grosso boss come Di Lauro a Napoli è nei telegiornali la quinta o la sesta notizia.

Nel DOSSIER – Libro Bianco dei magistrati di S.Maria Capua Vetere è indicativo leggere quanto segue: “Ed invece l’impressione è che, a fronte della presunta ineliminabilità del fenomeno camorrista in provincia di Caserta, scarso rilievo debba essere dato ai fatti di sangue che pure accadono con la frequenza indicata. Ci si riferisce in particolare all’informazione nazionale, pubblica e privata, ormai dimentica della provincia di Caserta, sempre più abbandonata come fosse una periferia della realtà nazionale non più guaribile.

A testimonianza di ciò si richiamava, nel dossier già agli atti della Commissione settima del Csm del 12 marzo 2004, l’assoluta carenza di eco nazionale che ha interessato il duplice omicidio di due giovani, congiuntamente al ferimento di altri tre: fatto accaduto nella piazza di Villa Literno il 28.9.2003, verosimilmente per regolamenti di conti ascrivibili all’ambito camorristico, ma non per questo da far passare sotto silenzio, soprattutto se si tiene conto della giovane età delle vittime, delle modalità dell’agguato caratterizzato da un incredibile inseguimento, sotto gli occhi atterriti di inermi cittadini.

Altrettanto accadeva per l’omicidio di un dipendente del comune di Casapulla, assassinato nel proprio ufficio durante l’orario di lavoro per vicende di natura amministrativa. La situazione non è mutata!”
Dove è finito il giornalismo? Più volte ho ripetuto questa domanda nel corso di questo articolo, ma la camorra non è un accadimento sporadico, un attimo di folklore. Non si può parlare del più devastante fenomeno criminale soltanto in occasione di una guerra che semina morte dovunque e poi far passare sotto silenzio le tante altre quotidiane morti violente.

Spartacus I è stato anche il processo dei migliaia e migliaia di proiettili sparati nel corso di molti anni, di persone scomparse e di violenze feroci e inaudite. Di sangue sparso a quintali per le campagne e le strade dell’assolato Sud. Di cervelli e ossa spappolati sotto i colpi di mazze e martelli. Di minacce e intimidazioni a pentiti, collaboratori e testimoni. Di barbarie medievale negli anni 2000. Si parla molto nel mondo e in Italia di notizie censurate. Forse la camorra rientra in una di queste.
Ma proprio nessuno in qualche redazione dei grandi giornali nazionali ha un moto di sdegno per il proprio silenzio?

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Fonte: http://www.robertosaviano.it/documenti/9207/

Gravi minacce della Camorra contro Saviano una giornalista e un PM

Articolo21.info
15 marzo 2008

Si celebrava il processo Spartacus contro clan camorristi in precisione i Casalesi, 3.200 pagine 95 condanne 21 ergastoli, una specie di Maxiprocesso contro la Camorra. Gli avvocati dei Casalesi chiedono la “suspicione” ed il trasferimento del processo incolpando lo scrittore Roberto Saviano, la cronista Rosaria Capacchione e il PM Raffaele Cantone di influenzare i giudici, dagli atti, l'avvocato dei boss Francesco Bidognetti e Antonio Iovine ha letto in aula un documento nel quale si chiede che il processo venga trasferito in un altro distretto giudiziario per 'legittima suspicione', nell'istanza si sostiene che l'autore di 'Gomorra', Roberto Saviano, con il suo libro "avrebbe tentato di condizionare l'attività dei giudici", mentre con le sue inchieste giornalistiche una cronista de 'Il Mattino', Rosaria Capacchione , avrebbe favorito la Procura di Napoli. Accuse anche all'ex pm della Dda Raffaele Cantone che influenzerebbe con i pentiti i giudici della Corte D’Assise.

E’ rilevante sapere che Cantone non è il PM del processo Spartacus , quindi quel documento letto nella massima tranquillità è servito a delineare i “ nemici” del clan dei Casalesi ovvero “avvertimenti e minacce” ai tre .

Per completezza rilevo che la Relazione conclusiva della Commissione antimafia approvata all’unanimità a pag. 82 riporta che In riferimento alla provincia di Caserta e del clan dei casalesi parla del pericolo che possano avverarsi gravi fatti di sangue contro esponenti delle istituzioni, atti “necessari ai nuovi vertici del gruppo per dimostrare la propria forza, di vendicare i detenuti e i condannati e impedire il proliferare dei pentiti”. Nel casertano il controllo e la gestione del territorio è sempre più nelle mani dei gruppi di Michele Zagaria e Antonio Iovine. Il clan dei casalesi appare “particolarmente infiltrato nelle istituzioni politiche e burocratiche della provincia e capace di condizionare il voto soprattutto con riferimento alle elezioni amministrative”

Ora le amministrative si terranno il giorno delle politiche e il giorno prima delle avvenute minacce Roberto Saviano rispetto alle Politiche scrive “ dico no alla politica che non parla più di mafia , mi volevano dal PD ad An , ma non posso essere di parte.

Ieri però, la politica e i giornalisti hanno reagito! Giulietti e Cuillo hanno affermato che: “è inaccettabile che in un aula di un tribunale della Repubblica vengano pronunciate minacce dai clan camorristi per mezzo di documenti letti da avvocati""Oltre alla solidarietà - proseguono Cuillo e Giulietti – nei confronti di Rosaria Capacchione, Raffaele Cantone e Roberto Saviano, serve una risposta immediata dello stato e del sistema
informativo italiano. I media accendano tutti i riflettori sui clan camorristi sotto processo a Napoli: la luce mediatica può accecare la mafia. Lo Stato vigili e rafforzi le scorte, anche
alla luce delle conclusioni della Commissione nazionale antimafia che parla apertamente del pericolo di attentati da parte del clan dei Casalesi a personaggi istituzionali e non della
Campania".

Anche la FNSI è intervenuta sulla faccenda "E' davvero inaccettabile - si legge in una nota - che in un'aula di Tribunale si minaccino giornalisti, magistrati e uomini di cultura che si battono contro la camorra e la malavita organizzata. Ancor di piu' e' inaccettabile che ad essere megafono di queste minacce siano degli avvocati. Cio' che e' accaduto a Napoli durante il processo "Spartacus" contro la camorra casertana e' davvero segno di imbarbarimento che fa tremare i polsi. Il sindacato dei giornalisti si batte e si battera' perche' quello che e' accaduto nell'aula del tribunale di Napoli non si possa piu' ripetere anche in relazione al
fatto che recentemente la Commissione Antimafia ha denunciato come vi sia una reale minaccia di attentati a personalita' delle istituzioni, e non, da parte del clan dei Casalesi". "Lo Stato, le istituzioni - prosegue la Fnsi - non possono abbassare la guardia di fronte a questi gesti intimidatori. Siano assicurate, senza ulteriori tentennamenti ed impacci burocratici, le adeguate tutele secondo i livelli di minaccia a chi e', per motivi professionali e di impegno civile, coinvolto in queste vicende. Per il comportamento, a nostro avviso difforme dalla deontologia professionale de i due difensori dei boss, la Fnsi chiedera' un incontro urgente all'Ordine degli avvocati"

Chi invece ha narrato questo grave atto Camorrista con un trafiletto sono “ La Repubblica “ e “ Il Corriere della sera” Simon e Garfunkel lo chiamerebbero “ il suono del silenzio”, sinceramente mi unisco a loro.


di Tania Passa
15 marzo 2008
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venerdì 6 giugno 2008

Concerto a quattro mani!




Ecco la trasparenza della nostra democrazia, quello che non sappiamo e che mai nessuno ci farà sapere se non fosse per l'onestà e la correttezza dell'Italia dei Valori, che informa ogni giorno i suoi elettori e cittadini di quanto accade nelle nostre aule parlamentari.
E così si scopre che il vizio dei nostri parlamentari di premere il pulsante delle votazioni anche degli onorevoli assenti non è ancora finito e addirittura arrivano ad indignarsi se qualcuno dei parlamentari dell'opposizione li fotografa per denunciare la gravità del fatto.
Ma se queste persone non hanno valori e soprattutto non rispettano le regole della democrazia, come possono solo pensare di sedere in parlamento e legiferare in nome del popolo italiano?


Riporto integralmente il post, pubblicato sul sito di Antonio Di Pietro, che riporta quanto è accaduto ieri in aula:

Fonte: http//www.antoniodipietro.it

5 Giugno 2008

Trasparenza in Parlamento

Riporto una parte del resoconto stenografico della giornata di oggi relativa alla polemica sui fotografi e deputati che scattavano foto in aula. Lascio a voi l’interpretazione di questo breve scambio di battute che vede protagonisti deputati di Pd, Pdl e Italia dei Valori.

Voglio sottolineare che non è possibile fidarsi di un partito che vuol nascondersi perfino nell’esercizio della rappresentanza dello Stato e della sua etica.

Dal resoconto stenografico di oggi:

RITA BERNARDINI (Pd). Signor Presidente, oggi - come avrà notato - noi della componente radicale del Partito Democratico non siamo intervenuti su tali questioni ma proprio in giornata abbiamo chiesto un incontro al Presidente della Camera, perché è chiaro che, finché ci saremo noi e poiché siamo presenti in aula, la storia dei pianisti deve finire (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).Scommettete che finirà? Mi autodenuncio, ci autodenunciamo per aver fatto le foto ai pianisti. Infatti, vorrei capire come si fa a provare che vi sono irregolarità nelle votazioni. Fra l'altro, alla fine della scorsa legislatura, è stato approvato un ordine del giorno che, con molta chiarezza, prevedeva la necessità, per superare finalmente questo problema, di installare il dispositivo con le impronte digitali (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Credo sia ciò di cui abbiamo bisogno in quest'aula per avere votazioni regolari.

PRESIDENTE (Rocco Buttiglione). Onorevole Bernardini, mi consenta di esprimere la mia perplessità sul fatto di scattare foto in Aula. Non mi sembra che corrisponda alla tradizione di questo Parlamento e forse neppure alla dignità dell'istituzione parlamentare. Il tema, comunque, andrà affrontato nella sede propria, ossia in sede di Giunta per il Regolamento o di Conferenza dei presidenti di gruppo. Pregherei di non aprire un dibattito in Aula su tale questione.

ITALO BOCCHINO (Pdl). Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

PRESIDENTE (Rocco Buttiglione). Ne ha facoltà.

ITALO BOCCHINO (Pdl). Signor Presidente, la richiamo all'applicazione dell'articolo del Regolamento che vieta di fare foto e filmati in Aula (Applausi di deputati del gruppo Partito Democratico). Applaudono i colleghi radicali, perché da questa mattina stanno facendo fotografie in Aula per verificare i doppi voti. La collega Bernardini, quando dice: «vedrete che finirà», sta facendo una minaccia, come per dire: «noi tra poco vi denunceremo per questa ragione».
Signor Presidente, lei ha il dovere di applicare il Regolamento. Non ha richiamato all'ordine chi sta scattando le foto ed è facilissimo verificarlo attraverso i commessi; non richiama all'ordine chi si autodenuncia rispetto a violazioni contemplate nel Regolamento; sta permettendo che si discuta di temi che non sono all'ordine del giorno. Pertanto, la prego ancora una volta di attenersi al Regolamento e di farci proseguire nell'esame del provvedimento all'ordine del giorno.

PRESIDENTE (Rocco Buttiglione). Onorevole Bocchino, devo correggerla su un punto. Le fotografie non sono considerate nel Regolamento. Non esiste una norma regolamentare a tal proposito, ma una regola di correttezza e una norma tradizionale. Se ciò è avvenuto invito a sospendere questa pratica e riferirò in materia alla Giunta per il Regolamento. Pertanto, invito formalmente a non scattare fotografie in Aula.

ANTONIO BORGHESI (Italia dei Valori). Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ANTONIO BORGHESI (Italia dei Valori). Sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE (Rocco Buttiglione). Ne ha facoltà.

ANTONIO BORGHESI (Italia dei Valori). Signor Presidente, vorrei esprimerle la mia solidarietà per l'indegna accusa di ostruzionismo che ha ricevuto solo per aver tentato di far sì che le votazioni si svolgessero in piena regolarità. Se il collega Patarino, invece di rivolgere accuse indegne alla Presidenza, avesse girato la testa alla nostra sinistra avrebbe scoperto che nella «piccionaia» del primo settore dove sono seduti due deputati hanno votato in quattro, signor Presidente. Si vadano a verificare le votazioni!

mercoledì 4 giugno 2008

Le due B della Campania

L'Onorevole Barbato dell'Italia dei Valori ci racconta il vero Berlusconi, quello del conflitto d'interessi, quello che ha promesso di tutto, di far rialzare l'Italia, gli italiani e di risolvere i problemi dei rifiuti della Campania (stupenda regione abitata da gente meravigliosa),ma fino ad adesso ha fatto solo rialzare se stesso, i suoi interessi, quello dei suoi amici e i suoi problemi giudiziari!




domenica 1 giugno 2008

La favola di Berlusconi

Paolo Rossi, La favola di Berlusconi





La televisione, questo elettrodomestico all'apparenza così innocuo, è stato capace di cambiare un intero paese portandolo al sonno della mente.
E' così si è creata la favola di Berlusconi a cui tanti italiani ancora credono, ma non negli altri paesi dove sono ben attenti a vigilare e ad evitare così di farsi contagiare da questa anomalia tutta italiana.


Spot TV svedese SVT su Berlusconi (2005)