No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere…”.

partigiano Giacomo Ulivi, da: ultime lettere di condannati a morte e di deportati della Resistenza italiana



sabato 11 luglio 2009

Speciale del TG1 da L'Aquila: mostrano il sedere in diretta...STUPENDI!!!!!!!

Speciale del TG1 del 10 Luglio 2009 in diretta dall'Aquila:

Mi vergogno, avevo fame

da: Informazione Libera (su facebook)
10 luglio 2009


“Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”. Scriveva questo Fabrizio De Andrè negli anni ‘70 in Storia di un impiegato.

Il nuovo “mostro” si chiama questa volta Salvatore Scognamiglio, 40 anni, che qualche giorno fa, a Napoli, ha rubato un pacco di biscotti del valore di 1,29 euro.

Purtroppo per lui, due agenti della sorveglianza si sono accorti del reato e lo hanno consegnato ai carabinieri: la legge deve avere il suo corso, è normale.

Davanti ai carabinieri, Scognamiglio sembra essersi giustificato così: “Mi vergogno, avevo fame...”; tuttavia è stato riconosciuto responsabile di rapina impropria. La nuova legge Cirielli, che prevede un giro di vite per i recidivi (Salvatore aveva già commesso reati simili), impone di non poter applicare attenuanti generiche o per danno lieve; dunque, questo delinquente, ha avuto una condanna a tre anni di carcere.

La notizia è passata in sordina, non tutti i quotidiani hanno pubblicato questa vittoria della giustizia sul male.

“Mi vergogno, avevo fame”: da un lato, il senso civico ed l’educazione che ci è stata data ci fa pensare subito che rubare è, e resta, reato. Tuttavia questa notizia fa viaggiare l’immaginazione, ed attraverso questo viaggio possiamo provare a spiegare come un uomo rinunci alla propria dignità per fame. Per il primo e veramente uguale bisogno che ci accomuna tutti: neri, bianchi, ricchi, poveri, stupidi, geni.

Sembra vederli gli addetti alla sicurezza: un pacco di wafer può semplicemente essere nuovamente riposto nello scaffale, Salvatore sarebbe potuto essere allontanato, magari dicendogli di non farsi vedere più. Ma è la sicurezza gente: via, dai carabinieri.

Anche i carabinieri sembra di vederli: uno di loro, voglia di carriera e fede nella legalità, interroga a fari puntati Salvatore, l’altro batte a macchina l’assurdo motivo del delitto: avevo fame. Che motivo è? La fame è incomprensibile a chi non l’ha mai avuta, e poi Salvatore aveva commesso reati simili: è un recidivo, un ladro, delinquente, un pericolo per la sicurezza, per l’incolumità, per il quieto vivere.

Processo immediato. La legge è uguale per tutti, il reato di furto è uguale per tutti, gli anni di carcere da scontare sono proporzionali al reato commesso per tutti. Le condanne a volte non sono per tutti: se dichiari che il motivo per cui hai rubato è stato per fame, sei spacciato. Se dichiari altri motivi, o ti avvali della facoltà di non rispondere, hai qualche speranza di salvarti.

Rosario Di Raimondo

http://informale.ilcannocchiale.it/

"...ci rompete le p.... con la difesa della famiglia e poi andate a puttane tutti i giorni!"...spettacolare fuori da onda: da guardare!

da: youtube

versione sottotitolata per i NON barlettani dello spettacolare fuori onda di Telesveva in cui Straniero chiede lumi circa la moralità del ns Premier come uomo pubblico. Il presidente della BAT provincia riesce a dire che questo NON C'ENTRA CON L'AMMINISTRARE, difendendo l'indifendibile


Roberto Straniero contro Francesco VENTOLA, versione con sottotitoli

I tagli al FUS: l'altra censura, utile alle casse del regime e al licenziamento

da italiani imbecilli

"...Forse l'Arte non è la cosa più importante al mondo, ma provate ad immaginare un mondo senza Arte..."















L
e politiche di destra odiano la diffusione della cultura, poiché questa serve a far ragionare autonomamente le persone, a creare strumenti di difesa intellettuale, a sviluppare un senso critico per le cose. Perciò le dittature censurano libri, spettacoli, giornali, voci... Hitler arrivò a censurare persino le esposizioni degli astrattisti (troppo rivoluzionari, troppo liberi, di una libertà contagiosa).
La censura, di per sè, è un atto violento, repentino, che espone chi la promuove. Esiste però una censura più subdola, ma non meno efficace che equivale ad una morte lenta, sotterranea, silenziosa. Si tratta dei tagli alle risorse, una misura vile, capace di far agonizzare qualsiasi settore della nostra società. Un esempio sono i decreti Gelmini-Tremonti-Aprea che stanno uccidendo la scuola pubblica e che da settembre prossimo lasceranno a casa migliaia di lavoratori (42000).
Poiché ci riguarda direttamente (in realtà riguarda tutti), denunciamo anche noi, qui, il taglio del 30% al FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) e che, fin dal dicembre 2008, sta sortendo i suoi malefici effetti. Il Maggio Musicale Fiorentino rischia di chiudere il sipario a settembre e i suoi operatori, il 12 giugno scorso, hanno occupato pacificamente la Soprintendenza. E' solo uno dei numerosi esempi.
A legiferare su questo argomento, demandando alle regioni la gestione economica, sono due personaggi dello spettacolo, collusi con il governo Berlusconi: Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi. Sembra un paradosso, vero? In realtà a questi due (e al Ministro Bondi) non importa niente del taglio al FUS, poiché il decreto va a uccidere maggiormente i pesci piccoli, cioè quella miriade di compagnie di spettacolo che trapuntano il nostro Paese e che ne sono anche lo specchio. Compagnie di teatro in cui non vedremo mai Carlucci e Barbareschi. A lungo andare, rimarranno soltanto gli spettacoli ufficiali di regime, soprattutto gli insulsi spettacoli televisivi che offrono modelli culturali dannosi e beceri. D'altra parte, cosa dobbiamo aspettarci da un governo che, anziché promuovere l'intelligenza e darle opportunità, suggerisce ai laureati di fare gli imbianchini? Cala la tela.

Il video con la denuncia dei tagli

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G8: nessuno rinuncia al comico

Lo chef consiglia di Andrea Camilleri e Saverio Lodato, da L'unità

Camilleri, dalla cronaca di Marco Galluzzo, per il «Corriere della Sera»: «Era impossibile che non lo facesse, che non sentisse il bisogno di una parola rivolta a quelli che per natura considera da sempre “amici”… E alla fine Berlusconi… quella parola l’ha pronunciata: “Sapete tutti benissimo che mi attaccano sul piano personale… tranquilli, durerò alla guida del mio Paese, altri quattro anni”». Ecco le parole che i Grandi della Terra aspettavano, perché, non ci dormivano la notte all’eventualità che, fra quattro anni, Papi Silvio Premier non fosse ancora lì, al suo posto. Come se a Parigi chiudessero, in un colpo solo, il Crazy Horse e il Moulin Rouge. L’Italia, senza papi, sai che noia.

Resta dimostrato che il G8, anche per ammissione dello stesso Berlusconi, è diventato una passerella tanto costosa quanto inutile, buona tutt’al più per farsi foto ricordo. Essendo costosa e inutile, è l’ideale del nostro papi, momentaneamente in sonno amoroso. Ed eccolo, all’Aquila, a mostrare orgogliosamente le rovine del terremoto come se fosse stato lui a farle. O ad organizzare cene pantagrueliche, perché lui è, questo sì, un anfitrione generoso, anche se un po’ pacchiano. Ma i Grandi della Terra difettano di buon gusto, questo si sa. Il New York Times scrive che Berlusconi sarà forse un intrattenitore, ma un leader no. L’Express, definito in prima pagina Berlusconi come il buffone di Europa, lo qualifica «un personaggio hollywoodiano, incantatore eccentrico e comico grossolano». Ora mi dica Lei, caro Lodato, perché i Grandi della Terra non dovrebbero temere la sparizione di Silvio dalla scena mondiale. Dove lo vanno a trovare un altro come Lui che allieti le loro noiose giornate? Se non è una gaffe sarà uno sberleffo, se non sarà una barzelletta sarà una canzoncina, ma con lui non passa giorno che non ci sia stato almeno un pretesto per sorridere. Doveva essere irresistibile, nella sua giovinezza, quando cantava sulle navi crociera. Perché non ci fa un pensierino per il futuro prossimo?

La libertà di Berlusconi

Undicietrenta di Roberto Cotroneo, da L'Unità.it

La conferenza stampa di Silvio Berlusconi, ieri all'Aquila, era molto interessante. Perché sembrava veramente di una veghezza senza pari. Frasi, slogan, sorrisi e soddisfazioni per il clima politico, ma in realtà c'era un nodo su cui Berlusconi non ha potuto far altro che glissare: il nodo dei nostri aiuti all'Africa. Mi stupisco che nessun giornalista presente abbia chiesto al presidente Berlusconi se sia vero quello che riferisce uno dei commentatori più autorevoli del mondo, Quentin Peel sul "Financial Times", ovvero che l'ex segretario generale dell'Onu, Kofi Annan ha mandato una lettera personale a Berlusconi con toni durissimi. Perché non sono stati mantenuti gli impegni del precedente G8 sugli aiuti all'Africa. Nessuno ha chiesto perché Bono Vox degli U2 e poi Bob Geldolf hanno ironizzato sulle promesse dell'Italia riguardo alla percentuale italiana del Pil negli aiuti ai paesi africani. Berlusconi aveva promesso di destinare l'1 per cento del Pil ai paesi poveri. Eppure rimaniamo il paese ricco che rimane all'ultimo posto per gli aiuti al terzo mondo, e siamo lontanissimi da quella cifra.

Berlusconi in conferenza stampa si giustifica imbarazzato, e dice che non abbiamo ancora pagato, ma pagheremo. In realtà non abbiamo ancora pagato, pagheremo, e pagheremo molto poco, e soprattutto assai meno rispetto a quanto era stato promesso da Berlusconi in persona. Tutto questo non è un dettaglio. Poi si può continuare a fare i titoli di giornali e telegiornali, con le foto glamour, con i vestiti delle first ladies, con i sorrisi a Coppito, e i tiri a canestro di Barack Obama. Possiamo continuare a titolare che siamo un paese che ha organizzato magistralmente il G8, e che siamo tutti contenti perché le cene sono andate tanto bene. Possiamo aggiungere anche la notizia bizzarra della passeggiata in autostrada di Gheddafi, che si era stancato della limousine. Ma nessuno dice che anziché dare i soldi promessi ai paesi africani, davanti allo sconcerto di Annan, e di tutti gli osservatori, noi i soldi dall'Africa li prendiamo, esattamente dai fondi libici di Gheddafi. E non è male.

L'Onu ha già detto chiaramente che sul clima il G8 è stato già un fallimento. La Cina continua a fare quello che le pare. E nelle prime pagine dei siti dei maggiori giornali del mondo, ci vuole lo zoom per trovare notizie del G8, contrariamente ai giornali italiani che fanno dirette su dirette. Ma è la stampa, bellezza, diceva qualcuno, e tu non puoi farci nulla. Rimane però scolpita nelle montagne abruzzesi la frase di Berlusconi, sempre in conferenza stampa: "Soltanto una democrazia può dare la libertà". Oddio una democrazia non dà. Una democrazia è. Ed è dal basso, ovviamente. Non viene data, la libertà. Le democrazie non si donano, non sono octroyée. Berlusconi non ha idea precisa delle promesse che fa e neppure delle dinamiche democratiche. Ma questo si sapeva già, purtroppo.